[...] Un tale viene assunto con il compito di dare consigli ai lettori di un giornale. La rubrica è solo un trucco per aumentare la tiratura e l’intera redazione la considera uno scherzo. Ma per quel tale il lavoro è una manna, perché prima o poi potrebbe farlo passare a una rubrica mondana, e in ogni caso è stufo di fare il galoppino. Anche lui si rende conto che la rubrica è una cosa da ridere, ma dopo qualche mese la faccenda comincia a sembrargli meno buffa. Si accorge che le lettere sono quasi sempre suppliche umili e accorate di gente che ha bisogno di una guida morale e spirituale, che si tratta di espressioni inarticolate di autentica sofferenza. E scopre anche che i suoi interlocutori lo prendono su serio. Per la prima volta si trova costretto a esaminare i valori su cui si fonda la sua vita. E questo esame gli dimostra che lui è la vittima e non l’autore dello scherzo.
Nella traduzione di Marina Morpurgo,
et al./Edizioni ha riportato in libreria
Signorina Cuorinfranti, il piccolo (e disperato) classico di Nathanael West: la storia di un giornalista che si ritrova schiacciato sotto al peso crescente di oltre trenta lettere al giorno, lettere che “si somigliavano tutte, biscotti di sofferenza ritagliati con uno stampino a forma di cuore.”
E ci prova, a sfilarsi, a tirarsi indietro, a “scagliar pietre” ai propri lettori, alle lettrici che si firmano come Disperata, Stufa-marcia-di-tutto, Delusa-con-marito-tisico, con il risultato che, di pietre, “gliene era rimasta una sola: quella che gli si era formata nelle viscere.”
Una volta ci aveva anche provato, a farsi licenziare, raccomandando il suicidio dalle colonne della sua rubrica. Shrike però si era limitato a dirgli: Cerca di tenere a mente, per favore, che il tuo compito è quello di aumentare la diffusione del giornale. È ragionevole pensare che il suicidio sia un ostacolo a questo scopo.
Un romanzo breve e nerissimo che ti piomba sul cuore con tutta l’attualità - “straordinaria e quasi incresciosa”, ne ha scritto Mario Fortunato sull’
Espresso – di una Crisi che sembra la nostra.
Sì, beh, ma noi?
Noi purtroppo abbiamo Carlo Rossella sull’ultima pagina di Chi.
Scritto il: 30 September 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni, Store | Tags: americana, anni Trenta, autori, et al edizioni, finalmente in ebook, il post del Bra, libri, novità digitali | 0 Commenti »
Parlando della difficoltà di trovare un metodo per fare riferimento a una porzione specifica del testo abbiamo ricordato una caratteristica dei formati fluidi per gli ebook (come epub e mobi, per esempio): la pagina fissa scompare e il contenuto è in grado di adattarsi allo schermo su cui stiamo leggendo, a seconda delle dimensioni del carattere che abbiamo selezionato.
Torniamo sul tema delle pagine per ragionare sulle diverse possibilità per andare avanti nella lettura: sfogliare o scorrere? L’alternativa tra questi due metodi influenza l’esperienza di lettura e la percezione di entrambe varia a seconda del modo in cui il lettore si relaziona alle convenzioni.
Sfogliare: v. tr. [io sfòglio ecc]
1 voltare le pagine di una pubblicazione scorrendole in fretta; per estens., leggere qua e là, saltando le pagine: sfogliare un album; l’ho appena sfogliato, ma non mi pare un libro interessante
Dizionario Garzanti
Sfogliare è un’azione legata alle consuetudini della lettura su carta, la definizione appena citata mette l’accento sulla velocità con cui la si compie: sfogliare un libro non equivale certo a leggerlo. Ma quello che ci interessa considerare è il tipo di azione che facciamo sul testo, legata al supporto in cui si trova: voltiamo un foglio di carta che contiene una quantità di testo determinata dalle caratteristiche fisiche del libro per poter proseguire nella lettura.
Scorrere un testo è un’azione legata alle consuetudini del Web, almeno per ciò che riguarda le nostre generazioni. In inglese, scroll è il nome del rotolo di papiro, ma indica anche l’azione di spostare dall’alto verso il basso e viceversa il contenuto di una finestra su un monitor (testuale o no).
Queste diverse consuetudini legate al supporto su cui leggiamo si incontrano nell’esperienza di lettura in digitale. Alcuni software giocano sulle metafore del libro di carta, con un forte impatto sull’esperienza di lettura in digitale: è il caso di iBooks di Apple. Taglio delle pagine, animazione dello sfogliamento, piega del libro: tutto ci riporta alla confortevole abitudine del libro di carta.

In altri casi invece il lettore può scegliere il metodo che preferisce per avanzare nella lettura: tra i software che permettono di usare lo scroll c’è eReader, per esempio, ma non sono molti a proporre questa modalità. In genere è anche possibile far scorrere il testo automaticamente, impostando la velocità preferita.

Per il lettore la possibilità di scegliere l’una o l’altra esperienza di lettura è senz’altro un vantaggio, uno dei tanti offerti dalla lettura digitale. Esistono sostenitori dell’uno o dell’altro metodo ed è interessante vederne le opinoni per farsi un’idea più precisa.
Su designdare ne troviamo una raccolta a partire proprio dalla metafora del libro usata da iBooks: il flip, lo sfogliamento, ha una migliore usabilità, specie quando si tratta di orientarsi in un testo lungo e ricordare il punto in cui si era arrivati. In effetti anche nel Web, per la lettura di testi lunghi, la suddivisione in pagine è una soluzione molto diffusa: guardate il New Yorker o il New York Times.
Le consuetudini della lettura digitale, ancora molto giovane, sono probabilmente tutte da inventare e dipendono molto dal modo in cui è pensato il contenuto. Per letture in cui la linearità è dominante la questione non è tanto sfogliare o scorrere quanto ottenere un’usabilità ideale per le due alternative e lasciare al lettore la scelta.
BONUS
Books in the age of the iPad – Craig Mod
Take something as fundamental as pages, for example. The metaphor of flipping pages already feels boring and forced on the iPhone. I suspect it will feel even more so on the iPad. The flow of content no longer has to be chunked into ‘page’ sized bites. One simplistic reimagining of book layout would be to place chapters on the horizontal plane with content on a fluid vertical plane.
Scritto il: 21 September 2011 | da: letizia | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: ebook, ipad, reading experience | 2 Commenti »
Quando la stampa – cartacea e non – scrive di libri
“Enigmatico come Il nome della rosa. Avvincente come I pilastri della terra. Un esordio che rimarrà nella storia”. Così Newton Compton lancia quello che è già un best-seller digitale (secondo nella classifica dei più venduti su Bookrepublic e presente in quella delle altre librerie online): Il mercante dei libri maledetti. Un libro misterioso, un monaco assassinato, un enigma senza tempo alla scoperta di un manoscritto, Uter Ventorum, che è stato nascosto così bene da sembrare smarrito per sempre. Un libro che
è talmente perfetto nell’utilizzare elementi propri del thriller medioevale, giocando fra un’azione concitata e una credibile ricostruzione storica
dice Flavia Piccinni su Il Riformista.
Su Wuz invece compare la recensione (di Sandro Bardotti) di Antartide, l’ultimo romanzo di Laura Pugno, edito da minimum fax.
Una scrittura esistenziale sul filo di una suspense che procede elegante e imprevedibile verso il finale
Un giallo inconsueto, un romanzo sulla morte o sulla sua accettazione come evento naturale, scritto con uno stile perfetto e
una lingua inquieta per un libro inquieto
scrive Antonio Prudenzano su Affari Italiani.
Dell’ultimo romanzo di Philippe Djian ne ha parlato Gabriella Bosco su a La Stampa.it, l’ex maudit, autore di 37°2 al mattino (da cui è stato tratto il film Betty Blue), è stato ospite all’ultima edizione del festival Pordenonelegge. Vendette, uscito a ridosso dall’edizione francese, è una storia cruda che scava nelle colpe imperdonabili dei genitori. Il libro della maturità di Djian, erede francese della Beat generation, inviso alla critica, pornoromanziere, violentatore della sintassi.
Alcuni tratti inconfondibili rimangono: molto alcool, molte sigarette, molte sostanze (sono allo scritto, però), il gusto per il nero, per la disperazione, per l’eccesso. Il resto invece è cresciuto, parallelamente all’autore. Avendo letto vari suoi romanzi a distanza ravvicinata, salta agli occhi soprattutto un’evidenza: il Djian interessante, quello del dopo, ha scoperto una scrittura di flusso.
Scritto il: 20 September 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: betty blue, ebook, il mercante dei libri maledetti, la stampa, laura pugno, wuz | 0 Commenti »
A partire dal febbraio 2011 Apple ha iniziato a cambiare le regole del gioco per le applicazioni con all’interno link che puntavano a siti esterni per l’acquisto di contenuti: le transazioni devono passare per l’In-App Purchase pagando ad Apple, che in questo modo le gestisce, il 30%.
Giornali e librerie sono tra i primi a dover modificare le loro applicazioni: Kobo annuncia in luglio – dopo aver eliminato il link alla libreria all’interno della sua app – di lavorare a una Web app in HTML5, così da aggirare la restrizione di Apple. Amazon informa i lettori attraverso i suoi forum, e rilascia Kindle Cloud Reader: ancora una Web app.
Che sia calcolato oppure no, la decisione di Apple ha spinto i distributori di contenuti a trovare nella tecnologia delle Web app soluzioni alternative, normalmente affidate alle applicazioni native. Di cosa si tratta? In due parole, le Web app sono applicazioni accessibili attraverso un browser e richiedono una connessione a Internet per la maggior parte delle loro funzioni. Le applicazioni native si acquistano (o si scaricano gratuitamente) attraverso uno store e si installano sul dispositivo: la connessione è necessaria al momento del download ma il funzionamento offline è più semplice.
Si dibatte molto intorno alla scelta tra applicazioni native e Web app. L’osservazione sarà banale ma repetita iuvant: la decisione non va presa a priori pensando che una tecnologia sia migliore dell’altra, ma in base alle effettive esigenze e funzionalità che si stanno cercando.
Le Web app aprono scenari interessanti, per esempio, proprio per l’eCommerce sui dispositivi mobili: su Mashable possiamo leggere Native App vs. Web App: Which Is Better for Mobile Commerce (ma vi consiglio di osservare l’intera Mobile App Trend Series, per ampliare le prospettive sull’argomento).
Come commento alla decisione del Financial Times di sostituire l’applicazione nativa per iPad con una Web app Matt Legend Gemmel spiega in un post i pro e i contro delle due tecnologie (App vs. the Web). Un articolo non altrettanto recente ma utile per completare il quadro lo leggete su A List Apart: App vs. the Web, di Craig Hockenberry, autore di iPhone App Developement, per O’Reilly (qui la traduzione italiana).
BONUS
Scritto il: 14 September 2011 | da: letizia | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: app, apple, ipad, iPhone, web app | 0 Commenti »
Yuri Herrera (1970) è autore di due romanzi fondamentali per la letteratura latinoamericana contemporanea. Grazie a La Nuova Frontiera, i lettori italiani potranno leggerli entrambi, a partire da La ballata del re di denari (Trabajos del reino), appena uscito nella traduzione di Pino Cacucci. In tempi in cui il mercato editoriale spinge gli scrittori verso una bulimia e un’iper-produzione che indebolisce (e a volte annichilisce) lo spirito critico anche degli autori più promettenti, Herrera fa propria un’etica della scrittura tanto rara, quanto preziosa per la riflessione letteraria attuale. A distanza di cinque anni l’uno dall’altro, pubblica due testi brevi, che per concentrazione narrativa, cura strutturale, concettuale e linguistica, denotano un lucidissimo progetto di scrittura e una profonda riflessione sulle contraddizioni del mondo contemporaneo, sulle possibilità di raccontarlo partendo dal ripensamento delle sue frontiere: il confine, in questo caso quello tra Messico e Stati Uniti, come punto di osservazione privilegiato delle relazioni tra arte e potere, linguaggio e violenza, territorio e sfaldamento delle identità.
In un paese, il Messico, in cui queste contraddizioni sembrano radicalizzarsi a tal punto da rasentare l’indistinzione, l’indiscernibilità degli attori in gioco, e in cui il linguaggio che veicola l’orrore quotidiano sembra perdere, se possibile, ogni giorno un grado di senso in più – a causa della sua sovraesposizione, il bombardamento e la sua conseguente svalutazione, – Herrera cerca, per prima cosa, di riappropriarsi della parola, di rivalutarla, ricrearla, riempirla di significato a partire dalla distorsione che essa subisce nell’uso orale, lì dove la lingua continua ad essere viva, mutevole, creativa. In America Latina, nonostante la pervasività dei linguaggi mediatici e gli appiattimenti e svuotamenti che li caratterizzano, la cultura orale conserva ancora un ruolo centrale nella rielaborazione dei fenomeni e degli eventi drammatici che scuotono la società. L’oralità messicana, espressione di una cultura proteiforme ed eterogenea, è fonte di un continuo riassestamento della parola, di una continua creatività, troppe volte costretta a tentare nuove definizioni per nuove, inimmaginabili forme d’orrore.
Uno dei grandi obiettivi e meriti de La ballata del re di denari è la costruzione di un mondo finzionale e narrativo estremamente stilizzato, in cui il vero protagonista è la capacità d’ibridazione della parola. La trama ha i sui prevedibili principio, svolgimento e fine. Ha personaggi-funzione come in una fiaba allegorica. Una Corte, un Re e una Strega. Un Traditore, un complotto e una catastrofe. Un triste lieto fine che riporta tutto al punto di partenza. Le parole chiave sono: ripetizione e perpetuazione. Il tutto, però, visto dalla prospettiva straniante di un cantante di corridos, che dell’oralità fa la sua possibilità di sopravvivenza, il filtro con cui porre ordine, e allo stesso tempo comprendere e ricreare i fili di una realtà in decomposizione.
Il corrido è un fenomeno tanto affascinante – per la sua vicinanza con il processo dei poemi epici – quanto sinistro – per ciò che, nella forma del narcocorrido, manifesta in maniera brutalmente diretta ed esplicitamente dichiarata: il potere di pervasione pressoché totale e totalizzante che la criminalità organizzata esercita su una parte della società messicana. I compositori di questo genere di ballate sono messi in grado di scrivere e registrare quasi in presa diretta le gesta dei narcotrafficanti. Il giorno dopo la cattura o la morte di un capo del narco, nelle strade (o in rete) iniziano a circolare corridos che ne cantano la resa, che ne esaltano le imprese eroiche, che ribadiscono la fedeltà della Corte degli affiliati, così come la sommissione delle Istituzioni corrotte dello “Stato”. Read the rest of this entry »
Scritto il: 12 September 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: corridos, ebook, la ballata del re di denari, la nuova frontiera, narcocorridos, pino cacucci | 0 Commenti »
I veterani lo sanno (e lo scrivono sui giornali), per il Festivaletteratura vale un’unica raccomandazione. Ognuno deve costruire il proprio festival, zigzagando in un calendario – quello di questa quindicesima edizione – di oltre 300 eventi, andando alla ricerca dei propri autori preferiti, e lasciandosi guidare, ogni tanto, dalla curiosità.
Quello che Bookrepublic vi propone è un tour tra gli ebook degli editori indipendenti presenti al Festival per celebrare un week end in compagnia degli autori presenti in città. Già, perché è molto facile incontrare, per le strade e i vicoli di Mantova (se vai in Piazza Alberti, il cuore del Festival, fai bingo!) gli scrittori ospiti.
Oggi non sarà difficile intravedere Roberta De Monticelli, la filosofa scrittrice, autrice de La questione morale, mentre s’incammina verso la sede della Fondazione dell’Università di Mantova per tenere il suo incontro sull’Etica ai tempi delle barbarie. O imbattersi in Enrico Deaglio, che dopo averci raccontato trent’anni d’Italia con Patria, adesso con Zita, (che è il suo primo romanzo) scava nella nostra storia attraverso un personaggio forte, coraggioso, pieno di ideali.
Stasera, se avete voglia d’incontrare Giorgio Faletti e ascoltare le risposte (magari qualche anticipazione sul nuovo romanzo) che darà ai volontari del Festival, vi consigliamo di restare in Piazza Virgiliana.
Domani, invece, se avete voglia di conoscere Salvatore Scibona, l’autore del discusso romanzo La Fine, fate un giro verso il Palazzo di san Sebastiano: alle 10.45 discuterà di narrazione con Simonetta Agnello Hornby. Per ascoltare dal vivo i racconti di Yehoshua Kenaz, vi consigliamo di visitare il Castello di san Giorgio. Magari si fa ancora in tempo ad incontrare Björn Larsson prima che ritorni a Lund.
Piccola nota. C’è un motivo in più per passare il week end del Festivaletteratura con Bookrepublic: tutti gli ebook che sono in promozione. Scopri come.
Buon week end e buona lettura!
Scritto il: 10 September 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: ebook, enrico deaglio, festivaletteratura, Mantova, promozione, salvatore scibona, week end, Yehoshua Kenaz | 0 Commenti »
(Senza pretese di aggiornamento eccessivo, qui s’inaugura una rubrica per segnalare libri che ci siamo persi o che ci stiamo perdendo, perlopiù da editori che varrebbe la pena non perdere di vista. In sostanza: alcuni editori fanno degli ebook, per alcuni libri di carta esce magari dopo qualche tempo la versione digitale – e per alcuni, il commento potrebbe anche essere: finalmente! Tutto qui.)
Della vita di Alfredo è stato finalista al Premio Calvino 2009, l’anno che vinse Ivan Guerrierio con Splendido splendente (che in ebook ancora non c’è, ma che qui ce ne si può fare un’idea).
Un libro ambientato a Veduggio, Brianzashire, non poteva sfuggire all’editore Bellavite, che lo ha pubblicato a fine 2009.
Ma va detto che è un bel libro solo in parte su una “terra di bulloni, maniglie e cerniere per mobili”, che si fa leggere anche da chi non conosce il dialetto locale, non ha idea di cosa sia crescere circondati dalle fabbrichette, a Natale non frequenta presepi o processioni.
Di Paola Cereda, psicologa con la passione del teatro che lavora nel sociale, non si sa molto altro, se non il poco che si legge in qualche intervista pubblicata all’epoca dell’uscita del libro.
***
Su La fine di Salvatore Scibona moltissimo è già stato scritto, e posso solo invitare a sfogliare l’infinita rassegna stampa che anche in Italia ha accompagnato l’uscita dell’esordio di uno dei migliori “20 under 40″ scelti dalla rivista New Yorker.
Un esordio importante, che ha forse spaventato qualche marchio di solito più attento alle cose americane, una sfida invece subito raccolta dall’editore 66th&2nd, che con questo titolo inaugura il suo catalogo in ebook.
L’italoamericano Scibona torna in Italia in occasione del Festivaletteratura di Mantova, dove sarà protagonista di due incontri domenica 11 settembre. Il tour continua poi tra Roma e la Sicilia: se vi capita, non mancatelo.
(In un accostamento un po’ acrobatico, mi rendo conto, due voci che raccontano il respiro collettivo di una comunità.)
Scritto il: 9 September 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni, Store | Tags: 66th&2nd, americana, autori, Bellavite, brianza, brianzolitudine, finalmente in ebook, il post del Bra, libri, novità digitali, provincia | 0 Commenti »
Ciao [nome di amico a piacere]! Ma sai che ti pensavo giusto l’altro giorno? Stavo leggendo [nome di libro a piacere] e c’è un [personaggio/luogo/situazione]… be’, insomma: era impossibile non pensare proprio a te! Devi leggerlo anche tu!
Conversazione a caso, colta in un momento qualunque.
Non c’è niente di meglio che il consiglio di un buon libro da parte di un amico. O di un libraio. O di qualcuno con sufficienti doti empatiche da capire cosa può farci piacere leggere in un certo momento della nostra vita. Consigli, suggerimenti, proposte; se vi sentite esotici chiamatele suggestions. Quello che conta è che un discreto numero di varie entità (persone, librerie, servizi) fanno a gara per orientarvi nello sterminato universo dei libri. Ma attenzione: siete incappati nella categoria “Roba da smanettoni” di questo blog. E quindi no, non mi aggiungerò alla folta schiera di suggeritori di letture.
Trasferite sul Web le dinamiche del passaparola sul libro. Pensate a Goodreads, Amazon; Anobii, se pensate in italiano… (come? Qualcuno ha detto Zazie?). Le decisioni di acquisto si prendono molto più in base ai consigli di altri lettori con gusti simili – di loro ci fidiamo, mica vogliono venderci niente – che alle proposte generiche che cercano di accontentare il palato di tutti, mentre per il nostro manca sempre quel pizzico di sale. Ci piace ricevere un consiglio fatto apposta per noi, non per noi e il numero più ampio possibile di persone.
E quindi, su siti come quelli, curiamo con amore le nostre biblioteche, gironzoliamo in quelle dei nostri vicini, facciamo tendere a infinito le liste dei desideri. Bellissimi sistemi, quelli basati sulle social recommendations, sui consigli altrui. Mettono, come si dice, “l’intelligenza degli utenti nell’interfaccia”, e permettono di creare servizi molto più efficaci partendo dal basso – gli utenti – anzi che gestire l’informazione dall’alto. Aggiungiamo a questo il potere degli algoritmi, mescoliamo bene e otterremo suggerimenti calibrati a puntino su di noi, in base al nostro comportamento da lettori.
La tecnologia fa buona parte del lavoro, e senz’altro servono menti sveglie per impiegarla in modo che semplifichi la vita al lettore. Ma è sempre una parte: uno sforzo condiviso con gli utenti che sfamano l’algoritmo goloso di informazioni perché le restituisca in forma di suggerimenti mirati. E se ci fosse un sistema per lasciar fare tutto alla tecnologia?
Ci prova BookLamp. Se n’è parlato parecchio lo scorso periodo: si tratta di cercare di definire il DNA del libro per aiutare i lettori a scoprire nuovi titoli. Se volete capire meglio come funzioni potete andare a vedere le loro Faq oppure leggere l’approfondimento su Mashable.
BookLamp.org è la faccia pubblica del Book Genome Project, fondato dagli studenti dell’Università dell’Idaho nel 2003 e ha come obiettivo identificare, tracciare, misurare e studiare le caratteristiche che compongono un libro attraverso dei calcoli. Esistono altri siti che consigliano libri, ma tendono a essere legati a dati inseriti dagli utenti o a meccanismi social. BookLamp è differente, perché analizza realmente il testo del libro.
Vi consiglio di leggerlo tutto, l’articolo di Laura Hazard Howen. Poche righe dopo, Aaron Stenton, CEO di BookLamp, aggiunge che se ci è piaciuta una torta al cioccolato e vogliamo trovarne un’altra con lo stesso sapore avremo bisogno non solo di conoscere gli ingredienti, ma anche le dosi e il procedimento per prepararla. Altrimenti detto: mi piacciono i libri con il 10% d’azione, il 30% di romanticismo, il 30% di battute argute e il 40% di personaggi femminili (ehi, ehi, un momento: qualcosa non torna.). Aritmetica a parte spero sia chiaro il punto: quanto più precisa può essere la tecnologia nel suggerirci il libro giusto? Certo, il patto è uno solo: che funzioni maledettamente bene.
Il vantaggio di suggerimenti derivati da una ricerca nel libro è che non sono influenzati dalla popolarità: Amazon, per esempio, inserisce tra i suggerimenti i libri più popolari, selezionandoli prima tra quelli più venduti poi tra quelli che riscuotono più attenzione da parte degli utenti (stelline attribuite, recensioni, like, discussioni nei forum…). Per ovviare all’inefficienza di questo sistema ha lanciato dei progetti editoriali (AmazonEncore, per esempio), in cui seleziona i titoli con alto gradimento degli utenti ma con scarso riscontro di vendite.
In un sistema come quello elaborato da BookLamp il suggerimento è dettato da una profonda analisi del contenuto: è il libro a parlare, non ciò che gli succede intorno. Il punto critico è già stato messo in evidenza: può un sistema essere sufficientemente profondo da mettere in luce tutta la complessità di un libro? Pandora per la musica è un servizio eccellente, ma una traccia audio e un testo sono così simili da poter portare agli stessi risultati?
Su BookLamp ci sono ancora pochi editori per capire davvero la portata del sistema. Ma vi consiglierei di non distrarvi troppo, nel frattempo che aspettiamo che ne arrivino altri.
BONUS TRACKS
No, se sono stata abbastanza chiara a questo punto non direte Last.fm.
Scritto il: 6 September 2011 | da: letizia | Categorie: Robe da smanettoni | 0 Commenti »
1 settembre. Anche l’Italia ha la sua bella legge che limita ad un massimo del 15% gli sconti sui libri (quelli pubblicati su carta) che le librerie possono autonomamente applicare al prezzo di copertina. Andiamo a fare compagnia, tra gli altri, a Germania (prezzo fisso) Francia e Spagna (5%).
Lasciando perdere le polemiche, le petizioni al Presidente della Repubblica, le raccolte di firme, i commenti indignati in rete e i gruppi su FB (ma è vero che quello più numeroso contro la legge ha meno di 500 sostenitori?), vogliamo provare a guardare oltre la legge e gli scopi che si propone.
Vale la pena ribadire alcune caratteristiche del settore dell’editoria libraria. Il prezzo del libro pubblicato su carta incorpora il costo della resa, che rappresenta, in media, circa il 20%-22% del prezzo di copertina (in media, perché per la stragrande maggioranza dei titoli è molto più elevato); l’offerta di titoli cresce ogni anno (siamo a circa 60.000 novità pubblicate nel 2010) in presenza di una domanda stabile o in leggero calo.
In questa situazione di mercato, è evidente che a parità di tiratura il costo della resa sale, oppure, riducendosi le tirature, aumenta l’incidenza dei costi di produzione. In un settore dove il prezzo è fatto dagli editori (vuoi quel titolo di quell’autore? Aspetti che io editore lo pubblichi e paghi il prezzo che decido io, perché ho i diritti esclusivi di quel libro) il prezzo dei libri sale al salire dei costi.
Tutto ciò per dire che la distorsione sta nella modalità di determinazione del prezzo del libro, non nella limitazione degli sconti. Gli editori lo sanno benissimo, mentre i lettori no ed è per questo che questi ultimi si scagliano contro la legge Levi; ma sbagliano obiettivo.
Il prezzo dei libri cresce perché il modello economico che lo sorregge è inefficiente e, in presenza di un mercato digitale, sempre più obsoleto.
Questa distorsione non è presente nel mondo del libro digitale, dove il prezzo dipende molto di più da una dinamica di domanda e offerta, perché la pirateria offre sempre un’alternativa (ancorché illegale) a un prezzo giudicato troppo elevato (Editore, se mi fai pagare un prezzo troppo distante dal valore che io percepisco, è possibile o probabile che io scarichi illegalmente, gratis; non ci piace, ma è così). Inoltre, nel digitale, non esiste neppure la resa.
Se tutto ciò è vero, quello che servirebbe al settore del libro è un nuovo patto tra editori e lettori, che tenga in considerazione che il lettore conta molto di più nella determinazione del prezzo del libro e nella sua promozione in rete. Addirittura, gli editori dovrebbero guardare al lettore non più solo come a un lettore, come ha detto Richard Nash in una bellissima recente intervista a Huffington Post.
Cambia la relazione editore-lettore, prendono forma le nuove regole di questa relazione. Forse, prima ancora di scrivere una legge per la determinazione del prezzo degli ebook, che infatti sono esclusi dalla disciplina della legge Levi, sarebbe opportuno descrivere questa nuova relazione, redigere una sorta di manifesto che coinvolga editori e lettori in un nuovo sistema di regole.
Guardando all’oggi, l’assenza di disciplina sul prezzo dell’ebook potrebbe portare benefici ai lettori, ma molto probabilmente, nei prossimi mesi non sarà così. Alcuni grandi editori, infatti, hanno chiesto alle librerie online di firmare contratti che non consentono promozioni e sconti non concordati e che agiscono come e più della legge Levi. In altre parole, il prezzo è deciso dagli editori e la concorrenza tra le librerie potrà avvenire su tutto tranne che sugli sconti.
Guardando al domani, la disciplina sul prezzo degli ebook passerà, come si diceva, attraverso la ridefinizione del rapporto tra editori e lettori. Questo a noi interessa; convinti che non sarà un domani molto lontano.
Scritto il: 1 September 2011 | da: marcof | Categorie: Scenari | Tags: legge_Levi prezzo libri ebook Richard_Nash editori lettori | 9 Commenti »