Eroi (A volte ritornano)

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

Quella che Giorgio Faletti racconta in Tre atti e due tempi è la storia di un ex pugile, magazziniere in una squadra di calcio col figlio campioncino e idolo dei tifosi, che scopre una brutta storia di scommesse clandestine proprio quando si deve giocare la partita decisiva per la promozione in serie A.
Un romanzo breve, fuori dai generi in cui Faletti “prende a pugni l’ingiustizia “, come titola Mario Baudino su La Stampa:

La storia di un eroe malmostoso e solitario – che infatti risolve tutto da solo – con brutti ricordi alle spalle. Di un uomo giusto senza retorica, un duro che sa commuoversi senza farlo vedere.

Un eroe spaesato e disilluso, Nicolai Lilin. Il ritorno in patria dopo la fine del servizio militare, raccontato ne Il respiro del buio, è un ritorno che spiazza perché niente è uguale, perché è lui stesso ad essere cambiato.
Il lungo bildungsroman dello scrittore russo di origini siberiane inizia con Educazione siberiana, che ha al centro la vita di un adolescente Urka, e finisce con Il respiro del buio (che a detta di alcuni ha le stesse atmosfere de La tregua di Primo Levi) che è la cronaca di una disillusione.
Una fuga da un passato da dimenticare, il racconto di un dopoguerra privato e solitario. Lo stesso Lilin lo conferma:

Il respiro del buio è il testo che più mi rappresenta, perché fa emergere la parte della mia vita nella quale mi riconosco. Una storia di «formazione definitiva», la cronaca di un tempo che ha trasformato un soldato, un cecchino, un reduce, «un assassino», nell’uomo che oggi scrive questo libro.

Un ritorno (alle stampe) e una rinascita (in ebook) quella di Pier Paolo Pasolini. La divina Mimesis è una riscrittura della Commedia di Dante, intrapresa nel 1963 e pubblicata solo nel 1975, poco dopo la sua scomparsa.
Scrive Francesca Giannone su Finzioni Magazine:

L’Inferno di Pasolini è ovviamente il capitalismo, e i peccatori che incontra nel “viaggio ultraterreno” rappresentano tutto ciò che lo scrittore ha rifuggito in vita, come il conformismo, la volgarità, l’ambiguità, il servilismo, i valori borghesi…

E ci ricorda il motivo principale della nascita del libro:

Do alle stampe oggi queste pagine come un documento, ma anche per fare dispetto ai miei nemici: infatti, offrendo loro una ragione di più per disprezzarmi, offro loro una ragione di più per andare all’Inferno.

Un eroe. Vero.

Scritto il: 7 novembre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Libia

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

É morto più o meno dove è nato e cresciuto, tra Sirte e Misurata, in maniera molto cruenta come ha passato la sua vita. Gheddafi non ha mai conosciuto vie di mezzo e anche la fine è di quelle che passano alla storia. Mi auguro soltanto che per la Libia il futuro sia migliore del passato.

Parola di Pino Scaccia, reporter di guerra del Tg1, che la Libia la conosce bene, così tanto da scrivere un interessante instant book: Shabab. La rivolta in Libia vista da vicino.
É stato un giovane rivoluzionario, “Il ragazzo con la pistola d’oro”, Ahmed Shabani, ad uccidere il colonnello. Perché è proprio la gioventù (in arabo Shabab) la protagonista delle rivolte che hanno scosso i Paesi Islamici di tutto il Mediterraneo, dall’Egitto alla Tunisia, dall’Algeria alla Libia. Rivoluzioni raccontate dal giornalista de La Stampa (inviato in Nordafrica e protagonista di un rapimento in Libia), Domenico Quirico.
In prima linea, Quirico ha seguito fin dall’inizio la rivoluzione araba, rivolta dopo rivolta ha registrato ogni nuova tappa del movimento, ha incontrato protagonisti e ha dato vita a Primavera Araba.
Il suo saggio, scrive La Stampa,

sulla base di un’accurata ricostruzione storica e di uno sguardo colto e curioso, ci offre il primo risultato di questo suo lungo viaggio nella nuova realtà che si va formando, come dice lui stesso, “dall’altra parte del mare”.

Una storia sofferta quella della Libia, come ci racconta GianAntonio Stella in Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino) attraverso la storia di Carmine Iorio, ripresa da il Sole24Ore:

Nell’estate del ’17, la Libia è una colonia italiana in continua rivolta. Una notte, a Bengasi, il soldato Carmine Iorio si allontana, ubriaco, dall’accampamento. L’indomani si sveglia legato ad un cammello, prigioniero dei libici. Condotto al patibolo, Carmine ha una sola possibilità di salvarsi: combattere al fianco dei ribelli. D’ora in poi, si chiamerà Yusuf el-Muslim e gli italiani saranno i suoi nemici. È attraverso la sua storia che Stella ci racconta alcune delle pagine più nere del nostro colonialismo.

Una buona ricostruzione storica degli ultimi cento anni di rapporti bilaterali tra Italia e Libia (dall’epoca coloniale al Fascismo sino agli sviluppi più recenti) quella di Petrolio, Cammelli e finanza.

Scrive in un’intervista all’autore il giornalista Fabrizio di Ernesto sulla rivista Strategos.

Un saggio che mette in luce i principali interessi economici, energetici e commerciali, che coinvolgono soprattutto l’ENI, all’interno di una ritrovata politica estera dell’Italia sul Mediterraneo che pare riproporre, pur in modalità diverse, la vecchia linea diplomatica adottata negli Anni Ottanta da Bettino Craxi.

È il reportage della Libia del massacro dal giorno 13 marzo al 1 aprile, quello di Libia anno zero. I giorni della rivolta di una popolazione contro un uomo che attacca il suo stesso popolo. Federica Rondino, su Cultumedia Magazine, scrive del libro di Stefano Liberti:

Cronache già pubblicate su “Il Manifesto”, ma che lette una dopo l’altra senza la pausa imposta dall’attesa del quotidiano del giorno dopo, lanciano ancor più la loro forza di immagini, odori e storie di una guerra senza respiri.
Giorni raccontati tra probabili cessate il fuoco – “Mentre lo dicono continuano a bombardare” dice Hussein Madami, un commerciante trentottenne – e attacchi a sorpresa. Tra cadaveri che fanno da manto al terreno e bozzoli esplosi dati come souvenir. “I fucili e i mitra diventano giocattoli”.
Pagine intense scritte con la mano del giornalista che non resta immobile a guardare  ma che si inoltra nelle viscere, che vuole conoscere, parlare con le persone che in questa guerra stanno perdendo tutto e dargli voce.

Scritto il: 24 ottobre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Nazionalpopolare

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

La Buchmesse è finita. Centinaia di diritti sono stati venduti. Le feste restano un ricordo. L’Islanda ha ceduto il posto di ospite d’onore alla Nuova Zelanda. I gadget (quest’anno pochi, a dire il vero) degli stand degli editori asiatici sono esauriti. Insomma, la festa è finita, mettiamoci l’anima in pace e ripartiamo (che tra un po’ “viene Natale”).

Ché per le Feste, si sa, si torna a casa. L’ha capito l’ex panettiere bresciano, deejay, Iena, attore, doppiatore e (sì, dopo sei libri lo diventi) scrittore Fabio Volo. Svelato (come il terzo segreto di Fatima) il titolo del suo nuovo romanzo, Le prime luci del mattino fa bella mostra di sé nelle vetrine delle libreria fisiche e di quelle digitali.
Sarà perché, come dice Davide Decaroli su Panorama Libri, interpreta

il sentimento di insoddisfazione di tante persone un po’ schiave delle convenzioni sociali, il barbuto Volo, sempre fedele all’immagine di eterno Peter Pan (di successo), sembra suggerire un modo semplice per trovare una via d’uscita: tuffarsi sempre e comunque nelle sfide, facili o difficili che siano.

O sarà perché alla fine Volo è un fenomeno, come spiega Edmondo Berselli in un vecchio articolo (da leggere assolutamente) sul suo precedente romanzo:

Si potrebbe facilmente parlare di trash letterario o di grado zero della scrittura, se non fosse che invece funziona alla perfezione un “effetto specchio” verso il pubblico: qualsiasi lettore, completato il romanzo di Fabio Volo, si convince che quel libro avrebbe potuto scriverlo lui, provando le stesse sensazioni, avendo letto gli stessi libri, visti gli stessi film, amate più o meno le stesse donne, combattuto battaglie maschili con gli stessi amici della sera.

Quando si parla di sfide, non si può non menzionare quelle che avevano vinto i capoccia, “che quando li abbiamo eletti meritavano, ma in questi ultimi tempo la società civile è cambiata, mentre loro sono rimasti come prima”, perché, come racconta Giovanni Floris nel saggio, Decapitati, “I capoccia sono un po’ come le statue dell’Isola di Pasqua: sono lì ma non si sa come ci siano arrivati”. Così, come ci racconta Giulia Mozzato su Wuz:

I capi di cui parla Floris nel suo saggio non sono solamente i protagonisti del mondo politico attuale, ma si parte da molto più lontano. Troviamo esempi negativi e positivi e non unicamente tra i politici, ma anche in mezzo agli sportivi (Totti e Baggio, Murinho e Herrera o Liedholm), tra i capi del bene come Giovanni Paolo II e Benedetto XIII e quelli del male, come i vari padrini e i pezzi grossi della Banda della Magliana.

E alla fine si chiede:

Riusciremo a trovare persone che abbiano “la più rara caratteristica del leader, cioè l’abnegazione, la capacità di mettere il gruppo davanti a se stesso, di sacrificarsi se necessario, di farne la propria ragione per vincere, di immedesimarsi con la sua natura e la sua identità”? Certo, vedendo la classe dirigenziale di oggi ci sembra impossibile, ma l’Italia ha generato leader come De Gasperi e Pertini, qualche speranza c’è.

Qualche speranza di imparare a cucinare ce l’hanno tutti oramai, grazie ai Menù di Benedetta. La Parodi, dopo aver cambiato rete e editore, ci delizia con i suoi menù per tutti i giorni e per tutti i gusti: per la suocera, per l’amico vegano, per Natale. In poche parole, ci conquista, sarà forse per il suo stile personale, per la capacità di infarcire le sue ricette con curiosità personali, ricordi, per il suo linguaggio televisivo, che ci racconta lei stessa in un’intervista:

Sin da piccola ho sempre avuto una forte passione per la scrittura. Scrivendo ricette non ho dunque resistito alla tentazione di aggiungere altro: raccontini e aneddoti. E così è nato il mio stile personale.

Scritto il: 17 ottobre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Paese

È la stampa, bellezza! Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

Quest’anno il Paese ospite della Buchmesse di Francoforte è l’Islanda.
Su TuttoLibri dello scorso sabato, l’autore islandese, Jón Kalman Stefánsson ci racconta la “sua” isola: dalle saghe che Borges amava al rapporto con l’Europa.

Siamo aperti agli stimoli, curiosi, ma allo stesso tempo abbiamo sempre attribuito molta importanza alla lingua, all’islandese. Senza, non saremmo una nazione. Per questo, almeno credo, abbiamo avuto scrittori così importanti, per via di questa combinazione: l’attenzione riservata alla lingua e la curiosità per la letteratura mondiale.

Amante di Pippi Calzelunghe (che vedrebbe bene in una delle tante saghe islandesi così “dannatamente impregnate di testosterone”) l’ex poeta Stefánsson sarà in giro nei padiglioni della Fiera per parlare del suo ultimo romanzo: Paradiso e Inferno, un caso di “sublime contemporaneo”, un romanzo epico e memorabile, come ha scritto Emanuele Trevi su Alias:

..scritto “all’antica” questo romanzo è un caso sublime contemporaneo in due tempi: nel primo (la tragedia) domina la furia di cielo e mare, poi al villaggio, tra gli interni della locanda, si consuma il rito di passaggio di una rivelazione.

“Una storia della nostra nazione”: così Sandra Bardotti su Wuz definisce La mia anima è ovunque tu sia, il primo romanzo di Aldo Cazzullo, una storia che ci ritrae nelle nostre contraddizioni, nell’impeto dei grandi amori, nella passione, nella desolazione della guerra.

Non è solo una storia partigiana che dalla guerra arriva ai nostri giorni, ma è anche un romanzo conciso ed efficace che individua le caratteristiche della nostra italianità, le ragioni profonde delle contraddizioni del nostro Paese e le radici che, 150 anni dopo, nonostante tutto, ci tengono ancora uniti.

Non c’è da stupirsi invece che anche nella “prima volta” di un altro saggista Enrico Deaglio, si respiri a pieni polmoni la storia del nostro Paese. Nelle innumerevoli storie della vita Zita, la protagonista che da il nome al primo romanzo di Deaglio, sono inserite dentro un contesto che ripercorre i cinquanta anni che separano il primo centenario dell’Unità d’Italia (nel 1961), pieno di speranze, alle celebrazione odierne.

Come scrive Miguel Gotor su La Repubblica:

Zita è la donna misteriosa che ciascuno di noi – proprio come Carlo – avrebbe voluto amare senza sapere dove, come e quando. Per questa sua perenne inattualità diventa la pungente metafora degli anni Settanta e questo libro il romanzo di una generazione che prova a fare i conti con quel decennio tormentato, perché la penna batte dove il dente duole.

Un interessante pamphlet sulle mutazioni dell’editoria italiana attuale, sul futuro del libro e sulle potenzialità del digitale è I ferri dell’editore, scritto dal fondatore e guida delle edizioni e/o, Sandro Ferri.
Su IlSole24Ore un estratto del libro (che è uscito in anteprima digitale): L’ebook non soppianterà gli editori.
#FerriEditore è l’hashtag per intervenire nella discussione, per commentare il libro e per parlare del futuro dell’editoria.

Scritto il: 10 ottobre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , , , | 0 Commenti »

Inside the List #12

[Censura]

La scorsa settimana si è celebrata la ventinovesima edizione dei Banned Books Week, la “settimana dei libri censurati”. Nata nel 1982 su iniziativa dell’American Library Association, ha raccolto negli anni più di undicimila segnalazioni di libri censurati o, a vario titolo, boicottati. Non ci stupisce quindi trovare al primo posto nella classifica degli ebook più venduti nel mese di settembre su Bookrepublic un libro che ha come protagonista un manoscritto maledetto e misterioso, l’Uter Ventorum. Il mercante dei libri maledetti è il primo capitolo di una trilogia che ha fatto faville anche in Spagna, un thriller medioevale scritto da un bibliotecario e archeologo, Marcello Simoni, il cui protagonista è Ignazio da Toledo, mercante di reliquie di origine mozarabica dal passato oscuro. Al centro di tutto un antico libro e un tribunale segreto deciso a farlo sparire.

[Tribunale]

A svelarci l’esistenza di un altro tribunale, quello delle anime – meglio definito come “Penitenzieria” – che si occupa da otto secoli abbondanti dei segreti più sacri e protetti rivelati in confessione, è Donato Carrisi. Il suo thriller, in terza posizione, è una caccia a un killer trasformista che parte da Roma e tocca Praga e Città del Messico, Parigi e, addirittura, Chernobyl. Una storia del Male, quello che modifica la vita delle persone che hanno subito un violento lutto e infetta le loro esistenze e che cresce, fino a trasformarle in dispensatrici di morte.

[Internazionale]

Se nel libro di Carrisi le vicende partono da Roma per toccare alcune capitali europee, in quello di Barbara Bolzan il furto di alcune opere d’arte in Norvegia apre la pista a un mercato nero che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste. Requiem in re minore, pubblicato da Caputo edizioni (così come Dio ingannatore, in settima posizione) è un thriller ironico e avvincente che torna a far capolino, dopo mesi di silenzio, nella top ten del mese appena passato.

[Ingiustizia]

L’esordio del web press Affari Italiani come editore è più che positivo: Asa IV. Santa Rita: la clinica degli orrori, l’ebook che racconta la storia agghiacciante, frutto – come scrivono i giudici – di “insensibilità e spietatezza”, figlia dell’ansia di “riempire la sala operatoria”. Attraverso documenti inediti, testimonianze, intercettazioni e ricostruzioni della Procura, la coppia di giornalisti Morello e Mauri ricostruisce la storia di Pier Paolo Brega Massone, il cinico primario della clinica Santa Rita e regista di un sistema che prevedeva costose e inutili operazioni, fatte solo per incassare maggiori rimborsi dal Sistema Sanitario Nazionale.
Una novità che si piazza subito tra i più venduti di settembre in decima posizione, ex aequo con Licenziare i padreterni, il libro documento di un’altra coppia di giornalisti, Rizzo e Stella. Quattro anni dopo La Casta, gli autori che prima e più di tutti ne hanno denunciato gli sprechi, le ingordigie e le prepotenze, smascherano punto per punto i tradimenti delle promesse di sobrietà.

[Mente]

Al centro della classifica, le tre novità de I Libri del Festival della mente. La collana, diretta da Giulia Cogoli, raccoglie i volumi dei grandi nomi della scienza, delle arti, della filosofia che ogni anno, da otto ormai, si riuniscono a Sarzana. Al sesto posto, La vita della nostra mente, il saggio di Edoardo Boncinelli che spiega come si forma, matura e invecchia quella “cosa” che ci distingue da tutti gli altri animali: il cervello. Seguono Il seme dell’intolleranza (all’ottavo), di Adriano Prosperi, che racconta di come la religione offre la legittimazione all’esercizio del potere e La Bella e la Bestia (in nona posizione). Ludovica Lumer e Semir Zeki, due ricercatori in Neuroestetica all’University College of London, ci spiegano come l’opera d’arte, in particolare d’arte contemporanea, e il processo creativo diventano per lo scienziato il racconto esplicito e diretto delle esperienze percettive, emotive e comportamentali.

Scritto il: 3 ottobre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , , , , , | 0 Commenti »

È la stampa, bellezza!

Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri

“Enigmatico come Il nome della rosa. Avvincente come I pilastri della terra. Un esordio che rimarrà nella storia”. Così Newton Compton lancia quello che è già un best-seller digitale (secondo nella classifica dei più venduti su Bookrepublic e presente in quella delle altre librerie online): Il mercante dei libri maledetti. Un libro misterioso, un monaco assassinato, un enigma senza tempo alla scoperta di un manoscritto, Uter Ventorum, che è stato nascosto così bene da sembrare smarrito per sempre. Un libro che

è talmente perfetto nell’utilizzare elementi propri del thriller medioevale, giocando fra un’azione concitata e una credibile ricostruzione storica

dice Flavia Piccinni su Il Riformista.

Su Wuz invece compare la recensione (di Sandro Bardotti) di Antartide, l’ultimo romanzo di Laura Pugno, edito da minimum fax.

Una scrittura esistenziale sul filo di una suspense che procede elegante e imprevedibile verso il finale

Un giallo inconsueto, un romanzo sulla morte o sulla sua accettazione come evento naturale, scritto con uno stile perfetto e

una lingua inquieta per un libro inquieto

scrive Antonio Prudenzano su Affari Italiani.

Dell’ultimo romanzo di Philippe Djian ne ha parlato Gabriella Bosco su a La Stampa.it, l’ex maudit, autore di 37°2 al mattino (da cui è stato tratto il film Betty Blue), è stato ospite all’ultima edizione del festival Pordenonelegge. Vendette, uscito a ridosso dall’edizione francese, è una storia cruda che scava nelle colpe imperdonabili dei genitori. Il libro della maturità di Djian, erede francese della Beat generation, inviso alla critica, pornoromanziere, violentatore della sintassi.

Alcuni tratti inconfondibili rimangono: molto alcool, molte sigarette, molte sostanze (sono allo scritto, però), il gusto per il nero, per la disperazione, per l’eccesso. Il resto invece è cresciuto, parallelamente all’autore. Avendo letto vari suoi romanzi a distanza ravvicinata, salta agli occhi soprattutto un’evidenza: il Djian interessante, quello del dopo, ha scoperto una scrittura di flusso.

Scritto il: 20 settembre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Que no se aguante, las cosas nunca son como son

Quella che segue è una nota su La ballata del re di denari di Yuri Herrera, scritta da un lettore di Bookrepublic Eugenio Santangelo.

Yuri Herrera (1970) è autore di due romanzi fondamentali per la letteratura latinoamericana contemporanea. Grazie a La Nuova Frontiera, i lettori italiani potranno leggerli entrambi, a partire da La ballata del re di denari (Trabajos del reino), appena uscito nella traduzione di Pino Cacucci. In tempi in cui il mercato editoriale spinge gli scrittori verso una bulimia e un’iper-produzione che indebolisce (e a volte annichilisce) lo spirito critico anche degli autori più promettenti, Herrera fa propria un’etica della scrittura tanto rara, quanto preziosa per la riflessione letteraria attuale. A distanza di cinque anni l’uno dall’altro, pubblica due testi brevi, che per concentrazione narrativa, cura strutturale, concettuale e linguistica, denotano un lucidissimo progetto di scrittura e una profonda riflessione sulle contraddizioni del mondo contemporaneo, sulle possibilità di raccontarlo partendo dal ripensamento delle sue frontiere: il confine, in questo caso quello tra Messico e Stati Uniti, come punto di osservazione privilegiato delle relazioni tra arte e potere, linguaggio e violenza, territorio e sfaldamento delle identità.
In un paese, il Messico, in cui queste contraddizioni sembrano radicalizzarsi a tal punto da rasentare l’indistinzione, l’indiscernibilità degli attori in gioco, e in cui il linguaggio che veicola l’orrore quotidiano sembra perdere, se possibile, ogni giorno un grado di senso in più – a causa della sua sovraesposizione, il bombardamento e la sua conseguente svalutazione, – Herrera cerca, per prima cosa, di riappropriarsi della parola, di rivalutarla, ricrearla, riempirla di significato a partire dalla distorsione che essa subisce nell’uso orale, lì dove la lingua continua ad essere viva, mutevole, creativa. In America Latina, nonostante la pervasività dei linguaggi mediatici e gli appiattimenti e svuotamenti che li caratterizzano, la cultura orale conserva ancora un ruolo centrale nella rielaborazione dei fenomeni e degli eventi drammatici che scuotono la società. L’oralità messicana, espressione di una cultura proteiforme ed eterogenea, è fonte di un continuo riassestamento della parola, di una continua creatività, troppe volte costretta a tentare nuove definizioni per nuove, inimmaginabili forme d’orrore.

Uno dei grandi obiettivi e meriti de La ballata del re di denari è la costruzione di un mondo finzionale e narrativo estremamente stilizzato, in cui il vero protagonista è la capacità d’ibridazione della parola. La trama ha i sui prevedibili principio, svolgimento e fine. Ha personaggi-funzione come in una fiaba allegorica. Una Corte, un Re e una Strega. Un Traditore, un complotto e una catastrofe. Un triste lieto fine che riporta tutto al punto di partenza. Le parole chiave sono: ripetizione e perpetuazione. Il tutto, però, visto dalla prospettiva straniante di un cantante di corridos, che dell’oralità fa la sua possibilità di sopravvivenza, il filtro con cui porre ordine, e allo stesso tempo comprendere e ricreare i fili di una realtà in decomposizione.
Il corrido è un fenomeno tanto affascinante – per la sua vicinanza con il processo dei poemi epici – quanto sinistro – per ciò che, nella forma del narcocorrido, manifesta in maniera brutalmente diretta ed esplicitamente dichiarata: il potere di pervasione pressoché totale e totalizzante che la criminalità organizzata esercita su una parte della società messicana. I compositori di questo genere di ballate sono messi in grado di scrivere e registrare quasi in presa diretta le gesta dei narcotrafficanti. Il giorno dopo la cattura o la morte di un capo del narco, nelle strade (o in rete) iniziano a circolare corridos che ne cantano la resa, che ne esaltano le imprese eroiche, che ribadiscono la fedeltà della Corte degli affiliati, così come la sommissione delle Istituzioni corrotte dello “Stato”. Read the rest of this entry »

Scritto il: 12 settembre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , | 0 Commenti »

Un week end a Mantova

I veterani lo sanno (e lo scrivono sui giornali), per il Festivaletteratura vale un’unica raccomandazione. Ognuno deve costruire il proprio festival, zigzagando in un calendario – quello di questa quindicesima edizione – di oltre 300 eventi, andando alla ricerca dei propri autori preferiti, e lasciandosi guidare, ogni tanto, dalla curiosità.

Quello che Bookrepublic vi propone è un tour tra gli ebook degli editori indipendenti presenti al Festival per celebrare un week end in compagnia degli autori presenti in città. Già, perché è molto facile incontrare, per le strade e i vicoli di Mantova (se vai in Piazza Alberti, il cuore del Festival, fai bingo!) gli scrittori ospiti.

Oggi non sarà difficile intravedere Roberta De Monticelli, la filosofa scrittrice, autrice de La questione morale, mentre s’incammina verso la sede della Fondazione dell’Università di Mantova per tenere il suo incontro sull’Etica ai tempi delle barbarie. O imbattersi in Enrico Deaglio, che dopo averci raccontato trent’anni d’Italia con Patria, adesso con Zita, (che è il suo primo romanzo) scava nella nostra storia attraverso un personaggio forte, coraggioso, pieno di ideali.

Stasera, se avete voglia d’incontrare Giorgio Faletti e ascoltare le risposte (magari qualche anticipazione sul nuovo romanzo) che darà ai volontari del Festival, vi consigliamo di restare in Piazza Virgiliana.

Domani, invece, se avete voglia di conoscere Salvatore Scibona, l’autore del discusso romanzo La Fine, fate un giro verso il Palazzo di san Sebastiano: alle 10.45 discuterà di narrazione con Simonetta Agnello Hornby. Per ascoltare dal vivo i racconti di Yehoshua Kenaz, vi consigliamo di visitare il Castello di san Giorgio. Magari si fa ancora in tempo ad incontrare Björn Larsson prima che ritorni a Lund.

Piccola nota. C’è un motivo in più per passare il week end del Festivaletteratura con Bookrepublic: tutti gli ebook che sono in promozione. Scopri come.
Buon week end e buona lettura!

Scritto il: 10 settembre 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , , , , , | 0 Commenti »

Inside the List #11

Agosto libro mio non ti conosco. Preferisco l’ebook.

In quella che alcuni hanno definito come la calda estate digitale, la classifica degli ebook più venduti nel mese di agosto si discosta non poco da quella del cartaceo: pur condividendone i generi (perlopiù gialli e chick lit) e qualche titolo, quello che balza agli occhi è la presenza degli editori indipendenti nella top ten digitale. La ragione è facilmente intuibile: le librerie online – e il web per sua stessa natura – consentono pari visibilità a tutti gli editori.

[Avvistamenti]

Guadagna il podio di agosto Area 51. Tutta la verità, il saggio scritto da un collettivo internazionale di giornalisti, celati dietro l’appellativo di Wiki Brigades, che cerca di fare chiarezza su tutte le zone d’ombra che circondano l’area militare più famosa (e più misteriosa) di tutti i tempi. Un ebook per scettici, credenti e curiosi.

[Misteri]

Al secondo posto L’ultima risposta di Einstein. Tradotto in dodici lingue, acclamato dalla critica, vincitore del premio Premio de Novela Ciudad de Torrevieja e premiato dai lettori tradizionali, continua ad essere (da mesi ormai) il romanzo preferito anche da quelli digitali. Il thriller ad altissima tensione (che è anche una storia d’amore tra lo scienziato e Mileva Albert), scritto da Álex Rovira Celma e Francesc Miralles, regna sovrano nella nostra classifica.

[Segreti]

Sociopatico, egocentrico, fanatico del controllo, spirito elitario e antimaterialista che però sforna prodotti di massa a prova di stupido, veicolati attraverso “grossolana” pubblicità. Nonostante tutto, il fondatore (e ora ex AD) della Apple è venerato come un dio. Non c’è da stupirsi se tanti lettori cercano di entrare Nella testa di Steve Jobs. Un libro che nel corso dei mesi ha visto poche contratture nella vendita. Chissà se in qualche modo la presenza quasi magica dell’ex pirata di Silicon Valley c’entra qualcosa.

[Segreti - 2]

All’ottava posizione si colloca invece il manuale su OS X 10.7, nome in codice Lion, l’ultima incarnazione del sistema operativo Apple. Un ebook sulle novità introdotte, che colpiscono profondamente l’interfaccia. A riprova del fatto che la mela vende sempre.

[Enigma]

Come quello che cercano di svelare la figlia, suor Beatrice, un Cavaliere Templare e un medico iniziano. Il sommo poeta è davvero stato ucciso dalla malaria, come tutti a Ravenna credono? Al quarto posto Il libro segreto di Dante, un thriller in cui Fioretti indaga sulla morte del poeta con una squadra degna dei Ris.

[Monnezza]

E non ai Ris, ma a un giornalista un pò goffo tocca indagare sulle morti di alcuni netturbini napoletani. Un serial killer analfabeta e un clochard che adotta un sachetto della spazzatura (“Ho adottato un sacchetto, si chiama Alfonso. (…) Alfonso era l’unica sicurezza. Sapevo che l’avrei rivisto anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, e che prima o poi sarebbe stato lui a seppellire me…”) sono i protagonisti del divertente giallo Sirial Ciller, all’ottavo posto nella nostra top ten.

[Miscela]

Al settimo invece Il profumo del tè e dell’amore, il secondo libro di Fiona Neill (autrice del fortunato Mamme sull’orlo di una crisi di nervi), divertente cocktail di scandali, inganni e dimostrazioni di lealtà, un romanzo che indaga le insidie del matrimonio e dell’amicizia.

[Consiglio]

La voce di un autore tradizionale, anzi, di un Autore Normale (come si autodefinisce) che ha detto basta al mondo editoriale tradizionale. E lo grida con un ebook dalla quinta posizione: Diario segreto di un Autore. Pubblicati da solo! Un libro che racconta, come “un giallo incalzante”, tutto ciò che c’è dietro le quinte dell’editoria e tutto quello che uno scrittore (ma anche un lettore) dovrebbe sapere.

[Freddo]

Chiudono la classifica due gialli che il freddo ce l’hanno dentro: L’uomo con la faccia da assassino, il primo romanzo della serie ideata da Rönkä Matti che vede protagonista Viktor Kärppä. Ambientato ad Helsinki, Tallin e in Russia, è un insolito e romantico noir finlandese dall’atmosfera post-sovietica che, primo nel suo genere, indaga i rapporti che collegano le regioni baltiche alla Russia.

In coda alla classifica Nemesi, la seconda avventura del detective norvegese Harry Hole, il cavaliere solitario, alcolista periodico, assolutamente contrario a qualsiasi forma di autorità, creato dalla penna di Jo Nesbo.

[Curiosità]

Agosto è stato il mese dei bookpack, le raccolte di ebook che racchiudono i titoli dei grandi autori, le saghe più avvincenti e i percorsi di lettura a un prezzo scontato. Una notizia per tutti i curiosi: quello che ha venduto di più è stato il bookpack dedicato a Philip K. Dick.

Scritto il: 31 agosto 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: , , , | 1 Commento »

Bookpack: più ebook is megl che uan!

Abbiamo preso un termine informatico, il bundle, l’abbiamo unito al concetto di “invito alla lettura” e declinato in digitale, ed è nato il bookpack di Bookrepublic.
Un cofanetto di ebook che racchiude tutti i titoli di un autore o le saghe più avvincenti (o tutto quello che ci passa per la testa!) a un prezzo più basso. Per consentirti di arricchire la tua biblioteca digitale con un solo click e, perché no, risparmiare!
Se ci pensi, in fondo, il bookpack non è una novità. Pensa ai fast food: «se prende il panino, la bibita e il dolce, le conviene prendere il menù: risparmia». Oppure ai cofanetti di dischi o ai mitici Meridiani. Al di là del vantaggio economico c’è la possibilità di collezionare tutti i libri digitali dei tuoi autori preferiti, caricarli sul tuo reader e partire – più leggero – per il mare o la montagna.
Scaricare l’ebookpack è un gioco da ragazzi!
Ti basterà

  • scegliere il tuo preferito o quello che nonloleggeròmaimainfondosonocurioso
  • andare al carrello
  • procedere con l’acquisto: con solo click potrai scaricare tutti gli epub contenuti nel bookpack.

E non dimenticare che puoi anche regalarli e personalizzarli con una dedica!
Bookpack: perché più ebook is megl che uan! (lo recitava anche la pubblicità di noto gelato).
Il nostro incentivo alla lettura e il nostro modo per augurarti buone vacanze!

Ps: Bookrepublic non va in vacanza (per ora): per tutti i problemi puoi inviare una mail a customer [at] bookrepublic.it

Scritto il: 4 agosto 2011 | da: francesca | Categorie: Store, Su di noi | 1 Commento »