“È da quando Gutenberg ha inventato la stampa, rendendo libri e tomi scientifici facilmente disponibili ai lettori,
che un’invenzione non trasforma la potenzialità delle persone e il loro accesso alle informazioni come ha fatto Google.”
(David A. Vise, The Google Story, Bantam Dell, New York 2005)
Google oggi è molto più di un motore di ricerca. La sua importanza non si limita al fatto che circa il 75% degli utenti che visitano un sito per la prima volta proviene dai motori e più del 60% di loro sceglie Google.
Google è, oggi, un aggregatore di servizi molto diversi tra loro: Gmail, Google Maps, Google Talk, Chrome, Android, Google Health, Google Books, Google Analytics, Picasa, Blogger, Google Wave, YouTube e Google+ solo per citarne alcuni.
Tutti questi servizi hanno almeno una elemento in comune: sono gratuiti. Potremmo facilmente stupirci di tanta generosità, spinti anche dal motto dell’azienda: Don’t Be Evil. La verità è che nel modello di business di Google, noi utenti non siamo i clienti, bensì i prodotti.
Qual è il modello di business di Google? Una microeconomia complessa (detta Googlenomics), basata sulla macroeconomia del consumo di Internet nel suo insieme, che verte interamente attorno alla pubblicità e funziona grazie ai miliardi di dollari versati da migliaia di aziende in tutto il mondo a Google Adwords, strumento fondamentale del search engine marketing.
Vendere pubblicità non genera soltanto profitto, ma produce anche fiumi di informazioni sugli utenti, sui loro gusti e le loro abitudini, dati che Google incamera e processa per predire il comportamento dei consumatori, trovare modi di migliorare i propri prodotti e vendere ancora più pubblicità.
(Steve Levy, Secret of Googlenomics: Data-Fueled Recipe Brews Profitability)
Che impatto può avere sull’editoria libraria un gigante come Google, che fa i soldi garantendo agli utenti di internet l’accesso gratuito ai contenuti? Quanto può essere disruptive un business in cui gli ebook sono un mezzo per attirare utenti, ottenendo da un lato informazioni su di loro e dall’altro nuovi spazi pubblicitari da integrare in un servizio da vendere agli inserzionisti?
Eppure Google ha deciso di non limitarsi a offrire ai suoi utenti la versione digitale (gratuita e in inglese) di oltre due milioni di libri fuori diritti e si è voluto confrontare con il settore editoriale vero e proprio, inaugurando quello che credo sia il primo servizio a pagamento per gli utenti del colosso di Silicon Valley, in aperta sfida nei confronti di Amazon: Google eBookstore, disponibile per ora soltanto in lingua anglofona sul web e su dispositivi iOS e Android.
Come se non bastasse, in questi giorni è stata lanciata Subtext, l’applicazione gratuita che permette di discutere di un libro con altri lettori all’interno del libro stesso, che dovrebbe essere compatibile con la biblioteca digitale di Google Books, gli ebook di Kobo e gli epub con o senza Adobe DRM (non leggerebbe invece i mobi del Kindle Store di Amazon e i libri di iBooks di Apple).
Chiunque può aggiungere link, immagini, video e aprire vere e proprie discussioni, ma oltre allo svago, l’applicazione potrebbe avere risvolti utili anche in ambito scolastico, grazie alla creazione di gruppi di condivisione composti dagli studenti di una classe, che potranno ora lavorare contemporaneamente a uno stesso testo. Addirittura ogni lettore disposto a dare il suo contributo alla comunità di lettura guadagnerebbe un punteggio.
E indovinate un po’ chi cì dietro Subtext? Tra gli investitori, Google Ventures, Mayfield Fund, New Enterprise Associates (NEA) e Omidyar Network.
Vista l’importanza che sempre di più, anche per Google, hanno i social network nella raccolta di informazioni sugli utenti, non stupisce che l’app che permette l’accesso gratuito a Google Books sia di fatto un’app di social reading. Ma sarà sufficiente per ritagliarsi una fetta di mercato a scapito di Amazon e di Apple?
Scritto il: 26 October 2011 | da: daria | Categorie: Marketing Jokes, Scenari | Tags: amazon, app, apple, google, social reading | 0 Commenti »

Le riflessioni di Art Spiegelman sul futuro del libro pubblicate in un’intervista per Publishers Weekly sono davvero di grande interesse. Artista, vincitore del Pulitzer con la grafic novel Maus, Spiegelman spiega il suo rapporto con il libro di carta e ciò che pensa del libro digitale.
Immaginando la scoperta di un libro di carta nell’umanità del 2300, immersa da qualche centinaio di anni in una cultura completamente digitale, suppone che la reazione potrebbe essere di stupore di fronte alle differenze sostanziali che passano tra l’oggetto fisico del libro per l’organizzazione dei contenuti e qualunque sua versione digitale. “Non sono un luddista, affatto”, dice, “ma ci sono differenze concrete, e penso che quelle siano sostanziali.” Tra queste si sofferma sulla capacità di concentrazione permessa dalla lettura su carta:
Se un libro sarà letto e riletto, ha più senso che sia un libro vero, per via della possibilità di concentrarsi e per quella particolare relazione che stabilisci con le pagine, contrapposta a quella stabilita con lo schermo, basate su una diversa ricompensa. Sull’iPad o sul Kindle ti senti ricompensato dal premere un bottone, è quasi un riflesso pavloviano. È una piccola azione, e c’è sempre un piccolo sbalzo di adrenalina che la sottende. Ma quel sobbalzo è diverso quando sfogli le pagine, è come un sipario che si apre per mostrarti nuove cose.
Ne parlavamo qualche settimana fa, a proposito delle metafore usate per l’avanzamento della lettura digitale. L’esperienza di lettura è così in divenire, ancora, che le opinioni a riguardo sono davvero le più varie.
Per un fumettista l’importanza del formato è altissima:
Non ho mai incontrato un fumettista che non sapesse su che carta stesse per essere stampato il suo libro, o di che dimensioni. È strettamente parte della tua opera. Certo, può essere rimaneggiata e sistemata, se necessario, ma dev’essere fatto per una ragione molto precisa. È parte della narrazione stessa.
“Direi che in futuro il libro si userà per ciò che funziona al meglio in forma di libro”, continua Spiegelman e quest’osservazione, per quanto semplice, è fondamentale. Ci sono diversi tipi di idee che trovano una parte imprescindibile della loro realizzazione nella forma che assumono e il fumetto, la graphic novel, se preferite, è uno di quelli. La creatività degli artisti nell’interazione con le nuove tecnologie per il libro è cruciale per lo sviluppo di nuovi sistemi in grado di riscrivere l’esperienza di lettura e il processo creativo stesso. Per uscire dall’adattamento in digitale del libro di carta ci sarà bisogno di avere a disposizione strumenti soddisfacenti per creare usando nuove forme.
Spiegelman ha pubblicato i suoi schizzi con McSweeney, un editore americano da osservare se si cercano esempi di interpretazione originale delle potenzialità dei diversi formati per l’editoria. Potete scaricare l’applicazione – su dispositivi Apple – e accedere a una serie di contenuti gratuiti. Tra quelli che potete acquistare non ci sono solo libri ma anche storie, come Touch Sensitive di Chris Ware, ideate esplicitamente per iPad, come lo stesso Spiegelman ci racconta nell’intervista.
Scritto il: 19 October 2011 | da: letizia | Categorie: Conversazioni, Scenari | Tags: app, Art Spiegelman, esperienza di lettura, formati, graphic novel, processo creativo, Publishers Weekley | 0 Commenti »
A partire dal febbraio 2011 Apple ha iniziato a cambiare le regole del gioco per le applicazioni con all’interno link che puntavano a siti esterni per l’acquisto di contenuti: le transazioni devono passare per l’In-App Purchase pagando ad Apple, che in questo modo le gestisce, il 30%.
Giornali e librerie sono tra i primi a dover modificare le loro applicazioni: Kobo annuncia in luglio – dopo aver eliminato il link alla libreria all’interno della sua app – di lavorare a una Web app in HTML5, così da aggirare la restrizione di Apple. Amazon informa i lettori attraverso i suoi forum, e rilascia Kindle Cloud Reader: ancora una Web app.
Che sia calcolato oppure no, la decisione di Apple ha spinto i distributori di contenuti a trovare nella tecnologia delle Web app soluzioni alternative, normalmente affidate alle applicazioni native. Di cosa si tratta? In due parole, le Web app sono applicazioni accessibili attraverso un browser e richiedono una connessione a Internet per la maggior parte delle loro funzioni. Le applicazioni native si acquistano (o si scaricano gratuitamente) attraverso uno store e si installano sul dispositivo: la connessione è necessaria al momento del download ma il funzionamento offline è più semplice.
Si dibatte molto intorno alla scelta tra applicazioni native e Web app. L’osservazione sarà banale ma repetita iuvant: la decisione non va presa a priori pensando che una tecnologia sia migliore dell’altra, ma in base alle effettive esigenze e funzionalità che si stanno cercando.
Le Web app aprono scenari interessanti, per esempio, proprio per l’eCommerce sui dispositivi mobili: su Mashable possiamo leggere Native App vs. Web App: Which Is Better for Mobile Commerce (ma vi consiglio di osservare l’intera Mobile App Trend Series, per ampliare le prospettive sull’argomento).
Come commento alla decisione del Financial Times di sostituire l’applicazione nativa per iPad con una Web app Matt Legend Gemmel spiega in un post i pro e i contro delle due tecnologie (App vs. the Web). Un articolo non altrettanto recente ma utile per completare il quadro lo leggete su A List Apart: App vs. the Web, di Craig Hockenberry, autore di iPhone App Developement, per O’Reilly (qui la traduzione italiana).
BONUS
Scritto il: 14 September 2011 | da: letizia | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: app, apple, ipad, iPhone, web app | 0 Commenti »
Lo si sente dire spesso: una delle complessità maggiori dell’editoria digitale è la varietà di formati con cui ci si deve confrontare. Con i nostri editori ci troviamo spesso a parlare di quali siano le ragioni che ci hanno fatto preferire l’ePub come formato per gli ebook sul nostro store, ma anche in quali occasioni sia preferibile fare altre scelte. Perché “editoria digitale” significa saper scegliere la realizzazione digitale migliore per valorizzarne il contenuto dei propri libri.
La caratteristica dello standard ePub è la capacità di adattarsi alle dimensioni dello schermo su cui il libro viene visualizzato: il testo – come si dice – è fluido. Questo è un vantaggio per un certo tipo di libri (narrativa, saggistica non troppo complessa), ma non per tutti. In alcuni casi sono preferibili altre realizzazioni: se è importante conservare il layout della pagina “fissa”, probabilmente sarà meglio pensare a un pdf più o meno interattivo; se i contenuti si prestano (come nel caso delle guide turistiche, delle grafic novel, di un certo tipo di reference, ecc.) si può pensare allo sviluppo di un’applicazione per iPhone/iPad o Android.
Per la maggior parte degli editori l’ePub rimane la scelta più valida. Quali sono quindi i vantaggi nell’utilizzo di uno standard?
- Poter contare su una comunità ampia di sviluppatori costantemente impegnata nello sviluppo e nel miglioramento tecnologico del formato;
- avere un insieme preciso di regole di riferimento a cui guardare per la realizzazione dei libri digitali;
- avere a disposizione strumenti tecnologici (come la validazione) che certificano la conformità del proprio ebook allo standard e offrono ai lettori delle garanzie di qualità formali;
- Offrire al lettore una maggiore varietà di scelta sia sul dispositivo che sul software di lettura: l’unico vincolo è che questi siano in grado di interpretare correttamente lo standard.
Un aspetto fondamentale non va dimenticato nel pensare al termine “standard”. Ciò che viene uniformato non è l’aspetto del libro digitale: standard non è sinonimo di “appiattimento”, non vuol dire che tutti i libri diventano “uguali”. Ciò che viene uniformato è la loro struttura: i metadati, l’indice, la gestione della copertina, la struttura dei capitoli e degli apparati che compongono il libro, per esempio. In questo modo qualunque software sa (o dovrebbe sapere) come comportarsi per interpretarli in modo corretto, mentre la presentazione può continuare a rispecchiare l’identità dell’editore.
Scritto il: 6 October 2010 | da: letizia | Categorie: Conversazioni | Tags: app, ebook, epub, formati, pdf, standard | 1 Commento »