How do you want the child to feel when he touches the screen and something happens?
Deborah Forte – Scholastic
Sul Tools of Change organizzato come evento inaugurale della Children’s Book Fair di Bologna avete probabilmente avuto già modo di leggere parecchio, ieri. Un grande successo per la prima italiana dell’evento organizzato in collaborazione con O’Reilly Media: posti esauriti più di una settimana prima della conferenza, grande attenzione internazionale sul futuro dell’editoria per ragazzi.
La parola chiave? App. Tanto che Brian O’Leary ha rassicurato il pubblico dicendo “Questa è una presentazione app-free!”. Ma, note di colore a parte, il tema è stato così bene analizzato da permetterci di ragionarne sotto diversi aspetti.
Mentalità: bisogna fare il salto
La vera chiave, il motivo della citazione di apertura di questo post. L’unico modo di avvicinarsi all’editoria digitale è quello di esserne parte come lettori, prima di tutto. Nessuno si sognerebbe mai di pubblicare dei libri di carta senza averne mai tenuto uno in mano. Eppure, nella declinazione digitale di questo mestiere, non si hanno le idee chiare perché gli editori per primi non sono lettori. Come è possibile progettare un’applicazione senza averne mai usata una, senza capire come funziona e cosa si desidera che faccia?
L’innovazione, ci ricorda Deborah Forte, deriva dalla riflessione sul prodotto editoriale e sui modi che troviamo per metterlo in relazione con il suo pubblico. Ci devono essere delle ragioni molto precise per cui un certo contenuto assume una forma digitale e non un’altra: trovare queste ragioni è l’evoluzione del mestiere dell’editore. Rispondete alla domanda: le funzionalità della vostra applicazione aiutano e aggiungono valore per i vostri lettori?
Un esempio pratico? Deb Gaffin ha raccontato come durante la stesura progetto editoriale di un’applicazione gli sviluppatori siano parte della squadra, nel caso di Nosy Crow, con la loro esperienza e le loro competenze. Fanno parte del processo creativo: è l’unico modo per uscire dal meccanismo dell’adattamento in digitale di contenuti pensati per supporti diversi.
Il lettore come prima cosa
L’editoria digitale riavvicina editore e lettore: non lo si ripeterà mai abbastanza. Per sfruttare questa occasione bisogna sapersi muovere in un ambiente diverso, meno familiare per un editore tradizionale, e conoscerne gli strumenti: il Web. Dove si trovano i lettori in rete? È lì che dobbiamo andare a parlargli, non possiamo aspettarci che siano loro a venire da noi.
Il Web ha creato un mondo in cui non ascoltiamo più gli esperti ma le opinioni dei nostri pari, dice Kate Wilson. Le recensioni e le preferenze espresse da loro sono molto più importanti nella decisione di acquisto di un ebook, almeno il doppio rispetto al libro di carta.
In questo contesto, il gratuito e l’economico sono fondamentali: le persone hanno bisogno di provare l’esperienza di lettura a cui andranno incontro prima di spendere dei soldi per acquistarla. Questo punto è condiviso da più parti: insieme a Kate Wilson anche Deborah Forte sottolinea che non solo l’anteprima gratuita è uno dei maggiori vantaggi del digitale, ma rappresenta un modo per creare conversazione sul contenuto.
Ma, soprattutto, non si può pensare che il lavoro finisca con la realizzazione del prodotto, che sia un’app o un ebook. Bisogna seguirlo, alimentare le conversazioni che produce, capire come le persone lo usano. Bisogna, ancora una volta, stare dove stanno i nostri lettori, anche dopo l’acquisto. Chiamatelo “social publishing”, come suggerisce Aaron Miller.
Altri temi, in pillole:
Costi: sviluppare un’app non è economico, ma soprattutto, in un mercato così altalenante non è chiaro quale sia il giusto prezzo. La risposta sta nel cambiamento della mentalità: per capire se il prezzo è giusto bisogna saper attribuire il giusto valore a quel lavoro. Così come sappiamo quando il tipografo ci vuole imbrogliare.
Mercato: i ragazzi leggono libri digitali? Non è la nuova versione delle pecore elettriche, ma una domanda a cui alcune statistiche AIE possono dare delle risposte (le presentazioni saranno disponibili nelle prossime settimane, potrete consultare i dati con precisione). E i bambini, sono incuriositi, spaventati, confusi dall’editoria digitale? Un’idea possiamo farcela con il video mostrato da Kat Mayer.
Menzione speciale
Le ultime righe per uno speaker e un’idea.
Lo speaker: Laura Donnini, Mondadori. Uno degli interventi più brillanti della giornata: esperienze concrete, difficoltà e progetti realizzati. “Pensate sia stato semplice? Non lo è stato.”, dice schietta. La via è stata la costruzione di una squadra adatta: figure giovani, disposte ad acquisire nuove competenze, con gli occhi puntati allo stesso tempo su tecnologia e contenuti.
L’idea: non si può fare editoria senza divertirsi, senza passione. Questo concetto prescinde ogni formato. Qualcosa in cui, senza dubbio, ci riconosciamo.
Scritto il: 28 March 2011 | da: letizia | Categorie: Eventi | Tags: #BCBF, #TOCBologna, Brian O'Leary, Children's Book Fair, Deborah Forte, Kat Mayer, Kate Wilson, Laura Donnini, Nosy Crow, O'Reilly Media, Tools of Change | 1 Commento »
Il 28 marzo di settant’anni fa, dopo aver lasciato una struggente lettera per il marito Leonard, Virginia Woolf si reca presso l’Ouse e, con la freddezza di chi è certo di voler porre fine alla propria vita, lascia il cappello da passeggio e il bastone sulla riva e si annega tuffandosi nel fiume. In tasca, pietre.
Allusiva, edrudita, complessa, colta e sofisticata, una scrittura di una bellezza linda, armonica, e allo stesso tempo piena di contrasti e di ombre come la sua vita. Il flusso di coscienze dei suoi romanzi più famosi, Mrs Dalloway (1925) e Gita al faro (1927), cambiò per sempre il modo di narrare del Novecento, facendone uno degli stili più amati e copiati di sempre.
Attivista, femminista e bohémienne, fece scandalo per il suo legame bisessuale con Vita Sackville-West, ma fu profondamente innamorata del marito (“Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi”), l’intellettuale Leonard Woolf con il quale collaborò presso la Hogart Press, la casa editrice da lui fondata. Tormentata e depressa: durante la giovinezza subisce due traumi che segnano in modo inesorabile la sua psiche: la morte prematura della madre e il tentativo di violenza sessuale da parte di un fratellastro. Per il resto della vita Virginia risente a tal punto di questo periodo negativo, da ammalarsi di una grave forma di nevrosi che la costringe spesso a ridurre la sua attività intellettuale.
Il suo primo romanzo, La crociera, è del 1915: è la storia di Rachel, una ragazza desiderosa di conoscere il mondo, che finisce per avventurarsi alla scoperta del Sud America. Un’opera ancora legata alla tradizione della letteratura ottocentesca, influenzata persino dalle letture degli autori illuministici che la Woolf aveva divorato nella biblioteca paterna. Meno felici, invece, risultano le prime prove nel racconto, che resterà un genere in cui la scrittrice non riuscirà mai ad eguagliare i livelli espressivi raggiunti nel romanzo.
Del 1929 è la prima esperienza biografica dell’Orlando, genere di scrittura in cui la Woolf cerca di misurarsi con l’amico Lytton Stracley, il maggiore biografo inglese del XX secolo. Virginia, sceglie di ripercorre le gesta di un singolare nobile del periodo elisabettiano (dietro cui si celerebbe Vita Sackwille West), che si trova catapultato nell’Inghilterra del XIX secolo; l’Orlando non è solo una semplice biografia, ma anche una sorta di testimonianza di tre secoli di storia inglese.
Il 1931 è l’anno del ritorno al romanzo con Onde, l’opera più avanzata da un punto di vista narrativo della scrittrice inglese:sei monologhi che ricostruiscono la storia e le esistenze di altrettanti personaggi. Ad Onde fece seguito la seconda ed ultima biografia, originalmente dedicata alla storia del cane di Elizabeth Barret Browing di nome Flush.
La carriera letteraria di Virginia si chiude con l’opera Fra un’azione e l’altra. Pubblicata postuma da Leonard:una sorta di testamento artistico dell’autrice, che decide di impegnarsi fino agli ultimi giorni di vita, malgrado le crisi nervose che riprendono a manifestarsi frequentemente.
«Amava i prati umidi/ le colline erbose, i suoi amici, i suoi libri, i suoi ricordi/ La stanza che era per sé sola… Ora è andata nel più superbo mondo dell’immortalità», quello che scrisse sull’Observer Vita Sackville-West.
Scritto il: 28 March 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: Percorsi di lettura | 0 Commenti »
Ho ancora sentimenti e non ne posso più di averne. Che è a sua volta un sentimento di cui ho nausea. Semplicemente non ne voglio più, non voglio più vita.
Li chiamano licantropi o lupi mannari, nel nord Europa sono i fenrir, in Francia loup garou. Il nostro ha un’identità precisa. Si chiama Jacob Marlowe e ha un problema: ha appena scoperto di essere l’ultimo della sua specie in circolazione, l’ultimo lupo mannaro. Ormai “stufo marcio di tutto l’ambaradan della metamorfosi mensile”, logorato da secoli (400 anni, la vita media di un licantropo stando al Wocop) di lussuria (“i lupi mannari scopano”) e assassini, tormentato dai ricordi e dal passato, decide di farla finita e di consegnarsi alle autorità alla prossima luna piena. Ma un sanguinolento omicidio gli farà cambiare idea e gli offrirà un motivo per riacquistare la voglia di vivere. Queste le premesse de il nuovo romanzo dell’inglese Glen Duncan, L’ultimo lupo mannaro, edito per i tipi di ISBN edizioni.
Né un uomo brutto (e neanche un brutto lupo mannaro), ma tremendamente sexy, come Benicio del Toro in Wolfam (2010), cinico, determinato, ma romantico. Caustico e a tratti imbranato come Marty, il lupo mannaro interpretato da Michael J. Fox in Voglia di vincere (1985), Jacob ci affascina e riesce a coinvolgere anche i più restii al genere. Sarà perchè attraverso lui, Duncan fa una riflessione profondamente umana sulla natura stessa dell’esistenza sarà perchè riesce a stupire azzerando tutti i cliché del genere (“in un telefilm come Buffy ci sarebbe un bar per ululatori single”). Sarà perché Jacob è prima di tutto un uomo, che ha vissuto e che ha a che fare con i problemi della vita quotidiana, certo, con qualche seccatura che i comuni mortali non conoscono neppure (“C’è sempre il padre di qualcuno, o la madre o la moglie. Questo è il problema quando ammazzi e divori la gente. Uno dei problemi”).
Tono schietto e linguaggio sofisticato, intelligente, divertente, violento al punto giusto e originale. Insomma, da leggere.
N.b. cos’è il Wocop, dovete scoprirlo da soli.
Scritto il: 25 March 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: benicio del toro, buffy, Letto per voi, lupo mannaro | 0 Commenti »
Dagli originali T’es pas codeur, t’es pas auteur (4 marzo 2011) e T’es pas codeur, t’es pas éditeur (13 marzo 2011) di Thierry Crouzet
Il post “Non sei un programmatore, non sei un editore” risponde ai commenti su “Se non sei un programmatore non sei un autore”: per seguire il ragionamento in modo più completo vi proponiamo la traduzione di entrambi gli articoli.
Da cinque anni a questa parte difendo l’idea di blog come atelier. Affermo anche che il mio blog è il mio libro più riuscito. Ma quando si può dire che il blog ci porta su nuovi sentieri letterari?
Anche se ciò che scriviamo sui nostri blog può essere messo su carta, o anche in un epub, seguendo la logica dell’omotetia, non abbiamo esplorato realmente le nuove possibilità formali che ci si offrono.
Mettiamo in pratica forse La strategia del cyborg e l’ipertestualità, ma siamo lontani dall’entrare nel campo di ciò che chiamo “codex”: testo+link+codice.
Per scrivere un codex l’autore deve produrre non soltanto un testo e dei collegamenti, ma anche del codice informatico, codice che è parte integrante dell’opera. La doppia competenza, scrivere/programmare, è piuttosto rara, questione generazionale, pochi autori si sono avventurati verso l’ignoto. Per fortuna, questo non può che cambiare. Per esempio, Alexandre Astier ci spiega che programma quando non lavora alle sue sceneggiature. Stiamo andando incontro a un mondo dove questo tipo di doppia competenza sarà comune.
Al giorno d’oggi la maggior parte degli autori che si interessano agli ebook lo fanno per cercare un pubblico che non riescono a raggiungere attraverso la carta, che non riescono ad avere per via del disinteresse da parte degli editori o, molto spesso, della maggior parte dei lettori. Il digitale appare come uno spazio di libertà, ma in assenza di qualcosa di meglio in un mondo vecchio. Il digitale in sé, allora, diventa pura aneddotica, un mero mezzo.
Neanche io sfuggo a questa trappola, visto che ciò che pubblico in digitale spesso parla del digitale stesso. Ho praticato la cyborghizzazione, ma poco il codex, nonostante Croisade abbia avuto bisogno di parecchio codice. Da molto tempo ho l’idea di andare oltre e ho cominciato a sperimentare riprendendo da zero il mio vecchio progetto su Ératosthène.
Sto cercando di creare un testo non lineare, la cui topologia si rimodelli in funzione dell’esperienza di lettura.

Che cos’è un testo lineare? Un libro in cui le pagine si susseguono secondo un ordine immutabile. Ma anche un libro in cui voi siete l’eroe che procede attraverso percorsi più o meno stabiliti.
Un documento ipertestuale non può essere lineare, necessariamente. Per esempio, l’ultima pagina di un documento può rimandare alla prima, introducendo una certa circolarità. Per contrasto, all’interno di un ipertesto, i link sono fissi, scritti una volta per tutte. Si potrebbe stendere una mappa del documento. Si sfugge alla linearità, ma non al determinismo proprio del libro.
Con il mio nuovo Ératosthène, sperimento tutt’altra cosa. Read the rest of this entry »
Scritto il: 23 March 2011 | da: letizia | Categorie: Contributi | Tags: 40k, cyborg, esperienza di lettura, ipertesto, linearità, narrazione, programmazione, scrittura, thierry crouzet | 2 Commenti »
Nella top ten pubblicata questo lunedì 21 marzo, primo giorno di primavera e quinto compleanno di Twitter, la vendita dei libri tradizionali sembra andare di pari passo con quella dei digitali.
Nella classifica generale degli ebook più venduti sul nostro store troviamo Margaret Mazzantini, Roberto Saviano e Wilbur Smith, mentre fa capolino il thriller di Barbara Bolzan, Requiem in re minore, edito da Caputo, al secondo posto nella top ten dei libri digitali degli editori indipendenti.
Quello che balza all’occhio è l’ingresso di Rubysconi, I giorni che sconvolsero l’Italia, il primo titolo di Futurebook, collana di instant book su temi di politica e attualità a cura dell’editrice Cuec e di Italic Digital Editions. Ricco di particolari inediti e raccontato minuto per minuto sotto forma di diario dal giornalista parlamentare Rodolfo Ruocco, Rubysconi è il primo ebook di new journalism sul sexy-gate che sta scuotendo il presidente Berlusconi. Ma è anche e soprattutto la cronaca fedele della crisi politica che ha investito il Paese segnando l’agonia della Seconda Repubblica.
Tra scandali sessuali, bunga bunga e tentativi di rinvio di udienze, questo 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, è passato in sordina se non per il lungo ponte. Certo, gli ultimi accadimenti, tra catastrofi naturali e guerre, non hanno certo migliorato la situazione. Insomma, “la vita è solo una faticosa battaglia per l’esistenza, costellata di dolore e noia. L’arte – e in particolare la musica – è il solo antidoto che consenta all’uomo di contemplare l’universale, seppure in maniera effimera”. Lo scriveva Arthur Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione, all’ottavo posto nella classifica degli editori indipendenti. Considerazioni che valgono ancora.
Scritto il: 21 March 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: Inside the list | 0 Commenti »
All publishers are global now. All book retailers are global now. The publishers and retailers who embrace that reality soonest will have the best chance to be around the longest.
All publishers and book retailers are global now – Mike Shatzkin
L’editoria diventa globale: i primi ad adattarsi a questa realtà saranno in grado di affrontare il futuro. Ce lo ricordava Mike Shatzkin durante IfBookThen, lo scorso febbraio, e come raccontava nel post appena citato si tratta di un tema con il quale ha iniziato a fare i conti fin dal 2008.
L’attenzione a quanto succede nell’ambito dell’editoria internazionale è per noi un punto di fondamentale importanza. Alla base di IfBookThen c’era l’idea di portare in Italia gran parte del dibattito e delle esperienze americane e di creare allo stesso tempo un punto di incontro per condividere e confrontare con le diverse realtà europee sull’editoria digitale.
Nei giorni precedenti la conferenza abbiamo pubblicato le traduzioni di alcuni articoli che ci sembravano utili per ampliare l’orizzonte dei temi previsti dall’agenda della giornata, con l’obiettivo di creare una sorta di digest sempre aggiornato delle voci del panorama internazionale che riteniamo imperdibili per chiunque voglia tenersi informato sui cambiamenti in atto.
Abbiamo pensato di non interrompere questo progetto: le traduzioni continuano e si arricchiscono di nuovi autori e spunti di riflessione. Trasferiremo nei prossimi giorni le traduzioni pubblicate sul sito di IfBookThen sul blog di Bookrepublic; quelle nuove le troverete direttamente qui, due volte al mese.
Abbiamo già pubblicato, nell’ordine:
- Leggere nell’era digitale, o del leggere del come abbiamo sempre letto. Traduzione dall’originale: Rethinking the Publishing Company di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010
- Lista dei difetti degli ereader (per consumatori, editor, editori e designer perspicaci). Traduzione dall’originale: The ereader incompetence checklist (for discerning consumers, editors, publishers and designers) di Craig Mod, craigmod.com, Ottobre 2010
- Ripensare la casa editrice. Traduzione dall’originale: Rethinking the Publishing Company, di Kassia Krozser, Booksquare, 14 Settembre 2010
- Comprendere il libro digitale. Traduzione dall’originale: Embracing the digital book di Craig Mod, craigmod.com, Aprile 2010
- “Context First”, revisited. Traduzione dell’originale: “Context First”, revisited, di Brian O’Leary, Febbraio 2011
Con lo stesso spirito, sul sito di 40k potete leggere le tag-interview: “delle non-proprio-risposte a delle non-proprio-domande” sul cambiamento dell’editoria. Per esempio quella fatta a Kassia Krozser: “Tomorrow’s publisher must be able to react immediatly to market shifts“.
Scritto il: 18 March 2011 | da: letizia | Categorie: Contributi, Conversazioni, Scenari, Su di noi | Tags: 40k, craig mod, editoria digitale, ifbookthen, kassia krozser, mike shatzkin, traduzioni | 0 Commenti »
Ora, non mi metterò certo a sindacare l’indubbia possibilità di “saltare tutti i passaggi, gli intermediari e gli ostacoli, e mettersi direttamente alla prova”, come scriveva anche Giovanni De Mauro nel suo editoriale su Internazionale di una decina di giorni fa.
Ma c’è quasi da iniziare a preoccuparsi per i destini di Amanda Hocking, che ormai da oltre un mese viene strattonata in maniera muscolare in dozzine di siti, blog, newsletter.
Di tutto ciò lei stessa si stupiva non poco, e ora che il ferro è caldo – e, ovvio, va battuto – comunque si diceva “overwhelmed by the amount of work I have to do that isn’t writing a book.”
La gente, quando si parla di libri, tende spesso a sottovalutare il lavoro che c’è dietro.
Merito quindi a Gianluigi Ricuperati che, con un libro in uscita per minimum fax, domenica raccontava sul Sole 24Ore il gioco di squadra che lo ha portato, lui uomo “più distratto del mondo”, a pubblicare dopo quattro anni di revisioni e riscritture il suo romanzo.
Quando l’editore è “qualcosa di diverso dal misto di ufficio stampa e distribuzione che sono diventati molti marchi anche prestigiosi”, la ricompensa è la concentrazione, una concentrazione che ti permette di mettere a fuoco al meglio il tuo lavoro. Anche, forse, a costo di metterci anni e di dover vincere la ricorrente tentazione di buttare via tutto.
Ecco cosa viene da pensare al termine di tutto il processo: dagli altri vorrei essere editato, perché con l’editing si può sempre ricominciare da capo. Perché l’editing è una pratica violenta e diretta verso un bene intangibile e superiore: un percorso esistenziale, qualcosa di sospeso a metà fra il rito, la confessione e l’imperativo reciproco. L’editing, così inteso, è assai più che un problema tecnico, è un modo per diventare bambini migliori.
L’editing di un romanzo è una fuga dalla distrazione.
Speriamo insomma che – da indie o sotto le insegne di una casa editrice – Amanda possa tornare a volare, concentrata, libera come una rondine, sopra le nuvole eccetera eccetera. Ma in ogni caso con a fianco un buon editor.
Scritto il: 17 March 2011 | da: matteob | Categorie: Conversazioni | 0 Commenti »
Da qualche giorno, Iperborea – come già minimum fax – ha cominciato a vendere direttamente i propri ebook sul proprio sito rinnovato. Se volete farci un salto, cliccate qui.
Troverete gli ebook forniti da Bookrepublic e distribuiti attraverso la nostra piattaforma Exlibris.
Come sempre, la forma di protezione scelta è il nostro Social DRM: una volta acquistato l’ebook potrete leggerlo ovunque, quante volte vorrete, convertirlo nel formato che più vi aggrada e – se volete – anche correggerlo.
E il nuovo sito Iperborea vi piace?
Scritto il: 16 March 2011 | da: matteo | Categorie: Su di noi | 1 Commento »
Nel 1861 Luigi Capuana mandava alle stampe il suo primo scritto Garibaldi, leggenda drammatica, mentre Giovanni Verga, con il denaro datogli dal padre per concludere gli studi, pubblicava a sue spese I carbonari della montagna (1861-1862), un romanzo storico che si ispirava alle imprese della Carboneria calabrese contro il dispotismo napoleonico di Murat. Mentre le giovani italiane leggevano Lucia. Storia di una famiglia inglese nel 1849, tradotta da Carlotta Bonomi, gli uomini s’informavano sull’attualità con il volume di Carlo Cattaneo Questioni del giorno. L’Italia armata o consultando manuali come Tavole di riduzione delle monete siciliane e napoletane in lire italiane e viceversa; utili perché in quell’anno nasceva anche la lira italiana.
Nella classifica di 150 anni fa, degli oltre 4800 libri pubblicati solo nel 1861 c’erano manuali, traduzioni di classici greci e latini e metodi d’insegnamento per le lingue straniere; in ambito scientifico i più venduti erano i libri del matematico Giusto Bellavitis (futuro rettore dell’università di Padova) ma i veri best sellers dell’epoca erano gli scritti politici e patriottici.
La buona notizia è che a distanza di 150 anni, i lettori italiani (pochi, a dire la verità) s’interessano ancora ai temi d’attualità e politica: Roberto Saviano, appena uscito, balza immediatamente al secondo posto con Vieni via con me. A riprova del fatto che l’espansione della criminalità organizzata nel Nord Italia, e il mancato riconoscimento dell’Unità nazionale sono ancora temi che interessano gli italiani che si apprestano a festeggiare un compleanno importante.
Nella classifica generale fanno capolino, anche se agli ultimi posti, La legge del deserto, del prolifico scrittore zambiano Wilbur Smith, e Nessuno si salva da solo, della vincitrice del Campiello 2009 Margaret Mazzantini, mentre in quella degli editori indipendenti compare Requiem in re minore, (Caputo Edizioni), un thriller avvincente e ironico che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste, di Barbara Bolzan.
Il più venduto in assoluto resta Quello che vuole la tecnologia, ma entra nella top ten degli indipendenti Storia naturale del nerd (ISBN). Ieri sfigati e emarginati, oggi i nerd vanno di moda, sono paragonati ai potenti della Terra e incontrano addirittura – in una cena a casa di John Doerr, investitore della Silicon Valley lo scorso 17 febbraio – il Presidente degli Usa. Il motivo? “Negli ultimi anni, con lo sviluppo delle tecnologie, nel mondo vince la società che genera gli scienziati migliori”, ha spiegato l’autore, Benjamin Nugent, giornalista ed ex nerd, in un’intervista a Vanity Fair, per questo “essere nerd è diventato una sottocultura alla moda”.
Insomma, i nerd sono i nuovi eroi, anche letterari, del 2011. Chissà nella prossima classifica, quella che calcolerà i più venduti della settimana dei festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’Unità, quali libri premieranno i lettori italiani.
Scritto il: 14 March 2011 | da: francesca | Categorie: Store | Tags: anniversario unità d'italia, Inside the list, nerd, roberto saviano, silicon valley, vanity fair | 0 Commenti »
Ce lo avevate chiesto in molti, e in effetti era una mancanza non da poco conto. A ogni modo, da qualche giorno, accedendo alla nostra libreria attraverso Bluefire, troverete in alto la funzione “search”, che vi consentirà di cercare tutti i titoli presenti su Bookrepublic.
Letizia, in un precedente post aveva già spiegato come utilizzare Bluefire, ora il tutto diventa ancora più semplice con la possibilità di cercare i vostri libri.
Come sempre, vi chiediamo un aiuto per crescere e migliorare: cosa dovremmo sviluppare?
Scritto il: 13 March 2011 | da: matteo | Categorie: Store | 0 Commenti »