Lista dei difetti degli ereader (per consumatori, editor, editori e designer perspicaci)
Traduzione dall’originale
The ereader incompetence checklist (for discerning consumers, editors, publishers and designers)
di Craig Mod, craigmod.com, Ottobre 2010
Non faccio che ripetere la stessa conversazione. Comincia con:
“Non ti piace l’app di Wired per iPad? Perché? È così [aggettivo positivo].”
“Be’, per dirne una: non è neppure testo…”
“Ma è proprio uguale alla rivista di carta!”
Arrivati a questo punto parto con il mio monologo sugli artefatti, il testo digitale e su cosa dovremmo aspettarci dalle nostre esperienze di lettura digitale.
La battuta finale è questa: la maggior parte delle nostre esperienze di lettura sono decisamente brutte. E molti di noi non se ne accorgono.
L’iPad è ancora un bambino – ha appena sei mesi! – per cui ci troviamo chiaramente ancora in una fase di sviluppo e sperimentazione. Ma ho la sensazione che molti lettori, autori, editor ed editori non siano pienamente in grado di valutare la loro esperienza di lettura digitale. Mi piace sempre dare un seguito online ai miei discorsi, quindi considerate questo come il seguito di quello che avrei fatto se ci fossimo incontrati di persona.
Per poter valutare qualcosa ci serve un titolo. Dei criteri. Degli standard. Dei parametri. Degli obiettivi. Vediamo di stabilirli insieme. (Vi prego, aggiungete i vostri nei commenti).
Dal mio punto di vista, la prima domanda che mi pongo provando un nuovo software di lettura è: l’esperienza è “migliore” di quella che avrei su un browser?
Con la frenesia dell’inventare nuovi “contenitori” per leggere sui tablet, sembra che abbiamo dimenticato che i browser sono maledettamente adatti per il testo. Grazie all’accessibilità e agli sforzi compiuti per la standardizzazione, sono diventati degli efficaci motori di rendering1. E la tipografia migliora ogni istante di più2. Leggere una pagina web su un tablet potrà non essere perfetto, ma converrete che risponde alla maggior parte dei nostri obiettivi sull’esperienza di lettura digitale e dei criteri di accessibilità.
Il che ci porta a una domanda scontata: se la maggior parte dei software di lettura non offre una migliore esperienza su del semplice HTML e CSS, perché così tanti editori stanno reinventando la ruota3?
La lista dei difetti:
Prendi il tuo iPad, apri la prima applicazione per leggere libri, riviste o contenuti in genere che ti capita sotto mano e rispondi alle seguenti domande:
- Sto leggendo del testo? Se il testo nel tuo ereader non è testo ma al contrario un’immagine (.jpeg, .png, etc) allora, per la miseria, il tuo ereader ha un difetto.
Tutto il resto si sviluppa a partire da qui.
- Il mio ereader rende il testo meno accessibile per chi ha problemi di vista? Se è così, mi dispiace amico, il tuo software ha un difetto (ed è una testa di cazzo).
- Puoi copiare il testo? Se non puoi, il tuo software ha un difetto.
- Puoi ridimensionare il testo? No? Difetto. (Vedi alla voce “accessibilità”).
- Hai una pubblicazione ricca di testo come “The New Yorker”? Ogni singolo numero della tua rivista è inutilmente pesante (500mb e oltre al mese)4? Difetto e sciatteria5.
- L’esportazione in PDF del tuo contenuto porta a un’esperienza di lettura sostanzialmente simile a quella del tuo ereader? Un PDF probabilmente sarebbe addirittura meglio (zoom, ricercabilità, vero testo)? Allora il tuo ereader è afflitto da confusione oltre che avere un difetto.
- E, ancora una volta, la lettura di quel contenuto in un browser, con dei buoni margini e dimensioni di carattere appropriate, sarebbe un’esperienza migliore, più accessibile, più dinamica? Se è così, perché quel contenuto non è distribuito in quel modo?
In più, penso che il parametro successivo diventerà progressivamente sempre più importante nella nostra esperienza di lettura:
- Esiste un modo in cui puoi fare facilmente riferimento al tuo contenuto all’interno del tuo ereader (URL, etc)?
Molti di questi parametri sono relativi all’accessibilità. Trovo terribile i più blasonati ereader (come le app di Wired / New Yorker / Time magazine) facciano a meno dell’accessibilità propria del testo digitale. Certo, questa è una fase di transizione, ma perché non partire subito con il piede giusto? Il testo digitale non è lo stesso artefatto del testo stampato. Non trattiamolo allo stesso modo.
Finché questi aspetti non miglioreranno, continuerò a leggere quei favolosi lunghi articoli del New Yorker via Instapaper6, grazie.
Cosa cercate voi in un ereader?
3 Prima che mi facciate venire il mal di testa ricordate che sto semplicemente suggerendo che i sistemi di lettura potrebbero basarsi su piattaforme aperte come webkit. Che non è la stessa cosa di dire che tutte le esperienze di lettura si debbano svolgere su una pagina web. Anziché avviare il vostro esclusivo motore di rendering – che tenderà a somigliare a un visualizzatore per PDF monco o a qualcosa di fatto con Adobe Director – costruite qualcosa a partire da quanto di meglio è già in circolazione. Tutto quel lavoraccio è stato già fatto da qualcun altro! E a voi non resta che impacchettare e vendere i prodotti finiti. Enhanced Editions è un esempio perfetto di ereader che si comporta in questo modo.
4 Condé Nast’s iPad Apps Are Too Portly. Blame Adobe. — Peter Kafka, 28 Settembre 2010
5 Il testo digitale è *leggero*. Altamente comprimibile. In altre parole: trasferibile. Molto più di video, audio o immagini. La maggior parte dei consumatori preferirebbero avere supplementi video anche piuttosto pesanti in streaming dalla rete piuttosto che vedere lo spazio sui propri device divorato. (E per 5$ a numero, speriamo che quel costo riguardi qualcosa di più dello spazio di pochi video allegati.)
6 Instapaper è probabilmente la mia esperienza di lettura digitale preferita. Layout semplice, pulito. Basato su HTML, margini e corpo del testo adattabili. Tutto il contenuto basato su pagine web che puoi linkare! È fantastico e un grande obiettivo a cui gli altri ereader dovrebbero aspirare.
(Traduzione di Letizia Sechi)
