Competenze per lo scrittore moderno

Dall’originale The Business Rusch: Modern Writer Survival Skills (Changing Times Part Eighteen), 16 Febbraio 2010, di Kristine Kathryn Rusch.
Traduzione di Letizia Sechi.

Stavo per intitolare questa puntata “Scrittori principianti Parte Terza”, ma ho pensato che quel titolo sarebbe stato troppo esclusivo. Perché tutti gli scrittori avranno bisogno dell’insieme di competenze che vado a descrivere di seguito per percorrere i cambiamenti nell’editoria.

La mia sfera di cristallo si rifiuta di dirmi se sia meglio o no per gli scrittori principianti continuare a bussare alle porte della Grande Editoria o andare per conto proprio. Come molti commentatori hanno osservato nelle scorse settimane, non si tratta di una scelta esclusiva, per nessun genere di scrittore. In questo momento sto percorrendo entrambi i sentieri: lavoro a delle novità per grandi e piccoli editori con cui collaboro. Sto anche ristampando tutto il mio catalogo, il che aiuta i nuovi titoli, e viceversa.

Sospetto che sia questo il modo in cui funziona. Ma eventi come il fallimento di Borders di questa settimana mi rendono nervosa. Borders ha presentato richiesta di amministrazione controllata attraverso un piano di riorganizzazione. In altre parole, Borders spera di sopravvivere al cambiamento. Ma se guardate a Borders più nello specifico, realizzerete quanta “speranza” ci sia in questo. Leggete questo articolo prima di commentare qui sotto sui problemi di Borders, perché The Wall Street Journal ha fatto un buon lavoro sabato (prima che la notizia fosse ufficiale) nel delineare tutti i problemi che Borders ha avuto, e la maggior parte di questi non hanno niente a che fare con gli e-readers e tutto invece con una gravissima cattiva amministrazione per più di dieci anni.

Molti editori hanno continuato a spedire titoli a Borders durante tutto il periodo dei problemi finanziari e stanno adesso reclamando centinaia di migliaia di dollari che Borders non è in grado di pagare e potrebbe non esserlo mai. Senza nemmeno pensare a che cosa accadrà ai distributori, verso cui Borders ha debiti ancora più alti.

L’implosione di Borders avrà un effetto a catena nei confronti della Grande Editoria: qualunque azienda che stesse lavorando su margini stretti avrà bisogno o di un’iniezione di contante o dell’aiuto delle sue aziende satelliti (che potrebbero tagliare le perdite) oppure non riuscirà a mantenere gli affari. Vedrete gli effetti nei prossimi sei mesi, indipendentemente da ciò che succederà a Borders.

Gli editori con cui ho parlato e che fanno parte della Grande Editoria dicono che stanno lottando per sostituire le entrate provenienti dalle librerie fisiche con quelle provenienti dagli ebook. Non è un rapporto paritario, ma la crescita degli ebook a fronte del declino delle librerie fisiche aiuterà moltissimo a sopravvivere quelle aziende satelliti di cui parlavo poco sopra.

Perché mi preoccupo dello spostamento da un modello all’altro dal momento in cui dico che la Grande Editoria sopravviverà a questi cambiamenti? Perché quando dico questo, sto parlando della Grande Editoria come di una singola entità. In realtà non lo è affatto. È composta di molte case editrici,  con modelli di business molto diversi. Nell’affrontare il cambiamento, alcuni gruppi editoriali che sono parte della Grande Editoria perderanno. Altri avranno dei vantaggi. È così che funziona, che ha sempre funzionato e che funzionerà.

Se non capite questo o se siete uno di quei profeti di sventura che ancora pensano che la Grande Editoria collasserà, allora per piacere tornate a leggere i miei precedenti post a riguardo, tanto per avere un ordine di grandezza per quanto sto dicendo. Ho già usato l’analogia con la TV, prima d’ora: ho detto che i network non avrebbero chiuso per via dell’ascesa della TV via cavo, nonostante il loro audience si sia notevolmente ridotto.

Ma in un commento, la scorsa settimana, credo di aver usato un’analogia migliore. L’industria del cinema e della televisione non sono implose per l’avvento di YouTube. Adesso quelle stesse industrie usano YouTube a loro vantaggio. Provate a pensarla in questi termini.

Quindi, se non credo che la Grande Editoria (l’entità) collasserà, allora perché mi preoccupo delle ripercussioni finanziarie causate da Borders e dall’inevitabile perdita di alcuni distributori? Perché i libri di alcuni scrittori saranno schiacciati dalle bancarotte degli editori, e questo, amici miei, sarà orribile. (E no, quelle clausole sulla bancarotta nei vostri contratti probabilmente non vi proteggeranno anche se i giudici decidessero di onorarle, cosa che probabilmente non faranno.) Prevedere quali editori declineranno è pressoché impossibile, ma se siete preoccupati dal rimanere intrappolati in questo meccanismo, allora rivolgetevi solo alle aziende davvero grandi, quelle che hanno alle spalle una struttura internazionale. Quella struttura chiuderà o venderà le parti che non portano più soldi, anzi che dichiarare bancarotta. Saranno le aziende di medie dimensioni che potrebbero avere dei problemi nella Grande Editoria.

Oppure no.

Dipende tutto da quanto velocemente le case editrici saranno in grado di muoversi nel mondo digitale e – ancora più importante – quanto sono e sono state distribuite bene le loro risorse economiche interne. E questa è roba che voi, scrittori, non sarete in grado di capire finché non saranno fatti degli annunci. (Per altri problemi che verranno fuori durante la bancarotta di Borders, vedete sul blog di C.E. Petit.)

Certo, questi stessi argomenti potrebbero essere utilizzati per le start-up che lavorano nell’editoria digitale, anche se i siti di accesso per arrivare a Kindle o Pubit vi permettono di non fare tutto il lavoro. Quei siti sono persino più incerti perché nuovi, e spesso proprietà di una sola persona o poche, che potrebbero essere in grado come non esserlo di dirigere gli affari.

Quindi… credo che ciò che voglio dire a questo punto sia: l’Incertezza comanda, in questo momento. E l’incertezza favorisce un certo tipo di figura, quella che è in grado di fare la lista di cose che sto per elencare. Read the rest of this entry »

Scritto il: 20 April 2011 | da: | Categorie: Contributi | Tags: , , , , , | 8 Commenti »

Se non sei un programmatore non sei un autore

Dagli originali T’es pas codeur, t’es pas auteur (4 marzo 2011) e T’es pas codeur, t’es pas éditeur (13 marzo 2011) di Thierry Crouzet

Il post “Non sei un programmatore, non sei un editore” risponde ai commenti su “Se non sei un programmatore non sei un autore”: per seguire il ragionamento in modo più completo vi proponiamo la traduzione di entrambi gli articoli.

Da cinque anni a questa parte difendo l’idea di blog come atelier. Affermo anche che il mio blog è il mio libro più riuscito. Ma quando si può dire che il blog ci porta su nuovi sentieri letterari?

Anche se ciò che scriviamo sui nostri blog può essere messo su carta, o anche in un epub, seguendo la logica dell’omotetia, non abbiamo esplorato realmente le nuove possibilità formali che ci si offrono.

Mettiamo in pratica forse La strategia del cyborg e l’ipertestualità, ma siamo lontani dall’entrare nel campo di ciò che chiamo “codex”: testo+link+codice.

Per scrivere un codex l’autore deve produrre non soltanto un testo e dei collegamenti, ma anche del codice informatico, codice che è parte integrante dell’opera. La doppia competenza, scrivere/programmare, è piuttosto rara, questione generazionale, pochi autori si sono avventurati verso l’ignoto. Per fortuna, questo non può che cambiare. Per esempio, Alexandre Astier ci spiega che programma quando non lavora alle sue sceneggiature. Stiamo andando incontro a un mondo dove questo tipo di doppia competenza sarà comune.

Al giorno d’oggi la maggior parte degli autori che si interessano agli ebook lo fanno per cercare un pubblico che non riescono a raggiungere attraverso la carta, che non riescono ad avere per via del disinteresse da parte degli editori o, molto spesso, della maggior parte dei lettori. Il digitale appare come uno spazio di libertà, ma in assenza di qualcosa di meglio in un mondo vecchio. Il digitale in sé, allora, diventa pura aneddotica, un mero mezzo.

Neanche io sfuggo a questa trappola, visto che ciò che pubblico in digitale spesso parla del digitale stesso. Ho praticato la cyborghizzazione, ma poco il codex, nonostante Croisade abbia avuto bisogno di parecchio codice. Da molto tempo ho l’idea di andare oltre e ho cominciato a sperimentare riprendendo da zero il mio vecchio progetto su Ératosthène.

Sto cercando di creare un testo non lineare, la cui topologia si rimodelli in funzione dell’esperienza di lettura.

Che cos’è un testo lineare? Un libro in cui le pagine si susseguono secondo un ordine immutabile. Ma anche un libro in cui voi siete l’eroe che procede attraverso percorsi più o meno stabiliti.

Un documento ipertestuale non può essere lineare, necessariamente. Per esempio, l’ultima pagina di un documento può rimandare alla prima, introducendo una certa circolarità. Per contrasto, all’interno di un ipertesto, i link sono fissi, scritti una volta per tutte. Si potrebbe stendere una mappa del documento. Si sfugge alla linearità, ma non al determinismo proprio del libro.

Con il mio nuovo Ératosthène, sperimento tutt’altra cosa. Read the rest of this entry »

Scritto il: 23 March 2011 | da: | Categorie: Contributi | Tags: , , , , , , , , | 2 Commenti »