La notizia è di qualche tempo fa: Amazon (inizio Febbraio) e Apple (inizio marzo) hanno annunciato di aver brevettato un sistema per consentire ai propri clienti di rivendere ad altri utenti un ebook regolarmente acquistato dai rispettivi store. In pratica, poichè l’acquisto di un ebook è in realtà l’acquisto dell’accesso a un file, si tratta di vendere ad altri questo accesso; la tecnologia brevettata da Amazon e Apple consente questo trasferimento e impedisce a chi ha venduto di poter continuare ad accedere al medesimo file. Nasce un “secondo mercato”, il mercato dell’ “usato” dell’ebook (ma anche di file musicali e video).
Gli editori e gli autori dovrebbero continuare a incassare anche da queste transazioni; ma questo nuovo mercato sarebbe totalmente al di fuori del loro controllo e, sebbene non in tempi brevissimi, avrà un impatto rilevante sia sulla dimensione del “primo mercato”, soprattutto per quanto riguarda le backlist, sia sul prezzo, che mediamente avrebbe un ulteriore ribasso.
Se ne è parlato molto e Scott Turow, a nome dell’Authors Guild (l’associazione degli autori americani) di cui è presidente, ha parlato di “lenta morte dell’autore americano”. Non sono interessato a questa polemica; la ritengo l’ennesima battaglia di retroguardia, perdente e poco appassionante. Mi interessano, invece, altri tre aspetti della vicenda.
La concentrazione dei grandi gruppi editoriali è messa alla prova. Se la fusione tra Random House e Penguin porterà solo al tentativo di accrescere il peso commerciale verso Amazon, la montagna avrà partorito il topolino. Se, invece, porterà a una maggiore capacità e aggressività nell’innovazione avrà raggiunto l’obiettivo. Che modo è di stare sul mercato, se non ti accorgi che il tuo più grande partner commerciale al mondo ti sta confezionando l’ennesima fregatura?
I grandi gruppi editoriali sono ancora una volta nella condizione di chiedersi se potevano essere loro a depositare quei brevetti; molto probabilmente, sarebbe stato alla loro portata, sia dal punto di vista della tecnologia che delle risorse finanziarie necessarie, ma non è successo. Ora, forse, gli editori dovrebbero pensare comunque a modalità che gli consentano di avere qualche forma di controllo sul “secondo mercato”, almeno al di fuori dei sistemi chiusi di Amazon e Apple. In futuro, si spera siano loro a mettere sulla difensiva Amazon e Apple.
Chi deve proporre nuove regole per la protezione del diritto d’autore. Una sentenza del 30 marzo scorso ha giudicato come violazione del copyright l’attività di Redigi, un’operatore che negli USA consente agli utenti di rivendere file musicali regolarmente acquistati da iTunes. Il giudizio si basa sulla dottrina del “first use”, in base al quale un file non può essere rivenduto se nel trasferimento da un utente a un altro si crea una copia del file originale: copia che era prevista nel modello attivato da Redigi (non è ancora chiaro se i brevetti di Amazon e Apple aggirino questo ostacolo). La sentenza richiama in modo esplicito la competenza del Congresso quando emergono interessi tra loro concorrenti con l’introduzione di innovazioni tecnologiche.
Quindi: 1) siamo in tema di violazione o meno di copyright; 2) siamo di fronte a un cambiamento di tecnologia che scardina gli equilibri stabiliti in precedenza dal legislatore; 3) siamo di fronte all’esigenza di un nuovo intervento del legislatore per stabilire nuovi equilibri.
In altre parole, per quanto riguarda l’industria editoriale, è un ulteriore evidenza della necessità di mettere mano alla normativa sul diritto d’autore, che ormai fa acqua da tutte le parti; in primis, perchè protegge sempre meno proprio gli autori. Si cambierà, è certo; e il cambiamento sarà lungo e doloroso. La questione è un’altra: vogliamo che anche in quest’ambito siano i vari Amazon e Apple del caso a scrivere le nuove regole? Chi se non gli autori (e gli editori) devono mettersi alla testa del cambiamento, guidarlo, indirizzarlo attraverso proposte innovative? Qui gli autori (e gli editori) hanno la grande opportunità di essere gli innovatori; sarebbe bello che non la sprecassero facendosi anticipare (e la posizione di Turow non è incoraggiante da questo punto di vista).
I brevetti e l’antitrust internazionale. Ormai è arcinoto che Internet favorisce la costruzione di monopoli o quasi-monopoli globali. Quando una tecnologia è scalabile e il modello di business che supporta è globale, Internet accelera di parecchio la concentrazione su scala internazionale. Nella fattispecie, qual’è il bene comune da preservare nell’interesse dei lettori tra la riduzione del prezzo dei libri e la garanzia di concorrenza su scala globale?
La concessione dei brevetti a Amazon e Apple è giusta e legittima, perchè protegge un’idea che favorisce l’interesse collettivo; ma ripropone questa domanda e personalmente credo che una normativa internazionale che tenga conto del nuovo contesto e che eviti la possibilità che si creino posizioni dominanti su scala planetaria sia assolutamente necessaria.
Per concludere. Non c’è alcun dubbio che un “secondo mercato” degli ebook nascerà; è solo un ulteriore passo verso la legittimazione della copia digitale e della conseguente necessità di regole nuove che riguardano diversi aspetti; primo fra tutti il diritto d’autore. Non si tratta di essere “entusiasti a prescindere” o “difensori ad oltranza”: non siamo di fronte a una contesa su cui esprimere un personale giudizio di merito. Si tratta di essere dentro o fuori dalla realtà.
Scritto il: 12 April 2013 | da: marcof | Categorie: Contributi, Scenari | Tags: amazon, apple, autori, ebook, editori | 2 Commenti »
C’è in giro una popolazione variegata, con provenienze culturali molto diverse, esperienze professionali in apparenza distanti, età differenti, che si riunisce intorno a un bisogno antico e a una passione che quando ti prende non ti lascia: la lettura, con il libro, i suoi formati e i suoi mestieri.
Sono imprenditori editoriali, agenti, autori, ingegneri, sviluppatori che stanno dando vita in diverse parti del globo a tantissime iniziative che coniugano contenuti, tecnologia e dati. E’ la generazione post Amazon.
Sono tutti innovatori, a vario titolo e in diversa misura. Tutti aggiungono un pezzo, si specializzano in un aspetto particolare (la lettura, la condivisione di contenuti, la loro reperibilità e riconoscibilità, la produzione, l’acquisto) e lo ripensano alla luce delle nuove possibilità che il contesto digitale offre. L’innovazione è dunque il loro denominatore comune: sono pronto a scommettere qualsiasi cifra che tra loro ci sarà chi, in alcuni ambiti specifici, supererà Amazon, saprà essere più innovativo.
Mi fa riflettere la scarsa, scarsissima relazione che esiste tra gli editori tradizionali (mi si faccia passare la definizione) e questa generazione pA; in tutto il mondo. Vedo due tipi di reazione: ci sono quelli che ritengono che il compito di innovare semplicemente non spetti a loro, che il proprio ruolo sia di seguire l’innovazione e accodarvisi; e ci sono quelli (soprattutto i grandi) che guardano solo a Apple, Google, Amazon e, percependoli inevitabilmente come grandi minacce, attuano strategie difensive.
Il mio modesto parere è che l’innovazione spetti anche a tutti loro, che in tempi come questi giocare in difesa sia un grave errore e che una diversa e più attiva relazione con la generazione pA sia una grande opportunità. Mi sento anche di dire che questo fa parte dell’evoluzione di un settore industriale sconvolto da una forte discontinuità tecnologica. Dopo una fase iniziale riservata a pochi, si giunge ad un punto in cui le possibilità di innovare si diffondono, perchè le conoscenze e le competenze sono molto più diffuse e perchè i costi della tecnologia si sono ridotti. Siamo arrivati a quel punto.
Ne parleremo anche il 19 marzo al prossimo IfBookThen. Avremo con noi una quindicina di rappresentanti di questa generazione pA e con loro discuteremo di ciò che stanno facendo. Cercheremo di uscire dalla contrapposizione vecchio e nuovo, nella convinzione che tutto può essere nuovo quando si entra in una fase di cambiamento accessibile a molti.
Basta volerlo.
Scritto il: 20 January 2013 | da: marcof | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari | Tags: agenti, amazon, autori, editori, generazione pA, ifbookthen, ingegneri, lettura, libro, sviluppatori | 0 Commenti »
Mi è capitato tra le mani “Dieci domande sui libri” pubblicato da Sellerio nel 1993. Riporta la lezione di Herbert Lottman (allora corrispondente di “Publisher weekly”) alla Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri del 31 gennaio 1992; un libriccino con alcune perle. Ne riprendo due.
Di solito è l’editore più vecchio, l’editore industriale, che avverte la crisi. Quando parlo con persone più giovani – o con persone anziane con idee giovani -, scopro che non sanno nemmeno di essere in recessione; fanno progetti. Forse sanno che oggi si vendono più libri e si fanno più soldi che mai. E’ qui, naturalmente, che nasce il problema: la prosperità attira ivestimenti, portando alla creazione di gruppi troppo grandi per il loro mercato e che cercano di aumentare le loro quote attraverso la sovrapproduzione, pagando prezzi altissimi per bestseller sicuri, dimenticando che il ruolo dell’editore è anche quello di investire in nuovi talenti per risultati a lungo termine. In questo caso, loro hanno creato la crisi in quello che sarebbe semplicemente un mercato maturo che riflette il clima generale.
Nella maggior parte dei Paesi, fortunatamente, editori piccoli e medi che non hanno voluto o potuto seguire i grandi gruppi in ciò che io ritengo l’inflazione del libro, stanno sopravvivendo, a volte anche in buona salute.
Siamo in un’epoca lontana anni luce, dove Amazon ancora non esisteva e mi vengono in mente due considerazioni. La prima è che, seppure semplicistica e perfino un po’ ingenua, questa analisi contiene molta verità utile a spiegare le difficoltà attuali dell’industria del libro; inoltre, e questo è più sorprendente, si vede chiaramente come queste difficoltà siano presenti ben prima dell’avvento del digitale. Un sistema già fragile (parliamo del modello di business che regge l’industria del libro), basato su equilibri instabili (“prezzi altissimi per bestseller sicuri” e “sovrapproduzione”), si capisce bene come stenti oggi a trovare un nuovo assetto; per dirla con un eufemismo, perchè lo stesso Lottman era decisamente catastrofico a questo riguardo: “l’editore industriale sparirà”. Non so se sparirà, ma di certo non sta bene, come le recenti mega fusioni stanno a dimostrare.
La seconda considerazione è che il passaggio al digitale incide proprio, e gravemente, su questi equilibri, per l’appunto già instabili 20 anni fa: gli anticipi faraonici a cui eravamo abituati si contano sulle dita di una mano e non esistono più le rese (in quanto non esiste più produzione fisica e dunque neppure sovrapproduzione). Pubblicare e vendere un libro ormai prescinde da ciò che Lottman indica come caratteristiche fondamentali degli editori industriali: la caccia a bestseller sicuri e l’occupazione di spazi fisici nei canali di vendita attraverso la sovrapproduzione (con conseguente investimento in resa).
E poi:
Il settore librario spagnolo ha imparato a caricare i libri dell’IVA, col rischio di compromettere un mercato in espansione, mentre altri Paesi, come Gran Bretagna e Irlanda, continuano a godere di un’IVA zero, almeno fino al 1993, quando anche loro saranno costretti ad aumentare il prezzo di almeno il 5%, e forse fino al 14%.
Suona familiare? Qui siamo ben prima dell’introduzione dell’Euro, nel frattempo è successo di tutto e ancora si parla di disarmonia fiscale dell’IVA tra paesi europei; l’ebook ha solo aggiunto un ulteriore piano di differenziazione. Che Amazon, Google e Apple (tutte aziende americane) si inseriscano tra le pieghe dell’insipienza europea e ne approfittino per godere di vantaggi assai consistenti (parliamo di margini in Euro) è incredibile. Si tratta solo di evitare possibili arbitraggi su percentuali diverse: IVA uguale in tutti i paesi della Comunità sia per libri di carta, che per ebook. E’ così difficile?
Sono passati 20 anni; queste pagine sono ancora leggibili. E come suoneranno le parole di oggi nel 2033?
Scritto il: 5 January 2013 | da: marcof | Categorie: Contributi, Conversazioni | Tags: editori, IVA, Lottman, modelli di business | 0 Commenti »
Interessante l’intervista a Victoria Barnsley, UK e International CEO di Harper Collins. “Non possiamo più continuare a pensare a noi stessi come editori di libri”, ma piuttosto come “producers di contenuti multimediali”. Passato e futuro: un futuro che dovrebbe essere già presente, vista la velocità del cambiamento.
Ma un futuro anche un po’ incerto, perchè le strade possibili sono molte e per niente confortevoli; il passaggio da editori a producers non è banale e magari non è neanche l’unica trasformazione necessaria. Penso, ad esempio, alle opportunità che gli editori avrebbero nel vendere direttamente ai loro clienti finali, oppure a un forte presidio dei canali distributivi globali esistenti.
Non so quale direzione gli editori debbano prendere, ma una certezza ce l’ho: la permanente distanza degli editori dalla tecnologia è un handicap che cresce. Eppure, in tempi in cui si discute di cosa dovrebbero fare gli editori per continuare ad essere indispensabili agli autori, la conoscenza delle tecnologie esistenti per l’industria editoriale, la loro evoluzione, le tendenze in atto sono oggi almeno importanti quanto saper scegliere un buon autore o fare, attraverso l’editing e il publishing, di un buon libro un libro di successo. Quest’ultimo mestiere, questa prerogativa assoluta degli editori (almeno fino a ieri) è di giorno in giorno un mestiere più tecnologico, che richiede conoscenze, competenze e network specifici.
Negli ultimi anni le società che nel mondo producono tecnologia per l’industria editoriale si sono moltiplicate a ritmo esponenziale e la crescita è ancora potentemente in atto. Non ho dati certi, ma penso proprio di non sbagliare se affermo che nascono molte più aziende di questo tipo che case editrici. Bolla? Durerà? L’ebook è ancora marginale e chissà quando smetterà di esserlo?
Oppure il crescente peso della tecnologia è parte (fondamentale) del cambio strutturale della nostra industria? E se è così che cosa devono fare gli editori? Probabilmente acquisizioni, partnership, aggiunta di competenze interne, adozione di tecnologie, formazione sul campo. In ogni caso, non credo che stare distanti dalla tecnologia (perchè è affare di altri, in alcuni casi molto più grandi e forti) sia una scelta vincente; che basare la propria strategia nell’affermazione della propria identità di produttori di contenuti sia il meglio che si possa fare. Eppure, soprattutto in Italia, è quanto ancora va per la maggiore.
Dopo l’ultimo IfBookThen, ho discusso animatamente questo tema con Peter Brantley. Nella West Coast americana (dove lui vive e lavora) l’industria editoriale è in espansione ed è a grandissima prevalenza di ingegneri e sviluppatori (tra l’altro, se qualcuno può e è interessato, a Books In Browsers 2012 verrà discussa nei dettagli questa prospettiva); e se diamo uno sguardo a Berlino la tendenza è quella.
“Publishing is no more content driven; it’s technology driven”. La solita affermazione da impallinati. O forse no.
Scritto il: 27 August 2012 | da: marcof | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari | Tags: books in browsers, editori, harper collins, peter brantley, tecnologia, victoria barnsley | 0 Commenti »
Libri a 1€; anzi a 0,99€; 70%, 80%, 90% di sconto. Da qualche settimana succede tutti i giorni, da noi e altrove. Si chiamano “daily deal”, ovvero “affari del giorno”. Come ci siamo arrivati e dove (forse) andremo?
Amazon e il sottocosto. L’abitudine di vendere gli ebook sottocosto (pagando cioè agli editori commissioni più alte del prezzo riscosso dal cliente finale) Amazon l’ha mostrata fin dall’inizio: vendeva tutto a 9.99 $, quando il prezzo di copertina della versione cartacea hardcover superava anche i 30$ e il paperback la metà. Furono i grandi editori, con Macmillan in testa, a dire ad Amazon che la determinazione del prezzo al cliente finale spettava a loro; ritirarono i propri libri da Amazon (tutti tranne Random House) e l’ebbero vinta: nacque (siamo a marzo-aprile 2010) l’ “agency model” (che in Europa si chiama “commissionaire”), il contratto di distribuzione tra editori e retailer che affida ai primi l’esclusiva facoltà di definire prezzi, sconti e promozioni ai clienti finali, a patto che nessun retailer ne venga escluso.
Selfpublishing e prezzo degli ebook. Molti autori e diversi editori indipendenti che usano il programma KDP per autopubblicarsi su Amazon mettono in vendita i propri titoli a prezzi molto bassi; 0,99$ è stato per diverso tempo quasi uno standard di prezzo; altre volte, escono addirittura con il libro gratis. Se accade che il libro sale in classifica e arriva tra i primi 20, aumentano il prezzo per monetizzare la visibilità acquisita; addirittura, passano il libro da gratis a pagamento e il titolo giunge subito ai vertici della classifica dei libri a pagamento. Quando il titolo scende in classifica, ritornano da capo. Questo comportamento può essere sia l’iniziativa di intraprendenti autori e editori, sia l’esito previsto di come Amazon ha costruito la propria tecnologia: in ogni caso, perchè Amazon non avrebbe dovuto fare tesoro di tutto ciò? Arriveremo, e tra non molto, a prezzi dinamici determinati in tempo reale in base alla domanda di ogni singolo titolo: nel frattempo, perchè non sperimentare con la logica dei prezzi dinamici?
Il “daily deal”. Come si diceva, bestseller e libri di catalogo a 1,99€ o 0,99€; su quasi tutte le librerie online (Bookrepublic inclusa) in accordo con gli editori; sconti intorno all’80% di cui questi ultimi si fanno carico. È una tendenza recente un po’ ovunque, che Martyn Daniels commenta in modo efficace così. Siamo al sottocosto, tutti i giorni (anche se ogni giorno con un titolo diverso): ma deciso dagli editori, che per giunta lo pagano. In questo modo il prezzo diventa lo strumento principale nella definizione della relazione con il cliente finale: ogni giorno i lettori sanno che ci sarà almeno un titolo di un autore affermato a un prezzo stracciato: è il trionfo dell’acquisto di impulso, dell’appiattimento delle motivazioni d’acquisto. A 1€ si compra, poi si vedrà.
Librerie online. Sono i giorni della costruzione della “customer base” dell’appropriazione delle quote di mercato: sembra lecito che queste lavorino molto sul prezzo. Si intercetta il lettore, lo si conosce: c’è tempo, dopo, per lavorare sulla fedeltà. E intanto si fa esperienza e si lavora al concetto e alla messa in pratica della logica dei prezzi dinamici. Il dubbio viene pensando a un paradosso: se tutto il mercato (narrativa e saggistica) venisse scontato dell’80% passando dalla carta al digitale varrebbe, in Italia, 250-300 milioni di €. Stiamo facendo bene i conti?
Editori. I più attivi in Italia sono i grandi editori (Mondadori, Rizzoli e Gems) e Newton Compton. Mentre quest’ultima casa editrice ha sempre praticato politiche di prezzo a dir poco aggressive, altri dubbi sorgono sulle ragioni dei grandi editori:
- non ottengono informazioni sui “loro” lettori;
- si fanno carico delle promozioni;
- stimolando l’acquisto d’impulso con frequenza quotidiana, ogni possibile positivo effetto di trascinamento sulla backlist dell’autore diventa sempre più debole.
Ho grande stima e rispetto, invece, per la posizione di editori come Iperborea, il Saggiatore, Nottetempo, minimum fax (disclaimer: siamo i loro distributori) e altri, che è molto chiara:
- vendere a quei prezzi è come regalare, allora meglio regalare;
- non facciamo alcun servizio all’autore;
- facciamo solo il gioco dei retailer, quindi useremo queste leve solo sui nostri store, sulla vendita diretta dei nostri titoli.
Non fa una piega.
Autori. La domanda sorge spontanea: se la relazione con il lettore si gioca solo sul prezzo, che bisogno hanno degli editori in un mondo dove le opportunità di selfpublishing sono ovunque e di diverso tipo? In altre parole, il “daily deal” se reiterato e protratto, può anche diventare un ulteriore fattore di disintermediazione per gli editori che lo praticano.
Lettori. Sono coloro che ne hanno beneficio. Ma acquistano titoli che probabilmente mai leggeranno e si scorderanno di avere in libreria: abituiamoci a questo nuovo comportamento d’acquisto impulsivo, non dipende solo dal prezzo, ma anche dalla vicinanza temporale tra il sorgere del desiderio di possedere un libro e la possibilità di averlo. Il prezzo basso è la spinta finale.
Bookrepublic. Noi non ci siamo tirati indietro e partecipiamo alla grande bagarre. Fin dall’inizio, perchè, come ho detto più volte, oggi si sta creando il mercato, con i suoi equilibri e le sue quote e il prezzo è lo strumento principale per la costruzione della relazione con il lettore (almeno questo è ciò che noi pensiamo). Non che ci piaccia molto, ma è così. Pensiamo che questa tendenza durerà per tutto il 2012, che sarà presente anche oltre, ma che ridurrà progressivamente la sua efficacia quando entreremo in una successiva fase di sviluppo del mercato e i consumatori attribuiranno valore crescente ad altre componenti. Noi ci stiamo attrezzando: abbiamo progetti vivi nelle aree del “social reading”e delle community dei lettori (zazie.it), dell’esperienza di acquisto e di lettura (book reader) e stiamo lavorando a un concetto nuovo di casa editrice (40K unofficial). Va da sè che cercheremo di aggiungere sempre più qualità alle offerte commerciali di Bookrepublic.
Conclusioni. Il prezzo degli ebook è una variabile strategica; oggi, che sta calando, più che mai.
Non solo e non tanto per la determinazione degli equilibri tra costi e ricavi della nuova industria che sta nascendo, ma soprattutto perché in presenza di esperienze di ricerca, acquisto e lettura di un libro su cui si devono fare ancora notevoli passi in avanti, il prezzo basso è l’attrattiva principale e la più facile. Ma se resterà l’unica sarà peggio per tutti.
Vediamola in positivo: i prezzi bassi costringono tutti a innovare nella relazione con il lettore. E questa è la strada giusta.
Scritto il: 15 July 2012 | da: marcof | Categorie: Scenari, Su di noi | Tags: 40k unofficial, amazon, autori, book reader, bookrepublic, editori, lettori, prezzi, prezzi ebook, zazie.it | 9 Commenti »
Consiglio vivamente la lettura di questo post di Emily Williams. Semplice e chiaro, descrive il contesto nel quale si vanno ridefinendo le regole che stabiliscono la relazione autori-agenti-editori.
The argument goes something like this: in entering the ebook world we’re moving from the most stable and mature market for creative works that exists — the 500-year-old print book market — into the vast unknown. It makes no sense to demand that an author turn over rights to the publisher for the rest of his or her life plus 70 years when no one can tell what the market might look like 10 or 20 years from now. On the other hand, if the agent is too aggressive limiting what rights are granted with an eye to what might happen in the future, the publisher has no room to experiment and innovate.
One approach is a generous rights grant limited by clauses that force a renegotiation after a few years or in the event of a general market shift, and many agents are now doing this. But this approach fails to contemplate the possibility that ebooks may provoke severe disruption in the market causing publishers and booksellers to crack under the pressure of disappearing margins, remaking the book world in the ebook’s image, on an altogether less physical plane, and leaving the path a book takes from author to reader unalterably changed.
Quindi, la chiave è trovare il giusto compromesso che consenta all’autore di disporre della flessibiltà che un mercato in cambiamento richiede e all’editore di poter continuare ad avere convenienza ad investire sull’autore. Le variabili sui cui si è incominciato a lavorare sono il tempo (contratti di due, tre anni per il digitale) e lo scorporo dei diritti (al momento attuale soprattutto amendments ai contratti esistenti, ma presto nuovi contratti ad hoc).
A mio modo di vedere, l’uscita (e il rientro) di Wiley dai ranghi dell’establishment editoriale avrà ricadute anche sui contratti prossimi venturi: la pubblicazione in prima battuta, la backlist e il digitale saranno un giorno oggetto di contratti distinti, con profonde conseguenze sulla struttura del mercato. Per ora ci sono scricchiolii, piccoli cedimenti presto rimessi al loro posto. Domani sarà diverso; e domani sarà, come dice Emily nel suo post, quando il peso degli ebook nell’industria supererà la soglia che metterà in crisi la struttura dei costi del libro cartaceo.
Emily butta sul tavolo anche un altro argomento: gli editori digitali stanno proponendo, accanto a nuovi modelli di business, nuove forme contrattuali. Cioè: l’innovazione dell’industria passa anche dai contratti. Cioè: gli autori sono disponibili alla sperimentazione, all’innovazione insieme agli editori; basta proporgliela a condizioni che vadano bene per tutti.
Siamo così convinti di questa affermazione, che il modello editoriale che proponiamo in 40k si basa appunto su alcune innovazioni contrattuali: diritti digitali mondiali per 3 anni con autori che sono interessati al formato (short stories e saggi brevi), alla pubblicazione in contemporanea in tutto il mondo in più lingue e alla sperimentazione di nuovi canali distributivi (oltre che su bookrepublic, siamo attivi su smashwords, abbiamo inaugurato goodreads, stiamo lavorando con cursor e presto incontreremo kobo).
Ebbene sì, molti autori vogliono l’innovazione editoriale. Abbiamo davanti a noi anni bellissimi e molto divertenti.
Scritto il: 29 August 2010 | da: marcof | Categorie: Conversazioni | Tags: agenti, autori, contratti 40k, cursor, editori, goodreads, kobo, smashwords | 2 Commenti »
O non lo sa, o fa finta di non saperlo. Propendiamo per la seconda ipotesi.
Riprendendo un paragone calcistico (sono passati di moda, come le vuvuzelas, complici Lippi e compagni), le dichiarazioni di Santachiara sono la rivendicazione di un modulo del tutto nuovo: la difesa a oltranza.
Per adesso, l’agente e gli autori che egli rappresenta non concedono alcun diritto per gli ebook. Si chiudono in difesa; nessuna mossa offensiva, ma tutti indietro a salvare il momentaneo zero a zero. Leggi: cari editori, fate il vostro dovere, andate dal governo e fate ridurre l’IVA; poi andate dai distributori e negoziate condizioni commerciali che tengano conto del fatto che senza rese e movimentazione fisica i costi si riducono di un bel po’. Stabilito questo nuovo ordine, parliamo di diritti digitali.
In cambio, vi assicuriamo che non pubblicheremo mai direttamente, né l’agente, né gli autori. Wylie l’ha fatto e ha rotto un codice di regole scritte sulla pietra; noi non lo faremo mai.
La difesa a oltranza sta qui. Il presupposto del ragionamento di Santachiara è che cambieranno le strutture dei costi lungo la filiera del libro e quindi chi ne sosterrà meno dovrà ridurre le percentuali che rivendica. Tutto il resto sarà uguale: gli autori si affideranno agli agenti, che negozieranno con gli editori, che forniranno i file a distributori digitali, che li venderanno attraverso librerie online. I lettori, bontà loro, continueranno ad essere in fondo in fondo, in balia di decisioni altrui.
Non sarà così. Alcuni autori si pubblicheranno direttamente; alcuni agenti lo faranno per conto di coloro che rappresentano; nasceranno partnership tra distributori e autori; alcuni esordienti conquisteranno notorietà e vendite anche senza gli editori; gli editori si inventeranno operazioni inedite. Perfino le barriere linguistiche locali vacilleranno. E, soprattutto, i lettori avranno una relazione diretta con gli autori e diranno la loro su molte cose; ad esempio i DRM e i prezzi. Sì, i prezzi, determinando così, almeno in parte, quanto entrerà nelle tasche dei signori di cui sopra.
Questo è ciò che accadrà. Con buona pace del modulo della difesa a oltranza.
Scritto il: 6 August 2010 | da: marcof | Categorie: Conversazioni | Tags: autori, editori, IVA, lettori, prezzi, Santachiara | 2 Commenti »
Lo store, dunque, e’ online.
La nuova sede e’ operativa.
La squadra e’ compatta e l’organizzazione del lavoro e’ quella di una start-up collaudata e matura.
Soddisfazione enorme: sei mesi fa eravamo un progetto in costruzione.
Siamo consapevoli di avere molta strada davanti, di avere molte correzioni e calibrature da fare, ma i feedback sono positivi, ci incoraggiano. Dico: criticateci, aiutateci a migliorare.
Innanzitutto, vogliamo mantenere la promessa dei 500 titoli online prima che questo caldo torrido lasci il posto ai temporali di agosto. Continueremo a caricare titoli già da lunedì prossimo.
D’altra parte, il passaggio al digitale (just the first step) e’ tutt’altro che banale per la maggior parte degli editori. Devono rinegoziare i diritti (faticoso e alle volte doloroso), modificare il processo produttivo (conversioni), decidere come proteggere i file (e quindi, aver a che fare con la pirateria) e scegliere i prezzi in base a criteri del tutto nuovi. Credetemi, molto lavoro e un bel salto culturale.
Quindi grazie a loro e grazie agli agenti che stanno collaborando.
E soprattutto grazie ai lettori che hanno scaricato numerosi il primo giorno. Diteci, parlateci; vi ascoltiamo.
Scritto il: 17 July 2010 | da: marcof | Categorie: Su di noi | Tags: agenti, editori, lettori | 3 Commenti »
Qualche post fa vi abbiamo raccontato per immagini quanto riteniamo importanti i dettagli nella produzione di un libro digitale. La cura dedicata al testo nella sua resa grafica, oltre che nei contenuti, è l’aspetto che fa la differenza tra un’esperienza di lettura gradevole e fluida e una meno soddisfacente: questo non cambia nella lettura in digitale.
Ciò che cambia sono le aspettative sull’esperienza di lettura stessa, legate in larga parte al supporto su cui abbiamo scelto di leggere. Cosa ci aspettiamo dalla lettura di un ebook? Non certo quello che ci aspettiamo dalla carta. E per gli editori sarebbe un errore cercare di soddisfare con i loro libri digitali quel tipo di aspettative. L’interazione con un libro in versione digitale permette possibilità nuove e per molti versi ancora da immaginare. Per gli editori ciò significa imparare a conoscere le potenzialità del digitale per i loro contenuti per potersi muovere in questa nuova prospettiva con la stessa dimestichezza con cui si muovono tra la carta e la tipografia.
A questo proposito ho trovato molto interessante un articolo scritto da Colleen Cunningham su digitalbookword, From Print to ePUB: Transforming Your Workflow. Nel raccontare la sua esperienza professionale la book designer di Adams Media centra un punto che considero cruciale:
we’ve welcomed this opportunity to bring our ePUB production in-house for a number of reasons, not the least of which is for better quality control. We’re also saving money by reducing our outsourcing budget, increasing our in-house digital capabilities, and becoming advocates of best practices within our own company.
L’esternalizzazione di alcune competenze editoriali, se da un lato può comportare dei vantaggi dal punto di vista economico, dall’altro, di fatto, impoverisce le competenze interne alla casa editrice e diminuisce il controllo sulla qualità del libro. Questo non è diverso per il libro digitale. In questa fase di transizione, in cui tanto si parla di adattamento dei processi produttivi alla produzione di entrambe le declinazioni del contenuto, il riappropriarsi di competenze già proprie dell’editore è un ottimo punto di partenza per avere un maggior controllo della qualità dei propri libri da un lato, e per l’acquisizione di nuove competenze dall’altro.
Le difficoltà nell’ottenere ebook di buona qualità consistono anche nel fatto che l’editore ha bisogno di acquisire nuove competenze che spesso sembrano distanti dalla sua professione: per questo affida la gestione di questo processo a qualcun’altro, senza avere in mano tutti gli strumenti per valutarne i risultati. Al contrario, fare proprie queste competenze è l’unica vera soluzione per un’ottima esperienza di lettura digitale: conquistando il controllo del processo di creazione dell’ebook, conservandone l’artigianalità, l’editore può avere la certezza di proporre ai suoi lettori dei libri digitali che garantiscono l’esperienza di lettura che lui stesso ha pensato per loro, con la stessa cura usata per la carta anche per il digitale.
Anche Liza Daly, nel suo intervento alla 2010 Digital Book World Conference punta all’importanza dell’esperienza di lettura, elencando con grande chiarezza alcuni degli aspetti principali che caratterizzano la lettura in digitale e a cui tutti gli editori dovrebbero prestare maggiore attenzione, acquistando una confidenza sempre maggiore con le nuove possibilità di diffusione e fruizione dei contenuti. Per un approfondimento sul suo intervento potete leggere Getting Past “Good Enough” eBooks: Liza Daly.
Scritto il: 1 July 2010 | da: letizia | Categorie: Conversazioni | Tags: ebook, editori, editoria digitale, libri | 5 Commenti »
Terzo giorno alla fiera del libro di Torino per Bookrepublic e la lista degli editori si allunga: La Giuntina, Edizioni E/O, ISBN Edizioni e Hacca edizioni.
Scritto il: 15 May 2010 | da: letizia | Categorie: Su di noi | Tags: editori, torino | 0 Commenti »