Francis Scott Fitzgerald secondo minimum fax

Avete visto l’ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris?

Non è un caso che sia ambientato nella città più romantica d’Europa, se crediamo alla definizione di romanticismo di Amory Blaine, protagonista di Di qua dal paradiso, il romanzo d’esordio del ventitreenne Francis Scott Fitzgerald:


«Una persona sentimentale pensa che le cose dureranno, una persona romantica spera disperatamente che non durino.»

Crogiolarsi nel dolore della perdita celebrando un passato glorioso è esattamente quello che fa Gil Pender, protagonista del film di Woody, che – come Amory Blaine – alla sensazione preferisce sempre il ricordo della sensazione, quindi la sua ricostruzione. Chissà, forse è anche per questo che Francis Scott Fitzgerald in persona, insieme a un tourbillon di altri importanti autori della narrativa americana, è uno dei protagonisti di Midnight in Paris, come sempre in coppia con la sua mitica più che storica compagna, Zelda Sayre.

Scott e Zelda si sposarono nella cattedrale di St. Patrick di New York pochi giorni dopo l’uscita di Di qua dal paradiso, il 26 marzo 1920. Il pay-off della campagna di lancio del libro era:

«Un libro sulle flapper, scritto per i filosofi»

Minigonne, insomma, ma osservate dagli intellettuali. Il libro fu un grande successo di pubblico, ma, curiosità, era pieno di refusi: «Dei romanzi di merito, il più scorretto mai pubblicato», secondo Edmund Wilson.

Due anni dopo, alla seconda opera di Fitzgerald spetta una promozione altrettanto curiosa. È Zelda la prima a recensire il libro, affermando che

«Il giallo acceso della copertina sta benissimo con un abito blu o hènna, il formato lo rende invece adatto alla lettura nella lobby di un hotel, in attesa dell’appuntamento per il pranzo.»

Nessun blurb avrebbe potuto esprimere meglio lo spirito di Belli e Dannati: frivolezza e “abuso” della cultura sono le caratteristiche che più chiaramente emergono della coppia Anthony Patch e Gloria Gilbert, protagonisti del romanzo, così come della coppia Scott e Zelda.
Grazie al cinema, il lussuoso e spericolato stile di vita dei personaggi poteva essere sognato anche da chi non poteva permetterselo, e così Fitzgerald diventa il cantore di una nuova cultura giovanile riconosciuto da una moltitudine di lettori.

Ma non si può certo dire che fosse un mondo in cui si riconosceva appieno:

«È quello che sono sempre stato: un ragazzo povero in una città ricca, un ragazzo povero in una scuola per ricchi, un giovanotto povero in un club di studenti ricchi, a Princeton.
Non sono mai riuscito a perdonare ai ricchi il fatto d’essere ricchi, rabbuiando così la mia vita e tutte le mie opere.»

Questo genere di sentimento, già latente nelle opere precedenti, diviene pienamente consapevole in quello che è da tutti riconosciuto come il capolavoro assoluto di Fitzgerald: Il grande Gatsby.
Con il giudizio di T.S. Eliot («Mi pare rappresenti il primo passo avanti per la narrativa americana dai tempi di Henry James»), inizia a delinearsi uno scenario in cui al libro spetta un posto nella storia della narrativa anglosassone. Ma quando Fitzgerald morì, nel 1940, Gatsby aveva venduto poco più di 25.000 copie: “non seppe mai dell’impatto decisivo che Gatsby avrebbe avuto su Raymond Chandler, Jack Kerouac, Joan Didion, Murakami Haruki e su tanti altri anonimi lettori”, come ci ricorda Sara Antonelli, autrice della Prefazione al libro.

***

L’opera di Fitzgerald ha visto nuova luce nella sua versione italiana grazie a minimum fax, che ne ha affidato la traduzione delle opere a un gruppo di scrittori d’eccezione: Di qua dal paradiso è stato tradotto da Veronica Raimo, Belli e dannati da Francesco Pacifico, Il grande Gatbsy da Tommaso Pincio. Non solo, i libri (e ovviamente gli ebook) in questa edizione contengono apparati di qualità curati con attenzione da firme autorevoli, che approfondiscono molti dei temi e degli aneddoti di cui ha trattato questo post.

Puoi leggere tutto questo, insieme ai consigli di scrittura di Fitzgerald raccolti in Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato, in un unico bookpack a soli 16,90€ invece di 23,60€.

Scritto il: 18 January 2012 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Dolce, amara democrazia

Comanda chi conosce più parole. (…) La democrazia esige una certa uguaglianza, per così dire, nella distribuzione delle parole. (…) Con il numero, la qualità delle parole. (…) Le parole, poi, devono rispettare il concetto, non lo devono corrompere.

***

Viviamo in una società dove tutto è in vendita, democrazia compresa.
Il governo di molti per funzionare ha bisogno della guida di pochi, ma l’élite tende a trasformarsi in oligarchia, cristallizzandosi. La democrazia non è quindi altro che “competizione tra élites per la conquista del mercato dei voti” (Joseph Alois Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia, ETAS, Milano 2001).
La portata universale assunta dalla parola “democrazia” ha come presupposto proprio la sua insignificanza. La democrazia è ideologia.

Le parole della politica sono ambigue (…) perché sono parole del potere e per il potere, sono cioè parole strumentali. Questa ambiguità si constata facilmente proprio con riguardo alla democrazia quando la si definisce, normalmente con aggettivi qualificativi, non come governo del popolo ma come governo per il popolo. (…) In questo semplice scambio di preposizioni sta la capacità mimetica della parola “democrazia”.

Quella capacità mimetica che consente al regime sovietico di definire democratico “tutto ciò che serve agli interessi del popolo” e a quello fascista di autodefinirsi “democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria” al servizio della nazione.

In realtà la democrazia è massificazione, mediocrità, edonismo, materialismo, arbitrio e violenza del numero senza qualità.

La Ciropedia di Senofonte era l’etica per il re di Persia; Il Principe di Machiavelli, l’etica del despota rinascimentale; La Politica estratta dalle proprie parole della Sacra Scrittura di Jacques Bénigne Bossuet, l’etica del sovrano delle monarchie assolute. Invece, per la democrazia, sembra che non esista un problema analogo; che i cittadini, una volta diventati tali, da schiavi e sudditi che erano un tempo, siano per natura portati ad essere buoni sovrani di se stessi. Non è affatto così, come sappiamo dalla storia delle democrazie che si sono suicidate democraticamente, cioè attraverso le proprie stesse mani.

La democrazia è un’illusione per cui non vale la pena lottare.

***

Contro questi argomenti sono illuminanti le parole di Giorgio Napolitano e di Gustavo Zagrebelsky raccolte nell’ebook di Codice Edizioni L’esercizio della democrazia, oggi disponibile a soli 3€ se acquistato insieme a I Viceré di Federico De Roberto, grazie al bookpack in collaborazione con l’Unità.

Lezioni dall’altissimo profilo istituzionale e giuridico, che vanno dritte al cuore agrodolce di una creatura – con le parole di Gherardo Colombo – “imperfetta, esigente, fragile” come la democrazia, di cui si analizzano le contraddizioni storiche e teoretiche e di cui, al contempo, si denuncia la capitale importanza. Due contributi oggi più che mai irrinunciabili.

«Per consolidare, far vivere e crescere la democrazia in Italia, e in un mondo in così impetuosa trasformazione, bisogna non solo “presidiare” la Costituzione, tutelare e riaffermare i principi e i diritti che essa ha sancito alla luce di dure lezioni della storia; bisogna di continuo calarla nel divenire della società italiana e anche della società internazionale.»
(Lezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano)

«La democrazia in cui viviamo è come l’aria che respiriamo. Non ci si fa caso fino a quando viene a mancare o diventa tossica.»
(Lezione del Presidente di Biennale Democrazia Gustavo Zagrebelsky)

Tutte le citazioni di questo post sono tratte da L’esercizio della democrazia, disponibile in vendita anche singolarmente.

Scritto il: 17 November 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Un romanzo? No, un esorcismo.

Michela Murgia non ride quando rilegge Il mondo deve sapere. E non perché averlo scritto o conoscerlo a memoria svilisce l’effetto comico di ritratti esilaranti come quello della capotelefonista (“per convenzione la chiameremo Hermann”) o della psicologa del lavoro (“che convenzionalmente chiameremo Sigmund”).

Michela Murgia non ride perché quello che per il lettore è innanzitutto una spassosissimo e irriverente romanzo breve, per lei è nato come un blog dove sfogare le proprie frustrazioni e ricercare in rete il calore umano completamente assente sul luogo di lavoro:

Oggi posso dire che l’iniziale e condivisa scelta editoriale di non porre l’accento sull’origine della storia fu un errore di prospettiva, dettato anche dal desiderio di aggirare lo snobismo che in Italia circonda da sempre i testi nati in rete. Occorre riconoscere che la natura del mezzo era stata fondamentale perché il blog, con la sua orizzontalità, era lo strumento perfetto per esprimere dinamiche comunitarie, se così si può definire il processo di interscambio costante che si innesca tra i commentatori abituali di uno spazio di quel tipo. Il libro non poteva conservare questa dimensione, ma in origine quell’aspetto era stato determinante, e aveva sostituito a suo modo proprio la rete di relazioni che era del tutto assente nell’altro piano, quello oggetto di narrazione. Scegliere di aprire un blog per una come me, che prima di essere assunta in Kirby non ne aveva mai avuto uno, significava solo una cosa: signore e signori, qualunque cosa mi succeda qui dentro non riguarda solo la mia consapevolezza, ma deve essere condiviso. Con chi e come non lo so ancora, ma di una cosa sono certa da subito: questo non è un affare privato.

La dimensione comunitaria dell’esperienza di Michela è stata immediatamente colta dal suo editore, ISBN, che ha scorto nelle vicende del call center di Il mondo deve sapere non soltanto uno sfogo personale, ma il riflesso di una condizione sociale nazionale. Del resto molti lavoratori precari sono singolarmente convinti che il problema sia tutto “nella propria personale incapacità di essere flessibile a richiesta”.

Mai intuizione fu più azzeccata, e solo qualche settimana dopo la pubblicazione del libro, come racconta Michela,

cominciai a capire la portata della pentola che mio malgrado avevo contribuito a scoperchiare, insieme a tutti gli altri che in quel momento si ritrovavano a scrivere di storie precarie. Quel momento fu anche il punto della vicenda in cui la popolarità del libro iniziò a presentarmi il conto, sotto forma di una richiesta di assunzione di responsabilità che di primo acchito non ero per niente sicura di volermi prendere.

Eppure, è grazie alla sua denuncia se per i media e per noi tutti il call center è divenuto il luogo simbolo della condizione precaria in Italia, la metafora di un modello sociale in cui “la vita delle persone è accessoria alla produzione”.
Dal romanzo è stato tratto anche il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, che – spiega l’autrice – scelse consapevolmente di cambiare il registro crudo, “sostituendo alla ferocia originale del testo una malinconia amara e buffa, molto più adatta a tradurre le vicende de Il mondo deve sapere in una storia vicina allo spirito italiano della colta commedia corale.”

A quella ferocia originale possiamo ritornare oggi, anche grazie all’effetto collaterale del bookpack in collaborazione con L’Unità, che ci permette di acquistare l’ebook di Michela insieme a La coscienza di Zeno di Italo Svevo a soli 3€.

Fuori da ogni prospettiva letteraria, avere scritto la storia di Camilla resta un atto necessario per infrangere l’afonia propria dei drammi negati, quelli sui quali chi potrebbe farlo non teorizza, e agli altri, quelli come me, che per puro caso ci si sono trovati in mezzo con qualche strumento in più per opporre dissenso, non resta altro che raccontarli. Per questo, se dovessero chiedermi oggi qual è il genere letterario a cui avvicino Il mondo deve sapere, saprei rispondere con certezza che no, non è il romanzo. È l’esorcismo.

Le citazioni di questo post sono tratta dalla Postfazione del libro, acquistabile anche singolarmente.

Scritto il: 15 November 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »