Editoria, business da ingegneri

Interessante l’intervista a Victoria Barnsley, UK e International CEO di Harper Collins. “Non possiamo più continuare a pensare a noi stessi come editori di libri”, ma piuttosto come “producers di contenuti multimediali”. Passato e futuro: un futuro che dovrebbe essere già presente, vista la velocità del cambiamento.

Ma un futuro anche un po’ incerto, perchè le strade possibili sono molte e per niente confortevoli; il passaggio da editori a producers non è banale e magari non è neanche l’unica trasformazione necessaria. Penso, ad esempio, alle opportunità che gli editori avrebbero nel vendere direttamente ai loro clienti finali, oppure a un forte presidio dei canali distributivi globali esistenti.

Non so quale direzione gli editori debbano prendere, ma una certezza ce l’ho: la permanente distanza degli editori dalla tecnologia è un handicap che cresce. Eppure, in tempi in cui si discute di cosa dovrebbero fare gli editori per continuare ad essere indispensabili agli autori, la conoscenza delle tecnologie esistenti per l’industria editoriale, la loro evoluzione, le tendenze in atto sono oggi almeno importanti quanto saper scegliere un buon autore o fare, attraverso l’editing e il publishing, di un buon libro un libro di successo. Quest’ultimo mestiere, questa prerogativa assoluta degli editori (almeno fino a ieri) è di giorno in giorno un mestiere più tecnologico, che richiede conoscenze, competenze e network specifici.

Negli ultimi anni le società che nel mondo producono tecnologia per l’industria editoriale si sono moltiplicate a ritmo esponenziale e la crescita è ancora potentemente in atto. Non ho dati certi, ma penso proprio di non sbagliare se affermo che nascono molte più aziende di questo tipo che case editrici. Bolla? Durerà? L’ebook è ancora marginale e chissà quando smetterà di esserlo?

Oppure il crescente peso della tecnologia è parte (fondamentale) del cambio strutturale della nostra industria? E se è così che cosa devono fare gli editori? Probabilmente acquisizioni, partnership, aggiunta di competenze interne, adozione di tecnologie, formazione sul campo. In ogni caso, non credo che stare distanti dalla tecnologia (perchè è affare di altri, in alcuni casi molto più grandi e forti) sia una scelta vincente; che basare la propria strategia nell’affermazione della propria identità di produttori di contenuti sia il meglio che si possa fare. Eppure, soprattutto in Italia, è quanto ancora va per la maggiore.

Dopo l’ultimo IfBookThen, ho discusso animatamente questo tema con Peter Brantley. Nella West Coast americana (dove lui vive e lavora) l’industria editoriale è in espansione ed è a grandissima prevalenza di ingegneri e sviluppatori (tra l’altro, se qualcuno può e è interessato, a Books In Browsers 2012 verrà discussa nei dettagli questa prospettiva); e se diamo uno sguardo a Berlino la tendenza è quella.

“Publishing is no more content driven; it’s technology driven”. La solita affermazione da impallinati. O forse no.

Scritto il: 27 August 2012 | da: | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Books in Browsers 2010

bookrepublic bib10

Potrei iniziare a raccontarvi com’è andato Books in Browsers dicendovi che si è svolto il 20 e il 21 ottobre a San Francisco, all’Internet Archive, che lo ha organizzato con la sponsorizzazione di O’Reilly Media, ma sarebbe come raccontarvi di un evento qualunque. Potrei dire tantissime cose su Books in Browsers, ma di certo quello che non dirò sarà che stato un evento come altri.

Un centinaio di partecipanti (ecco la lista su Twitter) a rappresentare altrettante realtà legate a editoria, biblioteche, università, tecnologia, Web, sviluppo di applicazioni, riuniti a discutere e confrontarsi su temi legati alla lettura digitale e su quanto stia modificando il nostro modo di avere a che fare con i contenuti su tutti i livelli, dalla reading experience alla privacy, dall’accessibilità alle nuove forme di espressione favorite dalle dinamiche comunicative della Rete.

Le parole “confronto” e “condivisione” non sono state retorica ma parte integrante dell’evento. Una formula fortunata e osservata con entusiasmo dai partecipanti: tre brevi interventi, tre domande per ciascuno, una pausa in cui scambiare opinioni su quanto appena ascoltato, ecco un’ottima scansione dei tempi per permettere la condivisione di idee ed esperienze tra i partecipanti. Facilissimo scambiare almeno due parole con tutti: nessun altra conferenza di pari qualità e livello permette questo con la stessa semplicità.

Perché Books in Browsers? Per almeno due motivi.

Il primo è tecnologico: l’epub, lo standard per gli ebook – e ai partecipanti di Books in Browsers, sia ben chiaro, piacciono gli standard opensource – è “il Web in una scatola” (per dirla con Waldo, trovate qui la sua presentazione). E i browser sono gli strumenti maturi tramite cui interagiamo con il Web, di conseguenza potrebbero fare lo stesso anche con gli epub.

Il secondo è più generale e parte da un presupposto semplice: i libri di carta sono efficacissimi per fissare e riprodurre i contenuti. Gli ebook regalano una maggiore portabilità e diverse possibilità di diffusione: diverse dalla carta, ovviamente, ma molto varie all’interno del mondo digitale. Permettono una diversa vita dei contenuti, che con gli strumenti adeguati possono essere commentati, discussi e condivisi in tempo reale, worldwide.

I browser sono degli strumenti efficaci per questo tipo di attività. Significa forse che devono diventare l’unica maniera tramite cui accedere agli ebook? Certamente no. Significa però che nel progettare software e dispositivi di lettura dovremmo partire da qualcosa di maturo e funzionale e realizzare dei sistemi in grado di permettere una lettura veramente flessibile e in grado di adattarsi alle necessità e preferenze del lettore.

Significa creare strumenti che non replichino delle casseforti, dalle quali è difficile entrare e uscire: vuol dire lavorare con gli standard, creare strumenti che parlino una lingua comune e non inventare per ogni sistema una lingua diversa.

Significa costruire un universo in cui ciascuno possa scegliere il sistema che più gli è congeniale perché alla base troverà la lingua comune che gli permetterà di spostarsi con semplicità da un sistema all’altro, adattandolo alle sue esigenze.

Books in Browsers non poteva non essere un momento prolifico di condivisione: era la natura stessa dell’evento e dei suoi contenuti.

Se vi siete persi il flusso della comunicazione real-time potete recuperarlo con l’hashtag #bib10.

Scritto il: 28 October 2010 | da: | Categorie: Scenari | Tags: , , , , , , , | 2 Commenti »