ABC ebook: riprendono i corsi per la produzione dei libri digitali

Riprendono i corsi di formazione ABC ebook, pensati per acquisire in poche ore le informazioni di base necessarie per la produzione di libri digitali in formato ePub. ABC ebook è l’appuntamento ideale per gli editori che vogliono iniziare a prendere confidenza con l’editoria digitale partendo dalle basi.

– Il programma –

  • Lo standard ePub: imparare a valutare la qualità sia tecnica sia editoriale del formato finito.
  • Parlare la stessa lingua (o dei vantaggi dell’utilizzare uno standard).
  • Come adattare i diversi processi di lavorazione alla produzione dei libri digitali.
  • Suggerimenti sulla gestione del catalogo pregresso e della produzione di novità.
  • Rilevanza dei metadati per gli ebook: esempi pratici.

– Date disponibili –

  • 31 gennaio
  • 7 febbraio
  • 7 marzo

– Orari e luoghi –

I corsi si svolgono nei nostri uffici in Via Adige 20 (Milano) dalle 15 alle 18.

Importante

I corsi sono pensati per un numero minimo di 5 partecipanti e un massimo di 10. Se per una data il numero minimo non verrà raggiunto il corso verrà rimandato alla data successiva.

– Ulteriori informazioni e costi –

Per informazioni su costi e registrazione consultate questa pagina, o scriveteci all’indirizzo education[at]bookrepublic.it.

Scritto il: 17 January 2013 | da: | Categorie: Eventi, Su di noi | 0 Commenti »

L’editore come organizzatore di community

«Il secondo passo comporta l’utilizzo del contenuto come mezzo per costruire community con interessi condivisi. Internet aiuta gli editori a raggiungere mercati dispersivi, persino globali, in modo del tutto nuovo. Ma mettere online i contenuti non è abbastanza. C’è già una grande abbondanza di contenuto, e continuerà a crescere, riducendo le possibilità di venire scoperti e aumentando i costi del marketing. Gli editori dovrebbero pensare a se stessi come “organizzatori di community”, investire nello sviluppo, nella gestione e nella sostenibilità di gruppi creati sulla base di interessi e obiettivi condivisi.»

Leggi tutta l’intervista a Brian O’Leary: L’editore come organizzatore di community

Scritto il: 11 December 2012 | da: | Categorie: Conversazioni | 0 Commenti »

È un momento meraviglioso, per essere autori: correte a scrivere!

«Penso che si debba avere una mentalità da uomini d’affari per diventare self publisher, oggi, perché bisogna diventare manager del prodotto della propria creatività, così come se ne è gli autori. Si devono assumere editor professionisti e grafici per la copertina, si deve capire come funzionano l’editoria e il marketing e mettere tutto quello che si impara in pratica. Si possono assumere professionisti per coprire molti aspetti, ma si ha anche bisogno di investire tempo, energia e spesso denaro per arrivare al prodotto di qualità che le persone desiderano comprare.

Amo la possibilità di avere tanto controllo e la velocità di mercato a portata degli autori indipendenti, ma so anche che ci sono persone che non desiderano tutte queste responsabilità e preferirebbero che fosse qualcun altro a farsi carico delle decisioni.

Comunque, il rovescio della medaglia è che oggi editori e agenti cercano autori che hanno una fan base, che capiscano come fare marketing e che abbiano voglia di investire tempo e sforzi in questo. Così, anche quegli autori che fanno resistenza a questo tipo di attività, devono farci i conti.»

Leggi tutta l’intervista a Joanna Penn: È un momento meraviglioso, per essere autori: correte a scrivere!

Scritto il: 10 December 2012 | da: | Categorie: Conversazioni | 0 Commenti »

Editori, tentate qualcosa di diverso!

«Uno dei problemi maggiori che vedo negli editori tradizionali di qualunque settore, è il desiderio di mantenere il mercato com’è. È comprensibile, certo: tutta questa storia del digitale è così nuova, incerta… e in tutta franchezza, la carta funziona ancora così bene per la gran parte degli editori. Ma, come osservi, tutto si muove con sorprendente rapidità. Chi si ostina a pensare “ma questo è il modo in cui lo abbiamo sempre fatto!” è destinato a rimanere indietro.

Può suonare duro, ma l’editoria (per come l’abbiamo conosciuta) non controlla l’atto del pubblicare così come faceva un tempo. O forse non l’ha mai fatto, anche se avevamo quell’impressione. In ogni caso, ci sono innovatori brillanti, là fuori, pronti e capaci di riempire i vuoti lasciati da quegli editori troppo occupati a mantenere la posizione per cogliere le occasioni offerte da questo mercato che cambia ogni giorno.»

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Scritto il: 6 December 2012 | da: | Categorie: Conversazioni | 0 Commenti »

Vuoi fare il self publisher? Ti serve un piano

«Il self publishing è una grandissima opportunità per gli autori, oggi, ma non per tutti potrebbe essere la scelta migliore. Quando pensi che un autore dovrebbe intraprendere questa via?

Ci sono degli scenari specifici in cui il self-publishing è probabilmente la migliore soluzione, e ogni autore deve esaminare gli obiettivi e le risorse che ha a disposizione per inserirsi nel mercato, così da capire quale sia la miglior strada per se stesso.»

Leggi tutto: Vuoi fare il self publisher? Ti serve un piano.

Scritto il: 5 December 2012 | da: | Categorie: Conversazioni | 0 Commenti »

IfBookThen 2012

Il 2 febbraio si terrà a Milano la seconda edizione di IfBookThen, la conferenza internazionale organizzata da Bookrepublic sul futuro dell’editoria: nei prossimi giorni pubblicheremo il programma nel dettaglio.

Una delle novità, pensata in collaborazione con la Fondazione Mondadori, è il workshop di approfondimento sui cambiamenti dei contratti per la cessione del diritto d’autore sui contenuti digitali, il 3 febbraio. Il workshop ha un numero di posti limitato (80): l’obiettivo è di riuscire a rendere la partecipazione e l’interazione tra gli iscritti più semplice e proficua possibile.

NUMERI E MERCATO

La mattinata di IfBookThen sarà dedicata a numeri e mercato: Jonathan Nowell presenterà dati aggiornati sullo stato dell’editoria digitale internazionale, Mike Shatzkin parlerà di quanto è successo negli Stati Uniti nell’ultimo anno, Javier Celaya racconterà il mercato europeo. Esporremo l’aggiornamento della ricerca A.T. Kearney-Bookrepublic Do Readers Dream of Electric Books? (seguendo il link potrete scaricare il pdf), di cui si parlerà anche, in anteprima, al Digital Book World di New York, questo gennaio. I dati sono costantemente aggiornati: l’ultima presentazione è stata in occasione del Publishers Launch, alla Buchmesse di Francoforte.

HOT TOPICS

Abbiamo individuato dei temi caldi che il mondo dell’editoria deve conoscere e tenere in considerazione: abbiamo intenzione di affrontarli con l’aiuto di personaggi esperti e di rilievo.

  • Esperienza di letturaPeter Meyers parlerà di come la tecnologia possa essere impiegata per creare un’esperienza di lettura confortevole, e di come i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione possano influenzare la creatività.
  • Pirateria: Timo Boezeman racconterà il fenomeno in modo costruttivo, spiegando come è possibile per gli editori costruire strategie che rendano più appetibile acquistare un ebook anzi che scaricalo gratis e illegalmente.
  • Analitycs: Peter Collingridge mostrerà come i dati sui libri e attorno ai libri possano dirci moltissimo riguardo i desideri e le aspettative dei lettori, e siano una delle chiavi migliori per imparare ad ascoltarli.
  • Musica ed editoria: cosa può imparare l’editoria dall’esperienza dell’industria musicale? Sasha Lazimbat parlerà della sua esperienza in entrambi i campi, mostrando più di un’intersezione tra i due ambiti.
  • Self publishing: come cambia il rapporto con gli autori nell’era in cui per chiunque è possibile accedere al mercato del libro? Cosa possono proporre gli editori per rendere ancora interessante e indispensabile il proprio ruolo? Molly Barton (Global Digital Director di Penguin USA), Richard Nash e David Miller ne discuteranno insieme.

NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Se i tradizionali modelli di business non funzionano più nell’editoria che cambia, bisogna trovare idee e strategie per essere innovativi. Ne parleremo con aziende giovani e dinamiche: Henrik Berggen (Readmill), Justo Hidalgo (24symbols), Rochelle Grayson (Bookriff), Valla Vakili (Small Demons), progetti brillanti che possono aprire nuovi orizzonti.

COME ISCRIVERSI

Fino al 15 gennaio è possibile iscriversi alla conferenza, al workshop o a entrambi usufruendo dell’Early Bird: trovate sul sito tutte le informazioni per registrarvi.

Scritto il: 5 January 2012 | da: | Categorie: Eventi, Scenari, Su di noi | Tags: , , , | 0 Commenti »

Art Spiegelman e il futuro del libro

Le riflessioni di Art Spiegelman sul futuro del libro pubblicate in un’intervista per Publishers Weekly sono davvero di grande interesse. Artista, vincitore del Pulitzer con la grafic novel Maus, Spiegelman spiega il suo rapporto con il libro di carta e ciò che pensa del libro digitale.

Immaginando la scoperta di un libro di carta nell’umanità del 2300, immersa da qualche centinaio di anni in una cultura completamente digitale, suppone che la reazione potrebbe essere di stupore di fronte alle differenze sostanziali che passano tra l’oggetto fisico del libro per l’organizzazione dei contenuti e qualunque sua versione digitale. “Non sono un luddista, affatto”, dice, “ma ci sono differenze concrete, e penso che quelle siano sostanziali.” Tra queste si sofferma sulla capacità di concentrazione permessa dalla lettura su carta:

Se un libro sarà letto e riletto, ha più senso che sia un libro vero, per via della possibilità di concentrarsi e per quella particolare relazione che stabilisci con le pagine, contrapposta a quella stabilita con lo schermo, basate su una diversa ricompensa. Sull’iPad o sul Kindle ti senti ricompensato dal premere un bottone, è quasi un riflesso pavloviano. È una piccola azione, e c’è sempre un piccolo sbalzo di adrenalina che la sottende. Ma quel sobbalzo è diverso quando sfogli le pagine, è come un sipario che si apre per mostrarti nuove cose.

Ne parlavamo qualche settimana fa, a proposito delle metafore usate per l’avanzamento della lettura digitale. L’esperienza di lettura è così in divenire, ancora, che le opinioni a riguardo sono davvero le più varie.

Per un fumettista l’importanza del formato è altissima:

Non ho mai incontrato un fumettista che non sapesse su che carta stesse per essere stampato il suo libro, o di che dimensioni. È strettamente parte della tua opera. Certo, può essere rimaneggiata e sistemata, se necessario, ma dev’essere fatto per una ragione molto precisa. È parte della narrazione stessa.

“Direi che in futuro il libro si userà per ciò che funziona al meglio in forma di libro”, continua Spiegelman e quest’osservazione, per quanto semplice, è fondamentale. Ci sono diversi tipi di idee che trovano una parte imprescindibile della loro realizzazione nella forma che assumono e il fumetto, la graphic novel, se preferite, è uno di quelli. La creatività degli artisti nell’interazione con le nuove tecnologie per il libro è cruciale per lo sviluppo di nuovi sistemi in grado di riscrivere l’esperienza di lettura e il processo creativo stesso. Per uscire dall’adattamento in digitale del libro di carta ci sarà bisogno di avere a disposizione strumenti soddisfacenti per creare usando nuove forme.

Spiegelman ha pubblicato i suoi schizzi con McSweeney, un editore americano da osservare se si cercano esempi di interpretazione originale delle potenzialità dei diversi formati per l’editoria. Potete scaricare l’applicazione – su dispositivi Apple – e accedere a una serie di contenuti gratuiti. Tra quelli che potete acquistare non ci sono solo libri ma anche storie, come Touch Sensitive di Chris Ware, ideate esplicitamente per iPad, come lo stesso Spiegelman ci racconta nell’intervista.

Scritto il: 19 October 2011 | da: | Categorie: Conversazioni, Scenari | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Lavori in corso per uno standard su annotazioni e segnalibri digitali

Una notizia che forse oggi fa gola solo a veri smanettoni, ma domani potrebbe fare la gioia di molti lettori è l’annuncio del NISO (National Information Standard Organization) di aver iniziato i lavori su uno standard per la condivisione di segnalibri e annotazioni sulle pubblicazioni digitali.

La possibilità di fare riferimento preciso a un punto specifico all’interno di un testo digitale è fondamentale per l’uso di segnalibri e annotazioni in ambiente digitale. Sia per semplici lettori sia per ricercatori e professionisti, simili riferimenti devono essere utilizzabili attraverso diversi sistemi di lettura, così da permettere un uso condiviso di libri, articoli ed editoria grigia, spaziando da appunti personali a citazioni e analisi critiche, così come collegamenti avanzati.

Non esiste ancora niente di così evoluto, ma in qualche modo la sensibilità sul problema di riferimenti precisi al testo digitale è già emersa da tempo: in febbraio Amazon ha proposto la sua soluzione, per esempio, e anche su altri sistemi di lettura sono presenti metodi per trovare punti di riferimento all’interno di un testo fluido, in cui tutto scorre.

Il proposito del NISO è di ben più ampia portata. Non stupisce che la proposta dell’apertura dei lavori su uno standard simile venga da Peter Brantley (Internet Archive): “È la combinazione preziosa di portabilità e traducibilità che rende possibile la condivisione delle annotazioni all’interno di circoli di lettura, aule scolastiche o associazioni.”

Nel tempo alcuni aspetti che adesso ci si propone di riunire sotto uno standard erano stati affrontati separatamente: un anno fa Keith Fahlgren metteva sul tavolo alcune idee per una specifica che permettesse di costruire link tra un ePub e un altro. Nelle specifiche dell’ePub3 compare il Linking Scheme Registry, che l’IDPF si riserva di modificare indipendentemente dagli sviluppi dell’ePub stesso, suggerendo di fare riferimento alle specifiche principali del formato per il supporto effettivo da parte dei sistemi di lettura.

Questa specifica, EPUB Canonical Fragment Identifier (epubcfi), definisce un metodo standard per la referenziazione di contenuti all’interno di una pubblicazione EPUB® attraverso l’uso di fragment identifier.

Il Web ha dimostrato come il concetto di hyperlink sia straordinariamente potente, ma le pubblicazioni in EPUB hanno negato parecchi dei benefici resi possibili dagli hyperlink a causa dell’assenza di un sistema standardizzato per collegamenti che puntino al loro interno. Nonostante siano stati sviluppati sistemi proprietari implementati in singoli sistemi di lettura, senza una sintassi condivisa non c’è modo di ottenere un’interoperabilità vera e propria. Le funzionalità che potrebbero ottenere benefici significativi dall’abbattimento di questo limite sono svariate: dalla conservazione dell’ultimo punto di lettura alle annotazioni collegate al testo alla navigazione, la possibilità di puntare all’interno di qualunque pubblicazione apre una nuova dimensione impossibile finora sia per gli sviluppatori sia per gli autori.

È curioso notare che si parli di sviluppatori e autori (“developers and Authors”) e non di editori, così come è interessante leggere la lista degli editor di questa specifica: le aziende coinvolte sono Adobe, Google, Apple e il DAISY Consortium (che non è un’azienda ma un consorzio internazionale che si occupa di standard per l’accessibilità), se vogliamo farci un’idea del possibile futuro supporto di queste innovazioni.

Per seguire i lavori del NISO è possibile iscriversi a una mailing list, segnalata nell’annuncio di apertura dei lavori. Per tutto il resto, come al solito, bisogna stare all’erta.

Scritto il: 12 October 2011 | da: | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: , , , , , , , | 0 Commenti »

Breaking news! Amazon Kindle Fire

Diciamo che nella scorsa settimana siete stati presi da altre cose e non ve ne siete accorti. Se così fosse…

BREAKING NEWS!

Amazon ha lanciato Kindle Fire: venerdì scorso (il 28 settembre) la rete era un florilegio di live streaming e – almeno sul mio monitor – di finestrelle di gtalk di amici, colleghi e simpatizzanti che commentavano in diretta l’evento di New York, quasi fosse la versione nerd della finale dei mondiali.
Diciamo anche che siete stati davvero indaffarati e non avete proprio avuto tempo di leggere nessuno degli innumerevoli post che vi ha raccontato in lungo e in largo tutti i segreti tecnici più piccanti e maliziosi sull’hardware di Bezos… non starò a raccontarveli di nuovo anche qui, confido nelle vostre capacità da detective. I commenti più interessanti sono quelli che si interrogano sulla portata dell’innovazione (senza sconfinare nel vaticinio). Per esempio.

Su The Guardian, John Naughton dice che sì, sul mercato c’erano altri tablet, ma Kindle Fire è l’unico che sembra in grado di intaccare la supremazia di Apple (letteralmente “until Wednesday, nothing had appeared that looked like being able to make a dent in Apple’s licence to print money.”). Il titolo del suo articolo è già un programma, Kindle Fire: the tablet that knows your next move, con buona pace di chi si chiede se sia un bene che Amazon sappia tante cose di noi. Jenny Webb, su O’Reilly Radar, mette l’accento sul prezzo: a $199 si abbassa la barriera di ingresso – per non parlare dei reader e-ink, che partono da $79. Anche questo titolo è interessante: Amazon vs barrier to entry, tanto per non sentire la solita musica di Amazon vs. Apple.

Amazon’s grip tightens on the entire book-publishing chain, tra tutti, centra il punto in pieno.

Librai ed editori si disperano, dicendo che un Golia aggressivo li sta tagliando fuori dal mercato. Ma alcuni autori che hanno firmato di recente accordi con Amazon Publishing dicono che l’azienda offre loro, semplicemente, un migliore e più onesto accordo rispetto all’editoria tradizionale.

e più avanti

“Amazon tratta i suoi autori come partner, non come mali necessari”, dice Konrath, “Con il mio precedente editore non avevo alcuna voce in capitolo sulle decisioni importanti. Amazon rispetta le mie decisioni [creative], [e] il suo potere di marketing è ineguagliabile.”

Eccolo, il punto. Amazon soddisfa i bisogni degli anelli più insoddisfatti e dimenticati della filiera: autori e lettori. Il sistema dell’editoria piange, accusa e si difende, ma in questo modo rischia di perdere di vista l’aspetto fondamentale del cambiamento in cui si trova immerso. Il digitale mette proprio nelle mani di autori e lettori potere e controllo: l’editore – e con lui gli altri attori del sistema – non può contare sull’indispensabilità della sua figura dal momento che le criticità che lo rendevano tale (costi di produzione e di distribuzione) diventano prossime allo zero. Autori e lettori possono saltare tutti i passaggi intermedi, oggi (vedi alla voce self publishing). E lo scuotere la testa, il parlare di decadimento culturale e gli sconfortati “dove stiamo portando la nostra cultura?” hanno il sapore di un luogo comune, di un “che roba, contessa“.

Usiamo la stessa domanda, allora – dove stiamo portando la nostra cultura? – per sfruttare le spinte positive e propulsive del cambiamento e provare a interpretarle come possibilità, anzi che come problemi. Proviamo – da editori – a considerare i lettori e gli autori come partner e a costruire un nuovo modo di fare editoria dando loro valore, anzi che cercare di incastrarli in un meccanismo che non può più funzionare agli stessi vecchi patti.

Ma l’innovazione non impatta solo sull’editoria. Riguarda il mondo dei media in generale, delle abitudini d’acquisto, dello studio del comportamento del cliente per costruire intorno a lui una rete di servizi e prodotti sempre più su misura.
Guardate Silk, per esempio: il browser Amazon che estenderà le capacità dell’algoritmo dello store online alla navigazione in rete. E se c’è chi si fa prendere dalle perplessità pensando “e la privacy? nessuno pensa alla privacy?”, mi sembra sensato ricordare che non ci sono ancora articoli della costituzione che impongono l’utilizzo di questi sistemi. Il tema della convenienza non passa in secondo piano né davanti alle esigenze di un’industria che non impara a cambiare né davanti allo spauracchio dei dati intrappolati da aziende senza scrupoli.

Certo, alla luce del fuoco non mancano zone d’ombra. Eoin Purcel ne evidenzia una interessante, a proposito dell’impatto sui media del tablet di Amazon. Come evolverà l’editoria in termini di prodotto se l’attenzione si sposta sui media in generale anzi che sul libro digitale tout court? Kindle era il dispositivo dedicato alla lettura quasi per eccellenza. Con un tablet tutto cambia. Di nuovo.

BONUS

  • Altri articoli sul lancio di Kindle Fire su 40kbooks.com
  • Avete notato che il sito dedicato a silk è sfacciatamente un wordpress.com? Meraviglioso!
Scritto il: 5 October 2011 | da: | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: , | 1 Commento »

Voltiamo pagina?

Parlando della difficoltà di trovare un metodo per fare riferimento a una porzione specifica del testo abbiamo ricordato una caratteristica dei formati fluidi per gli ebook (come epub e mobi, per esempio): la pagina fissa scompare e il contenuto è in grado di adattarsi allo schermo su cui stiamo leggendo, a seconda delle dimensioni del carattere che abbiamo selezionato.

Torniamo sul tema delle pagine per ragionare sulle diverse possibilità per andare avanti nella lettura: sfogliare o scorrere? L’alternativa tra questi due metodi influenza l’esperienza di lettura e la percezione di entrambe varia a seconda del modo in cui il lettore si relaziona alle convenzioni.

Sfogliare: v. tr. [io sfòglio ecc]
1 voltare le pagine di una pubblicazione scorrendole in fretta; per estens., leggere qua e là, saltando le pagine: sfogliare un album; l’ho appena sfogliato, ma non mi pare un libro interessante

Dizionario Garzanti

Sfogliare è un’azione legata alle consuetudini della lettura su carta, la definizione appena citata mette l’accento sulla velocità con cui la si compie: sfogliare un libro non equivale certo a leggerlo. Ma quello che ci interessa considerare è il tipo di azione che facciamo sul testo, legata al supporto in cui si trova: voltiamo un foglio di carta che contiene una quantità di testo determinata dalle caratteristiche fisiche del libro per poter proseguire nella lettura.

Scorrere un testo è un’azione legata alle consuetudini del Web, almeno per ciò che riguarda le nostre generazioni. In inglese, scroll è il nome del rotolo di papiro, ma indica anche l’azione di spostare dall’alto verso il basso e viceversa il contenuto di una finestra su un monitor (testuale o no).

Queste diverse consuetudini legate al supporto su cui leggiamo si incontrano nell’esperienza di lettura in digitale. Alcuni software giocano sulle metafore del libro di carta, con un forte impatto sull’esperienza di lettura in digitale: è il caso di iBooks di Apple. Taglio delle pagine, animazione dello sfogliamento, piega del libro: tutto ci riporta alla confortevole abitudine del libro di carta.

In altri casi invece il lettore può scegliere il metodo che preferisce per avanzare nella lettura: tra i software che permettono di usare lo scroll c’è eReader, per esempio, ma non sono molti a proporre questa modalità. In genere è anche possibile far scorrere il testo automaticamente, impostando la velocità preferita.

Per il lettore la possibilità di scegliere l’una o l’altra esperienza di lettura è senz’altro un vantaggio, uno dei tanti offerti dalla lettura digitale. Esistono sostenitori dell’uno o dell’altro metodo ed è interessante vederne le opinoni per farsi un’idea più precisa.

Su designdare ne troviamo una raccolta a partire proprio dalla metafora del libro usata da iBooks: il flip, lo sfogliamento, ha una migliore usabilità, specie quando si tratta di orientarsi in un testo lungo e ricordare il punto in cui si era arrivati. In effetti anche nel Web, per la lettura di testi lunghi, la suddivisione in pagine è una soluzione molto diffusa: guardate il New Yorker o il New York Times.

Le consuetudini della lettura digitale, ancora molto giovane, sono probabilmente tutte da inventare e dipendono molto dal modo in cui è pensato il contenuto. Per letture in cui la linearità è dominante la questione non è tanto sfogliare o scorrere quanto ottenere un’usabilità ideale per le due alternative e lasciare al lettore la scelta.

BONUS

Books in the age of the iPad – Craig Mod

Take something as fundamental as pages, for example. The metaphor of flipping pages already feels boring and forced on the iPhone. I suspect it will feel even more so on the iPad. The flow of content no longer has to be chunked into ‘page’ sized bites. One simplistic reimagining of book layout would be to place chapters on the horizontal plane with content on a fluid vertical plane.

Scritto il: 21 September 2011 | da: | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: , , | 2 Commenti »