TOC Bologna 2011
How do you want the child to feel when he touches the screen and something happens?
Deborah Forte – Scholastic
Sul Tools of Change organizzato come evento inaugurale della Children’s Book Fair di Bologna avete probabilmente avuto già modo di leggere parecchio, ieri. Un grande successo per la prima italiana dell’evento organizzato in collaborazione con O’Reilly Media: posti esauriti più di una settimana prima della conferenza, grande attenzione internazionale sul futuro dell’editoria per ragazzi.
La parola chiave? App. Tanto che Brian O’Leary ha rassicurato il pubblico dicendo “Questa è una presentazione app-free!”. Ma, note di colore a parte, il tema è stato così bene analizzato da permetterci di ragionarne sotto diversi aspetti.
Mentalità: bisogna fare il salto
La vera chiave, il motivo della citazione di apertura di questo post. L’unico modo di avvicinarsi all’editoria digitale è quello di esserne parte come lettori, prima di tutto. Nessuno si sognerebbe mai di pubblicare dei libri di carta senza averne mai tenuto uno in mano. Eppure, nella declinazione digitale di questo mestiere, non si hanno le idee chiare perché gli editori per primi non sono lettori. Come è possibile progettare un’applicazione senza averne mai usata una, senza capire come funziona e cosa si desidera che faccia?
L’innovazione, ci ricorda Deborah Forte, deriva dalla riflessione sul prodotto editoriale e sui modi che troviamo per metterlo in relazione con il suo pubblico. Ci devono essere delle ragioni molto precise per cui un certo contenuto assume una forma digitale e non un’altra: trovare queste ragioni è l’evoluzione del mestiere dell’editore. Rispondete alla domanda: le funzionalità della vostra applicazione aiutano e aggiungono valore per i vostri lettori?
Un esempio pratico? Deb Gaffin ha raccontato come durante la stesura progetto editoriale di un’applicazione gli sviluppatori siano parte della squadra, nel caso di Nosy Crow, con la loro esperienza e le loro competenze. Fanno parte del processo creativo: è l’unico modo per uscire dal meccanismo dell’adattamento in digitale di contenuti pensati per supporti diversi.
Il lettore come prima cosa
L’editoria digitale riavvicina editore e lettore: non lo si ripeterà mai abbastanza. Per sfruttare questa occasione bisogna sapersi muovere in un ambiente diverso, meno familiare per un editore tradizionale, e conoscerne gli strumenti: il Web. Dove si trovano i lettori in rete? È lì che dobbiamo andare a parlargli, non possiamo aspettarci che siano loro a venire da noi.
Il Web ha creato un mondo in cui non ascoltiamo più gli esperti ma le opinioni dei nostri pari, dice Kate Wilson. Le recensioni e le preferenze espresse da loro sono molto più importanti nella decisione di acquisto di un ebook, almeno il doppio rispetto al libro di carta.
In questo contesto, il gratuito e l’economico sono fondamentali: le persone hanno bisogno di provare l’esperienza di lettura a cui andranno incontro prima di spendere dei soldi per acquistarla. Questo punto è condiviso da più parti: insieme a Kate Wilson anche Deborah Forte sottolinea che non solo l’anteprima gratuita è uno dei maggiori vantaggi del digitale, ma rappresenta un modo per creare conversazione sul contenuto.
Ma, soprattutto, non si può pensare che il lavoro finisca con la realizzazione del prodotto, che sia un’app o un ebook. Bisogna seguirlo, alimentare le conversazioni che produce, capire come le persone lo usano. Bisogna, ancora una volta, stare dove stanno i nostri lettori, anche dopo l’acquisto. Chiamatelo “social publishing”, come suggerisce Aaron Miller.
Altri temi, in pillole:
Costi: sviluppare un’app non è economico, ma soprattutto, in un mercato così altalenante non è chiaro quale sia il giusto prezzo. La risposta sta nel cambiamento della mentalità: per capire se il prezzo è giusto bisogna saper attribuire il giusto valore a quel lavoro. Così come sappiamo quando il tipografo ci vuole imbrogliare.
Mercato: i ragazzi leggono libri digitali? Non è la nuova versione delle pecore elettriche, ma una domanda a cui alcune statistiche AIE possono dare delle risposte (le presentazioni saranno disponibili nelle prossime settimane, potrete consultare i dati con precisione). E i bambini, sono incuriositi, spaventati, confusi dall’editoria digitale? Un’idea possiamo farcela con il video mostrato da Kat Mayer.
Menzione speciale
Le ultime righe per uno speaker e un’idea.
Lo speaker: Laura Donnini, Mondadori. Uno degli interventi più brillanti della giornata: esperienze concrete, difficoltà e progetti realizzati. “Pensate sia stato semplice? Non lo è stato.”, dice schietta. La via è stata la costruzione di una squadra adatta: figure giovani, disposte ad acquisire nuove competenze, con gli occhi puntati allo stesso tempo su tecnologia e contenuti.
L’idea: non si può fare editoria senza divertirsi, senza passione. Questo concetto prescinde ogni formato. Qualcosa in cui, senza dubbio, ci riconosciamo.
