Art Spiegelman e il futuro del libro

Le riflessioni di Art Spiegelman sul futuro del libro pubblicate in un’intervista per Publishers Weekly sono davvero di grande interesse. Artista, vincitore del Pulitzer con la grafic novel Maus, Spiegelman spiega il suo rapporto con il libro di carta e ciò che pensa del libro digitale.

Immaginando la scoperta di un libro di carta nell’umanità del 2300, immersa da qualche centinaio di anni in una cultura completamente digitale, suppone che la reazione potrebbe essere di stupore di fronte alle differenze sostanziali che passano tra l’oggetto fisico del libro per l’organizzazione dei contenuti e qualunque sua versione digitale. “Non sono un luddista, affatto”, dice, “ma ci sono differenze concrete, e penso che quelle siano sostanziali.” Tra queste si sofferma sulla capacità di concentrazione permessa dalla lettura su carta:

Se un libro sarà letto e riletto, ha più senso che sia un libro vero, per via della possibilità di concentrarsi e per quella particolare relazione che stabilisci con le pagine, contrapposta a quella stabilita con lo schermo, basate su una diversa ricompensa. Sull’iPad o sul Kindle ti senti ricompensato dal premere un bottone, è quasi un riflesso pavloviano. È una piccola azione, e c’è sempre un piccolo sbalzo di adrenalina che la sottende. Ma quel sobbalzo è diverso quando sfogli le pagine, è come un sipario che si apre per mostrarti nuove cose.

Ne parlavamo qualche settimana fa, a proposito delle metafore usate per l’avanzamento della lettura digitale. L’esperienza di lettura è così in divenire, ancora, che le opinioni a riguardo sono davvero le più varie.

Per un fumettista l’importanza del formato è altissima:

Non ho mai incontrato un fumettista che non sapesse su che carta stesse per essere stampato il suo libro, o di che dimensioni. È strettamente parte della tua opera. Certo, può essere rimaneggiata e sistemata, se necessario, ma dev’essere fatto per una ragione molto precisa. È parte della narrazione stessa.

“Direi che in futuro il libro si userà per ciò che funziona al meglio in forma di libro”, continua Spiegelman e quest’osservazione, per quanto semplice, è fondamentale. Ci sono diversi tipi di idee che trovano una parte imprescindibile della loro realizzazione nella forma che assumono e il fumetto, la graphic novel, se preferite, è uno di quelli. La creatività degli artisti nell’interazione con le nuove tecnologie per il libro è cruciale per lo sviluppo di nuovi sistemi in grado di riscrivere l’esperienza di lettura e il processo creativo stesso. Per uscire dall’adattamento in digitale del libro di carta ci sarà bisogno di avere a disposizione strumenti soddisfacenti per creare usando nuove forme.

Spiegelman ha pubblicato i suoi schizzi con McSweeney, un editore americano da osservare se si cercano esempi di interpretazione originale delle potenzialità dei diversi formati per l’editoria. Potete scaricare l’applicazione – su dispositivi Apple – e accedere a una serie di contenuti gratuiti. Tra quelli che potete acquistare non ci sono solo libri ma anche storie, come Touch Sensitive di Chris Ware, ideate esplicitamente per iPad, come lo stesso Spiegelman ci racconta nell’intervista.

Scritto il: 19 October 2011 | da: | Categorie: Conversazioni, Scenari | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

delle buone ragioni per scegliere uno standard (e qualche occasione in cui non farlo)

Lo si sente dire spesso: una delle complessità maggiori dell’editoria digitale è la varietà di formati con cui ci si deve confrontare. Con i nostri editori ci troviamo spesso a parlare di quali siano le ragioni che ci hanno fatto preferire l’ePub come formato per gli ebook sul nostro store, ma anche in quali occasioni sia preferibile fare altre scelte. Perché “editoria digitale” significa saper scegliere la realizzazione digitale migliore per valorizzarne il contenuto dei propri libri.

La caratteristica dello standard ePub è la capacità di adattarsi alle dimensioni dello schermo su cui il libro viene visualizzato: il testo – come si dice – è fluido. Questo è un vantaggio per un certo tipo di libri (narrativa, saggistica non troppo complessa), ma non per tutti. In alcuni casi sono preferibili altre realizzazioni: se è importante conservare il layout della pagina “fissa”, probabilmente sarà meglio pensare a un pdf più o meno interattivo; se i contenuti si prestano (come nel caso delle guide turistiche, delle grafic novel, di un certo tipo di reference, ecc.) si può pensare allo sviluppo di un’applicazione per iPhone/iPad o Android.

Per la maggior parte degli editori l’ePub rimane la scelta più valida. Quali sono quindi i vantaggi nell’utilizzo di uno standard?

  1. Poter contare su una comunità ampia di sviluppatori costantemente impegnata nello sviluppo e nel miglioramento tecnologico del formato;
  2. avere un insieme preciso di regole di riferimento a cui guardare per la realizzazione dei libri digitali;
  3. avere a disposizione strumenti tecnologici (come la validazione) che certificano la conformità del proprio ebook allo standard e offrono ai lettori delle garanzie di qualità formali;
  4. Offrire al lettore una maggiore varietà di scelta sia sul dispositivo che sul software di lettura: l’unico vincolo è  che questi siano in grado di interpretare correttamente lo standard.

Un aspetto fondamentale non va dimenticato nel pensare al termine “standard”. Ciò che viene uniformato non è l’aspetto del libro digitale: standard non è sinonimo di “appiattimento”, non vuol dire che tutti i libri diventano “uguali”. Ciò che viene uniformato è la loro struttura: i metadati, l’indice, la gestione della copertina, la struttura dei capitoli e degli apparati che compongono il libro, per esempio. In questo modo qualunque software sa (o dovrebbe sapere) come comportarsi per interpretarli in modo corretto, mentre la presentazione può continuare a rispecchiare l’identità dell’editore.

Scritto il: 6 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | Tags: , , , , , | 1 Commento »