Pillole di marketing editoriale. Stiamo scherzando?

#1 Mktg Jokes: ebook gratis per aumentare le vendite

Ce lo stiamo chiedendo in tanti già da un po’: e se la pirateria aiutasse a vendere libri?
Gli esperimenti che i vari attori della filiera possono intraprendere per scoprire conseguenze e implicazioni di questa ipotesi portano a discutere un tema di per sé diverso ma profondamente correlato, quello degli ebook gratuiti.

Se con il digitale e l’abbattimento dei costi di produzione e di distribuzione (che tendono a diminuire drasticamente ma non sono pari a zero), ci si aspetta che naturalmente anche i prezzi crollino, il concetto di gratuito, e in misura maggiore quella di libro gratuito, suscita le più disparate reazioni.
C’è chi rivendica il diritto universale di accedere gratuitamente ai prodotti culturali, che diventano sempre più simili a servizi, e c’è chi alla parola “gratis” associa immediatamente una perdita di valore.

Che si tratti di pagare con un tweet una versione del libro piratata dall’editore o di una soluzione “reader friendly” al problema del prezzo degli ebook e della famosa soglia dei 99 centesimi, la questione è la stessa: vende chi è visibile ed è visibile chi vende, sopravvive solo chi è in grado di instaurare un circolo virtuoso tra questi due fattori. Offrire un prodotto o un servizio gratis è un modo efficace per attrarre un gran numero di utenti.

#2 Mktg Jokes: The rich get richer, ma la chiamano democratizzazione

Non stiamo dicendo niente di nuovo, ma il vecchio adagio the rich get richer riassume benissimo il principio guida fondamentale su cui si basa il celebre sistema di raccomandazioni di un gigante come Amazon.
Ed è proprio su questo punto che la cosiddetta “democratizzazione” del mercato editoriale portata da Bezos comincia a scricchiolare.

È sicuramente vero che Amazon dà voce e importanza al parere dei lettori e che la valutazione dei libri procede da basso, mettendo in discussione il ruolo di critici ed esperti, in perfetto stile web. Ma ciò diventa significativo fino a incidere sulla visibilità che il colosso concede a un titolo soltanto se si raggiunge una massa critica di opinioni. E come si può raggiungere?

Be’, chiedetelo ai self-publisher di successo d’oltreoceano come Joe Konrath, e scoprirete che Amazon lavorerà per noi – noi autori, noi lettori, noi editori – soltanto dopo che noi avremo sputato sangue per lui. Scoprirete che la vera forza di Amazon risiede nell’amplificazione di un segnale che deve essere già forte ed è un’imperdonabile ingenuità credere che su Amazon i libri si vendano da soli.

Questa amplificazione fa la differenza se si parla del vastissimo mercato americano, dove un segnale forte da solo non basta. Ma il suo valore è tutto da discutere sul ben diverso mercato italiano.

#3 Mktg Jokes: assecondare il mercato o guidarlo?

Chiunque abbia a cuore l’industria editoriale non può non riconoscere che nessuna azienda ha fatto più di Amazon per riaccendere la passione per l’acquisto, la lettura e anche la scrittura di libri, come ha sostenuto Farhad Manjoo su Slate, in un articolo intitolato Don’t Support Your Local Bookseller.

Non è però mai sbagliato tentare di mettere in discussione un modello dominante che tende a imporsi come esclusivo, ad esempio interrogandosi su chi nel nuovo contesto digitale saprà non soltanto assecondare il mercato, bensì guidarlo, e non tramite vincenti strategie di marketing, ma attraverso una linea editoriale fatta di proposte culturali selezionate con competenza in base ai contenuti. Altrimenti si rischia di prestare più interesse all’infrastruttura che al testo:

Se abbiamo trascorso l’ultima metà del ventesimo secolo portando avanti una meta-discussione sulla natura dell’arte in sé, pare che nel ventunesimo secolo, con il passaggio al digitale, il dibattito culturale sia ancora più autoreferenziale, perché non si parla più dell’opera d’arte e nemmeno dell’arte per se stessa, ma di come sta cambiando la diffusione dell’arte. (Pirates of the Amazon)

Per citare René Guénon, “Il parere della maggioranza non può essere che espressione dell’incompetenza”, anche se è quella maggioranza che compone il mercato.

#4 Mktg Jokes: il gioco dei filtri

Non solo il presunto “filtro da basso” di Amazon non basta a garantire un’editoria di qualità, forse può addirittura arrivare a frustrare il fascino della scoperta casuale del libro, avendo ripercussioni negative anche sull’esperienza del consumatore.
Non è un caso che lo stesso Amazon abbia iniziato a trasgredire al suo “scientifico” algoritmo su misura di lettore per proporre titoli gratuiti random, anche se non è certo una soluzione al problema della qualità. Al contrario, sembra quasi che il criterio sia proporre titoli poco azzeccati per valorizzare l’offerta di titoli perfettamente in sintonia con i gusti di ciascuno. Ma di nuovo, il punto è continuare ad assecondare il mercato, non guidarlo, tanto che Mike Cane ha commentato su The Digital Reader che non crede più nella coda lunga:

Troppa spazzatura sta inondando le librerie digitali. Spazzatura che non venderà mai, che non conviene conservare nemmeno a costo zero. Amazon e le altre librerie non potranno continuare così. La situazione diventerà insostenibile.

In conclusione, una volta capito che il vero problema non è l’Information Overload ma il Filter Failure, bisogna lavorare sul Multiple Filter: se da un parte è giusto che sia riconosciuto un valore determinante all’opinione di una massa critica di lettori, dall’altro non può venire a mancare la responsabilità di una scelta editoriale che indirizzi il grande pubblico.

Scritto il: 3 January 2012 | da: | Categorie: Marketing Jokes | Tags: , , , , , | 3 Commenti »

3 Comments on “Pillole di marketing editoriale. Stiamo scherzando?”

  1. 1 Alessandro said at 11:26 pm on January 3rd, 2012:

    Io credo fermamente nella selezione naturale che il lettore, in particolare quello digitale, può fare nel mercato editoriale.
    Il lettore ha ormai tutti gli strumenti per conoscere un’opera, valutarla, criticarla e promuoverla.
    Io credo certamente nell’importanza della scelta editoriale ma sono convinto anche non bisogna aver paura dei lettori.
    Mai come in questo momento l’Editoria non deve chiudersi davanti al lettore ma aprirai e farsi contaminare.
    Accanto all’era dell’ebook intravedo l’epoca della centralità del lettore in cui stiamo già sicuramente vivendo.
    La paura che il lettore non possa essere in grado di scegliere la buona letteratura deve lasciar spazio alla convinzione che l’Editoria sta cambiando e il lettore sta assumendo un ruolo fondamentale anche nella definizione del mercato editoriale e della struttura stessa delle competenze e dei ruoli del settore.

    @futurodeilibri

  2. 2 daria said at 9:55 am on January 4th, 2012:

    Se parlo di “multiple filter” è perché sono d’accordissimo sul fatto che al lettore debba essere riconosciuto un ruolo di primaria importanza, ma credo che non basti, perché la gran parte dei sistemi che lo esaltano, lo esaltano in quanto fa massa critica: è la maggioranza dei lettori che conta, e la maggioranza dei lettori è quella che fa di un libro un best seller. E le perle delle coda lunga come le scopriamo se ci affidiamo a un sistema che, con la foglia di fico del “reader first”, non fa altro che proporti best seller? Ovvio, sto semplificando, Amazon è molto più complicato di così (altrove ho citato il caso di “Touching the Void”, v. http://blog.bookrepublic.it/2011/08/25/il-libraio-digitale/), ma troppe volte dietro all’elogio del lettore non c’è altro che l’elogio delle hit.

  3. 3 Alessandro said at 11:26 am on January 4th, 2012:

    Grazie Daria per la tua risposta.
    Sono sicuro che nell’algoritmo del “rating” di un’opera intervengo molti aspetti.
    Gli ebook però posso aiutarci in questo senso. Sarebbe straordinario poter avere uno store le cui classifiche non siano solo costruite sui numeri delle vendite ma anche per esempio su altri dati recuperati degli e-reader come ad esempio il rating, lo sharing, il numero di lettori che hanno terminato l’opera, etc..
    Penso cioè ad un puro sistema meritocratico che faccia leva anche su altri aspetti oltre ovviamente al volume di vendite.
    Un po’ come un app store per ebook ma ovviamente con parametri più complessi.
    Non credo alla religione del lettore, ma al suo democratico potere.

    @futurodeilibri


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