
Il 2 febbraio si terrà a Milano la seconda edizione di IfBookThen, la conferenza internazionale organizzata da Bookrepublic sul futuro dell’editoria: nei prossimi giorni pubblicheremo il programma nel dettaglio.
Una delle novità, pensata in collaborazione con la Fondazione Mondadori, è il workshop di approfondimento sui cambiamenti dei contratti per la cessione del diritto d’autore sui contenuti digitali, il 3 febbraio. Il workshop ha un numero di posti limitato (80): l’obiettivo è di riuscire a rendere la partecipazione e l’interazione tra gli iscritti più semplice e proficua possibile.
NUMERI E MERCATO
La mattinata di IfBookThen sarà dedicata a numeri e mercato: Jonathan Nowell presenterà dati aggiornati sullo stato dell’editoria digitale internazionale, Mike Shatzkin parlerà di quanto è successo negli Stati Uniti nell’ultimo anno, Javier Celaya racconterà il mercato europeo. Esporremo l’aggiornamento della ricerca A.T. Kearney-Bookrepublic Do Readers Dream of Electric Books? (seguendo il link potrete scaricare il pdf), di cui si parlerà anche, in anteprima, al Digital Book World di New York, questo gennaio. I dati sono costantemente aggiornati: l’ultima presentazione è stata in occasione del Publishers Launch, alla Buchmesse di Francoforte.
HOT TOPICS
Abbiamo individuato dei temi caldi che il mondo dell’editoria deve conoscere e tenere in considerazione: abbiamo intenzione di affrontarli con l’aiuto di personaggi esperti e di rilievo.
- Esperienza di lettura: Peter Meyers parlerà di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività.
- Pirateria: Timo Boezeman racconterà il fenomeno in modo costruttivo, spiegando come è possibile per gli editori costruire strategie che rendano più appetibile acquistare un ebook anzi che scaricalo gratis e illegalmente.
- Analitycs: Peter Collingridge mostrerà come i dati sui libri e attorno ai libri possano dirci moltissimo riguardo i desideri e le aspettative dei lettori, e siano una delle chiavi migliori per imparare ad ascoltarli.
- Musica ed editoria: cosa può imparare l’editoria dall’esperienza dell’industria musicale? Sasha Lazimbat parlerà della sua esperienza in entrambi i campi, mostrando più di un’intersezione tra i due ambiti.
- Self publishing: come cambia il rapporto con gli autori nell’era in cui per chiunque è possibile accedere al mercato del libro? Cosa possono proporre gli editori per rendere ancora interessante e indispensabile il proprio ruolo? Molly Barton (Global Digital Director di Penguin USA), Richard Nash e David Miller ne discuteranno insieme.
NUOVI MODELLI DI BUSINESS
Se i tradizionali modelli di business non funzionano più nell’editoria che cambia, bisogna trovare idee e strategie per essere innovativi. Ne parleremo con aziende giovani e dinamiche: Henrik Berggen (Readmill), Justo Hidalgo (24symbols), Rochelle Grayson (Bookriff), Valla Vakili (Small Demons), progetti brillanti che possono aprire nuovi orizzonti.
COME ISCRIVERSI
Fino al 15 gennaio è possibile iscriversi alla conferenza, al workshop o a entrambi usufruendo dell’Early Bird: trovate sul sito tutte le informazioni per registrarvi.
Scritto il: 5 January 2012 | da: letizia | Categorie: Eventi, Scenari, Su di noi | Tags: ebook, editoria digitale, if book then, Publishing | 0 Commenti »
Come si chiama questa? Possibile che Amazon possa vendere in tutta Europa applicando un’IVA del 3%?
Vuol dire che tutti gli store italiani pagano un 21%, per ora, allo stato italiano su ogni vendita di ebook, mentre Amazon (e Apple) sulla vendita dello stesso ebook paga al granduca di Lussemburgo il 3%. Cioè, Amazon margina 18 punti percentuali in più.

Lo so, è cosa nota: ma forse noi europei dovremmo darci una mossa.
Aggiornamento
Grazie @lizcastro che ha twittato questo link dove si segnala una contestazione della Commissione Europea alla riduzione dell’IVA sugli ebook.
Riporto inoltre un commento di Andrew Rhomberg sull’argomento che mi sembra molto interessante: in presenza di un sistema di determinazione dei prezzi basato sull’agency model a guadagnarci dovrebbero essere gli editori.
Thus lowering VAT to 3% would increase publisher’s margin, not Amazon’s margin on ebooks under agency or any agency –like ararangement.
However under an ebook wholelsale model, Amazon is laughing all the way to the bank and will crush any … online retailer not using Luxembourg (just like with Jersey and CDs/DVDs years ago).
Scritto il: 3 January 2012 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: amazon, Iva sugli ebook | 7 Commenti »
Domenica scorsa su Repubblica, Gianni Ferrari definiva Amazon un “angelo” per quanto bene potrebbe fare alla lettura e ai lettori; oggi, sempre su Repubblica, Stefano Mauri sospende un po’ di più il giudizio, Amazon forse non sarà un angelo, ma probabilmente non è il diavolo; diciamo un “arcangelo” che potrà anche cadere e rivelare la sua vera natura.
Ieri Mark Coker, fondatore di Smashwords, la più nota tra le piattaforme di selfpublishing indipendenti, ha pubblicato un post che merita di essere letto. Racconta KDP (Kindle Direct Publishing) Select, una nuova iniziativa di Amazon all’interno del suo programma di selfpublishing.
In sintesi, Amazon crea ogni mese un fondo (per questo dicembre è di 500.000$) che mette a disposizione di un gruppo selezionato di autori che pubblicano attraverso KDP e che aderiscono a Select; i titoli così selezionati vengono offerti in prestito gratuito ai possessori di un Kindle nell’ambito di Prime, un altro dei numerosissimi programmi di Amazon per lettori, autori e editori. I 500.000$ vengono ripartiti tra gli autori in base al numero di download.
La promessa agli autori è di poter avere un numero di download molto elevato, di scalare le classifiche, acquisire visibilità e cominciare a vendere tanto; allo scopo, Amazon mette a disposizione un “promotions manager” attraverso cui controllare direttamente la promozione dei libri in prestito gratuito. Un ulteriore passo verso il coinvolgimento degli autori nella promozione dei propri libri, una prima evoluzione del concetto di selfpublishing.
Ma ciò che non va, avverte Mark Coker, sono i “Terms & Conditions” di KDP Select. Amazon chiede agli autori un’esclusiva di tre mesi durante i quali gli autori che aderiscono devono eliminare dalla vendita attraverso altri store i titoli inclusi nel programma. Gli autori perdono così tutta la propria storia di venduto sugli altri store; in altre parole, spariscono, smettono di esistere su tutte le librerie online tranne che su Amazon.
Però! E pensare che Amazon si è sempre professato paladino della concorrenza, battendosi per la liberalizzazione dei prezzi degli ebook a vantaggio dei lettori; ora, gli stessi lettori potrebbero trovare certi titoli solo da loro. Non credo che ci sia possibile spiegazione tecnica o logica per una richiesta del genere, ma attenderemo curiosi di vedere se ce ne saranno e se ci saranno reazioni.
Lo sbarco in Europa di Kindle store è stato preceduto dalla definizione di contratti tra Amazon e gli editori che lasciano a questi ultimi la determinazione del prezzo; Amazon si è già mossa e 5 editori europei sono sotto inchiesta insieme a Apple per possibili pratiche collusive sui prezzi degli ebook. La ragione delle mosse di Amazon presso l’antitrust è che mentre Kindle store vale il 60% negli US e l’80% in UK, negli altri mercati Apple è davanti e in più ci sono Sony, Kobo, molti player locali e probabilmente anche Barnes & Noble. Fuori dai confini di US e UK sono quindi possibili diversi tipi di scenario e probabilmente ci sarà più concorrenza.
Amazon è un’azienda così sexy da potersi permettere quasi tutto; sono così bravi da aver ampiamente superato quella soglia di potere di mercato oltre la quale si corre per l’eliminazione della concorrenza senza suscitare troppe reazioni; sono così innovativi che sembra abbiano sempre ragione.
Facciamo il possibile e auguriamoci che non diventi l’odioso monopolista di turno.
Scritto il: 10 December 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: amazon, concorrenza, Mark Coker, smashwords | 3 Commenti »
“È da quando Gutenberg ha inventato la stampa, rendendo libri e tomi scientifici facilmente disponibili ai lettori,
che un’invenzione non trasforma la potenzialità delle persone e il loro accesso alle informazioni come ha fatto Google.”
(David A. Vise, The Google Story, Bantam Dell, New York 2005)
Google oggi è molto più di un motore di ricerca. La sua importanza non si limita al fatto che circa il 75% degli utenti che visitano un sito per la prima volta proviene dai motori e più del 60% di loro sceglie Google.
Google è, oggi, un aggregatore di servizi molto diversi tra loro: Gmail, Google Maps, Google Talk, Chrome, Android, Google Health, Google Books, Google Analytics, Picasa, Blogger, Google Wave, YouTube e Google+ solo per citarne alcuni.
Tutti questi servizi hanno almeno una elemento in comune: sono gratuiti. Potremmo facilmente stupirci di tanta generosità, spinti anche dal motto dell’azienda: Don’t Be Evil. La verità è che nel modello di business di Google, noi utenti non siamo i clienti, bensì i prodotti.
Qual è il modello di business di Google? Una microeconomia complessa (detta Googlenomics), basata sulla macroeconomia del consumo di Internet nel suo insieme, che verte interamente attorno alla pubblicità e funziona grazie ai miliardi di dollari versati da migliaia di aziende in tutto il mondo a Google Adwords, strumento fondamentale del search engine marketing.
Vendere pubblicità non genera soltanto profitto, ma produce anche fiumi di informazioni sugli utenti, sui loro gusti e le loro abitudini, dati che Google incamera e processa per predire il comportamento dei consumatori, trovare modi di migliorare i propri prodotti e vendere ancora più pubblicità.
(Steve Levy, Secret of Googlenomics: Data-Fueled Recipe Brews Profitability)
Che impatto può avere sull’editoria libraria un gigante come Google, che fa i soldi garantendo agli utenti di internet l’accesso gratuito ai contenuti? Quanto può essere disruptive un business in cui gli ebook sono un mezzo per attirare utenti, ottenendo da un lato informazioni su di loro e dall’altro nuovi spazi pubblicitari da integrare in un servizio da vendere agli inserzionisti?
Eppure Google ha deciso di non limitarsi a offrire ai suoi utenti la versione digitale (gratuita e in inglese) di oltre due milioni di libri fuori diritti e si è voluto confrontare con il settore editoriale vero e proprio, inaugurando quello che credo sia il primo servizio a pagamento per gli utenti del colosso di Silicon Valley, in aperta sfida nei confronti di Amazon: Google eBookstore, disponibile per ora soltanto in lingua anglofona sul web e su dispositivi iOS e Android.
Come se non bastasse, in questi giorni è stata lanciata Subtext, l’applicazione gratuita che permette di discutere di un libro con altri lettori all’interno del libro stesso, che dovrebbe essere compatibile con la biblioteca digitale di Google Books, gli ebook di Kobo e gli epub con o senza Adobe DRM (non leggerebbe invece i mobi del Kindle Store di Amazon e i libri di iBooks di Apple).
Chiunque può aggiungere link, immagini, video e aprire vere e proprie discussioni, ma oltre allo svago, l’applicazione potrebbe avere risvolti utili anche in ambito scolastico, grazie alla creazione di gruppi di condivisione composti dagli studenti di una classe, che potranno ora lavorare contemporaneamente a uno stesso testo. Addirittura ogni lettore disposto a dare il suo contributo alla comunità di lettura guadagnerebbe un punteggio.
E indovinate un po’ chi cì dietro Subtext? Tra gli investitori, Google Ventures, Mayfield Fund, New Enterprise Associates (NEA) e Omidyar Network.
Vista l’importanza che sempre di più, anche per Google, hanno i social network nella raccolta di informazioni sugli utenti, non stupisce che l’app che permette l’accesso gratuito a Google Books sia di fatto un’app di social reading. Ma sarà sufficiente per ritagliarsi una fetta di mercato a scapito di Amazon e di Apple?
Scritto il: 26 October 2011 | da: daria | Categorie: Marketing Jokes, Scenari | Tags: amazon, app, apple, google, social reading | 0 Commenti »
“Amazon ha bisogno degli editori
più di quanto gli editori abbiano bisogno di Amazon.”
(An American Editor)
Amazon insegna ai lettori che non hanno bisogno delle librerie e agli autori che non hanno bisogno degli editori. Lo avrete sentito dire (New York Times).
Risale almeno alla scorsa primavera la notizia che Amazon avesse cominciato ad assumere editor e agenti letterari. In particolare, l’ingaggio del veterano dell’editoria americana Laurence J. Kirshbaum ha segnato una svolta.
Larry ha infatti subito portato a casa Timothy Ferriss: Self-Promoter del 2008 secondo Wired, oltre 280.000 followers su Twitter, star del self-help – uno tra i generi più venduti in America – grazie a The 4-Hour Workweek, per 84 settimane nella classifica del New York Times. Dicesi platform.
Jeff Belle, executive di Amazon, lo aveva preannunciato chiaramente:
Larry metterà insieme un team editoriale a New York, e andrà a caccia di nuovi marchi da aggregare sotto l’ombrello di Amazon Publishing, concentrandosi sull’acquisizione di libri di alta qualità che spazino dalla letteratura alla narrativa commerciale, dai temi legati al business fino alla non fiction in generale.
Con l’arrivo di Amazon in Italia, che avrà presto il suo Kindle Store italiano, e la recente accelerazione del suo programma editoriale, i passi di un tale gigante continuano a far tremare la terra.
Da un lato Amazon è visto come il GGG che salva l’editoria da una distorsione creata dagli abusi della grande distribuzione tradizionale, proprio a scapito di quelli che finora erano gli anelli deboli della filiera (autori e lettori). D’altro lato è visto come un Big Brother che, ancora più totalitario di quello orwelliano, impone non solo tre bensì addirittura un’unica linea editoriale al mondo intero.
Possiamo farci un’idea di quanto contrastanti siano le posizioni in merito dando un’occhiata alla dibattito sul tema Amazon farà fuori gli editori?
Una cosa è certa: gli agenti odiano Amazon, e mettono in guardia gli autori che stanno stringendo un “patto con il diavolo” proprio dopo che il diavolo li ha convinti a liberarsi dei loro avvocati:
Oggi a criticare Amazon è persino uno come Andrew Wylie, l’agente più potente d’America, accusato di essere stato il primo a «scendere a patti con il diavolo» quando, l’anno scorso, aggirò gli editori per pubblicare su Amazon gli ebook di autori famosi quali Philip Roth, Norman Mailer e Saul Bellow. Proprio quell’accordo, secondo alcuni, avrebbe creato un precedente pericoloso, che ha spianato la strada all’attuale boom incontrollato di Amazon. (Corriere della Sera)
Gli editori odiano Amazon, e se la prendono con gli autori che “vanno a letto con il nemico”. La Penguin ha reciso il contratto con Kiana Davenport e ha ritirato il suo The Chinese Soldier Daughter dopo che l’autrice ha affidato ad Amazon una raccolta ebook di racconti brevi, Cannibal Nights: «Vogliono dare il buon esempio, se pubblichi con Amazon lo fai a tuo rischio e pericolo».
Le librerie odiano Amazon. Alcune librerie indipendenti americane hanno già dichiarato che non hanno alcuna intenzione di cedere i loro ebook al retailer, che “nessuno di loro darà un dollaro a un’azienda che li sta tagliando fuori dal mercato.” (New York Times)
Addirittura non mancano gli autori che odiano Amazon, come Leora Tanenbaum, la quale sostiene che Amazon sarà un disastro per i lettori (anche se la vera domanda che un autore dovrebbe porsi è: «se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?»)
L’odio, si sa, nasce dalla paura. Ma da tutto questo odio si può ricavare qualcosa di buono? Assolutamente sì. La lotta contro Amazon sta insegnando qualcosa. Tre dei maggiori editori americani (Simon & Schuster, Random House e The Hachette Book Group) hanno recentemente affermato che consentiranno ai loro autori di accedere ai dati sulle vendite che li riguardano direttamente online.
L’assenza di una buona comunicazione tra autori ed editori, quindi la scarsità di informazioni in possesso di un autore sotto un contratto tradizionale, è infatti una delle cause che spingono gli autori ad affidarsi ad Amazon.
Abbiamo capito che possiamo dare loro la conoscenza che abbiamo noi.
(Ms. Reidy, chief executive di Simon & Schuster)
Di certo questa mossa non è decisiva per far fronte al gigante, ma non è nemmeno l’unica possibile.
Gli editori hanno a disposizione un’ultima arma, ma non devono avere paura di usarla. È più o meno questo che si legge su An American Editor:
È chiaro che il futuro è degli ebook. Le vendite di ebook sono in crescita, quelle dei tascabili sono in calo e quelle degli hardcover sono stabili. Secondo me gli editori dovrebbero iniziare a togliere ossigeno ai tascabili, ma forse per questo è troppo presto. Se c’è una cosa da fare per cui non è troppo presto, è porre fine alla guerra del formato degli ebook.
In questo caso, con “la guerra del formato degli ebook” si intende sia la questione del formato di base (l’estensione del file) sia il problema dell’applicazione del DRM.
È innegabile che, tra i fattori di freno dello sviluppo degli ebook in Italia, la diversità di sistemi di protezione e la molteplicità dei dispositivi di lettura degli stessi hanno un’importanza preoccupante: disorientano il lettore e gli precludono determinate scelte di acquisto.
Una via per battere il gigante sarebbe quella di uniformare a un unico formato e a un unico sistema di protezione tutti gli ebook disponibili in commercio, a cui tutti gli store (e tutti i dispositivi di lettura) dovrebbero adeguarsi.
A nessuno importa che tipo di DRM viene utilizzato se tutti ne usano uno solo, proprio come a nessuno importa il sistema di protezione dei DVD, perché ne esiste uno unico. (…) Amazon ha bisogno di contenuti per sopravvivere e ha dato inizio al processo di sviluppo di contenuti propri. Proprio perché questo processo è stato appena avviato, è adesso il momento di colpire.
Se esistesse un unico sistema di protezione dei diritti, non esisterebbero problemi di compatibilità quindi quel sistema non sarebbe una limitazione per nessuno. Se gli editori si presentassero uniti di fronte al gigante affamato di contenuti, avrebbero più forza per imporre le loro condizioni e un maggior controllo sui loro libri. Utopia?
Amazon ha bisogno degli editori più di quanto gli editori abbiano bisogno di Amazon. Certo, Amazon ha la più grande fetta di mercato, ma le cose possono cambiare. Gli editori devono solo dimostrare di avere spina dorsale.
Scritto il: 25 October 2011 | da: daria | Categorie: Conversazioni, Marketing Jokes, Scenari | Tags: amazon, drm, kindle | 1 Commento »

Le riflessioni di Art Spiegelman sul futuro del libro pubblicate in un’intervista per Publishers Weekly sono davvero di grande interesse. Artista, vincitore del Pulitzer con la grafic novel Maus, Spiegelman spiega il suo rapporto con il libro di carta e ciò che pensa del libro digitale.
Immaginando la scoperta di un libro di carta nell’umanità del 2300, immersa da qualche centinaio di anni in una cultura completamente digitale, suppone che la reazione potrebbe essere di stupore di fronte alle differenze sostanziali che passano tra l’oggetto fisico del libro per l’organizzazione dei contenuti e qualunque sua versione digitale. “Non sono un luddista, affatto”, dice, “ma ci sono differenze concrete, e penso che quelle siano sostanziali.” Tra queste si sofferma sulla capacità di concentrazione permessa dalla lettura su carta:
Se un libro sarà letto e riletto, ha più senso che sia un libro vero, per via della possibilità di concentrarsi e per quella particolare relazione che stabilisci con le pagine, contrapposta a quella stabilita con lo schermo, basate su una diversa ricompensa. Sull’iPad o sul Kindle ti senti ricompensato dal premere un bottone, è quasi un riflesso pavloviano. È una piccola azione, e c’è sempre un piccolo sbalzo di adrenalina che la sottende. Ma quel sobbalzo è diverso quando sfogli le pagine, è come un sipario che si apre per mostrarti nuove cose.
Ne parlavamo qualche settimana fa, a proposito delle metafore usate per l’avanzamento della lettura digitale. L’esperienza di lettura è così in divenire, ancora, che le opinioni a riguardo sono davvero le più varie.
Per un fumettista l’importanza del formato è altissima:
Non ho mai incontrato un fumettista che non sapesse su che carta stesse per essere stampato il suo libro, o di che dimensioni. È strettamente parte della tua opera. Certo, può essere rimaneggiata e sistemata, se necessario, ma dev’essere fatto per una ragione molto precisa. È parte della narrazione stessa.
“Direi che in futuro il libro si userà per ciò che funziona al meglio in forma di libro”, continua Spiegelman e quest’osservazione, per quanto semplice, è fondamentale. Ci sono diversi tipi di idee che trovano una parte imprescindibile della loro realizzazione nella forma che assumono e il fumetto, la graphic novel, se preferite, è uno di quelli. La creatività degli artisti nell’interazione con le nuove tecnologie per il libro è cruciale per lo sviluppo di nuovi sistemi in grado di riscrivere l’esperienza di lettura e il processo creativo stesso. Per uscire dall’adattamento in digitale del libro di carta ci sarà bisogno di avere a disposizione strumenti soddisfacenti per creare usando nuove forme.
Spiegelman ha pubblicato i suoi schizzi con McSweeney, un editore americano da osservare se si cercano esempi di interpretazione originale delle potenzialità dei diversi formati per l’editoria. Potete scaricare l’applicazione – su dispositivi Apple – e accedere a una serie di contenuti gratuiti. Tra quelli che potete acquistare non ci sono solo libri ma anche storie, come Touch Sensitive di Chris Ware, ideate esplicitamente per iPad, come lo stesso Spiegelman ci racconta nell’intervista.
Scritto il: 19 October 2011 | da: letizia | Categorie: Conversazioni, Scenari | Tags: app, Art Spiegelman, esperienza di lettura, formati, graphic novel, processo creativo, Publishers Weekley | 0 Commenti »
1 settembre. Anche l’Italia ha la sua bella legge che limita ad un massimo del 15% gli sconti sui libri (quelli pubblicati su carta) che le librerie possono autonomamente applicare al prezzo di copertina. Andiamo a fare compagnia, tra gli altri, a Germania (prezzo fisso) Francia e Spagna (5%).
Lasciando perdere le polemiche, le petizioni al Presidente della Repubblica, le raccolte di firme, i commenti indignati in rete e i gruppi su FB (ma è vero che quello più numeroso contro la legge ha meno di 500 sostenitori?), vogliamo provare a guardare oltre la legge e gli scopi che si propone.
Vale la pena ribadire alcune caratteristiche del settore dell’editoria libraria. Il prezzo del libro pubblicato su carta incorpora il costo della resa, che rappresenta, in media, circa il 20%-22% del prezzo di copertina (in media, perché per la stragrande maggioranza dei titoli è molto più elevato); l’offerta di titoli cresce ogni anno (siamo a circa 60.000 novità pubblicate nel 2010) in presenza di una domanda stabile o in leggero calo.
In questa situazione di mercato, è evidente che a parità di tiratura il costo della resa sale, oppure, riducendosi le tirature, aumenta l’incidenza dei costi di produzione. In un settore dove il prezzo è fatto dagli editori (vuoi quel titolo di quell’autore? Aspetti che io editore lo pubblichi e paghi il prezzo che decido io, perché ho i diritti esclusivi di quel libro) il prezzo dei libri sale al salire dei costi.
Tutto ciò per dire che la distorsione sta nella modalità di determinazione del prezzo del libro, non nella limitazione degli sconti. Gli editori lo sanno benissimo, mentre i lettori no ed è per questo che questi ultimi si scagliano contro la legge Levi; ma sbagliano obiettivo.
Il prezzo dei libri cresce perché il modello economico che lo sorregge è inefficiente e, in presenza di un mercato digitale, sempre più obsoleto.
Questa distorsione non è presente nel mondo del libro digitale, dove il prezzo dipende molto di più da una dinamica di domanda e offerta, perché la pirateria offre sempre un’alternativa (ancorché illegale) a un prezzo giudicato troppo elevato (Editore, se mi fai pagare un prezzo troppo distante dal valore che io percepisco, è possibile o probabile che io scarichi illegalmente, gratis; non ci piace, ma è così). Inoltre, nel digitale, non esiste neppure la resa.
Se tutto ciò è vero, quello che servirebbe al settore del libro è un nuovo patto tra editori e lettori, che tenga in considerazione che il lettore conta molto di più nella determinazione del prezzo del libro e nella sua promozione in rete. Addirittura, gli editori dovrebbero guardare al lettore non più solo come a un lettore, come ha detto Richard Nash in una bellissima recente intervista a Huffington Post.
Cambia la relazione editore-lettore, prendono forma le nuove regole di questa relazione. Forse, prima ancora di scrivere una legge per la determinazione del prezzo degli ebook, che infatti sono esclusi dalla disciplina della legge Levi, sarebbe opportuno descrivere questa nuova relazione, redigere una sorta di manifesto che coinvolga editori e lettori in un nuovo sistema di regole.
Guardando all’oggi, l’assenza di disciplina sul prezzo dell’ebook potrebbe portare benefici ai lettori, ma molto probabilmente, nei prossimi mesi non sarà così. Alcuni grandi editori, infatti, hanno chiesto alle librerie online di firmare contratti che non consentono promozioni e sconti non concordati e che agiscono come e più della legge Levi. In altre parole, il prezzo è deciso dagli editori e la concorrenza tra le librerie potrà avvenire su tutto tranne che sugli sconti.
Guardando al domani, la disciplina sul prezzo degli ebook passerà, come si diceva, attraverso la ridefinizione del rapporto tra editori e lettori. Questo a noi interessa; convinti che non sarà un domani molto lontano.
Scritto il: 1 September 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: legge_Levi prezzo libri ebook Richard_Nash editori lettori | 9 Commenti »
Da oggi è a disposizione di tutti i nostri editori un nuovo servizio: l’Ufficio Stampa Digitale (USD). Gli editori potranno inviare ai giornalisti copie staffetta digitali dei libri da recensire, personalizzate con il nome del destinatario. In modo semplice e diretto, attraverso la piattaforma Ex Libris che supporta la libreria online Bookrepublic.
L’ufficio stampa di ogni editore può così organizzare e inviare un “lancio stampa” digitale esattamente come avviene nel caso dei “lanci stampa tradizionali”, solo che invece della copia cartacea, il giornalista riceverà, direttamente nella sua casella e mail, un link che gli consentirà di scaricare la copia digitale.
Scritto il: 20 April 2011 | da: francesca | Categorie: Scenari, Su di noi | 2 Commenti »
All publishers are global now. All book retailers are global now. The publishers and retailers who embrace that reality soonest will have the best chance to be around the longest.
All publishers and book retailers are global now – Mike Shatzkin
L’editoria diventa globale: i primi ad adattarsi a questa realtà saranno in grado di affrontare il futuro. Ce lo ricordava Mike Shatzkin durante IfBookThen, lo scorso febbraio, e come raccontava nel post appena citato si tratta di un tema con il quale ha iniziato a fare i conti fin dal 2008.
L’attenzione a quanto succede nell’ambito dell’editoria internazionale è per noi un punto di fondamentale importanza. Alla base di IfBookThen c’era l’idea di portare in Italia gran parte del dibattito e delle esperienze americane e di creare allo stesso tempo un punto di incontro per condividere e confrontare con le diverse realtà europee sull’editoria digitale.
Nei giorni precedenti la conferenza abbiamo pubblicato le traduzioni di alcuni articoli che ci sembravano utili per ampliare l’orizzonte dei temi previsti dall’agenda della giornata, con l’obiettivo di creare una sorta di digest sempre aggiornato delle voci del panorama internazionale che riteniamo imperdibili per chiunque voglia tenersi informato sui cambiamenti in atto.
Abbiamo pensato di non interrompere questo progetto: le traduzioni continuano e si arricchiscono di nuovi autori e spunti di riflessione. Trasferiremo nei prossimi giorni le traduzioni pubblicate sul sito di IfBookThen sul blog di Bookrepublic; quelle nuove le troverete direttamente qui, due volte al mese.
Abbiamo già pubblicato, nell’ordine:
- Leggere nell’era digitale, o del leggere del come abbiamo sempre letto. Traduzione dall’originale: Rethinking the Publishing Company di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010
- Lista dei difetti degli ereader (per consumatori, editor, editori e designer perspicaci). Traduzione dall’originale: The ereader incompetence checklist (for discerning consumers, editors, publishers and designers) di Craig Mod, craigmod.com, Ottobre 2010
- Ripensare la casa editrice. Traduzione dall’originale: Rethinking the Publishing Company, di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010
- Comprendere il libro digitale. Traduzione dall’originale: Embracing the digital book di Craig Mod, craigmod.com, Aprile 2010
- “Context First”, revisited. Traduzione dell’originale: “Context First”, revisited, di Brian O’Leary, Febbraio 2011
Con lo stesso spirito, sul sito di 40k potete leggere le tag-interview: “delle non-proprio-risposte a delle non-proprio-domande” sul cambiamento dell’editoria. Per esempio quella fatta a Kassia Krozser: “Tomorrow’s publisher must be able to react immediatly to market shifts“.
Scritto il: 18 March 2011 | da: letizia | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari, Su di noi | Tags: 40k, craig mod, editoria digitale, ifbookthen, kassia krozser, mike shatzkin, traduzioni | 0 Commenti »
Ancora un numero. 26. Il numero massimo di prestiti possibili concesso da HarperCollins alle biblioteche americane. 26 che è la metà di 52, le settimane in un anno. Tempo medio di un prestito: 2 settimane. Le biblioteche sono sul piede di guerra. Ci sono opinioni forti e differenti sulla vicenda.
Due bibliotecari hanno fatto i conti per capire l’impatto del 26 nell’economia complessiva della biblioteca: Matthew D. Hamilton e Laura Crosset.
Il lavoro e la funzione delle biblioteche sono destinati a cambiare enormemente con l’arrivo del libro digitale. Diventeranno solo luoghi di aggregazione sociale, si preoccuperanno solo di conservazione o continueranno a svolgere lo straordinario ruolo di enzima culturale inserito in un tessuto di relazioni locali?
Mi è venuta voglia di riascoltare Peter Brantley, e il suo discorso a MeetTheMediaGuru.
Scritto il: 10 March 2011 | da: marcog | Categorie: Scenari | 0 Commenti »