La giustizia penale in Italia: Carlo Nordio e Giuliano Pisapia
Se un giornalista chiede a un esponente della maggioranza quale sia il maggiore problema della giustizia italiana, questi gli risponderà che la magistratura è dominata da una nomenclatura ideologica decisa a ribaltare nelle aule dei tribunali le scelte degli elettori. Se farà la stessa domanda a molti procuratori, gli risponderanno che una parte della classe politica vuole attentare all’indipendenza della magistratura e farne uno strumento del suo potere. Come tutti i luoghi comuni, anche questi possono contenere, soprattutto in alcuni momenti, una parte di verità. Ma questa semplificazione della realtà ha l’effetto di rendere la crisi della giustizia ancora più imbrogliata e indecifrabile. Il problema italiano è certamente quello dei pessimi rapporti che corrono fra politica e magistratura, ma chi riduce la questione al caso Berlusconi finisce per perdere di vista l’esistenza di altri fattori che sono, sui tempi lunghi, ancora più importanti.
(Sergio Romano, Prefazione a In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili, di Carlo Nordio e Giuliano Pisapia, Guerini e Associati)
In attesa di giustizia non è un libro diviso in due parti che raccoglie i diversi punti di vista di due voci autorevoli sul tema della giustizia penale. È un libro che propone un confronto acceso, diretto, un botta e risposta continuo, che guida il lettore in una discesa infernale attraverso casi giudiziari concreti e principi universali che dovrebbero guidare la loro risoluzione, ma che in realtà si scontrano con “le più laceranti contraddizioni di un sistema quasi decrepito”, per usare le parole degli autori.
Il quid interessante è che, nel processo alla giustizia penale, un avvocato politicamente impegnato a sinistra – Pisapia – e un pubblico ministero refrattario a ogni collocazione partitica ma certamente liberale e moderato – Nordio – giungano sorprendentemente alle stesse conclusioni:
«Le pene, per quanto possa sembrare strano, non devono essere aumentate, semmai diminuite» (Nordio)
«Bisogna smetterla con il panpenalismo» e con l’idea di potere risolvere tutto, anche i problemi sociali, con il Codice penale, «è solo propaganda, pericolosa demagogia» (Pisapia).
Anche sulla separazione delle carriere le loro posizioni sono pressoché identiche. Come osserva Sergio Romano, Pisapia non mette in discussione la buona fede dei singoli magistrati, ma non crede che l’arbitro possa indossare «una volta la casacca nera e l’altra la divisa del giocatore». Nordio si spinge più in là e osserva che «il PM italiano è l’unico organismo al mondo che goda di un potere senza equivalente responsabilità».
Certo, qualche divergenza non manca. Ma una soluzione soddisfacente per entrambe le parti sembra possibile, anche leggendo la seconda sezione del libro, più organica e istituzionale, dedicata ai rapporti tra giustizia e politica e alle riforme:
Alcune probabili, altre solo possibili, tutte comunque necessarie. Ogni tanto affiora lo sconforto, motivato dalla consapevolezza del silenzio, per non dire dell’ostilità, con la quale ampi settori della politica e della magistratura guardano alle istanze riformatrici più ragionevoli. Ma alla fine, sul pessimismo della ragione, prevale l’ottimismo della volontà.
In attesa di giustizia è oggi disponibile a soli 3€ grazie al bookpack in collaborazione con l’Unità, che comprende anche Sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj.
