La notizia è di qualche tempo fa: Amazon (inizio Febbraio) e Apple (inizio marzo) hanno annunciato di aver brevettato un sistema per consentire ai propri clienti di rivendere ad altri utenti un ebook regolarmente acquistato dai rispettivi store. In pratica, poichè l’acquisto di un ebook è in realtà l’acquisto dell’accesso a un file, si tratta di vendere ad altri questo accesso; la tecnologia brevettata da Amazon e Apple consente questo trasferimento e impedisce a chi ha venduto di poter continuare ad accedere al medesimo file. Nasce un “secondo mercato”, il mercato dell’ “usato” dell’ebook (ma anche di file musicali e video).
Gli editori e gli autori dovrebbero continuare a incassare anche da queste transazioni; ma questo nuovo mercato sarebbe totalmente al di fuori del loro controllo e, sebbene non in tempi brevissimi, avrà un impatto rilevante sia sulla dimensione del “primo mercato”, soprattutto per quanto riguarda le backlist, sia sul prezzo, che mediamente avrebbe un ulteriore ribasso.
Se ne è parlato molto e Scott Turow, a nome dell’Authors Guild (l’associazione degli autori americani) di cui è presidente, ha parlato di “lenta morte dell’autore americano”. Non sono interessato a questa polemica; la ritengo l’ennesima battaglia di retroguardia, perdente e poco appassionante. Mi interessano, invece, altri tre aspetti della vicenda.
La concentrazione dei grandi gruppi editoriali è messa alla prova. Se la fusione tra Random House e Penguin porterà solo al tentativo di accrescere il peso commerciale verso Amazon, la montagna avrà partorito il topolino. Se, invece, porterà a una maggiore capacità e aggressività nell’innovazione avrà raggiunto l’obiettivo. Che modo è di stare sul mercato, se non ti accorgi che il tuo più grande partner commerciale al mondo ti sta confezionando l’ennesima fregatura?
I grandi gruppi editoriali sono ancora una volta nella condizione di chiedersi se potevano essere loro a depositare quei brevetti; molto probabilmente, sarebbe stato alla loro portata, sia dal punto di vista della tecnologia che delle risorse finanziarie necessarie, ma non è successo. Ora, forse, gli editori dovrebbero pensare comunque a modalità che gli consentano di avere qualche forma di controllo sul “secondo mercato”, almeno al di fuori dei sistemi chiusi di Amazon e Apple. In futuro, si spera siano loro a mettere sulla difensiva Amazon e Apple.
Chi deve proporre nuove regole per la protezione del diritto d’autore. Una sentenza del 30 marzo scorso ha giudicato come violazione del copyright l’attività di Redigi, un’operatore che negli USA consente agli utenti di rivendere file musicali regolarmente acquistati da iTunes. Il giudizio si basa sulla dottrina del “first use”, in base al quale un file non può essere rivenduto se nel trasferimento da un utente a un altro si crea una copia del file originale: copia che era prevista nel modello attivato da Redigi (non è ancora chiaro se i brevetti di Amazon e Apple aggirino questo ostacolo). La sentenza richiama in modo esplicito la competenza del Congresso quando emergono interessi tra loro concorrenti con l’introduzione di innovazioni tecnologiche.
Quindi: 1) siamo in tema di violazione o meno di copyright; 2) siamo di fronte a un cambiamento di tecnologia che scardina gli equilibri stabiliti in precedenza dal legislatore; 3) siamo di fronte all’esigenza di un nuovo intervento del legislatore per stabilire nuovi equilibri.
In altre parole, per quanto riguarda l’industria editoriale, è un ulteriore evidenza della necessità di mettere mano alla normativa sul diritto d’autore, che ormai fa acqua da tutte le parti; in primis, perchè protegge sempre meno proprio gli autori. Si cambierà, è certo; e il cambiamento sarà lungo e doloroso. La questione è un’altra: vogliamo che anche in quest’ambito siano i vari Amazon e Apple del caso a scrivere le nuove regole? Chi se non gli autori (e gli editori) devono mettersi alla testa del cambiamento, guidarlo, indirizzarlo attraverso proposte innovative? Qui gli autori (e gli editori) hanno la grande opportunità di essere gli innovatori; sarebbe bello che non la sprecassero facendosi anticipare (e la posizione di Turow non è incoraggiante da questo punto di vista).
I brevetti e l’antitrust internazionale. Ormai è arcinoto che Internet favorisce la costruzione di monopoli o quasi-monopoli globali. Quando una tecnologia è scalabile e il modello di business che supporta è globale, Internet accelera di parecchio la concentrazione su scala internazionale. Nella fattispecie, qual’è il bene comune da preservare nell’interesse dei lettori tra la riduzione del prezzo dei libri e la garanzia di concorrenza su scala globale?
La concessione dei brevetti a Amazon e Apple è giusta e legittima, perchè protegge un’idea che favorisce l’interesse collettivo; ma ripropone questa domanda e personalmente credo che una normativa internazionale che tenga conto del nuovo contesto e che eviti la possibilità che si creino posizioni dominanti su scala planetaria sia assolutamente necessaria.
Per concludere. Non c’è alcun dubbio che un “secondo mercato” degli ebook nascerà; è solo un ulteriore passo verso la legittimazione della copia digitale e della conseguente necessità di regole nuove che riguardano diversi aspetti; primo fra tutti il diritto d’autore. Non si tratta di essere “entusiasti a prescindere” o “difensori ad oltranza”: non siamo di fronte a una contesa su cui esprimere un personale giudizio di merito. Si tratta di essere dentro o fuori dalla realtà.
Scritto il: 12 April 2013 | da: marcof | Categorie: Contributi, Scenari | Tags: amazon, apple, autori, ebook, editori | 2 Commenti »
C’è in giro una popolazione variegata, con provenienze culturali molto diverse, esperienze professionali in apparenza distanti, età differenti, che si riunisce intorno a un bisogno antico e a una passione che quando ti prende non ti lascia: la lettura, con il libro, i suoi formati e i suoi mestieri.
Sono imprenditori editoriali, agenti, autori, ingegneri, sviluppatori che stanno dando vita in diverse parti del globo a tantissime iniziative che coniugano contenuti, tecnologia e dati. E’ la generazione post Amazon.
Sono tutti innovatori, a vario titolo e in diversa misura. Tutti aggiungono un pezzo, si specializzano in un aspetto particolare (la lettura, la condivisione di contenuti, la loro reperibilità e riconoscibilità, la produzione, l’acquisto) e lo ripensano alla luce delle nuove possibilità che il contesto digitale offre. L’innovazione è dunque il loro denominatore comune: sono pronto a scommettere qualsiasi cifra che tra loro ci sarà chi, in alcuni ambiti specifici, supererà Amazon, saprà essere più innovativo.
Mi fa riflettere la scarsa, scarsissima relazione che esiste tra gli editori tradizionali (mi si faccia passare la definizione) e questa generazione pA; in tutto il mondo. Vedo due tipi di reazione: ci sono quelli che ritengono che il compito di innovare semplicemente non spetti a loro, che il proprio ruolo sia di seguire l’innovazione e accodarvisi; e ci sono quelli (soprattutto i grandi) che guardano solo a Apple, Google, Amazon e, percependoli inevitabilmente come grandi minacce, attuano strategie difensive.
Il mio modesto parere è che l’innovazione spetti anche a tutti loro, che in tempi come questi giocare in difesa sia un grave errore e che una diversa e più attiva relazione con la generazione pA sia una grande opportunità. Mi sento anche di dire che questo fa parte dell’evoluzione di un settore industriale sconvolto da una forte discontinuità tecnologica. Dopo una fase iniziale riservata a pochi, si giunge ad un punto in cui le possibilità di innovare si diffondono, perchè le conoscenze e le competenze sono molto più diffuse e perchè i costi della tecnologia si sono ridotti. Siamo arrivati a quel punto.
Ne parleremo anche il 19 marzo al prossimo IfBookThen. Avremo con noi una quindicina di rappresentanti di questa generazione pA e con loro discuteremo di ciò che stanno facendo. Cercheremo di uscire dalla contrapposizione vecchio e nuovo, nella convinzione che tutto può essere nuovo quando si entra in una fase di cambiamento accessibile a molti.
Basta volerlo.
Scritto il: 20 January 2013 | da: marcof | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari | Tags: agenti, amazon, autori, editori, generazione pA, ifbookthen, ingegneri, lettura, libro, sviluppatori | 0 Commenti »
Libri a 1€; anzi a 0,99€; 70%, 80%, 90% di sconto. Da qualche settimana succede tutti i giorni, da noi e altrove. Si chiamano “daily deal”, ovvero “affari del giorno”. Come ci siamo arrivati e dove (forse) andremo?
Amazon e il sottocosto. L’abitudine di vendere gli ebook sottocosto (pagando cioè agli editori commissioni più alte del prezzo riscosso dal cliente finale) Amazon l’ha mostrata fin dall’inizio: vendeva tutto a 9.99 $, quando il prezzo di copertina della versione cartacea hardcover superava anche i 30$ e il paperback la metà. Furono i grandi editori, con Macmillan in testa, a dire ad Amazon che la determinazione del prezzo al cliente finale spettava a loro; ritirarono i propri libri da Amazon (tutti tranne Random House) e l’ebbero vinta: nacque (siamo a marzo-aprile 2010) l’ “agency model” (che in Europa si chiama “commissionaire”), il contratto di distribuzione tra editori e retailer che affida ai primi l’esclusiva facoltà di definire prezzi, sconti e promozioni ai clienti finali, a patto che nessun retailer ne venga escluso.
Selfpublishing e prezzo degli ebook. Molti autori e diversi editori indipendenti che usano il programma KDP per autopubblicarsi su Amazon mettono in vendita i propri titoli a prezzi molto bassi; 0,99$ è stato per diverso tempo quasi uno standard di prezzo; altre volte, escono addirittura con il libro gratis. Se accade che il libro sale in classifica e arriva tra i primi 20, aumentano il prezzo per monetizzare la visibilità acquisita; addirittura, passano il libro da gratis a pagamento e il titolo giunge subito ai vertici della classifica dei libri a pagamento. Quando il titolo scende in classifica, ritornano da capo. Questo comportamento può essere sia l’iniziativa di intraprendenti autori e editori, sia l’esito previsto di come Amazon ha costruito la propria tecnologia: in ogni caso, perchè Amazon non avrebbe dovuto fare tesoro di tutto ciò? Arriveremo, e tra non molto, a prezzi dinamici determinati in tempo reale in base alla domanda di ogni singolo titolo: nel frattempo, perchè non sperimentare con la logica dei prezzi dinamici?
Il “daily deal”. Come si diceva, bestseller e libri di catalogo a 1,99€ o 0,99€; su quasi tutte le librerie online (Bookrepublic inclusa) in accordo con gli editori; sconti intorno all’80% di cui questi ultimi si fanno carico. È una tendenza recente un po’ ovunque, che Martyn Daniels commenta in modo efficace così. Siamo al sottocosto, tutti i giorni (anche se ogni giorno con un titolo diverso): ma deciso dagli editori, che per giunta lo pagano. In questo modo il prezzo diventa lo strumento principale nella definizione della relazione con il cliente finale: ogni giorno i lettori sanno che ci sarà almeno un titolo di un autore affermato a un prezzo stracciato: è il trionfo dell’acquisto di impulso, dell’appiattimento delle motivazioni d’acquisto. A 1€ si compra, poi si vedrà.
Librerie online. Sono i giorni della costruzione della “customer base” dell’appropriazione delle quote di mercato: sembra lecito che queste lavorino molto sul prezzo. Si intercetta il lettore, lo si conosce: c’è tempo, dopo, per lavorare sulla fedeltà. E intanto si fa esperienza e si lavora al concetto e alla messa in pratica della logica dei prezzi dinamici. Il dubbio viene pensando a un paradosso: se tutto il mercato (narrativa e saggistica) venisse scontato dell’80% passando dalla carta al digitale varrebbe, in Italia, 250-300 milioni di €. Stiamo facendo bene i conti?
Editori. I più attivi in Italia sono i grandi editori (Mondadori, Rizzoli e Gems) e Newton Compton. Mentre quest’ultima casa editrice ha sempre praticato politiche di prezzo a dir poco aggressive, altri dubbi sorgono sulle ragioni dei grandi editori:
- non ottengono informazioni sui “loro” lettori;
- si fanno carico delle promozioni;
- stimolando l’acquisto d’impulso con frequenza quotidiana, ogni possibile positivo effetto di trascinamento sulla backlist dell’autore diventa sempre più debole.
Ho grande stima e rispetto, invece, per la posizione di editori come Iperborea, il Saggiatore, Nottetempo, minimum fax (disclaimer: siamo i loro distributori) e altri, che è molto chiara:
- vendere a quei prezzi è come regalare, allora meglio regalare;
- non facciamo alcun servizio all’autore;
- facciamo solo il gioco dei retailer, quindi useremo queste leve solo sui nostri store, sulla vendita diretta dei nostri titoli.
Non fa una piega.
Autori. La domanda sorge spontanea: se la relazione con il lettore si gioca solo sul prezzo, che bisogno hanno degli editori in un mondo dove le opportunità di selfpublishing sono ovunque e di diverso tipo? In altre parole, il “daily deal” se reiterato e protratto, può anche diventare un ulteriore fattore di disintermediazione per gli editori che lo praticano.
Lettori. Sono coloro che ne hanno beneficio. Ma acquistano titoli che probabilmente mai leggeranno e si scorderanno di avere in libreria: abituiamoci a questo nuovo comportamento d’acquisto impulsivo, non dipende solo dal prezzo, ma anche dalla vicinanza temporale tra il sorgere del desiderio di possedere un libro e la possibilità di averlo. Il prezzo basso è la spinta finale.
Bookrepublic. Noi non ci siamo tirati indietro e partecipiamo alla grande bagarre. Fin dall’inizio, perchè, come ho detto più volte, oggi si sta creando il mercato, con i suoi equilibri e le sue quote e il prezzo è lo strumento principale per la costruzione della relazione con il lettore (almeno questo è ciò che noi pensiamo). Non che ci piaccia molto, ma è così. Pensiamo che questa tendenza durerà per tutto il 2012, che sarà presente anche oltre, ma che ridurrà progressivamente la sua efficacia quando entreremo in una successiva fase di sviluppo del mercato e i consumatori attribuiranno valore crescente ad altre componenti. Noi ci stiamo attrezzando: abbiamo progetti vivi nelle aree del “social reading”e delle community dei lettori (zazie.it), dell’esperienza di acquisto e di lettura (book reader) e stiamo lavorando a un concetto nuovo di casa editrice (40K unofficial). Va da sè che cercheremo di aggiungere sempre più qualità alle offerte commerciali di Bookrepublic.
Conclusioni. Il prezzo degli ebook è una variabile strategica; oggi, che sta calando, più che mai.
Non solo e non tanto per la determinazione degli equilibri tra costi e ricavi della nuova industria che sta nascendo, ma soprattutto perché in presenza di esperienze di ricerca, acquisto e lettura di un libro su cui si devono fare ancora notevoli passi in avanti, il prezzo basso è l’attrattiva principale e la più facile. Ma se resterà l’unica sarà peggio per tutti.
Vediamola in positivo: i prezzi bassi costringono tutti a innovare nella relazione con il lettore. E questa è la strada giusta.
Scritto il: 15 July 2012 | da: marcof | Categorie: Scenari, Su di noi | Tags: 40k unofficial, amazon, autori, book reader, bookrepublic, editori, lettori, prezzi, prezzi ebook, zazie.it | 9 Commenti »
(Questa è la terza puntata di una rubrica – un tentativo di rubrica – che doveva essere un po’ meno carsica, in teoria, ma tant’è. Abbiate pazienza.)
Ogni tanto le schede dei libri, le sinossi, non danno ragione del libro che descrivono. Succede.
(Io ricordo ancora la delusione provata per la bandella svogliata di Denti Bianchi, che non mi pareva corrispondere per nulla al libro che stavo leggendo.)
Nel caso di
Cuore di cuoio, la scheda che circola fa difetto solo perché tronca, per motivi di brevità, l’aletta della prima edizione del 2004, scritta da
Giulio Mozzi per l’uscita del libro nella collana
Indicativo presente di Sironi Editore.
Gli faccio giustizia, e la riporto qui per intero:
La prima cosa bella di questo libro sono i ragazzini. Sono assurdi, sfegatati, monomaniaci, duri, grandiosi: sono come si è, davvero, a quattordici anni, se si è nati e cresciuti (ma non ci si vuole vivere e morire) nel quartiere popolare di una città incastrata tra il mare e la fabbrica.
La seconda cosa bella di questo libro è la lingua. Sì, perché questi ragazzini sono tutti fatti di lingua, i loro corpi, i loro gesti, i loro silenzi, le loro liti, i loro sguardi, il loro sesso: tutto, in questo libro, diventa lingua. Cosimo Argentina è magistrale nel pitturare il racconto e i dialoghi con il dialetto di tutti, il gergo dei ragazzini, lo scolastichese dei professori, il mutismo degli adulti.
La terza cosa bella di questo libro è la storia. Che è la storia di una favola, se volete, di una favola che è lì lì per diventare vera, ma non può diventare vera, perché se hai quattordici anni e giochi a calcio e il presidente della società ti dice che la Juve è “interessata”: be’, lo sai, dentro nel corpo, che tutta la faccenda è una favola, e che non è per te che diventerà vera.
La quarta cosa bella di questo libro sono i balconi con le mamme affacciate; la quinta cosa bella sono i piazzali anonimi dove si gioca a calcio segnando le righe in terra con il tufo; la sesta cosa bella sono le ragazze che ti amano “di brutto” ma tu non puoi, perché a quattordici anni tra il calcio e le ragazze bisogna scegliere; la settima cosa bella…
Ma se leggete il libro, vi rendete conto.
La settima cosa bella è che è tutto vero, e il libro è lettura obbligatissima per tutti quelli che, almeno una volta nella vita, hanno preferito una partita al parco con i compagni all’uscire con una ragazza – per farci poi che cosa, in fondo? – ed essere, come direbbe il mister Cavallo, “al bivio che può decidere una stagione”.
(Le femmine, ricordiamolo, a quell’età son buone per essere chiamate coi nomi delle squadre di calcio straniere – Twente, Stella Rossa di Belgrado, Arsenal, Slavia Praga, Fortuna D. e così via.)
Ha quattordici anni, Camillo detto Krol, gioca in difesa sulla fascia, gli osservatori della Juve lo stanno seguendo. Così parla di sé:
Io sono uno che gioca d’anticipo; spesso entro in spaccata e a volte prendo caviglie e tibie. In qualche caso l’attaccante si fa male, ma fa parte della faccenda. Il pallone è uno sport dove ci si stroppia; se non ce la si sente di giocare in avanti bisogna darsi alla pallavolo o al tennis dove non c’è contatto fisico. Se giochi contro di me però devi sapere che hai al massimo un metro di vantaggio, poi ti piombo alle spalle e sei fottuto. Di solito li prendo.
Cuore di cuoio scivola leggero come un Supersantos sul pelo dell’acqua, in un pomeriggio d’estate, quando il mare è una tavola e il sole è basso; e, più che una canzone di De Gregori, attende la sua occasione per diventare un film di Paolo Virzì, o un spettacolo di Davide Enìa, o comunque per diventare nel tempo un piccolo libro di culto. Ne ha la forza trascinante, il divertimento, l’incanto.
E smentisce il luogo comune che
manchino bei libri italiani sul calcio, e che il “mestiere” vada lasciato solo a spagnoli e sudamericani,
capaci di raccontare il “sogno del calciatore adolescente” o i miti dello sport.
Cosimo Argentina ha poi scritto altro, di calcio, di scuola, di Taranto, ma non solo. Questo, al momento, è il suo solo libro disponibile come ebook, ed è un peccato.
Scritto il: 21 October 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni, Store | Tags: autori, Birra Raffo, Cosimo Argentina, Erasmo Iacovone, finalmente in ebook, Franco Selvaggi, il post del Bra, Juventus, libri, novità digitali, Sironi Editore, Taranto | 0 Commenti »
[...] Un tale viene assunto con il compito di dare consigli ai lettori di un giornale. La rubrica è solo un trucco per aumentare la tiratura e l’intera redazione la considera uno scherzo. Ma per quel tale il lavoro è una manna, perché prima o poi potrebbe farlo passare a una rubrica mondana, e in ogni caso è stufo di fare il galoppino. Anche lui si rende conto che la rubrica è una cosa da ridere, ma dopo qualche mese la faccenda comincia a sembrargli meno buffa. Si accorge che le lettere sono quasi sempre suppliche umili e accorate di gente che ha bisogno di una guida morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di autentica sofferenza. E scopre anche che i suoi interlocutori lo prendono su serio. Per la prima volta si trova costretto a esaminare i valori su cui si fonda la sua vita. E questo esame gli dimostra che lui è la vittima e non l’autore dello scherzo.
Nella traduzione di Marina Morpurgo,
et al./Edizioni ha riportato in libreria
Signorina Cuorinfranti, il piccolo (e disperato) classico di Nathanael West: la storia di un giornalista che si ritrova schiacciato sotto al peso crescente di oltre trenta lettere al giorno, lettere che “si somigliavano tutte, biscotti di sofferenza ritagliati con uno stampino a forma di cuore.”
E ci prova, a sfilarsi, a tirarsi indietro, a “scagliar pietre” ai propri lettori, alle lettrici che si firmano come Disperata, Stufa-marcia-di-tutto, Delusa-con-marito-tisico, con il risultato che, di pietre, “gliene era rimasta una sola: quella che gli si era formata nelle viscere.”
Una volta ci aveva anche provato, a farsi licenziare, raccomandando il suicidio dalle colonne della sua rubrica. Shrike però si era limitato a dirgli: Cerca di tenere a mente, per favore, che il tuo compito è quello di aumentare la diffusione del giornale. È ragionevole pensare che il suicidio sia un ostacolo a questo scopo.
Un romanzo breve e nerissimo che ti piomba sul cuore con tutta l’attualità - “straordinaria e quasi incresciosa”, ne ha scritto Mario Fortunato sull’
Espresso – di una Crisi che sembra la nostra.
Sì, beh, ma noi?
Noi purtroppo abbiamo Carlo Rossella sull’ultima pagina di Chi.
Scritto il: 30 September 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni, Store | Tags: americana, anni Trenta, autori, et al edizioni, finalmente in ebook, il post del Bra, libri, novità digitali | 0 Commenti »
(Senza pretese di aggiornamento eccessivo, qui s’inaugura una rubrica per segnalare libri che ci siamo persi o che ci stiamo perdendo, perlopiù da editori che varrebbe la pena non perdere di vista. In sostanza: alcuni editori fanno degli ebook, per alcuni libri di carta esce magari dopo qualche tempo la versione digitale – e per alcuni, il commento potrebbe anche essere: finalmente! Tutto qui.)
Della vita di Alfredo è stato finalista al Premio Calvino 2009, l’anno che vinse Ivan Guerrierio con Splendido splendente (che in ebook ancora non c’è, ma che qui ce ne si può fare un’idea).
Un libro ambientato a Veduggio, Brianzashire, non poteva sfuggire all’editore Bellavite, che lo ha pubblicato a fine 2009.
Ma va detto che è un bel libro solo in parte su una “terra di bulloni, maniglie e cerniere per mobili”, che si fa leggere anche da chi non conosce il dialetto locale, non ha idea di cosa sia crescere circondati dalle fabbrichette, a Natale non frequenta presepi o processioni.
Di Paola Cereda, psicologa con la passione del teatro che lavora nel sociale, non si sa molto altro, se non il poco che si legge in qualche intervista pubblicata all’epoca dell’uscita del libro.
***
Su La fine di Salvatore Scibona moltissimo è già stato scritto, e posso solo invitare a sfogliare l’infinita rassegna stampa che anche in Italia ha accompagnato l’uscita dell’esordio di uno dei migliori “20 under 40″ scelti dalla rivista New Yorker.
Un esordio importante, che ha forse spaventato qualche marchio di solito più attento alle cose americane, una sfida invece subito raccolta dall’editore 66th&2nd, che con questo titolo inaugura il suo catalogo in ebook.
L’italoamericano Scibona torna in Italia in occasione del Festivaletteratura di Mantova, dove sarà protagonista di due incontri domenica 11 settembre. Il tour continua poi tra Roma e la Sicilia: se vi capita, non mancatelo.
(In un accostamento un po’ acrobatico, mi rendo conto, due voci che raccontano il respiro collettivo di una comunità.)
Scritto il: 9 September 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni, Store | Tags: 66th&2nd, americana, autori, Bellavite, brianza, brianzolitudine, finalmente in ebook, il post del Bra, libri, novità digitali, provincia | 0 Commenti »
Dall’originale The Business Rusch: Modern Writer Survival Skills (Changing Times Part Eighteen), 16 Febbraio 2010, di Kristine Kathryn Rusch.
Traduzione di Letizia Sechi.
Stavo per intitolare questa puntata “Scrittori principianti Parte Terza”, ma ho pensato che quel titolo sarebbe stato troppo esclusivo. Perché tutti gli scrittori avranno bisogno dell’insieme di competenze che vado a descrivere di seguito per percorrere i cambiamenti nell’editoria.
La mia sfera di cristallo si rifiuta di dirmi se sia meglio o no per gli scrittori principianti continuare a bussare alle porte della Grande Editoria o andare per conto proprio. Come molti commentatori hanno osservato nelle scorse settimane, non si tratta di una scelta esclusiva, per nessun genere di scrittore. In questo momento sto percorrendo entrambi i sentieri: lavoro a delle novità per grandi e piccoli editori con cui collaboro. Sto anche ristampando tutto il mio catalogo, il che aiuta i nuovi titoli, e viceversa.
Sospetto che sia questo il modo in cui funziona. Ma eventi come il fallimento di Borders di questa settimana mi rendono nervosa. Borders ha presentato richiesta di amministrazione controllata attraverso un piano di riorganizzazione. In altre parole, Borders spera di sopravvivere al cambiamento. Ma se guardate a Borders più nello specifico, realizzerete quanta “speranza” ci sia in questo. Leggete questo articolo prima di commentare qui sotto sui problemi di Borders, perché The Wall Street Journal ha fatto un buon lavoro sabato (prima che la notizia fosse ufficiale) nel delineare tutti i problemi che Borders ha avuto, e la maggior parte di questi non hanno niente a che fare con gli e-readers e tutto invece con una gravissima cattiva amministrazione per più di dieci anni.
Molti editori hanno continuato a spedire titoli a Borders durante tutto il periodo dei problemi finanziari e stanno adesso reclamando centinaia di migliaia di dollari che Borders non è in grado di pagare e potrebbe non esserlo mai. Senza nemmeno pensare a che cosa accadrà ai distributori, verso cui Borders ha debiti ancora più alti.
L’implosione di Borders avrà un effetto a catena nei confronti della Grande Editoria: qualunque azienda che stesse lavorando su margini stretti avrà bisogno o di un’iniezione di contante o dell’aiuto delle sue aziende satelliti (che potrebbero tagliare le perdite) oppure non riuscirà a mantenere gli affari. Vedrete gli effetti nei prossimi sei mesi, indipendentemente da ciò che succederà a Borders.
Gli editori con cui ho parlato e che fanno parte della Grande Editoria dicono che stanno lottando per sostituire le entrate provenienti dalle librerie fisiche con quelle provenienti dagli ebook. Non è un rapporto paritario, ma la crescita degli ebook a fronte del declino delle librerie fisiche aiuterà moltissimo a sopravvivere quelle aziende satelliti di cui parlavo poco sopra.
Perché mi preoccupo dello spostamento da un modello all’altro dal momento in cui dico che la Grande Editoria sopravviverà a questi cambiamenti? Perché quando dico questo, sto parlando della Grande Editoria come di una singola entità. In realtà non lo è affatto. È composta di molte case editrici, con modelli di business molto diversi. Nell’affrontare il cambiamento, alcuni gruppi editoriali che sono parte della Grande Editoria perderanno. Altri avranno dei vantaggi. È così che funziona, che ha sempre funzionato e che funzionerà.
Se non capite questo o se siete uno di quei profeti di sventura che ancora pensano che la Grande Editoria collasserà, allora per piacere tornate a leggere i miei precedenti post a riguardo, tanto per avere un ordine di grandezza per quanto sto dicendo. Ho già usato l’analogia con la TV, prima d’ora: ho detto che i network non avrebbero chiuso per via dell’ascesa della TV via cavo, nonostante il loro audience si sia notevolmente ridotto.
Ma in un commento, la scorsa settimana, credo di aver usato un’analogia migliore. L’industria del cinema e della televisione non sono implose per l’avvento di YouTube. Adesso quelle stesse industrie usano YouTube a loro vantaggio. Provate a pensarla in questi termini.
Quindi, se non credo che la Grande Editoria (l’entità) collasserà, allora perché mi preoccupo delle ripercussioni finanziarie causate da Borders e dall’inevitabile perdita di alcuni distributori? Perché i libri di alcuni scrittori saranno schiacciati dalle bancarotte degli editori, e questo, amici miei, sarà orribile. (E no, quelle clausole sulla bancarotta nei vostri contratti probabilmente non vi proteggeranno anche se i giudici decidessero di onorarle, cosa che probabilmente non faranno.) Prevedere quali editori declineranno è pressoché impossibile, ma se siete preoccupati dal rimanere intrappolati in questo meccanismo, allora rivolgetevi solo alle aziende davvero grandi, quelle che hanno alle spalle una struttura internazionale. Quella struttura chiuderà o venderà le parti che non portano più soldi, anzi che dichiarare bancarotta. Saranno le aziende di medie dimensioni che potrebbero avere dei problemi nella Grande Editoria.
Oppure no.
Dipende tutto da quanto velocemente le case editrici saranno in grado di muoversi nel mondo digitale e – ancora più importante – quanto sono e sono state distribuite bene le loro risorse economiche interne. E questa è roba che voi, scrittori, non sarete in grado di capire finché non saranno fatti degli annunci. (Per altri problemi che verranno fuori durante la bancarotta di Borders, vedete sul blog di C.E. Petit.)
Certo, questi stessi argomenti potrebbero essere utilizzati per le start-up che lavorano nell’editoria digitale, anche se i siti di accesso per arrivare a Kindle o Pubit vi permettono di non fare tutto il lavoro. Quei siti sono persino più incerti perché nuovi, e spesso proprietà di una sola persona o poche, che potrebbero essere in grado come non esserlo di dirigere gli affari.
Quindi… credo che ciò che voglio dire a questo punto sia: l’Incertezza comanda, in questo momento. E l’incertezza favorisce un certo tipo di figura, quella che è in grado di fare la lista di cose che sto per elencare. Read the rest of this entry »
Scritto il: 20 April 2011 | da: letizia | Categorie: Contributi | Tags: 40k, autori, editoria digitale, ifbookthen, Kristine Kathryn Rusch, scrittura | 8 Commenti »
Accade a Mantova. Che organizzi una chiacchierata informale sugli ebook con un editore amico, che David Peace accetti e lì per lì coinvolga il suo amico Ian Rankin, forte di un documentario sul tema curato di recente per la BBC; e ti trovi a parlare di editoria digitale con due mostri sacri del noir. A Mantova, dopo 14 anni, e’ ancora così.
David Peace. Nel pomeriggio aveva letto l’inizio di “Tokyo città occupata” davanti a 150 persone e ne sono rimasto estasiato; dal ritmo. Sembrava un rap colto, forte, tutt’altra cosa rispetto alla mia lettura personale che avevo fatto qualche giorno prima. Evidente che la parola, quella parola, ha molti significati: gli ho chiesto se c’è una strada che l’editoria digitale può aggiungere ai percorsi di quella parola. In realtà il suo atteggiamento verso il digitale e’ serenamente distaccato; non possiede un ereader e non brama per averlo; scrive e basta, forse pensando alla carta. Ha 10 romanzi nel suo catalogo di scrittore e ha annunciato che non ne scriverà più di 12: il digitale, tutto sommato gli interessa poco. E’ affare di scrittori di generazioni successive.
Ian Rankin. Stesso atteggiamento verso ciò che potranno essere gli scrittori prossimi venturi, ma molta più voglia di capire e di sperimentare. Dice che sono gli editori e non gli autori a doversi preoccupare del digitale; che gli autori hanno solo opportunità in più, probabilmente pagate meglio. Dice, sentite un po’, che non ama particolarmente i DRM e che il vero DRM e’ il prezzo: chissà se il suo editore italiano (Longanesi) si e’ preoccupato di ascoltarlo a questo riguardo.
Luca Formenton. Ha scelto, come editore di David Peace, di mettere in vendita su bookrepublic l’edizione digitale di “Tokyo città occupata” prima di quella cartacea. “Il digitale non e’ un’opzione per un editore, semplicemente c’è” e’ l’approccio e questo spiega perché con il Saggiatore stiamo facendo molta sperimentazione. L’argomento più forte riguarda però la distribuzione: nel digitale il controllo della distribuzione da parte dei grandi gruppi editoriali è in discussione e ciò rappresenta una grande opportunità per gli editori indipendenti. Soprattutto perchè, finalmente, si può dialogare direttamente con i propri lettori.
Bookrepublic esiste per questo.

D. Peace e I. Rankin. Foto di Luca Fumagalli
Scritto il: 16 September 2010 | da: marcof | Categorie: Eventi | Tags: autori, David Peace, Formenton, Ian Rankin, Mantova, saggiatore | 0 Commenti »
Consiglio vivamente la lettura di questo post di Emily Williams. Semplice e chiaro, descrive il contesto nel quale si vanno ridefinendo le regole che stabiliscono la relazione autori-agenti-editori.
The argument goes something like this: in entering the ebook world we’re moving from the most stable and mature market for creative works that exists — the 500-year-old print book market — into the vast unknown. It makes no sense to demand that an author turn over rights to the publisher for the rest of his or her life plus 70 years when no one can tell what the market might look like 10 or 20 years from now. On the other hand, if the agent is too aggressive limiting what rights are granted with an eye to what might happen in the future, the publisher has no room to experiment and innovate.
One approach is a generous rights grant limited by clauses that force a renegotiation after a few years or in the event of a general market shift, and many agents are now doing this. But this approach fails to contemplate the possibility that ebooks may provoke severe disruption in the market causing publishers and booksellers to crack under the pressure of disappearing margins, remaking the book world in the ebook’s image, on an altogether less physical plane, and leaving the path a book takes from author to reader unalterably changed.
Quindi, la chiave è trovare il giusto compromesso che consenta all’autore di disporre della flessibiltà che un mercato in cambiamento richiede e all’editore di poter continuare ad avere convenienza ad investire sull’autore. Le variabili sui cui si è incominciato a lavorare sono il tempo (contratti di due, tre anni per il digitale) e lo scorporo dei diritti (al momento attuale soprattutto amendments ai contratti esistenti, ma presto nuovi contratti ad hoc).
A mio modo di vedere, l’uscita (e il rientro) di Wiley dai ranghi dell’establishment editoriale avrà ricadute anche sui contratti prossimi venturi: la pubblicazione in prima battuta, la backlist e il digitale saranno un giorno oggetto di contratti distinti, con profonde conseguenze sulla struttura del mercato. Per ora ci sono scricchiolii, piccoli cedimenti presto rimessi al loro posto. Domani sarà diverso; e domani sarà, come dice Emily nel suo post, quando il peso degli ebook nell’industria supererà la soglia che metterà in crisi la struttura dei costi del libro cartaceo.
Emily butta sul tavolo anche un altro argomento: gli editori digitali stanno proponendo, accanto a nuovi modelli di business, nuove forme contrattuali. Cioè: l’innovazione dell’industria passa anche dai contratti. Cioè: gli autori sono disponibili alla sperimentazione, all’innovazione insieme agli editori; basta proporgliela a condizioni che vadano bene per tutti.
Siamo così convinti di questa affermazione, che il modello editoriale che proponiamo in 40k si basa appunto su alcune innovazioni contrattuali: diritti digitali mondiali per 3 anni con autori che sono interessati al formato (short stories e saggi brevi), alla pubblicazione in contemporanea in tutto il mondo in più lingue e alla sperimentazione di nuovi canali distributivi (oltre che su bookrepublic, siamo attivi su smashwords, abbiamo inaugurato goodreads, stiamo lavorando con cursor e presto incontreremo kobo).
Ebbene sì, molti autori vogliono l’innovazione editoriale. Abbiamo davanti a noi anni bellissimi e molto divertenti.
Scritto il: 29 August 2010 | da: marcof | Categorie: Conversazioni | Tags: agenti, autori, contratti 40k, cursor, editori, goodreads, kobo, smashwords | 2 Commenti »
O non lo sa, o fa finta di non saperlo. Propendiamo per la seconda ipotesi.
Riprendendo un paragone calcistico (sono passati di moda, come le vuvuzelas, complici Lippi e compagni), le dichiarazioni di Santachiara sono la rivendicazione di un modulo del tutto nuovo: la difesa a oltranza.
Per adesso, l’agente e gli autori che egli rappresenta non concedono alcun diritto per gli ebook. Si chiudono in difesa; nessuna mossa offensiva, ma tutti indietro a salvare il momentaneo zero a zero. Leggi: cari editori, fate il vostro dovere, andate dal governo e fate ridurre l’IVA; poi andate dai distributori e negoziate condizioni commerciali che tengano conto del fatto che senza rese e movimentazione fisica i costi si riducono di un bel po’. Stabilito questo nuovo ordine, parliamo di diritti digitali.
In cambio, vi assicuriamo che non pubblicheremo mai direttamente, né l’agente, né gli autori. Wylie l’ha fatto e ha rotto un codice di regole scritte sulla pietra; noi non lo faremo mai.
La difesa a oltranza sta qui. Il presupposto del ragionamento di Santachiara è che cambieranno le strutture dei costi lungo la filiera del libro e quindi chi ne sosterrà meno dovrà ridurre le percentuali che rivendica. Tutto il resto sarà uguale: gli autori si affideranno agli agenti, che negozieranno con gli editori, che forniranno i file a distributori digitali, che li venderanno attraverso librerie online. I lettori, bontà loro, continueranno ad essere in fondo in fondo, in balia di decisioni altrui.
Non sarà così. Alcuni autori si pubblicheranno direttamente; alcuni agenti lo faranno per conto di coloro che rappresentano; nasceranno partnership tra distributori e autori; alcuni esordienti conquisteranno notorietà e vendite anche senza gli editori; gli editori si inventeranno operazioni inedite. Perfino le barriere linguistiche locali vacilleranno. E, soprattutto, i lettori avranno una relazione diretta con gli autori e diranno la loro su molte cose; ad esempio i DRM e i prezzi. Sì, i prezzi, determinando così, almeno in parte, quanto entrerà nelle tasche dei signori di cui sopra.
Questo è ciò che accadrà. Con buona pace del modulo della difesa a oltranza.
Scritto il: 6 August 2010 | da: marcof | Categorie: Conversazioni | Tags: autori, editori, IVA, lettori, prezzi, Santachiara | 2 Commenti »