Donne e immigrati: diritti per cui lottare
I due bookpack di questo week end ci parlano di un’attualità fatta di diritti violati, di chiusura mentale, di diversità.
Da un lato la tematica femminista, evocata dai ricordi di una Marisa Rodano “che c’era” e non nasconde la propria preoccupazione di fronte a una nuova generazione di donne che non riesce a cogliere il valore di una lotta storica, sepolta dietro diritti tutt’altro che naturali:
Oggi, dopo molti anni, riprendo in mano quelle vicende lontane. Con questi materiali vorrei offrire un’idea del processo di conquista dell’identità e autonomia da parte di quel movimento per l’emancipazione delle donne che nasceva, alla fine degli anni quaranta, dalla lotta di Liberazione nazionale, ma che ignorava tutto, dopo la rimozione del ventennio fascista, degli eventi e delle gesta del femminismo italiano del primo Novecento. Sono spunti e documenti per comprendere le alterne vicende del rapporto difficile e contrastato tra quel movimento di emancipazione e i partiti protagonisti della storia repubblicana – in primis il Pci e il Psi e la Dc, non più presenti, in quanto tali, sulla scena politica italiana. E insieme vorrei anche dar conto del faticoso emergere, nella coscienza delle donne italiane, uscite dalla Seconda guerra mondiale, della consapevolezza dei loro diritti. (…)
Un resoconto parziale, ma non solo perché limitato; parziale anche nel senso che è «di parte», della parte di chi ha condotto una battaglia politica e ideale in cui credeva profondamente, ma che – è quasi inevitabile – tende ad attribuire alla propria azione un valore assai maggiore di quello che vi attribuirebbe un osservatore esterno.
(Marisa Rodano, Memorie di una che c’era, Il Saggiatore)
Dall’altro lato le storie di immigrati di seconda generazione, accettati come forza lavoro ma emarginati come persone e tagliati fuori dalla vita civile del nord-est italiano, così come lo racconta Toni Fontana nel suo “L’Apartheid“, introdotto da Walter Veltroni:
La verità è che integrazione e legalità, multiculturalità e sicurezza, vivono insieme. Insieme stanno. Insieme cadono. I punti da affrontare, i nodi da risolvere, riguardano dunque non il ‘se’, che è ineludibile, ma il ‘come’. Come costruire comunità inclusive, dove ogni individuo che qui è nato o che qui vive, che qui lavora e che qui aspira a crescere i propri figli, sia un soggetto riconosciuto come cittadino, come persona che possiede dei doveri e dei diritti. A cominciare da quello del voto alle elezioni amministrative, ad esempio, perché la libertà e la democrazia o sono di tutti o sono un privilegio.
La risposta, insomma, io credo non stia nella semplice e relativa tolleranza, che non nega le differenze ma in fondo auspica che ognuno rimanga quel che è. Così si rischia la logica del ghetto. E non credo stia nemmeno nella logica dell’assimilazione, che vorrebbe rendere gli immigrati simili a noi, negando le differenze. Così non si arriva a una vera cittadinanza comune. Il cammino da compiere è appunto quello dell’integrazione, del riconoscimento non solo della dignità ma anche della libertà dell’altro, e della sua piena partecipazione alla vita della polis.
(Walter Veltroni nella Prefazione a L’apartheid. Viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord-Est, di Toni Fontana)
Due libri per riflettere su che cosa vale la pena sacrificare e per che cosa vale la pena combattere, come al solito ciascuno a 3€ insieme a un grande classico. Scopri quale e goditi la lettura.

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