Come si chiama questa? Possibile che Amazon possa vendere in tutta Europa applicando un’IVA del 3%?
Vuol dire che tutti gli store italiani pagano un 21%, per ora, allo stato italiano su ogni vendita di ebook, mentre Amazon (e Apple) sulla vendita dello stesso ebook paga al granduca di Lussemburgo il 3%. Cioè, Amazon margina 18 punti percentuali in più.

Lo so, è cosa nota: ma forse noi europei dovremmo darci una mossa.
Aggiornamento
Grazie @lizcastro che ha twittato questo link dove si segnala una contestazione della Commissione Europea alla riduzione dell’IVA sugli ebook.
Riporto inoltre un commento di Andrew Rhomberg sull’argomento che mi sembra molto interessante: in presenza di un sistema di determinazione dei prezzi basato sull’agency model a guadagnarci dovrebbero essere gli editori.
Thus lowering VAT to 3% would increase publisher’s margin, not Amazon’s margin on ebooks under agency or any agency –like ararangement.
However under an ebook wholelsale model, Amazon is laughing all the way to the bank and will crush any … online retailer not using Luxembourg (just like with Jersey and CDs/DVDs years ago).
Scritto il: 3 gennaio 2012 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: amazon, Iva sugli ebook | 7 Commenti »
Domenica scorsa su Repubblica, Gianni Ferrari definiva Amazon un “angelo” per quanto bene potrebbe fare alla lettura e ai lettori; oggi, sempre su Repubblica, Stefano Mauri sospende un po’ di più il giudizio, Amazon forse non sarà un angelo, ma probabilmente non è il diavolo; diciamo un “arcangelo” che potrà anche cadere e rivelare la sua vera natura.
Ieri Mark Coker, fondatore di Smashwords, la più nota tra le piattaforme di selfpublishing indipendenti, ha pubblicato un post che merita di essere letto. Racconta KDP (Kindle Direct Publishing) Select, una nuova iniziativa di Amazon all’interno del suo programma di selfpublishing.
In sintesi, Amazon crea ogni mese un fondo (per questo dicembre è di 500.000$) che mette a disposizione di un gruppo selezionato di autori che pubblicano attraverso KDP e che aderiscono a Select; i titoli così selezionati vengono offerti in prestito gratuito ai possessori di un Kindle nell’ambito di Prime, un altro dei numerosissimi programmi di Amazon per lettori, autori e editori. I 500.000$ vengono ripartiti tra gli autori in base al numero di download.
La promessa agli autori è di poter avere un numero di download molto elevato, di scalare le classifiche, acquisire visibilità e cominciare a vendere tanto; allo scopo, Amazon mette a disposizione un “promotions manager” attraverso cui controllare direttamente la promozione dei libri in prestito gratuito. Un ulteriore passo verso il coinvolgimento degli autori nella promozione dei propri libri, una prima evoluzione del concetto di selfpublishing.
Ma ciò che non va, avverte Mark Coker, sono i “Terms & Conditions” di KDP Select. Amazon chiede agli autori un’esclusiva di tre mesi durante i quali gli autori che aderiscono devono eliminare dalla vendita attraverso altri store i titoli inclusi nel programma. Gli autori perdono così tutta la propria storia di venduto sugli altri store; in altre parole, spariscono, smettono di esistere su tutte le librerie online tranne che su Amazon.
Però! E pensare che Amazon si è sempre professato paladino della concorrenza, battendosi per la liberalizzazione dei prezzi degli ebook a vantaggio dei lettori; ora, gli stessi lettori potrebbero trovare certi titoli solo da loro. Non credo che ci sia possibile spiegazione tecnica o logica per una richiesta del genere, ma attenderemo curiosi di vedere se ce ne saranno e se ci saranno reazioni.
Lo sbarco in Europa di Kindle store è stato preceduto dalla definizione di contratti tra Amazon e gli editori che lasciano a questi ultimi la determinazione del prezzo; Amazon si è già mossa e 5 editori europei sono sotto inchiesta insieme a Apple per possibili pratiche collusive sui prezzi degli ebook. La ragione delle mosse di Amazon presso l’antitrust è che mentre Kindle store vale il 60% negli US e l’80% in UK, negli altri mercati Apple è davanti e in più ci sono Sony, Kobo, molti player locali e probabilmente anche Barnes & Noble. Fuori dai confini di US e UK sono quindi possibili diversi tipi di scenario e probabilmente ci sarà più concorrenza.
Amazon è un’azienda così sexy da potersi permettere quasi tutto; sono così bravi da aver ampiamente superato quella soglia di potere di mercato oltre la quale si corre per l’eliminazione della concorrenza senza suscitare troppe reazioni; sono così innovativi che sembra abbiano sempre ragione.
Facciamo il possibile e auguriamoci che non diventi l’odioso monopolista di turno.
Scritto il: 10 dicembre 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: amazon, concorrenza, Mark Coker, smashwords | 3 Commenti »
1 settembre. Anche l’Italia ha la sua bella legge che limita ad un massimo del 15% gli sconti sui libri (quelli pubblicati su carta) che le librerie possono autonomamente applicare al prezzo di copertina. Andiamo a fare compagnia, tra gli altri, a Germania (prezzo fisso) Francia e Spagna (5%).
Lasciando perdere le polemiche, le petizioni al Presidente della Repubblica, le raccolte di firme, i commenti indignati in rete e i gruppi su FB (ma è vero che quello più numeroso contro la legge ha meno di 500 sostenitori?), vogliamo provare a guardare oltre la legge e gli scopi che si propone.
Vale la pena ribadire alcune caratteristiche del settore dell’editoria libraria. Il prezzo del libro pubblicato su carta incorpora il costo della resa, che rappresenta, in media, circa il 20%-22% del prezzo di copertina (in media, perché per la stragrande maggioranza dei titoli è molto più elevato); l’offerta di titoli cresce ogni anno (siamo a circa 60.000 novità pubblicate nel 2010) in presenza di una domanda stabile o in leggero calo.
In questa situazione di mercato, è evidente che a parità di tiratura il costo della resa sale, oppure, riducendosi le tirature, aumenta l’incidenza dei costi di produzione. In un settore dove il prezzo è fatto dagli editori (vuoi quel titolo di quell’autore? Aspetti che io editore lo pubblichi e paghi il prezzo che decido io, perché ho i diritti esclusivi di quel libro) il prezzo dei libri sale al salire dei costi.
Tutto ciò per dire che la distorsione sta nella modalità di determinazione del prezzo del libro, non nella limitazione degli sconti. Gli editori lo sanno benissimo, mentre i lettori no ed è per questo che questi ultimi si scagliano contro la legge Levi; ma sbagliano obiettivo.
Il prezzo dei libri cresce perché il modello economico che lo sorregge è inefficiente e, in presenza di un mercato digitale, sempre più obsoleto.
Questa distorsione non è presente nel mondo del libro digitale, dove il prezzo dipende molto di più da una dinamica di domanda e offerta, perché la pirateria offre sempre un’alternativa (ancorché illegale) a un prezzo giudicato troppo elevato (Editore, se mi fai pagare un prezzo troppo distante dal valore che io percepisco, è possibile o probabile che io scarichi illegalmente, gratis; non ci piace, ma è così). Inoltre, nel digitale, non esiste neppure la resa.
Se tutto ciò è vero, quello che servirebbe al settore del libro è un nuovo patto tra editori e lettori, che tenga in considerazione che il lettore conta molto di più nella determinazione del prezzo del libro e nella sua promozione in rete. Addirittura, gli editori dovrebbero guardare al lettore non più solo come a un lettore, come ha detto Richard Nash in una bellissima recente intervista a Huffington Post.
Cambia la relazione editore-lettore, prendono forma le nuove regole di questa relazione. Forse, prima ancora di scrivere una legge per la determinazione del prezzo degli ebook, che infatti sono esclusi dalla disciplina della legge Levi, sarebbe opportuno descrivere questa nuova relazione, redigere una sorta di manifesto che coinvolga editori e lettori in un nuovo sistema di regole.
Guardando all’oggi, l’assenza di disciplina sul prezzo dell’ebook potrebbe portare benefici ai lettori, ma molto probabilmente, nei prossimi mesi non sarà così. Alcuni grandi editori, infatti, hanno chiesto alle librerie online di firmare contratti che non consentono promozioni e sconti non concordati e che agiscono come e più della legge Levi. In altre parole, il prezzo è deciso dagli editori e la concorrenza tra le librerie potrà avvenire su tutto tranne che sugli sconti.
Guardando al domani, la disciplina sul prezzo degli ebook passerà, come si diceva, attraverso la ridefinizione del rapporto tra editori e lettori. Questo a noi interessa; convinti che non sarà un domani molto lontano.
Scritto il: 1 settembre 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: legge_Levi prezzo libri ebook Richard_Nash editori lettori | 9 Commenti »
J.K. Rowling ha dunque annunciato Pottemore. Annuncio che non poteva non lasciare dietro di sè commenti provenienti da ogni parte del globo; altrove, ne abbiamo fatto anche noi una piccola, significativa rassegna.
Due sono gli aspetti che qui vogliamo mettere in risalto: l’assenza di Amazon tra i partner dell’accordo, annunciata come clamorosa e la replicabilità del modello Pottermore.
Sulla prima. In molti hanno evidenziato come sia finalmente apparso all’orizzonte chi possa fare a meno di Amazon; la Rowling è un “brand”, potremmo dire un’azienda, che ha più potere del più grande degli editori al mondo (prendetene uno a caso, Random House, Hachette, Harper Collins, Penguin o chi volete); che, infatti, su diverse questioni ha dovuto venire a patti con il colosso di Seattle. E in effetti è così, almeno per ora.
Ma come è spiegato bene, ad esempio, qui, è difficile pensare che Amazon voglia restare esclusa dalle vendite di Harry Potter su Kindle; lo stesso è molto probabile che valga per la Rowling, visto che Kindle vale circa i 2/3 del mercato US e UK degli ebook.
Tutto ciò per dire che non crediamo che a Seattle si stiano strappando i capelli: c’è qualche mese di tempo per fare un buon accordo partendo da posizioni pari. Quindi, brava la Rowling a mettersi nelle condizioni di poter negoziare al meglio, ma aspetterei a dire che Amazon è fuori dalla partnership. Ne riparliamo ad ottobre.
La seconda questione è un po’ più complessa. La stragrande maggioranza dei commenti a Pottermore ha evidenziato come non esistano altri autori, personaggi o “imprint” al mondo che possano permettersi iniziative analoghe. Secondo noi, è tutto relativo.
E’ questione di nicchie; e la nicchia di Harry Potter (se così si può dire) è il mondo. Ma ciò che rende possibile la replica del modello Pottermore è la relazione tra qualsiasi autore, personaggio o “imprint” e la sua nicchia; a condizione che la nicchia abbia almeno una certa dimensione.
Per capirci, ci viene in aiuto la dieta zona (su cui abbiamo sviluppato l’anno scorso un’app per iPhone, che aggiorneremo a settembre). Barry Sears sta alla dieta zona come la Rowling sta a Harry Potter; fatte le debite proporzioni, che stabiliscono le diverse dimensioni potenziali dei due business, è molto probabile che il modello sia replicabile. E crediamo che lo stesso valga per molte altre “nicchie” all’interno delle quali esista un “padrone”.
Perchè si possa parlare di Pottermore come di nuova frontiera del selfpublishing è necessario che il modello sia replicabile. Noi crediamo che lo sia.
Scritto il: 27 giugno 2011 | da: marcof | Categorie: Conversazioni | Tags: amazon, barry sears, dieta zona, Harry Potter, kindle, Pottermore, Rowling, selfpublishing | 0 Commenti »
Così Peter Collingridge (@gunzalis) ha definito la difficile gestione di molte innovazioni di successo; ripetersi, non restare un caso isolato, diventare un business con il suo modello. L’ha fatto ieri nella tavola rotonda conclusiva del Futurebook Innovation Workshop a Londra, organizzato da The Bookseller, dove sono stato invitato dal suo direttore Philip Jones (cortesia che sarà ricambiata a IfBookThen 2012).
Tutto un pomeriggio sull’editoria prossima ventura con grandi e piccoli editori, nativi digitali e sviluppatori che fanno gli editori. Focus sui prodotti e sull’organizzazione del lavoro che ci sta nascendo dietro; quasi nessuno ancora ci fa quattrini: l’epub, per adesso, va benissimo. Workshop molto interessante; ecco gli spunti migliori.
- L’età media di chi si sta occupando di digitale nelle case editrici (e fuori) è sotto, spesso anche di molto, ai 30 anni; la nuova generazione di editor è nata e sta crescendo.
- L’organizzazione di quasi tutti i progetti presentati è una partnership tra un editore e un partner esterno (spesso ingegneri o sviluppatori). Sottolineo: è una partnership, un investimento comune, la condivisione di oneri e onori; nessuno è migliore, si lavora insieme. Non è una commessa di un editore a un fornitore di servizi e tecnologia: gli editori hanno capito che non possono tener fuori quest’ultima dal loro processo produttivo.
- I grandi editori tendono a valorizzare ciò che hanno, lavorano sulle properties. I prodotti che nascono digitali vengono soprattutto da editori nativi digitali o da sviluppatori.
- Ogni prodotto digitale deve contenere i propri analytics: la misura in tempo reale di chi lo sta comprando, come, quando, da dove, che cosa sta facendo, ecc.
- L’influenza dei videogames per quanto concerne l’interattività dei libri sta arrivando a passi molto svelti; la domanda è se accadrà anche il contrario, cioè se i giochi si arricchiranno di forme narrative strutturate pescando dall’esperienza del libro. Il confine tra videogames e audiolibri interattivi sta comunque svanendo (vedi i due prodotti di somethin’ else, @birchos).
- “Wow” alla presentazione scenografica di Amaranth Borsuk (@amaranthborsuk) che ha mostrato l’augmented reality del libro (poesie). La tecnologia sembra essere la stessa usata da DK per i suoi pop up 3D. Molto efficace, anche se per il momento serve un libro di carta, una webcam e un PC: esperienza da migliorare.
- Fa effetto anche che uno dei pochi progetti presentati che ha generato profitti sia stato prodotto da due sviluppatori; un’app di comunissime storie per bambini (@millsustwo). Non a caso è stato l’unico a mostrare i risultati di vendita.
Insomma, di prodotti innovativi di successo ancora pochi; in compenso è cambiata l’organizzazione del lavoro dietro tali prodotti, ci sono investimenti, persone, idee, progetti. E’ cominciata la fase industriale ancor prima che ci siano ritorni economici; gli editori (tradizionali e nativi) scommettono tutti su una strada senza ritorno.
L’innovazione è sexy; presto lo sarà anche nel lato post.
Scritto il: 17 giugno 2011 | da: marcof | Categorie: Eventi | Tags: Amaranth Borsuk, Futurebook, Innovation Workshop, Peter Collingridge, Philip Jones, Publishing, Somethin' else | 0 Commenti »
Tommaso Pellizzari su Corriere.it ha fatto un interessante sondaggio, del tutto informale e non rappresentativo. In attesa di dati ufficiali, viene fuori che Sony PRS650, Kindle e iPad sono gli e-reader più venduti a Natale in Italia. Vengono menzionati una volta ciascuno Eken, BeBook, Asus, Cybook, Onyx e Samsung Galaxy; tre commenti non fanno menzione di un modello, mentre altri tre sono contrari agli e-reader.
Ciò sembra coincidere con le informazioni che abbiamo da alcuni retailer: iPad ha venduto molto (come da previsioni) mentre Sony avrebbe potuto vendere di più, ma in molti posti è andato esaurito ben prima di Natale (evidentemente, non era nelle previsioni). Di Kindle non si hanno neppure indiscrezioni per quanto riguarda l’Italia, ma è molto probabile che ne siano stati venduti molti.
Più che sulle caratteristiche tecniche, sembra che le decisioni di acquisto si siano mosse su:
- la promessa di un’esperienza e di un coinvolgimento nella lettura digitale “unici”;
- la notorietà del brand.
Anche il prezzo e la disponibilità di titoli in italiano sembrano venire dopo come motivazioni d’acquisto.
Apple a Amazon sono più richiesti perchè, in maniere del tutto diverse, sono riusciti a creare un legame con i propri clienti/lettori unico ed esclusivo. Chi acquista un iPad entra nel mondo dei prodotti Apple (che, piaccia o non piaccia, è unico); chi compra un Kindle, non compra solamente un e-reader, ma soprattutto l’esperienza di comprare dentro Kindle store. Inoltre, sono brand molto noti e rassicuranti, motivo che potrebbe spiegare l’exploit (se confermato) di Sony.
Ciò ci porta ad alcune conclusioni:
- ancora per tutto il 2011 e fino a quando il mercato non sarà più maturo e consapevole è molto probabile che l’acquisto degli e-reader sarà guidato da queste stesse motivazioni;
- il prezzo diventerà certamente un elemento di decisione importante, ma solo dopo che il mercato avrà raggiunto dimensioni maggiori (e anche in funzione delle caratteristiche tecniche dei nuovi modelli in uscita ora e durante il 2011);
- la grande richiesta del Kindle (se confermata) significherebbe che la disponibilità di titoli in formato .mobi non è più un problema;
- nei paesi non di lingua inglese Kindle non arriverà alle quote di mercato “mostruose” che ha raggiunto in US (dove, peraltro, sembra stia cedendo almeno un po’ all’iPad) e in UK (alla conferenza di Futurebook a Londra, il mese scorso, si è parlato dell’80% raggiunto in 6 mesi).
La domanda finale è: quella degli e-reader è già una partita solo globale che si giocheranno solo poche grandi marche? A noi sembra proprio che sarà così.
Scritto il: 6 gennaio 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | 0 Commenti »

Thanks to YellowDog
La notizia: Bookrepublic è il primo store internazionale a essere disponibile direttamente su Bluefire, applicazione per iPad e iPhone sviluppata da una società di Seattle.
La buona notizia per chi legge su questi dispositivi: dal 23 dicembre a mezzanotte possono scaricare i (quasi) 5mila ebook (in italiano) presenti su Bookrepublic e leggerli tutti direttamente sul reader di Bluefire. Sì, anche quelli protetti da Adobe DRM si possono scaricare e leggere senza passare da Adobe Digital Editions e da un PC.
Come si fa:
- si scarica l’applicazione Bluefire da iTunes (è gratis);
- la si autentica con il proprio ID Adobe per poter leggere anche gli ebook protetti con Adobe DRM; se non l’avete potete registrarvi qui o direttamente via Bluefire, toccando “Info” dal menu in basso;
- si tocca “Get Books” nel menù in basso;
- scrollare in basso fino agli “International Bookstores”
- cliccare su Bookrepublic, scegliere l’ebook da scaricare e procedere al pagamento fino al download.
L’ebook potrà essere scaricato direttamente sul reader di Bluefire e leggere immediatamente.
Siamo felici di questo accordo. Continueremo a lavorare per cercare di essere sempre un po’ più avanti, per realizzare soluzioni (o trovarle in giro per il mondo) e regalare un servizio ogni giorno migliore: è il nostro proposito per il 2011.
Auguri a tutti!
Scritto il: 25 dicembre 2010 | da: marcof | Categorie: Su di noi | Tags: Bluefire, ipad | 6 Commenti »
È nato un nuovo mercato. Solo sei mesi fa non esisteva nulla. Ora sono arrivate le librerie online e le piattaforme di distribuzione. Sono arrivati gli editori, i titoli − a Natale saranno oltre 6mila − sono arrivati i tablets e i lettori a inchiostro elettronico. E sono arrivati anche i lettori, quelli veri, in carne e ossa che comprano libri, ma che hanno cominciato a comprare anche ebook; e arriverà anche Amazon.
Se un mercato è nato, dobbiamo capire com’è fatto. Con quali categorie dobbiamo leggerlo e misurarlo? Cosa sta succedendo negli altri Paesi europei? L’esperienza triennale americana ci serve? E soprattutto: cosa accadrà adesso?
Stiamo costruendo If Book Then per contribuire a dare risposte autorevoli e convincenti a queste domande avviando una discussione che abbia due presupposti specifici e dichiarati: quello di uscire dalla prospettiva unica di chi pubblica libri (vecchio vizio di questo mondo autoreferenziale) per aprirne di nuove dalla parte di chi i libri li acquista e soprattutto li legge, perché siamo convinti che il digitale porti con sé il rovesciamento di questa prospettiva. Vogliamo offrire una visione internazionale: perché crediamo che la partenza, pressoché in simultanea, dei diversi mercati europei renda le singole esperienze comuni e confrontabili e che tali esperienze vadano messe a paragone con ciò che e’ già successo in altri paesi e in altri settori.
Il format di IBT semplice: la mattina entreremo nel merito di due o tre temi che saranno cruciali per i successivi sei, dodici mesi; il pomeriggio passeremo in rassegna i numeri e i parametri qualitativi che caratterizzano questo mercato in un confronto tra Paesi europei e, in conclusione, ascolteremo alcune storie che già si possono raccontare o che sono ancora da scrivere da parte di personaggi che stanno, in qualche modo, lasciando un segno.
Primo tema. Quanto è ancora difficile per un lettore attratto dall’esperienza di leggere digitale cercare un ebook, capire come può trovare quelli che potrebbe acquistare, comprarli, scaricarli, portarli su un reader e leggerli? Cosa manca perché tutto ciò sia facile e appagante più che andare a farsi un giro in libreria? O semplicemente che sia diverso, ma possa dare almeno altrettanta soddisfazione? É quando verranno date risposte convincenti a queste domande che si passerà da un mercato di nicchia a un mercato allargato. Crediamo, quindi, che sia necessario cominciare a discuterne.
Secondo tema. La conservazione dei contenuti digitali che cosa implica per gli editori? Se cambiano i formati o i supporti per la lettura ci saranno costi di aggiornamento? Dove troveremo i contenuti? Rischiamo di perdere pezzi di conoscenza? Se n’è parlato, ma quali saranno i problemi (o le opportunità) che emergeranno e che cosa sarà necessario fare? Negli USA, che sono avanti di tre anni, che cosa si sta facendo?
Come terzo tema vorremmo adottare un format nel format: di anno in anno, chiederemo a uno dei massimi esperti mondiali di editoria digitale quali sono i tre temi (in aggiunta a quelli sopra citati) che un editore (ma anche un autore o un agente) in Europa deve tenere ben in vista nei prossimi sei, dodici mesi e perché. Su come vorremmo che i dati venissero presentati vi racconteremo prossimamente, così come vi diremo di volta in volta quali saranno le storie che vi presenteremo e chi ve le racconterà.
Già ora, però, vi chiediamo di interagire con noi, di darci consigli e suggerimenti; di scriverci le domande che vorreste fare all’interno dei temi che vi proponiamo, di proporci aspetti, punti vista o anche percorsi possibili per avviare la discussione come a voi piacerebbe.
Scritto il: 22 novembre 2010 | da: marcof | Categorie: Eventi, Scenari | 4 Commenti »
Il mercato si muove. Da quando sono entrati i “grandi” e l’offerta di titoli su bookrepublic ha superato i 3.000 titoli, sono più che raddoppiati gli accessi allo store e sono triplicati gli acquisti. Ed è aumentato di oltre il 20% il prezzo medio dei download.
Potrebbero essere tre buone notizie. L’ultima, in realtà, va guardata con molta cautela perché avrà conseguenze non positive.
Come anche Mantellini ha scritto riprendendo Tombolini, si parla molto di prezzi degli ebook in rete. Il refrain (il solito) è che gli ebook dovrebbero avere prezzi più bassi del cartaceo perché costano molto meno. Vorrei approfondire il tema da una prospettiva diversa e azzardare qualche previsione.
La modalità tradizionale di determinare il prezzo di un libro era (è) stabilire un mark-up, in funzione delle previsioni di domanda, sui costi di produzione. Quel titolo, di quell’autore, in quel momento era (è) un bene privo di sostituti; la domanda era (è) quindi rigida al prezzo.
L’esistenza di possibilità alternative all’acquisto sconvolge questa modalità e introduce la necessità di pensare a nuovi modelli di business del libro.
La pirateria (sia detto una volta per tutte: non ci piace e la consideriamo quale è: un azione illegale), piaccia o no piaccia, esiste e offre possibilità alternative all’acquisto. Il lettore ha ora la possibilità di confrontare il prezzo dell’editore con il valore che egli attribuisce a quel titolo: se la distanza è elevata, è molto probabile che ricorrerà al download della copia piratata.
In altre parole, la pirateria è la condizione che segna il passaggio da un modello di determinazione del prezzo del libro basato su un mark-up sui costi di produzione, a uno basato sull’incrocio tra domanda e offerta. Dove la domanda ha un ruolo cruciale, perché ha la possibilità di decidere l’acquisto sulla base della relazione valore-attribuito-al-libro e prezzo-dell’editore.
I grandi editori si sono affacciati al mercato con prezzi alti. Non ne siamo sorpresi. Bisogna però vedere se si tratta di un atteggiamento di prudenza nel muovere i primi passi, oppure di non consapevolezza del cambiamento di modello di determinazione del prezzo. Vedremo, ma temiamo che sia buona la seconda.
Se così fosse, è molto probabile che anche i lettori più convinti che sia giusto pagare un prezzo per un ebook siano tentati di ricorrere al download illegale. La domanda calerà (rallenterà) e i prezzi scenderanno; se scenderanno troppo sarà un male per tutti.
Due previsioni: la prima è che accadrà così, perché gli editori (soprattutto i grandi) si accorgeranno in ritardo che “il prezzo è il vero DRM”; la seconda è che i piccoli e medi editori troveranno molto prima un equilibrio tra prezzi e propria struttura dei costi. Questo spiega, come abbiamo raccontato in un post della scorsa settimana, perché l’ingresso dei grandi non solo non cannibalizza le vendite degli editori medi e piccoli, che hanno prezzi medi più bassi; addirittura contribuisce a a farle crescere.
Visto che sono cose che già si sanno per esperienze altrui, non sarebbe meglio pensarci prima?
Scritto il: 24 ottobre 2010 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: prezzi ebook | 18 Commenti »
Fino ad oggi il lettore ha stretto una relazione di totale fiducia con una tecnologia nota, ben consolidata e tremendamente efficiente: il libro. A tal punto che la tecnologia è invisibile, si parla di un libro in termini di contenuto, autore, editore.
E adesso? Che relazione stabilirà il lettore con gli e-reader?
Alcuni cominceranno a usare i nuovi strumenti in modo compulsivo, alla ricerca di nuove abitudini. Altri ne esploreranno le potenzialità trovando nuove strade, nuovi modi di leggere. Altri ancora ci giocheranno semplicemente. Ciò che accadrà è che tutti coloro che li utilizzeranno lasceranno in qualche modo il segno del proprio comportamento, genereranno dei feedback. Che verranno ripresi da chi progetta gli e-reader per nuove versioni; e così via, verso un’evoluzione costante, probabilmente rapida.
Immagino un lettore che stabilisce una uova relazione uomo-macchina, che la trasforma, fino al punto in cui la macchina influenza il modo di leggere e lo modifica. E’ già successo, sta succedendo; è così anche per la scrittura.
Siamo lettori-cyborg. Thierry Crouzet mi ha contagiato.
Scritto il: 28 settembre 2010 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: ebook e-reader | 1 Commento »