Amazon, Apple e gli ebook “usati”: dentro o fuori dalla realtà

imagesLa notizia è di qualche tempo fa: Amazon (inizio Febbraio) e Apple (inizio marzo) hanno annunciato di aver brevettato un sistema per consentire ai propri clienti di rivendere ad altri utenti un ebook regolarmente acquistato dai rispettivi store. In pratica, poichè l’acquisto di un ebook è in realtà l’acquisto dell’accesso a un file, si tratta di vendere ad altri questo accesso; la tecnologia brevettata da Amazon e Apple consente questo trasferimento e impedisce a chi ha venduto di poter continuare ad accedere al medesimo file. Nasce un “secondo mercato”, il mercato dell’ “usato” dell’ebook (ma anche di file musicali e video).

Gli editori e gli autori dovrebbero continuare a incassare anche da queste transazioni; ma questo nuovo mercato sarebbe totalmente al di fuori del loro controllo e, sebbene non in tempi brevissimi, avrà un impatto rilevante sia sulla dimensione del “primo mercato”, soprattutto per quanto riguarda le backlist, sia sul prezzo, che mediamente avrebbe un ulteriore ribasso.

Se ne è parlato molto e Scott Turow, a nome dell’Authors Guild (l’associazione degli autori americani) di cui è presidente, ha parlato di “lenta morte dell’autore americano”. Non sono interessato a questa polemica; la ritengo l’ennesima battaglia di retroguardia, perdente e poco appassionante. Mi interessano, invece, altri tre aspetti della vicenda.

La concentrazione dei grandi gruppi editoriali è messa alla prova. Se la fusione tra Random House e Penguin porterà solo al tentativo di accrescere il peso commerciale verso Amazon, la montagna avrà partorito il topolino. Se, invece, porterà a una maggiore capacità e aggressività nell’innovazione avrà raggiunto l’obiettivo. Che modo è di stare sul mercato, se non ti accorgi che il tuo più grande partner commerciale al mondo ti sta confezionando l’ennesima fregatura?

I grandi gruppi editoriali sono ancora una volta nella condizione di chiedersi se potevano essere loro a depositare quei brevetti; molto probabilmente, sarebbe stato alla loro portata, sia dal punto di vista della tecnologia che delle risorse finanziarie necessarie, ma non è successo. Ora, forse, gli editori dovrebbero pensare comunque a modalità che gli consentano di avere qualche forma di controllo sul “secondo mercato”, almeno al di fuori dei sistemi chiusi di Amazon e Apple. In futuro, si spera siano loro a mettere sulla difensiva Amazon e Apple.

Chi deve proporre nuove regole per la protezione del diritto d’autore. Una sentenza del 30 marzo scorso ha giudicato come violazione del copyright l’attività di Redigi, un’operatore che negli USA consente agli utenti di rivendere file musicali regolarmente acquistati da iTunes. Il giudizio si basa sulla dottrina del “first use”, in base al quale un file non può essere rivenduto se nel trasferimento da un utente a un altro si crea una copia del file originale: copia che era prevista nel modello attivato da Redigi (non è ancora chiaro se i brevetti di Amazon e Apple aggirino questo ostacolo). La sentenza richiama in modo esplicito la competenza del Congresso quando emergono interessi tra loro concorrenti con l’introduzione di innovazioni tecnologiche.

Quindi: 1) siamo in tema di violazione o meno di copyright; 2) siamo di fronte a un cambiamento di tecnologia che scardina gli equilibri stabiliti in precedenza dal legislatore; 3) siamo di fronte all’esigenza di un nuovo intervento del legislatore per stabilire nuovi equilibri.

In altre parole, per quanto riguarda l’industria editoriale, è un ulteriore evidenza della necessità di mettere mano alla normativa sul diritto d’autore, che ormai fa acqua da tutte le parti; in primis, perchè protegge sempre meno proprio gli autori. Si cambierà, è certo; e il cambiamento sarà lungo e doloroso. La questione è un’altra: vogliamo che anche in quest’ambito siano i vari Amazon e Apple del caso a scrivere le nuove regole? Chi se non gli autori (e gli editori) devono mettersi alla testa del cambiamento, guidarlo, indirizzarlo attraverso proposte innovative? Qui gli autori (e gli editori) hanno la grande opportunità di essere gli innovatori; sarebbe bello che non la sprecassero facendosi anticipare (e la posizione di Turow non è incoraggiante da questo punto di vista).

I brevetti e l’antitrust internazionale. Ormai è arcinoto che Internet favorisce la costruzione di monopoli o quasi-monopoli globali. Quando una tecnologia è scalabile e il modello di business che supporta è globale, Internet accelera di parecchio la concentrazione su scala internazionale. Nella fattispecie, qual’è il bene comune da preservare nell’interesse dei lettori tra la riduzione del prezzo dei libri e la garanzia di concorrenza su scala globale?

La concessione dei brevetti a Amazon e Apple è giusta e legittima, perchè protegge un’idea che favorisce l’interesse collettivo; ma ripropone questa domanda e personalmente credo che una normativa internazionale che tenga conto del nuovo contesto e che eviti la possibilità che si creino posizioni dominanti su scala planetaria sia assolutamente necessaria.

Per concludere. Non c’è alcun dubbio che un “secondo mercato” degli ebook nascerà; è solo un ulteriore passo verso la legittimazione della copia digitale e della conseguente necessità di regole nuove che riguardano diversi aspetti; primo fra tutti il diritto d’autore. Non si tratta di essere “entusiasti a prescindere” o “difensori ad oltranza”: non siamo di fronte a una contesa su cui esprimere un personale giudizio di merito. Si tratta di essere dentro o fuori dalla realtà.

 

 

 

 

Scritto il: 12 April 2013 | da: | Categorie: Contributi, Scenari | Tags: , , , , | 2 Commenti »

IfBookThen 2012

Il 2 febbraio si terrà a Milano la seconda edizione di IfBookThen, la conferenza internazionale organizzata da Bookrepublic sul futuro dell’editoria: nei prossimi giorni pubblicheremo il programma nel dettaglio.

Una delle novità, pensata in collaborazione con la Fondazione Mondadori, è il workshop di approfondimento sui cambiamenti dei contratti per la cessione del diritto d’autore sui contenuti digitali, il 3 febbraio. Il workshop ha un numero di posti limitato (80): l’obiettivo è di riuscire a rendere la partecipazione e l’interazione tra gli iscritti più semplice e proficua possibile.

NUMERI E MERCATO

La mattinata di IfBookThen sarà dedicata a numeri e mercato: Jonathan Nowell presenterà dati aggiornati sullo stato dell’editoria digitale internazionale, Mike Shatzkin parlerà di quanto è successo negli Stati Uniti nell’ultimo anno, Javier Celaya racconterà il mercato europeo. Esporremo l’aggiornamento della ricerca A.T. Kearney-Bookrepublic Do Readers Dream of Electric Books? (seguendo il link potrete scaricare il pdf), di cui si parlerà anche, in anteprima, al Digital Book World di New York, questo gennaio. I dati sono costantemente aggiornati: l’ultima presentazione è stata in occasione del Publishers Launch, alla Buchmesse di Francoforte.

HOT TOPICS

Abbiamo individuato dei temi caldi che il mondo dell’editoria deve conoscere e tenere in considerazione: abbiamo intenzione di affrontarli con l’aiuto di personaggi esperti e di rilievo.

  • Esperienza di letturaPeter Meyers parlerà di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività.
  • Pirateria: Timo Boezeman racconterà il fenomeno in modo costruttivo, spiegando come è possibile per gli editori costruire strategie che rendano più appetibile acquistare un ebook anzi che scaricalo gratis e illegalmente.
  • Analitycs: Peter Collingridge mostrerà come i dati sui libri e attorno ai libri possano dirci moltissimo riguardo i desideri e le aspettative dei lettori, e siano una delle chiavi migliori per imparare ad ascoltarli.
  • Musica ed editoria: cosa può imparare l’editoria dall’esperienza dell’industria musicale? Sasha Lazimbat parlerà della sua esperienza in entrambi i campi, mostrando più di un’intersezione tra i due ambiti.
  • Self publishing: come cambia il rapporto con gli autori nell’era in cui per chiunque è possibile accedere al mercato del libro? Cosa possono proporre gli editori per rendere ancora interessante e indispensabile il proprio ruolo? Molly Barton (Global Digital Director di Penguin USA), Richard Nash e David Miller ne discuteranno insieme.

NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Se i tradizionali modelli di business non funzionano più nell’editoria che cambia, bisogna trovare idee e strategie per essere innovativi. Ne parleremo con aziende giovani e dinamiche: Henrik Berggen (Readmill), Justo Hidalgo (24symbols), Rochelle Grayson (Bookriff), Valla Vakili (Small Demons), progetti brillanti che possono aprire nuovi orizzonti.

COME ISCRIVERSI

Fino al 15 gennaio è possibile iscriversi alla conferenza, al workshop o a entrambi usufruendo dell’Early Bird: trovate sul sito tutte le informazioni per registrarvi.

Scritto il: 5 January 2012 | da: | Categorie: Eventi, Scenari, Su di noi | Tags: , , , | 0 Commenti »

Un romanzo? No, un esorcismo.

Michela Murgia non ride quando rilegge Il mondo deve sapere. E non perché averlo scritto o conoscerlo a memoria svilisce l’effetto comico di ritratti esilaranti come quello della capotelefonista (“per convenzione la chiameremo Hermann”) o della psicologa del lavoro (“che convenzionalmente chiameremo Sigmund”).

Michela Murgia non ride perché quello che per il lettore è innanzitutto una spassosissimo e irriverente romanzo breve, per lei è nato come un blog dove sfogare le proprie frustrazioni e ricercare in rete il calore umano completamente assente sul luogo di lavoro:

Oggi posso dire che l’iniziale e condivisa scelta editoriale di non porre l’accento sull’origine della storia fu un errore di prospettiva, dettato anche dal desiderio di aggirare lo snobismo che in Italia circonda da sempre i testi nati in rete. Occorre riconoscere che la natura del mezzo era stata fondamentale perché il blog, con la sua orizzontalità, era lo strumento perfetto per esprimere dinamiche comunitarie, se così si può definire il processo di interscambio costante che si innesca tra i commentatori abituali di uno spazio di quel tipo. Il libro non poteva conservare questa dimensione, ma in origine quell’aspetto era stato determinante, e aveva sostituito a suo modo proprio la rete di relazioni che era del tutto assente nell’altro piano, quello oggetto di narrazione. Scegliere di aprire un blog per una come me, che prima di essere assunta in Kirby non ne aveva mai avuto uno, significava solo una cosa: signore e signori, qualunque cosa mi succeda qui dentro non riguarda solo la mia consapevolezza, ma deve essere condiviso. Con chi e come non lo so ancora, ma di una cosa sono certa da subito: questo non è un affare privato.

La dimensione comunitaria dell’esperienza di Michela è stata immediatamente colta dal suo editore, ISBN, che ha scorto nelle vicende del call center di Il mondo deve sapere non soltanto uno sfogo personale, ma il riflesso di una condizione sociale nazionale. Del resto molti lavoratori precari sono singolarmente convinti che il problema sia tutto “nella propria personale incapacità di essere flessibile a richiesta”.

Mai intuizione fu più azzeccata, e solo qualche settimana dopo la pubblicazione del libro, come racconta Michela,

cominciai a capire la portata della pentola che mio malgrado avevo contribuito a scoperchiare, insieme a tutti gli altri che in quel momento si ritrovavano a scrivere di storie precarie. Quel momento fu anche il punto della vicenda in cui la popolarità del libro iniziò a presentarmi il conto, sotto forma di una richiesta di assunzione di responsabilità che di primo acchito non ero per niente sicura di volermi prendere.

Eppure, è grazie alla sua denuncia se per i media e per noi tutti il call center è divenuto il luogo simbolo della condizione precaria in Italia, la metafora di un modello sociale in cui “la vita delle persone è accessoria alla produzione”.
Dal romanzo è stato tratto anche il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, che – spiega l’autrice – scelse consapevolmente di cambiare il registro crudo, “sostituendo alla ferocia originale del testo una malinconia amara e buffa, molto più adatta a tradurre le vicende de Il mondo deve sapere in una storia vicina allo spirito italiano della colta commedia corale.”

A quella ferocia originale possiamo ritornare oggi, anche grazie all’effetto collaterale del bookpack in collaborazione con L’Unità, che ci permette di acquistare l’ebook di Michela insieme a La coscienza di Zeno di Italo Svevo a soli 3€.

Fuori da ogni prospettiva letteraria, avere scritto la storia di Camilla resta un atto necessario per infrangere l’afonia propria dei drammi negati, quelli sui quali chi potrebbe farlo non teorizza, e agli altri, quelli come me, che per puro caso ci si sono trovati in mezzo con qualche strumento in più per opporre dissenso, non resta altro che raccontarli. Per questo, se dovessero chiedermi oggi qual è il genere letterario a cui avvicino Il mondo deve sapere, saprei rispondere con certezza che no, non è il romanzo. È l’esorcismo.

Le citazioni di questo post sono tratta dalla Postfazione del libro, acquistabile anche singolarmente.

Scritto il: 15 November 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Eroi (A volte ritornano)

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

Quella che Giorgio Faletti racconta in Tre atti e due tempi è la storia di un ex pugile, magazziniere in una squadra di calcio col figlio campioncino e idolo dei tifosi, che scopre una brutta storia di scommesse clandestine proprio quando si deve giocare la partita decisiva per la promozione in serie A.
Un romanzo breve, fuori dai generi in cui Faletti “prende a pugni l’ingiustizia “, come titola Mario Baudino su La Stampa:

La storia di un eroe malmostoso e solitario – che infatti risolve tutto da solo – con brutti ricordi alle spalle. Di un uomo giusto senza retorica, un duro che sa commuoversi senza farlo vedere.

Un eroe spaesato e disilluso, Nicolai Lilin. Il ritorno in patria dopo la fine del servizio militare, raccontato ne Il respiro del buio, è un ritorno che spiazza perché niente è uguale, perché è lui stesso ad essere cambiato.
Il lungo bildungsroman dello scrittore russo di origini siberiane inizia con Educazione siberiana, che ha al centro la vita di un adolescente Urka, e finisce con Il respiro del buio (che a detta di alcuni ha le stesse atmosfere de La tregua di Primo Levi) che è la cronaca di una disillusione.
Una fuga da un passato da dimenticare, il racconto di un dopoguerra privato e solitario. Lo stesso Lilin lo conferma:

Il respiro del buio è il testo che più mi rappresenta, perché fa emergere la parte della mia vita nella quale mi riconosco. Una storia di «formazione definitiva», la cronaca di un tempo che ha trasformato un soldato, un cecchino, un reduce, «un assassino», nell’uomo che oggi scrive questo libro.

Un ritorno (alle stampe) e una rinascita (in ebook) quella di Pier Paolo Pasolini. La divina Mimesis è una riscrittura della Commedia di Dante, intrapresa nel 1963 e pubblicata solo nel 1975, poco dopo la sua scomparsa.
Scrive Francesca Giannone su Finzioni Magazine:

L’Inferno di Pasolini è ovviamente il capitalismo, e i peccatori che incontra nel “viaggio ultraterreno” rappresentano tutto ciò che lo scrittore ha rifuggito in vita, come il conformismo, la volgarità, l’ambiguità, il servilismo, i valori borghesi…

E ci ricorda il motivo principale della nascita del libro:

Do alle stampe oggi queste pagine come un documento, ma anche per fare dispetto ai miei nemici: infatti, offrendo loro una ragione di più per disprezzarmi, offro loro una ragione di più per andare all’Inferno.

Un eroe. Vero.

Scritto il: 7 November 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Libia

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

É morto più o meno dove è nato e cresciuto, tra Sirte e Misurata, in maniera molto cruenta come ha passato la sua vita. Gheddafi non ha mai conosciuto vie di mezzo e anche la fine è di quelle che passano alla storia. Mi auguro soltanto che per la Libia il futuro sia migliore del passato.

Parola di Pino Scaccia, reporter di guerra del Tg1, che la Libia la conosce bene, così tanto da scrivere un interessante instant book: Shabab. La rivolta in Libia vista da vicino.
É stato un giovane rivoluzionario, “Il ragazzo con la pistola d’oro”, Ahmed Shabani, ad uccidere il colonnello. Perché è proprio la gioventù (in arabo Shabab) la protagonista delle rivolte che hanno scosso i Paesi Islamici di tutto il Mediterraneo, dall’Egitto alla Tunisia, dall’Algeria alla Libia. Rivoluzioni raccontate dal giornalista de La Stampa (inviato in Nordafrica e protagonista di un rapimento in Libia), Domenico Quirico.
In prima linea, Quirico ha seguito fin dall’inizio la rivoluzione araba, rivolta dopo rivolta ha registrato ogni nuova tappa del movimento, ha incontrato protagonisti e ha dato vita a Primavera Araba.
Il suo saggio, scrive La Stampa,

sulla base di un’accurata ricostruzione storica e di uno sguardo colto e curioso, ci offre il primo risultato di questo suo lungo viaggio nella nuova realtà che si va formando, come dice lui stesso, “dall’altra parte del mare”.

Una storia sofferta quella della Libia, come ci racconta GianAntonio Stella in Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino) attraverso la storia di Carmine Iorio, ripresa da il Sole24Ore:

Nell’estate del ’17, la Libia è una colonia italiana in continua rivolta. Una notte, a Bengasi, il soldato Carmine Iorio si allontana, ubriaco, dall’accampamento. L’indomani si sveglia legato ad un cammello, prigioniero dei libici. Condotto al patibolo, Carmine ha una sola possibilità di salvarsi: combattere al fianco dei ribelli. D’ora in poi, si chiamerà Yusuf el-Muslim e gli italiani saranno i suoi nemici. È attraverso la sua storia che Stella ci racconta alcune delle pagine più nere del nostro colonialismo.

Una buona ricostruzione storica degli ultimi cento anni di rapporti bilaterali tra Italia e Libia (dall’epoca coloniale al Fascismo sino agli sviluppi più recenti) quella di Petrolio, Cammelli e finanza.

Scrive in un’intervista all’autore il giornalista Fabrizio di Ernesto sulla rivista Strategos.

Un saggio che mette in luce i principali interessi economici, energetici e commerciali, che coinvolgono soprattutto l’ENI, all’interno di una ritrovata politica estera dell’Italia sul Mediterraneo che pare riproporre, pur in modalità diverse, la vecchia linea diplomatica adottata negli Anni Ottanta da Bettino Craxi.

È il reportage della Libia del massacro dal giorno 13 marzo al 1 aprile, quello di Libia anno zero. I giorni della rivolta di una popolazione contro un uomo che attacca il suo stesso popolo. Federica Rondino, su Cultumedia Magazine, scrive del libro di Stefano Liberti:

Cronache già pubblicate su “Il Manifesto”, ma che lette una dopo l’altra senza la pausa imposta dall’attesa del quotidiano del giorno dopo, lanciano ancor più la loro forza di immagini, odori e storie di una guerra senza respiri.
Giorni raccontati tra probabili cessate il fuoco – “Mentre lo dicono continuano a bombardare” dice Hussein Madami, un commerciante trentottenne – e attacchi a sorpresa. Tra cadaveri che fanno da manto al terreno e bozzoli esplosi dati come souvenir. “I fucili e i mitra diventano giocattoli”.
Pagine intense scritte con la mano del giornalista che non resta immobile a guardare  ma che si inoltra nelle viscere, che vuole conoscere, parlare con le persone che in questa guerra stanno perdendo tutto e dargli voce.

Scritto il: 24 October 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Paese

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

Quest’anno il Paese ospite della Buchmesse di Francoforte è l’Islanda.
Su TuttoLibri dello scorso sabato, l’autore islandese, Jón Kalman Stefánsson ci racconta la “sua” isola: dalle saghe che Borges amava al rapporto con l’Europa.

Siamo aperti agli stimoli, curiosi, ma allo stesso tempo abbiamo sempre attribuito molta importanza alla lingua, all’islandese. Senza, non saremmo una nazione. Per questo, almeno credo, abbiamo avuto scrittori così importanti, per via di questa combinazione: l’attenzione riservata alla lingua e la curiosità per la letteratura mondiale.

Amante di Pippi Calzelunghe (che vedrebbe bene in una delle tante saghe islandesi così “dannatamente impregnate di testosterone”) l’ex poeta Stefánsson sarà in giro nei padiglioni della Fiera per parlare del suo ultimo romanzo: Paradiso e Inferno, un caso di “sublime contemporaneo”, un romanzo epico e memorabile, come ha scritto Emanuele Trevi su Alias:

..scritto “all’antica” questo romanzo è un caso sublime contemporaneo in due tempi: nel primo (la tragedia) domina la furia di cielo e mare, poi al villaggio, tra gli interni della locanda, si consuma il rito di passaggio di una rivelazione.

“Una storia della nostra nazione”: così Sandra Bardotti su Wuz definisce La mia anima è ovunque tu sia, il primo romanzo di Aldo Cazzullo, una storia che ci ritrae nelle nostre contraddizioni, nell’impeto dei grandi amori, nella passione, nella desolazione della guerra.

Non è solo una storia partigiana che dalla guerra arriva ai nostri giorni, ma è anche un romanzo conciso ed efficace che individua le caratteristiche della nostra italianità, le ragioni profonde delle contraddizioni del nostro Paese e le radici che, 150 anni dopo, nonostante tutto, ci tengono ancora uniti.

Non c’è da stupirsi invece che anche nella “prima volta” di un altro saggista Enrico Deaglio, si respiri a pieni polmoni la storia del nostro Paese. Nelle innumerevoli storie della vita Zita, la protagonista che da il nome al primo romanzo di Deaglio, sono inserite dentro un contesto che ripercorre i cinquanta anni che separano il primo centenario dell’Unità d’Italia (nel 1961), pieno di speranze, alle celebrazione odierne.

Come scrive Miguel Gotor su La Repubblica:

Zita è la donna misteriosa che ciascuno di noi – proprio come Carlo – avrebbe voluto amare senza sapere dove, come e quando. Per questa sua perenne inattualità diventa la pungente metafora degli anni Settanta e questo libro il romanzo di una generazione che prova a fare i conti con quel decennio tormentato, perché la penna batte dove il dente duole.

Un interessante pamphlet sulle mutazioni dell’editoria italiana attuale, sul futuro del libro e sulle potenzialità del digitale è I ferri dell’editore, scritto dal fondatore e guida delle edizioni e/o, Sandro Ferri.
Su IlSole24Ore un estratto del libro (che è uscito in anteprima digitale): L’ebook non soppianterà gli editori.
#FerriEditore è l’hashtag per intervenire nella discussione, per commentare il libro e per parlare del futuro dell’editoria.

Scritto il: 10 October 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , , | 0 Commenti »

Inside the List #12

[Censura]

La scorsa settimana si è celebrata la ventinovesima edizione dei Banned Books Week, la “settimana dei libri censurati”. Nata nel 1982 su iniziativa dell’American Library Association, ha raccolto negli anni più di undicimila segnalazioni di libri censurati o, a vario titolo, boicottati. Non ci stupisce quindi trovare al primo posto nella classifica degli ebook più venduti nel mese di settembre su Bookrepublic un libro che ha come protagonista un manoscritto maledetto e misterioso, l’Uter Ventorum. Il mercante dei libri maledetti è il primo capitolo di una trilogia che ha fatto faville anche in Spagna, un thriller medioevale scritto da un bibliotecario e archeologo, Marcello Simoni, il cui protagonista è Ignazio da Toledo, mercante di reliquie di origine mozarabica dal passato oscuro. Al centro di tutto un antico libro e un tribunale segreto deciso a farlo sparire.

[Tribunale]

A svelarci l’esistenza di un altro tribunale, quello delle anime – meglio definito come “Penitenzieria” – che si occupa da otto secoli abbondanti dei segreti più sacri e protetti rivelati in confessione, è Donato Carrisi. Il suo thriller, in terza posizione, è una caccia a un killer trasformista che parte da Roma e tocca Praga e Città del Messico, Parigi e, addirittura, Chernobyl. Una storia del Male, quello che modifica la vita delle persone che hanno subito un violento lutto e infetta le loro esistenze e che cresce, fino a trasformarle in dispensatrici di morte.

[Internazionale]

Se nel libro di Carrisi le vicende partono da Roma per toccare alcune capitali europee, in quello di Barbara Bolzan il furto di alcune opere d’arte in Norvegia apre la pista a un mercato nero che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste. Requiem in re minore, pubblicato da Caputo edizioni (così come Dio ingannatore, in settima posizione) è un thriller ironico e avvincente che torna a far capolino, dopo mesi di silenzio, nella top ten del mese appena passato.

[Ingiustizia]

L’esordio del web press Affari Italiani come editore è più che positivo: Asa IV. Santa Rita: la clinica degli orrori, l’ebook che racconta la storia agghiacciante, frutto – come scrivono i giudici – di “insensibilità e spietatezza”, figlia dell’ansia di “riempire la sala operatoria”. Attraverso documenti inediti, testimonianze, intercettazioni e ricostruzioni della Procura, la coppia di giornalisti Morello e Mauri ricostruisce la storia di Pier Paolo Brega Massone, il cinico primario della clinica Santa Rita e regista di un sistema che prevedeva costose e inutili operazioni, fatte solo per incassare maggiori rimborsi dal Sistema Sanitario Nazionale.
Una novità che si piazza subito tra i più venduti di settembre in decima posizione, ex aequo con Licenziare i padreterni, il libro documento di un’altra coppia di giornalisti, Rizzo e Stella. Quattro anni dopo La Casta, gli autori che prima e più di tutti ne hanno denunciato gli sprechi, le ingordigie e le prepotenze, smascherano punto per punto i tradimenti delle promesse di sobrietà.

[Mente]

Al centro della classifica, le tre novità de I Libri del Festival della mente. La collana, diretta da Giulia Cogoli, raccoglie i volumi dei grandi nomi della scienza, delle arti, della filosofia che ogni anno, da otto ormai, si riuniscono a Sarzana. Al sesto posto, La vita della nostra mente, il saggio di Edoardo Boncinelli che spiega come si forma, matura e invecchia quella “cosa” che ci distingue da tutti gli altri animali: il cervello. Seguono Il seme dell’intolleranza (all’ottavo), di Adriano Prosperi, che racconta di come la religione offre la legittimazione all’esercizio del potere e La Bella e la Bestia (in nona posizione). Ludovica Lumer e Semir Zeki, due ricercatori in Neuroestetica all’University College of London, ci spiegano come l’opera d’arte, in particolare d’arte contemporanea, e il processo creativo diventano per lo scienziato il racconto esplicito e diretto delle esperienze percettive, emotive e comportamentali.

Scritto il: 3 October 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , , , , | 0 Commenti »

Voltiamo pagina?

Parlando della difficoltà di trovare un metodo per fare riferimento a una porzione specifica del testo abbiamo ricordato una caratteristica dei formati fluidi per gli ebook (come epub e mobi, per esempio): la pagina fissa scompare e il contenuto è in grado di adattarsi allo schermo su cui stiamo leggendo, a seconda delle dimensioni del carattere che abbiamo selezionato.

Torniamo sul tema delle pagine per ragionare sulle diverse possibilità per andare avanti nella lettura: sfogliare o scorrere? L’alternativa tra questi due metodi influenza l’esperienza di lettura e la percezione di entrambe varia a seconda del modo in cui il lettore si relaziona alle convenzioni.

Sfogliare: v. tr. [io sfòglio ecc]
1 voltare le pagine di una pubblicazione scorrendole in fretta; per estens., leggere qua e là, saltando le pagine: sfogliare un album; l’ho appena sfogliato, ma non mi pare un libro interessante

Dizionario Garzanti

Sfogliare è un’azione legata alle consuetudini della lettura su carta, la definizione appena citata mette l’accento sulla velocità con cui la si compie: sfogliare un libro non equivale certo a leggerlo. Ma quello che ci interessa considerare è il tipo di azione che facciamo sul testo, legata al supporto in cui si trova: voltiamo un foglio di carta che contiene una quantità di testo determinata dalle caratteristiche fisiche del libro per poter proseguire nella lettura.

Scorrere un testo è un’azione legata alle consuetudini del Web, almeno per ciò che riguarda le nostre generazioni. In inglese, scroll è il nome del rotolo di papiro, ma indica anche l’azione di spostare dall’alto verso il basso e viceversa il contenuto di una finestra su un monitor (testuale o no).

Queste diverse consuetudini legate al supporto su cui leggiamo si incontrano nell’esperienza di lettura in digitale. Alcuni software giocano sulle metafore del libro di carta, con un forte impatto sull’esperienza di lettura in digitale: è il caso di iBooks di Apple. Taglio delle pagine, animazione dello sfogliamento, piega del libro: tutto ci riporta alla confortevole abitudine del libro di carta.

In altri casi invece il lettore può scegliere il metodo che preferisce per avanzare nella lettura: tra i software che permettono di usare lo scroll c’è eReader, per esempio, ma non sono molti a proporre questa modalità. In genere è anche possibile far scorrere il testo automaticamente, impostando la velocità preferita.

Per il lettore la possibilità di scegliere l’una o l’altra esperienza di lettura è senz’altro un vantaggio, uno dei tanti offerti dalla lettura digitale. Esistono sostenitori dell’uno o dell’altro metodo ed è interessante vederne le opinoni per farsi un’idea più precisa.

Su designdare ne troviamo una raccolta a partire proprio dalla metafora del libro usata da iBooks: il flip, lo sfogliamento, ha una migliore usabilità, specie quando si tratta di orientarsi in un testo lungo e ricordare il punto in cui si era arrivati. In effetti anche nel Web, per la lettura di testi lunghi, la suddivisione in pagine è una soluzione molto diffusa: guardate il New Yorker o il New York Times.

Le consuetudini della lettura digitale, ancora molto giovane, sono probabilmente tutte da inventare e dipendono molto dal modo in cui è pensato il contenuto. Per letture in cui la linearità è dominante la questione non è tanto sfogliare o scorrere quanto ottenere un’usabilità ideale per le due alternative e lasciare al lettore la scelta.

BONUS

Books in the age of the iPad – Craig Mod

Take something as fundamental as pages, for example. The metaphor of flipping pages already feels boring and forced on the iPhone. I suspect it will feel even more so on the iPad. The flow of content no longer has to be chunked into ‘page’ sized bites. One simplistic reimagining of book layout would be to place chapters on the horizontal plane with content on a fluid vertical plane.

Scritto il: 21 September 2011 | da: | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: , , | 2 Commenti »

È la stampa, bellezza!

Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

“Enigmatico come Il nome della rosa. Avvincente come I pilastri della terra. Un esordio che rimarrà nella storia”. Così Newton Compton lancia quello che è già un best-seller digitale (secondo nella classifica dei più venduti su Bookrepublic e presente in quella delle altre librerie online): Il mercante dei libri maledetti. Un libro misterioso, un monaco assassinato, un enigma senza tempo alla scoperta di un manoscritto, Uter Ventorum, che è stato nascosto così bene da sembrare smarrito per sempre. Un libro che

è talmente perfetto nell’utilizzare elementi propri del thriller medioevale, giocando fra un’azione concitata e una credibile ricostruzione storica

dice Flavia Piccinni su Il Riformista.

Su Wuz invece compare la recensione (di Sandro Bardotti) di Antartide, l’ultimo romanzo di Laura Pugno, edito da minimum fax.

Una scrittura esistenziale sul filo di una suspense che procede elegante e imprevedibile verso il finale

Un giallo inconsueto, un romanzo sulla morte o sulla sua accettazione come evento naturale, scritto con uno stile perfetto e

una lingua inquieta per un libro inquieto

scrive Antonio Prudenzano su Affari Italiani.

Dell’ultimo romanzo di Philippe Djian ne ha parlato Gabriella Bosco su a La Stampa.it, l’ex maudit, autore di 37°2 al mattino (da cui è stato tratto il film Betty Blue), è stato ospite all’ultima edizione del festival Pordenonelegge. Vendette, uscito a ridosso dall’edizione francese, è una storia cruda che scava nelle colpe imperdonabili dei genitori. Il libro della maturità di Djian, erede francese della Beat generation, inviso alla critica, pornoromanziere, violentatore della sintassi.

Alcuni tratti inconfondibili rimangono: molto alcool, molte sigarette, molte sostanze (sono allo scritto, però), il gusto per il nero, per la disperazione, per l’eccesso. Il resto invece è cresciuto, parallelamente all’autore. Avendo letto vari suoi romanzi a distanza ravvicinata, salta agli occhi soprattutto un’evidenza: il Djian interessante, quello del dopo, ha scoperto una scrittura di flusso.

Scritto il: 20 September 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Que no se aguante, las cosas nunca son como son

Quella che segue è una nota su La ballata del re di denari di Yuri Herrera, scritta da un lettore di Bookrepublic Eugenio Santangelo.

Yuri Herrera (1970) è autore di due romanzi fondamentali per la letteratura latinoamericana contemporanea. Grazie a La Nuova Frontiera, i lettori italiani potranno leggerli entrambi, a partire da La ballata del re di denari (Trabajos del reino), appena uscito nella traduzione di Pino Cacucci. In tempi in cui il mercato editoriale spinge gli scrittori verso una bulimia e un’iper-produzione che indebolisce (e a volte annichilisce) lo spirito critico anche degli autori più promettenti, Herrera fa propria un’etica della scrittura tanto rara, quanto preziosa per la riflessione letteraria attuale. A distanza di cinque anni l’uno dall’altro, pubblica due testi brevi, che per concentrazione narrativa, cura strutturale, concettuale e linguistica, denotano un lucidissimo progetto di scrittura e una profonda riflessione sulle contraddizioni del mondo contemporaneo, sulle possibilità di raccontarlo partendo dal ripensamento delle sue frontiere: il confine, in questo caso quello tra Messico e Stati Uniti, come punto di osservazione privilegiato delle relazioni tra arte e potere, linguaggio e violenza, territorio e sfaldamento delle identità.
In un paese, il Messico, in cui queste contraddizioni sembrano radicalizzarsi a tal punto da rasentare l’indistinzione, l’indiscernibilità degli attori in gioco, e in cui il linguaggio che veicola l’orrore quotidiano sembra perdere, se possibile, ogni giorno un grado di senso in più – a causa della sua sovraesposizione, il bombardamento e la sua conseguente svalutazione, – Herrera cerca, per prima cosa, di riappropriarsi della parola, di rivalutarla, ricrearla, riempirla di significato a partire dalla distorsione che essa subisce nell’uso orale, lì dove la lingua continua ad essere viva, mutevole, creativa. In America Latina, nonostante la pervasività dei linguaggi mediatici e gli appiattimenti e svuotamenti che li caratterizzano, la cultura orale conserva ancora un ruolo centrale nella rielaborazione dei fenomeni e degli eventi drammatici che scuotono la società. L’oralità messicana, espressione di una cultura proteiforme ed eterogenea, è fonte di un continuo riassestamento della parola, di una continua creatività, troppe volte costretta a tentare nuove definizioni per nuove, inimmaginabili forme d’orrore.

Uno dei grandi obiettivi e meriti de La ballata del re di denari è la costruzione di un mondo finzionale e narrativo estremamente stilizzato, in cui il vero protagonista è la capacità d’ibridazione della parola. La trama ha i sui prevedibili principio, svolgimento e fine. Ha personaggi-funzione come in una fiaba allegorica. Una Corte, un Re e una Strega. Un Traditore, un complotto e una catastrofe. Un triste lieto fine che riporta tutto al punto di partenza. Le parole chiave sono: ripetizione e perpetuazione. Il tutto, però, visto dalla prospettiva straniante di un cantante di corridos, che dell’oralità fa la sua possibilità di sopravvivenza, il filtro con cui porre ordine, e allo stesso tempo comprendere e ricreare i fili di una realtà in decomposizione.
Il corrido è un fenomeno tanto affascinante – per la sua vicinanza con il processo dei poemi epici – quanto sinistro – per ciò che, nella forma del narcocorrido, manifesta in maniera brutalmente diretta ed esplicitamente dichiarata: il potere di pervasione pressoché totale e totalizzante che la criminalità organizzata esercita su una parte della società messicana. I compositori di questo genere di ballate sono messi in grado di scrivere e registrare quasi in presa diretta le gesta dei narcotrafficanti. Il giorno dopo la cattura o la morte di un capo del narco, nelle strade (o in rete) iniziano a circolare corridos che ne cantano la resa, che ne esaltano le imprese eroiche, che ribadiscono la fedeltà della Corte degli affiliati, così come la sommissione delle Istituzioni corrotte dello “Stato”. Read the rest of this entry »

Scritto il: 12 September 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »