Il lato post-sexy dell’innovazione

Così Peter Collingridge (@gunzalis) ha definito la difficile gestione di molte innovazioni di successo; ripetersi, non restare un caso isolato, diventare un business con il suo modello. L’ha fatto ieri nella tavola rotonda conclusiva del Futurebook Innovation Workshop a Londra, organizzato da The Bookseller, dove sono stato invitato dal suo direttore Philip Jones (cortesia che sarà ricambiata a IfBookThen 2012).

Tutto un pomeriggio sull’editoria prossima ventura con grandi e piccoli editori, nativi digitali e sviluppatori che fanno gli editori. Focus sui prodotti e sull’organizzazione del lavoro che ci sta nascendo dietro; quasi nessuno ancora ci fa quattrini: l’epub, per adesso, va benissimo. Workshop molto interessante; ecco gli spunti migliori.

  • L’età media di chi si sta occupando di digitale nelle case editrici (e fuori) è sotto, spesso anche di molto, ai 30 anni; la nuova generazione di editor è nata e sta crescendo.
  • L’organizzazione di quasi tutti i progetti presentati è una partnership tra un editore e un partner esterno (spesso ingegneri o sviluppatori). Sottolineo: è una partnership, un investimento comune, la condivisione di oneri e onori; nessuno è migliore, si lavora insieme. Non è una commessa di un editore a un fornitore di servizi e tecnologia: gli editori hanno capito che non possono tener fuori quest’ultima dal loro processo produttivo.
  • I grandi editori tendono a valorizzare ciò che hanno, lavorano sulle properties. I prodotti che nascono digitali vengono soprattutto da editori nativi digitali o da sviluppatori.
  • Ogni prodotto digitale deve contenere i propri analytics: la misura in tempo reale di chi lo sta comprando, come, quando, da dove, che cosa sta facendo, ecc.
  • L’influenza dei videogames per quanto concerne l’interattività dei libri sta arrivando a passi molto svelti; la domanda è se accadrà anche il contrario, cioè se i giochi si arricchiranno di forme narrative strutturate pescando dall’esperienza del libro. Il confine tra videogames e audiolibri interattivi sta comunque svanendo (vedi i due prodotti di somethin’ else, @birchos).
  • “Wow” alla presentazione scenografica di Amaranth Borsuk (@amaranthborsuk) che ha mostrato l’augmented reality del libro (poesie). La tecnologia sembra essere la stessa usata da DK per i suoi pop up 3D. Molto efficace, anche se per il momento serve un libro di carta, una webcam e un PC: esperienza da migliorare.
  • Fa effetto anche che uno dei pochi progetti presentati che ha generato profitti sia stato prodotto da due sviluppatori; un’app di comunissime storie per bambini (@millsustwo). Non a caso è stato l’unico a mostrare i risultati di vendita.

Insomma, di prodotti innovativi di successo ancora pochi; in compenso è cambiata l’organizzazione del lavoro dietro tali prodotti, ci sono investimenti, persone, idee, progetti. E’ cominciata la fase industriale ancor prima che ci siano ritorni economici; gli editori (tradizionali e nativi) scommettono tutti su una strada senza ritorno.

L’innovazione è sexy; presto lo sarà anche nel lato post.

    Scritto il: 17 June 2011 | da: | Categorie: Eventi | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »