Per una globalizzazione dei diritti: storie di un Paese in gabbia
Questo libro racconta la lunga lotta di un popolo per la libertà e la democrazia. Una lotta che si fonda sulla non violenza e sulla resistenza pacifica, figlie di una cultura buddista e dell’esperienza di altri grandi personalità della storia recente, da Gandhi a Nelson Mandela alle lotte per la democrazia nei Paesi dell’Europa dell’Est.
(dalla Prefazione a Il pavone e i generali, scritta da Savino Pezzotta e Walter Veltroni)
Il libro in causa è Il pavone e i generali. Birmania: storie di un paese in gabbia, un libro di Cecilia Brighi che racconta le vicende del popolo birmano dalla liberazione dal dominio britannico ad oggi. Un oggi di cui fuori dalla Birmania raramente si parla, un oggi contro cui in Birmania si lotta con determinazione attraverso un costante lavoro di sensibilizzazione e resistenza.
L’ignoranza dei molti è ciò che permette a un feroce regime militare di governare da oltre quarant’anni all’insegna dell’ingiustizia e dell’oppressione.
La determinazione di quei pochi che riescono a far sentire la voce della Birmania in tutto il mondo è così sempre più preziosa. Innanzitutto, quella di Aung San Suu Kyi.
La sua tenace, ma «tranquilla» opposizione, è stata e rimane la testimonianza più forte della possibilità di esprimere, anche sotto la più brutale repressione, una profonda coerenza tra i valori per i quali lottare, libertà e democrazia, e i mezzi con i quali battersi. (…)
Una donna che, nonostante le prevaricazioni, le carneficine perpetrate nel corso degli anni nei confronti degli oppositori, ha saputo mantenere intatta la scelta della non violenza, della ricerca del dialogo e della mediazione, tenendo alto il rispetto di sé e del suo popolo.
(Ibidem)
Aung San Suu Kyi è il modello da seguire per le centinaia di migliaia di birmani delle diverse etnie che ogni giorno si battono per la democrazia.
Aung San Suu Kyi è il modello da seguire per i rappresentanti della resistenza democratica, per i dirigenti sindacali, per il movimento degli studenti e per gli esponenti politici delle cui esperienze di vita ci parla Cecilia Brighi.
L’autrice – una sindacalista che da anni si occupa, per conto del Dipartimento Internazionale della CISL, della promozione dei diritti umani e del lavoro, soprattutto in Asia – ha saputo cogliere così in profondità la dimensione di vita di questi episodi, da rendere i suoi protagonisti tanto più reali quanto più è spietato e inaccettabile un regime capace di negare a un popolo il diritto di sognare e di realizzare la propria vita senza paura e senza il peso di costanti minacce, intimidazioni, stupri, arresti, torture.
(Ibidem)
Nonostante la devastante gravità della questione, Cecilia Brighi riesce a costruire una narrazione leggera e facilmente fruibile nello smascherare l’ipocrisia della politica internazionale – che preferisce chiudere gli occhi, delle imprese commerciali – che fanno affari con la giunta militare, e dei Paesi vicini – che temono un effetto domino nel caso si debba scoperchiare il vaso di Pandora birmano.
Il movimento per la democrazia e la giustizia sociale in Birmania, a cui rende omaggio Il pavone e i generali, è stato definito da Savino Pezzotta e Walter Veltroni – primi firmatari in Italia dell’appello internazionale di Monsignor Desmond Tutu e Vacklav Havel, perché la questione birmana venga messa con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – “il modo migliore per partecipare alla definizione di una globalizzazione non solo delle merci e di mercati, ma anche dei diritti delle persone e dei popoli”.
Il Pavone e i generali è oggi disponibile a soli 3€ grazie al bookpack in collaborazione con l’Unità, che comprende anche Cuore di tenebra di Joseph Conrad.
