Bestiario del libro che evolve

Dall’originale A Bestiary of the Evolving Book, di Joseph Esposito su The Scholarly Kitchen (11 gennaio 2011).

Traduzione di Letizia Sechi.

“Bestiario del libro che evolve” è stato pubblicato ormai qualche mese fa. Anche se alcuni riferimenti sono oggi superati (difficile non considerare Nook simile a un tablet) rimane valida l’analisi dei diversi possibili contenitori per l’editoria digitale e delle diverse tipologie di libro che interessano.

Al giorno d’oggi ci piace pensare ai libri come qualcosa di distinto dai loro contenitori, nonostante la loro forma specifica sia data dal fatto di essere costruiti (letteralmente) all’interno di un piccolo blocco di carta stampata. Così il testo dell’ultimo libro di Jonathan Franzen o le Confessioni di Sant’Agostino possono essere trasferite dalle edizioni di Macmillan o Penguin o Oxford e riversati in nuovi contenitori: iPad, Android, l’ultima versione di Kindle. È come se il testo fosse puro spirito e il libro fisico le sue spoglie mortali. Mettendo da parte il libro fisico, liberiamo il testo, che può così determinare la propria forma e il proprio significato. Che capolavoro è il libro, come è simile a Dio nell’intendimento!

Questo non è esatto. Nonostante ci sia di più in un libro rispetto al mero contenitore (è più importante il contesto, come ha osservato Brian O’Leary nella sua eccellente analisi)1, la creazione di un testo è  un dialogo tra le idee e le parole dell’autore e i limiti imposti dal suo contenitore. Alcune idee sono ottime per i libri, alcune per i giornali, altre per le riviste, altre per le performance teatrali: ci siamo concentrati talmente tanto a fare ipotesi sui contenitori che abbiamo dato per scontato le idee. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se il compito di creare una nuova forma di pubblicazione adatta a un dispositivo mobile o a un ereader dedicato può sembrare scoraggiante. Quali sono le regole? O, parafrasando Robert Frost, come possiamo giocare a tennis senza la rete?

Le “regole” sono ciò che riconosciamo come “affordance”, le caratteristiche funzionali  che una determinata forma rende possibili. (Usare il termine “affordance” contravviene alla mia regola personale di non scrivere mai una parola che non riesco a pronunciare.) Così, i film di Hollywood si prestano all’essere visti su schermi giganteschi e ora anche in 3D; i film indipendenti a basso budget si vedono bene anche nel piccolo schermo di un televisore, per gentile concessione di Netflix. (Per un’ulteriore analisi del medium di carta stesso, vedete “The Myth of the Paperless Office” di Sellen e Harper.) Pensate alla vostra esperienza. Vorreste stipare il vostro gruppo rock, amplificatori e tutto, nel vostro dormitorio? O preferireste una spaziosa sala da concerto o uno stadio? Se i giorni in cui suonavate la chitarra sono ormai lontani, immaginate la sfida di inserire tutte le informazioni associate al genoma umano in un Mac. Il problema di mettere i libri fuori dai loro contenitori è che i libri sono i loro contenitori. Passare da un contenitore all’altro può essere scomodo; provate a leggere un PDF di un articolo accademico su un iPhone o pensate agli adattamenti dei vostri romanzi preferiti sul grande schermo. Povera, povera Jane Eyre.

Oggi, con l’enorme crescita degli ebook, dovremmo pensare all’affordance dei vari contenitori. Ho detto “cominciare” perché le categorie che sto per elencare sono certamente incomplete, e si potrebbe ben argomentare che alcune di queste dovrebbero essere fuse assieme.

Il libro istituzionale. Comincio da qui, nonostante il libro istituzionale fosse con noi anche prima dell’esplosione degli ebook con Kindle. Si tratta di un facsimile (o giù di lì) di un libro stampato. Di solito è un PDF e lo si visualizza su dispositivo Read the rest of this entry »

Scritto il: 28 April 2011 | da: | Categorie: Contributi | Tags: , , , , , , | 0 Commenti »

Ripensare la casa editrice

Traduzione dall’originale

Rethinking the Publishing Company

di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010

Traduzione di Letizia Sechi.

Sono convinta che noi tutti abbiamo un’idea chiara di come appaiano gli editori oggi. La gerarchia e le posizioni sono diventate comode, prefissate. Una specie di confortevole pigiama di flanella. Questo non significa che non cambi mai niente; voglio dire, chi indossa lo stesso pigiama per sempre? E, se parlaste con le persone del mondo dell’editoria, verreste a sapere che quei comodi pigiami sono consumati in alcuni punti, hanno qualche buco, ma nonostante questo sono troppo familiari per essere messi da parte.

Ora l’analogia viene meno, soprattutto perché nonostante io sia sicuramente capace di parlare di pigiami con grande autorità, dovrei parlare piuttosto di nuove professioni e nuove competenze per le case editrici del 21esimo secolo (e oltre!). È un mix di temi di cui ho discusso altre volte (così come altri), cose su cui ho rimuginato e cose su cui sto ancora ragionando.

Nota: ci sono già editori là fuori che stanno mettendo in pratica nuove cose, assumendo nuove risorse e ripensando il proprio mestiere. Li adoro. Li adoro. Li adoro.

Seconda nota: queste non sono posizioni di una singola persona. Sono competenze. Sono intessute nel lavoro stesso.

Sviluppo del progetto

Non c’è niente da fare, il cambiamento più coinvolgente interesserà le redazioni. Saranno loro a continuare ad acquisire, sviluppare, redazionare e portare al successo progetti grandiosi. Non ci sono dubbi su questo. Non pensate di salvarvi così facilmente dagli incontri per l’acquisizione dei diritti.

Comunque, anche gli editor dovranno cambiare il modo in cui pensano ai – e non c’è altra parola per dirlo – progetti. Ci saranno libri a forma di libro. Ci saranno stravaganze multimediali. La tipologia di progetto influirà sul prodotto finale. Proprio come gli autori e gli agenti stanno cominciando ad allargare la propria prospettiva per i lavori che stanno vendendo, allo stesso modo, e sempre di più, questo accadrà per gli editor. Si tratta di testo, di una community web, di un’applicazione, di un’esperienza interattiva, viva? O una combinazione di più elementi tra questi?

La differenza chiave tra un libro enhanced/transmediale/mettete-qui-la-vostra-parola-alla-moda e un libro con giusto un pizzico di marketing in più è il modo in cui vengono approcciati sin dal primo giorno all’interno della casa editrice. Gli elementi aggiuntivi devono essere pianificati e logici. Questo richiede una precisa visione già in fase di strutturazione del contenuto. L’editor del futuro considererà cosa è necessario per l’opera piuttosto che cosa è necessario per il formato, e quell’editor avrà bisogno di considerare gli elementi aggiuntivi per ogni libro pubblicato, decidendo se saranno effettivamente rivoluzionari o un mero espediente di marketing, caso per caso.

Il nostro editor veramente moderno andrà talvolta sotto il nome di project developer. Esattamente. Già oggi i libri sono progetti. Acquisizione, editing, illustrazioni e copertina, produzione, marketing… tutti questi aspetti sono parte del prodotto finale che chiamiamo libro. Questo progetto deve guidare l’intero processo, come una visione forte. Un’idea incompleta o parziale è la garanzia per il fallimento.

C’è bisogno che qualcuno sia responsabile per tutti gli aspetti che riguardano il libro – qualunque forma assuma – dal principio alla fine. Questo è vero in modo particolare se il libro sta prendendo la direzione di un progetto transmediale. Nessuno – nessuno! – ha una visuale complessiva migliore sul progetto dell’editor che l’ha ideato. È un lavoro differente. È un lavoro di visione.

Nota: il materiale del marketing, tutte quelle interviste con l’autore, ricettine e contenuti recuperati alla bell’e meglio, sono solo questo, materiale del marketing. Non confondetelo con altro, perché i vostri lettori non lo faranno. Read the rest of this entry »

Scritto il: 27 April 2011 | da: | Categorie: Contributi | Tags: , , , , , , , , , , | 0 Commenti »

#chileggecosa: Scrivere

Un paese, l’Italia, di pochi lettori forti e milioni di scrittori wannabe. Che ancora non capiscono che scrivere e leggere sono due facce della stessa medaglia e non si dà scrittura senza prima una solida base di lettura. Dirò, provocatoriamente, di più: scrivere e leggere sono la stessa cosa: entrambe le azioni implicano un dialogo immaginario con un interlocutore, entrambe richiedono un rigore filologico, entrambe necessitano di una certa tecnica per risultare efficaci. E come esiste un’etica della scrittura (scrittori! Non fate i furbi! Non provate a prendere in giro i lettori!) così esiste, secondo Ezio Raimondi, Un’etica del lettore. Cominciamo da qui questo percorso, dai valori.
Dai valori parte anche Giulio Mozzi, celeberrimo editor, ottimo scrittore e soprattutto insegnate di scrittura; secondo lui ogni narratore deve avere un certo rapporto etico con i suoi materiali narrativi: insomma, deve “volere bene” alle cose di cui scrive. A partire da questa considerazione, Mozzi dà un sacco di consigli e suggestioni utili in (non) Un corso di scrittura e narrazione. Antonio Pascale e Luca Rastello, invece, s’interrogano su ciò che c’è a valle di una scrittura che vuole essere etica: in Democrazia: cosa può fare uno scrittore? dialogano sull’importanza di riconsegnare alla parola scritta il valore di strumento di conoscenza, d’indagine. Un valore che gli scrittori italiani, oggi, non possono più ignorare.
Ma poichè la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, all’etica bisogna unire la tecnica, su questo non ci piove. Si parte dai meccanismi intrinseci di ogni storia, quelli che il nostro stesso cervello mette in atto quando legge o scrive una storia (che poi, il cervello, mica fa differenza tra leggere o scrivere!): li spiega in maniera chiara e concisa Tom Stafford in La fuga narrativa. E per l’atto stesso della redazione, di manuali in giro ce ne sono a bizzeffe, e molti sono dei bidoni assoluti, roba che nemmeno for dummies. Per la capacità di sintesi e allo stesso tempo la chiarezza, ho apprezzato molto due testi editi da Apogeo: Il mestiere di scrivere e Il testo digitale, quest’ultimo particolarmente utile per chi scrive sulla rete.
Infine, ogni scrittore wannabe che voglia insistere nella sua passione, dovrebbe pensare a se stesso come a un nano che sta sulle spalle dei giganti, e rivolgersi ai grandi del passato, leggerli, capirne le tecniche, individuarne le ossessioni, copiarne la tenacia. Tra i tanti scrittori che hanno parlato di scrittura, Francis Scott Fitzgerald (stra-ripubblicato di recente grazie alla scadenza dei diritti sulle sue opere) ha tirato fuori un saggio davvero intrigante: Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato. Consigli a scrittori, lettori, editori.
Morale della favola? Immergersi in un testo, sia che lo si scriva sia che lo si legga, è sempre un esercizio per il quale ci vogliono polmoni e cuori forti!

Percorso proposto da @abcdeeFFe

Scritto il: 26 April 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: | 2 Commenti »

Benvenuto, piccolo Giacomo!

Ieri è nato Giacomo!
Gli auguri di tutto lo staff Bookrepublic a papà Matteo e mamma Simona!

ps: In questo caso, Giacomo, in lingua swahili significa “amante del profumo della carta”

Scritto il: 21 April 2011 | da: | Categorie: Eventi, Su di noi | 3 Commenti »

Ufficio stampa digitale

Da oggi è a disposizione di tutti i nostri editori un nuovo servizio: l’Ufficio Stampa Digitale (USD). Gli editori potranno inviare ai giornalisti copie staffetta digitali dei libri da recensire, personalizzate con il nome del destinatario. In modo semplice e diretto, attraverso la piattaforma Ex Libris che supporta la libreria online Bookrepublic.

L’ufficio stampa di ogni editore può così organizzare e inviare un “lancio stampa” digitale esattamente come avviene nel caso dei “lanci stampa tradizionali”, solo che invece della copia cartacea, il giornalista riceverà, direttamente nella sua casella e mail, un link che gli consentirà di scaricare la copia digitale.

Scritto il: 20 April 2011 | da: | Categorie: Scenari, Su di noi | 3 Commenti »

Competenze per lo scrittore moderno

Dall’originale The Business Rusch: Modern Writer Survival Skills (Changing Times Part Eighteen), 16 Febbraio 2010, di Kristine Kathryn Rusch.
Traduzione di Letizia Sechi.

Stavo per intitolare questa puntata “Scrittori principianti Parte Terza”, ma ho pensato che quel titolo sarebbe stato troppo esclusivo. Perché tutti gli scrittori avranno bisogno dell’insieme di competenze che vado a descrivere di seguito per percorrere i cambiamenti nell’editoria.

La mia sfera di cristallo si rifiuta di dirmi se sia meglio o no per gli scrittori principianti continuare a bussare alle porte della Grande Editoria o andare per conto proprio. Come molti commentatori hanno osservato nelle scorse settimane, non si tratta di una scelta esclusiva, per nessun genere di scrittore. In questo momento sto percorrendo entrambi i sentieri: lavoro a delle novità per grandi e piccoli editori con cui collaboro. Sto anche ristampando tutto il mio catalogo, il che aiuta i nuovi titoli, e viceversa.

Sospetto che sia questo il modo in cui funziona. Ma eventi come il fallimento di Borders di questa settimana mi rendono nervosa. Borders ha presentato richiesta di amministrazione controllata attraverso un piano di riorganizzazione. In altre parole, Borders spera di sopravvivere al cambiamento. Ma se guardate a Borders più nello specifico, realizzerete quanta “speranza” ci sia in questo. Leggete questo articolo prima di commentare qui sotto sui problemi di Borders, perché The Wall Street Journal ha fatto un buon lavoro sabato (prima che la notizia fosse ufficiale) nel delineare tutti i problemi che Borders ha avuto, e la maggior parte di questi non hanno niente a che fare con gli e-readers e tutto invece con una gravissima cattiva amministrazione per più di dieci anni.

Molti editori hanno continuato a spedire titoli a Borders durante tutto il periodo dei problemi finanziari e stanno adesso reclamando centinaia di migliaia di dollari che Borders non è in grado di pagare e potrebbe non esserlo mai. Senza nemmeno pensare a che cosa accadrà ai distributori, verso cui Borders ha debiti ancora più alti.

L’implosione di Borders avrà un effetto a catena nei confronti della Grande Editoria: qualunque azienda che stesse lavorando su margini stretti avrà bisogno o di un’iniezione di contante o dell’aiuto delle sue aziende satelliti (che potrebbero tagliare le perdite) oppure non riuscirà a mantenere gli affari. Vedrete gli effetti nei prossimi sei mesi, indipendentemente da ciò che succederà a Borders.

Gli editori con cui ho parlato e che fanno parte della Grande Editoria dicono che stanno lottando per sostituire le entrate provenienti dalle librerie fisiche con quelle provenienti dagli ebook. Non è un rapporto paritario, ma la crescita degli ebook a fronte del declino delle librerie fisiche aiuterà moltissimo a sopravvivere quelle aziende satelliti di cui parlavo poco sopra.

Perché mi preoccupo dello spostamento da un modello all’altro dal momento in cui dico che la Grande Editoria sopravviverà a questi cambiamenti? Perché quando dico questo, sto parlando della Grande Editoria come di una singola entità. In realtà non lo è affatto. È composta di molte case editrici,  con modelli di business molto diversi. Nell’affrontare il cambiamento, alcuni gruppi editoriali che sono parte della Grande Editoria perderanno. Altri avranno dei vantaggi. È così che funziona, che ha sempre funzionato e che funzionerà.

Se non capite questo o se siete uno di quei profeti di sventura che ancora pensano che la Grande Editoria collasserà, allora per piacere tornate a leggere i miei precedenti post a riguardo, tanto per avere un ordine di grandezza per quanto sto dicendo. Ho già usato l’analogia con la TV, prima d’ora: ho detto che i network non avrebbero chiuso per via dell’ascesa della TV via cavo, nonostante il loro audience si sia notevolmente ridotto.

Ma in un commento, la scorsa settimana, credo di aver usato un’analogia migliore. L’industria del cinema e della televisione non sono implose per l’avvento di YouTube. Adesso quelle stesse industrie usano YouTube a loro vantaggio. Provate a pensarla in questi termini.

Quindi, se non credo che la Grande Editoria (l’entità) collasserà, allora perché mi preoccupo delle ripercussioni finanziarie causate da Borders e dall’inevitabile perdita di alcuni distributori? Perché i libri di alcuni scrittori saranno schiacciati dalle bancarotte degli editori, e questo, amici miei, sarà orribile. (E no, quelle clausole sulla bancarotta nei vostri contratti probabilmente non vi proteggeranno anche se i giudici decidessero di onorarle, cosa che probabilmente non faranno.) Prevedere quali editori declineranno è pressoché impossibile, ma se siete preoccupati dal rimanere intrappolati in questo meccanismo, allora rivolgetevi solo alle aziende davvero grandi, quelle che hanno alle spalle una struttura internazionale. Quella struttura chiuderà o venderà le parti che non portano più soldi, anzi che dichiarare bancarotta. Saranno le aziende di medie dimensioni che potrebbero avere dei problemi nella Grande Editoria.

Oppure no.

Dipende tutto da quanto velocemente le case editrici saranno in grado di muoversi nel mondo digitale e – ancora più importante – quanto sono e sono state distribuite bene le loro risorse economiche interne. E questa è roba che voi, scrittori, non sarete in grado di capire finché non saranno fatti degli annunci. (Per altri problemi che verranno fuori durante la bancarotta di Borders, vedete sul blog di C.E. Petit.)

Certo, questi stessi argomenti potrebbero essere utilizzati per le start-up che lavorano nell’editoria digitale, anche se i siti di accesso per arrivare a Kindle o Pubit vi permettono di non fare tutto il lavoro. Quei siti sono persino più incerti perché nuovi, e spesso proprietà di una sola persona o poche, che potrebbero essere in grado come non esserlo di dirigere gli affari.

Quindi… credo che ciò che voglio dire a questo punto sia: l’Incertezza comanda, in questo momento. E l’incertezza favorisce un certo tipo di figura, quella che è in grado di fare la lista di cose che sto per elencare. Read the rest of this entry »

Scritto il: 20 April 2011 | da: | Categorie: Contributi | Tags: , , , , , | 8 Commenti »

#chileggecosa: 25 aprile

#chileggecosa è un percorso di lettura proposto dai lettori, che da tempo ci hanno chiesto di poter contribuire al nostro progetto, perchè Bookrepublic non è semplicemente una libreria. È la repubblica dei libri, degli editori, ma soprattutto dei lettori. Come te.

A pochi giorni dal 25 aprile, data importante per l’Italia contemporanea, ho cercato di costruire un percorso sulla Lotta di Liberazione e sugli italiani prima, durante e dopo. Parto da Italiani, brava gente? Per ridimensionarne un luogo comune e colmare un vuoto di conoscenza su stragi, eccidi e crimini. A Mario Rigoni Stern e a L’ultima partita a carte mi piace dare il compito di raccontare la guerra così com’è stata, ricordando la sua prigionia come militare italiano in un campo di concentramento dopo l’armistizio dell’8 settembre.
Da quella data alla fine del conflitto mondiale, uomini e donne di diverso orientamento politico e culturale (monarchici, repubblicani, cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, anarchici), socialmente appartenenti a gruppi eterogenei, fecero quanto loro possibile per liberare se stessi e l’Italia dal nazifascismo, entrando in gruppi partigiani, nel ricostituito esercito italiano affianco degli Alleati o più semplicemente aiutando la Resistenza (nascondendo partigiani, ex-prigionieri, uomini in età di leva o con gli scioperi nelle fabbriche ecc.): in ogni caso mettendo in gioco le proprie vite. Sono tante le storie, anche “minori”, che raccontano la lotta di Liberazione: da Uno dei tanti, a Partigiani della montagna, da Le storie di Piero a I quattordici mesi, passando per Beppe Fenoglio e le sue storie che sanno di Resistenza (Una questione privata).
Mi è capitato di parlare negli anni universitari con persone che in maniera diretta avevano vissuto la lotta di Liberazione. Tutti erano orgogliosi del proprio passato, ma in parte delusi dal presente (e non solo per questioni nostalgiche). Immaginavano all’epoca un Paese modello, solidale, equo e “universale”. La stessa impressione l’ho avuta leggendo Non è il paese che sognavo e Io c’ero. Sui frutti buoni della fine della Seconda Guerra mondiale però concordavano: Repubblica, Costituzione (La Costituzione ieri e oggi) e voto delle donne.

Percorso proposto da Salvatore Nascarella: @nascpublish

Proponi i tuoi percorsi di lettura, inviando una mail a francesca [at] bookrepublic.it. Buona lettura!

Scritto il: 19 April 2011 | da: | Categorie: Store | 0 Commenti »

Inside the List #9

Nella settimana della nomination ufficiale alla sessantacinquesima edizione del premio Strega, nessuno dei dodici nominati riesce a raggiungere le prime dieci posizioni nella nostra top ten.
E mentre nella classifica dei libri di carta, Saviano, Mazzantini e Smith tengono banco nelle prime posizioni, in quella degli ebook, la situazione cambia.
Il bestseller della settimana, in entrambe le nostre classifiche, è il secondo libro di Sugaman editore, Restituiscimi il cappotto, seguito da Franzen e Requiem in re minore, che dopo tre settimane in prima posizione scende in terza.
Ma c’è un dato che balza agli occhi: l’invasione dei libri Codice. Non è strano trovare in classifica gli “ebook della democrazia”. Del resto, sono gli (e)lettori a scegliere cosa leggere. Insomma, un po’ per i prezzi scontati, un po’ per la collaborazione con la Biennale democrazia, Codice edizioni ha visto giusto e ha creato una nuova collana che raccoglie i testi delle lezioni e delle conferenze tenute nel corso della manifestazione culturale, che dal 2009 ha avviato un fondamentale lavoro di indagine sul senso e sul valore del concetto di democrazia.
Il più venduto: L’esercizio della democrazia che raccoglie l’intervento introduttivo alla manifestazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il più curioso: Democrazia: cosa può fare scrittore?. Antonio Pascale e Luca Rastrello, due intellettuali che si confrontano sul ruolo e la responsabilità dello scrittore nella società contemporanea. L’intellettuale può ancora contribuire alla crescita di una coscienza democratica? O siamo condannati a subire questo svuotamento di significato?
E mentre Stéphane Hessel, con il suo pamphlet esorta i giovani ad indignarsi: − «..perché avevo la netta sensazione che si stesse camminando nella direzione sbagliata e volevo esortare i giovani a cambiare rotta, a riprendere quella giusta. Riscoprendo i valori della Resistenza che mi hanno formato» −, Pascale e Rastello affrontano il difficile rapporto tra intellettuale e società, partendo da un assunto di base: l’impegno oggi più urgente è quello di allontanare la parola dalla retorica e dalla spettacolarizzazione, in modo che si riappropri della propria natura di strumento conoscitivo.
A rincarare la dose, il consiglio di Antonio Gramsci: “Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Scritto il: 18 April 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: | 0 Commenti »

Ibis Reader

Ibis Reader (sviluppata da Threepress Consulting) è un’applicazione gratuita per leggere ebook in formato ePub disponibile per smartphone, netbook e computer. Registrandosi al servizio permette di salvare la propria biblioteca online e accedervi in ogni momento. Permette di leggere anche offline e funziona senza bisogno di scaricare o installare niente. Attenzione però: potete leggere solo ePub non protetti con Adobe DRM.

Per aggiungerla tra le applicazioni del vostro iPhone, per esempio, dovete semplicemente andare sulla homepage del sito e seguire il link per la versione iPhone / Android. Da lì occorre toccare la voce “Aggiungi a Home” per avere Ibis Reader pronto sul vostro smartphone.


Toccando l’icona comparsa sulla Home (ricordatevi che potete anche deciderne il nome) avvierete l’applicazione: fatto il login avrete accesso ai titoli che avete caricato nella vostra biblioteca. Potete personalizzare la vostra esperienza di lettura scegliendo tra i diversi font a disposizione, modificando la dimensione del carattere o il contrasto dello schermo. Ibis Reader ricorda la pagina in cui vi siete fermati nella lettura e vi permette di aggiungere segnalibri (basta un tocco in alto a destra sulla schermata che state leggendo). Il supporto di VoiceOver per iOS è già attivo e in continuo miglioramento: l’attenzione all’accessibilità e la scelta di HTML5 come base tecnologica del reader ne fanno uno dei migliori esempi in circolazione per la lettura digitale.

Scritto il: 14 April 2011 | da: | Categorie: Robe da smanettoni | Tags: , , , , , , | 1 Commento »

Inside the List #8

Il podio questa settimana in entrambe le classifiche va agli editori indipendenti: Caputo, Sugaman e Codice, cosa che si era verificata qualche post fa. Insomma, nella settimana della nuova interfaccia di Bookrepublic, vincono gli indies. Requiem in re minore si conferma bestseller in entrambe le classifiche, risale in terza posizione Quello che vuole la tecnologia, mentre entra e si piazza al secondo posto il nuovo ebook di Sugaman, scritto da Adrián N. Bravi, un argentino residente a Macerata. Restituiscimi il cappotto, narra la storia della scomparsa di un cappotto azzurro polvere che impedisce al protagonista di realizzare i suoi progetti, cioè di uccidersi come aveva deciso di fare dopo aver capito che «la morte è l’unica cosa che può salvare da tutte le fatiche».
Con La matematica è scolpita nel granito, Sugaman si conferma editore della settimana, scende di qualche posizione L’elogio degli ebook, mentre ricompare Rubysconi, il primo il primo titolo di Futurebook, collana di instant book su temi di politica e attualità a cura dell’editrice Cuec.
E, in attesa di scoprire i dodici finalisti allo Strega (che, come ogni anno, si preannuncia polemico), vi segnaliamo una novità. Sulla nuova Bookrepublic potete trovare anche le classifiche di genere. Per ogni categoria, troverete tutti gli ebook più venduti da luglio fino a oggi. Una per tutte: nella top ten dei più venduti nella categoria Poesie e teatro, troverete I fiori del Male. La raccolta di poesie di Charles Baudealaire, pubblicata per la prima volta in Francia nel 1857, è ancora straordinariamente attuale. Le Poète est semblable au prince des nuées /Qui hante la tempête et se rit de l’archer; /Exilé sur le sol au milieu des huées, /Ses ailes de géant l’empêchent de marcher. (L’albatro)

Scritto il: 12 April 2011 | da: | Categorie: Store | Tags: | 0 Commenti »