Dolce, amara democrazia
Comanda chi conosce più parole. (…) La democrazia esige una certa uguaglianza, per così dire, nella distribuzione delle parole. (…) Con il numero, la qualità delle parole. (…) Le parole, poi, devono rispettare il concetto, non lo devono corrompere.
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Viviamo in una società dove tutto è in vendita, democrazia compresa.
Il governo di molti per funzionare ha bisogno della guida di pochi, ma l’élite tende a trasformarsi in oligarchia, cristallizzandosi. La democrazia non è quindi altro che “competizione tra élites per la conquista del mercato dei voti” (Joseph Alois Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia, ETAS, Milano 2001).
La portata universale assunta dalla parola “democrazia” ha come presupposto proprio la sua insignificanza. La democrazia è ideologia.
Le parole della politica sono ambigue (…) perché sono parole del potere e per il potere, sono cioè parole strumentali. Questa ambiguità si constata facilmente proprio con riguardo alla democrazia quando la si definisce, normalmente con aggettivi qualificativi, non come governo del popolo ma come governo per il popolo. (…) In questo semplice scambio di preposizioni sta la capacità mimetica della parola “democrazia”.
Quella capacità mimetica che consente al regime sovietico di definire democratico “tutto ciò che serve agli interessi del popolo” e a quello fascista di autodefinirsi “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria” al servizio della nazione.
In realtà la democrazia è massificazione, mediocrità, edonismo, materialismo, arbitrio e violenza del numero senza qualità.
La Ciropedia di Senofonte era l’etica per il re di Persia; Il Principe di Machiavelli, l’etica del despota rinascimentale; La Politica estratta dalle proprie parole della Sacra Scrittura di Jacques Bénigne Bossuet, l’etica del sovrano delle monarchie assolute. Invece, per la democrazia, sembra che non esista un problema analogo; che i cittadini, una volta diventati tali, da schiavi e sudditi che erano un tempo, siano per natura portati ad essere buoni sovrani di se stessi. Non è affatto così, come sappiamo dalla storia delle democrazie che si sono suicidate democraticamente, cioè attraverso le proprie stesse mani.
La democrazia è un’illusione per cui non vale la pena lottare.
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Contro questi argomenti sono illuminanti le parole di Giorgio Napolitano e di Gustavo Zagrebelsky raccolte nell’ebook di Codice Edizioni L’esercizio della democrazia, oggi disponibile a soli 3€ se acquistato insieme a I Viceré di Federico De Roberto, grazie al bookpack in collaborazione con l’Unità.
Lezioni dall’altissimo profilo istituzionale e giuridico, che vanno dritte al cuore agrodolce di una creatura – con le parole di Gherardo Colombo – “imperfetta, esigente, fragile” come la democrazia, di cui si analizzano le contraddizioni storiche e teoretiche e di cui, al contempo, si denuncia la capitale importanza. Due contributi oggi più che mai irrinunciabili.
«Per consolidare, far vivere e crescere la democrazia in Italia, e in un mondo in così impetuosa trasformazione, bisogna non solo “presidiare” la Costituzione, tutelare e riaffermare i principi e i diritti che essa ha sancito alla luce di dure lezioni della storia; bisogna di continuo calarla nel divenire della società italiana e anche della società internazionale.»
(Lezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano)
«La democrazia in cui viviamo è come l’aria che respiriamo. Non ci si fa caso fino a quando viene a mancare o diventa tossica.»
(Lezione del Presidente di Biennale Democrazia Gustavo Zagrebelsky)
Tutte le citazioni di questo post sono tratte da L’esercizio della democrazia, disponibile in vendita anche singolarmente.
