Abc ebook: impara l’arte e mettila in pratica

Lo abbiamo ribadito più volte: il nostro obiettivo è quello di aiutare gli editori  a ridisegnare il processo produttivo per integrare anche la produzione di ebook. Mostrargli le potenzialità del digitale per i loro contenuti per permettergli di muoversi in questa nuova prospettiva con la stessa dimestichezza con cui si muovono tra la carta e la tipografia.

Per questo motivo abbiamo progettato ABC ebook, due brevi corsi di formazione per avvicinare gli editori alle tecnologie e agli strumenti più adatti per realizzare e promuovere ebook di qualità.

Abc ebook Produzione è l’appuntamento ideale per gli editori che vogliono iniziare a prendere confidenza con l’editoria digitale partendo dalle basi: le caratteristiche del formato epub, i metodi per produrre un ebook, i formati, il software e le nuove competenze da acquisire.

In ABC ebook Marketing, invece, si parlerà di Social media marketing e di strategie promozionali per gli ebook nel loro ambiente “naturale”, ossia il Web, e dei metodi per renderle più efficaci. Aiutiamo gli editori a creare valore in un ambiente aperto, collaborativo e co-creativo per valorizzare e promuovere i propri titoli digitali tra la comunità dei lettori online.

È online il sito dei corsi, con i dettagli sul programma degli appuntamenti, le date e le informazioni per iscriversi.

Scritto il: 28 October 2010 | da: | Categorie: Eventi, Su di noi | Tags: , , | 0 Commenti »

Books in Browsers 2010

bookrepublic bib10

Potrei iniziare a raccontarvi com’è andato Books in Browsers dicendovi che si è svolto il 20 e il 21 ottobre a San Francisco, all’Internet Archive, che lo ha organizzato con la sponsorizzazione di O’Reilly Media, ma sarebbe come raccontarvi di un evento qualunque. Potrei dire tantissime cose su Books in Browsers, ma di certo quello che non dirò sarà che stato un evento come altri.

Un centinaio di partecipanti (ecco la lista su Twitter) a rappresentare altrettante realtà legate a editoria, biblioteche, università, tecnologia, Web, sviluppo di applicazioni, riuniti a discutere e confrontarsi su temi legati alla lettura digitale e su quanto stia modificando il nostro modo di avere a che fare con i contenuti su tutti i livelli, dalla reading experience alla privacy, dall’accessibilità alle nuove forme di espressione favorite dalle dinamiche comunicative della Rete.

Le parole “confronto” e “condivisione” non sono state retorica ma parte integrante dell’evento. Una formula fortunata e osservata con entusiasmo dai partecipanti: tre brevi interventi, tre domande per ciascuno, una pausa in cui scambiare opinioni su quanto appena ascoltato, ecco un’ottima scansione dei tempi per permettere la condivisione di idee ed esperienze tra i partecipanti. Facilissimo scambiare almeno due parole con tutti: nessun altra conferenza di pari qualità e livello permette questo con la stessa semplicità.

Perché Books in Browsers? Per almeno due motivi.

Il primo è tecnologico: l’epub, lo standard per gli ebook – e ai partecipanti di Books in Browsers, sia ben chiaro, piacciono gli standard opensource – è “il Web in una scatola” (per dirla con Waldo, trovate qui la sua presentazione). E i browser sono gli strumenti maturi tramite cui interagiamo con il Web, di conseguenza potrebbero fare lo stesso anche con gli epub.

Il secondo è più generale e parte da un presupposto semplice: i libri di carta sono efficacissimi per fissare e riprodurre i contenuti. Gli ebook regalano una maggiore portabilità e diverse possibilità di diffusione: diverse dalla carta, ovviamente, ma molto varie all’interno del mondo digitale. Permettono una diversa vita dei contenuti, che con gli strumenti adeguati possono essere commentati, discussi e condivisi in tempo reale, worldwide.

I browser sono degli strumenti efficaci per questo tipo di attività. Significa forse che devono diventare l’unica maniera tramite cui accedere agli ebook? Certamente no. Significa però che nel progettare software e dispositivi di lettura dovremmo partire da qualcosa di maturo e funzionale e realizzare dei sistemi in grado di permettere una lettura veramente flessibile e in grado di adattarsi alle necessità e preferenze del lettore.

Significa creare strumenti che non replichino delle casseforti, dalle quali è difficile entrare e uscire: vuol dire lavorare con gli standard, creare strumenti che parlino una lingua comune e non inventare per ogni sistema una lingua diversa.

Significa costruire un universo in cui ciascuno possa scegliere il sistema che più gli è congeniale perché alla base troverà la lingua comune che gli permetterà di spostarsi con semplicità da un sistema all’altro, adattandolo alle sue esigenze.

Books in Browsers non poteva non essere un momento prolifico di condivisione: era la natura stessa dell’evento e dei suoi contenuti.

Se vi siete persi il flusso della comunicazione real-time potete recuperarlo con l’hashtag #bib10.

Scritto il: 28 October 2010 | da: | Categorie: Scenari | Tags: , , , , , , , | 2 Commenti »

“Muore il libro!” rintocca in ogni dove

“Muore il libro!” rintocca in ogni dove
campana a morto, ché ormai più non si vende
copia (o così sembra): qui non ci piove.
E muoiono con lui le editoriali aziende,

collassano tipografie di fama
inchiostri e carte giacciono solinghi.
Ieri, tristo, un editor mi chiama:
“noi per il mondo ce ne andrem raminghi,

per colpa dell’ebook che tu proponi
ad ogni piè sospinto”; a capo chino
me lo vedo ma, perdio, è un passo

che va fatto, e ora, e senza lucciconi.
Sgomento, torno al nostro biliardino,
manco gli proponessi furto e scasso.

[stiamo lavorando per voi sulla metrica, portate pazienza]

Scritto il: 27 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | 1 Commento »

Del profumo dei libri e altri crimini

Persino ieri sera nella trasmissione Playlist di RaiNews, che ci ha visto ospiti insieme a Marco Croella e a un gruppo variegato di scrittori ed editori, è tornato fuori a un certo punto il tema del “profumo dei libri”. Profumo come se i libri ce l’avessero davvero, un profumo, come se l’insieme degli odori di carta, colla, nobilitazioni tipografiche potesse *davvero* essere rimpianto, data l’inesorabile fine del libro di carta per colpa dell’ebook eccetera eccetera.

Ronzava da un po’ nell’aria, e alla fine c’è arrivato qualche giorno fa con icastica sintesi Andrea Beggi a descrivere l’insofferenza di quanti come me stanno iniziando a pensare “ok, bravi tutti, ma adesso basta con ‘sto profumo della carta”.

Scriveva su FriendFeed:

L’odore della plastica, la sensazione unica che dona il touch screen quando lo sfogli con le dita, la trepidazione e il leggero senso di ansia per la batteria che sta finendo, che ti fanno apprezzare ancora di più ciò che stai leggendo. Sono un sentimentale: questi libri di carta non hanno un futuro, secondo me.

L’amore per la carta, il profumo di un libro appena aperto, il rumore fragrante delle pagine: uno dei commenti a questo articolo di Giuseppe Granieri su LaStampa.it sembra voler riassumere in modo quasi esemplare (li adoro, questi agit-prop) i luoghi comuni di cui molti si stanno beando in questi ultimi mesi (e solo posizioni di questo tipo hanno qualche ragion d’essere, a mio avviso).

Se altri campi di ricerca non l’avessero già utilizzata, mi piace pensare che sia più pertinente l’uso di una locuzione come “profumo dell’informazione”, di certo assente dai luoghi dove si fanno i libri.

Nessuno di questi nostalgici credo abbia mai messo piede in una tipografia o, ancor peggio, in una legatoria, luoghi totalmente privi di poesia almeno quanto la FoxConn può esserlo per i fanatici dell’iPad; luoghi dove il massimo del brivido può darlo il rischio di essere travolti da un muletto o schiacciati dal bancale di Ti prego, grattami la schiena. Carmi inediti di Fabrizio Suburra che l’editore, fallito nel 1997, non ha mai ritirato e che poi è stato dimenticato in cima all’ultima ribalta.

La colla puzza, il rumore è assordante, le bobine di carta torreggiano una sull’altra come la minaccia di una sicura, inevitabile catastrofe. Per non parlare del da dove viene, questa carta: a seconda della materia prima che dà origine all’impasto, occorre scortecciare, sfibrare, spolverare, spappolare, sminuzzare, cuocere, depurare, assortire, imbianchire, addensare. E poi ancora impastare, depurare, raffinare, collare, colorare, essicare, lisciare, bobinare e poi qualche volta, alla fine, ritagliare al foglio.

Merce con la stessa inerte poesia, a dirla tutta, di un rotolone doppialunghezza o di un blocchetto per le multe.

E – certo il lettore non lo sa, e non è mica una colpa – nel nome del carta e del suo profumo tutti coloro che lavorano nell’editoria ne hanno (ehm, abbiamo) compiuti numerosi, di piccoli crimini, in un risparmioso lavoro di bulino sulla carta di interni e copertina per dare al cliente finale l’impressione di star comprando lo stesso libro degli anni precedenti, e invece:

quelli che le copertine ora le stampano controfibra, così son rigide uguali, anche se la carta è più leggera; quelli che tanto della grammatura non si accorge nessuno, e passiamo da una 80 a una 70 grammi; quelli che la patinata non ce n’è in giro e il prezzo sale, si sa che i produttori stan facendo cartello e tengono i prezzi alti; quelli che è colpa della Cina; quelli che ècolpa delle elezioni americane, ogni 4 anni il prezzo sale sempre, è matematico! quelli che le basse tirature passiamole in digitale, e già che ci siamo facciamoci anche le copertine, in digitale; quelli che le legature filo refe diventano fresate, tanto al lettore che cambia? quelli che riduciamo il formato della collana di 3 mm e passiamo in bobina, che tagliamo il 15% dei costi e via; quelli che questa collana l’anno prossimo passa in brossura, che il cartonato costa; quelli che questo facciamolo cartonato, che tanto ci costa 50 centesimi extra ma possiamo farlo pagare 2 euro in più; quelli che già che ci siamo, le copertine verniciamole e non plastifichiamole, tanto non se ne accorge nessuno.

Per non dire della ciliegina più rossa e fresca della torta:

quelli che da ora stampiamo su carta certificata, con buona pace dei gorilla di Greenpeace.

Peccato che poi qualcuno si dimentichi distratto (o peggio, che non sappia) che, per essere davvero certificati, è l’intera filiera che deve essere in regola, e che quindi se un editore usa carta FSC presso una tipografia non certificata… chetelodicoaffare, insomma.

Nel 2007, il book sniffing sembrava essere diventata una cosa seria: l’Università di Cambridge reclutava nasi per migliorare i criteri di conservazione dei libri in biblioteca. I risultati, previsti per il 2009, non si conoscono, o perlomeno io non sono stato in grado di trovarli, nemmeno nei dati della Mellon Foundation che avrebbe dovuto finanziare l’iniziativa.

Ai fanatici della carta non resta che l’ipotesi vagamente allucinogena. Anche se la china che la discussione sta prendendo a me pare portare rapidamente qui.

Scritto il: 26 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | 8 Commenti »

seconda settimana

Continua il monitoraggio dell’andamento delle vendite sulla nostra libreria online, a due settimane dall’ingresso di Mondadori, e con Edigita che fa la sua prima apparizione con i libri di Rizzoli, Gems e Feltrinelli. Come succede quasi sempre nelle epiche sfide a calciobalilla che si tengono nei nostri uffici, vincono i blu!

Scherzi a parte, si conferma la sensazione dei primi giorni, l’apporto dei titoli dei grandi editori ha portato a un sensibile aumento del traffico sul sito e a un conseguente aumento delle vendite, senza però cannibalizzare la proposta degli editori indipendenti.

Scritto il: 26 October 2010 | da: | Categorie: Scenari | 1 Commento »

Prezzi e Pirati

Il mercato si muove. Da quando sono entrati i “grandi” e l’offerta di titoli su bookrepublic ha superato i 3.000 titoli, sono più che raddoppiati gli accessi allo store e sono triplicati gli acquisti. Ed è aumentato di oltre il 20% il prezzo medio dei download.

Potrebbero essere tre buone notizie. L’ultima, in realtà, va guardata con molta cautela perché avrà conseguenze non positive.

Come anche Mantellini ha scritto riprendendo Tombolini, si parla molto di prezzi degli ebook in rete. Il refrain (il solito) è che gli ebook dovrebbero avere prezzi  più bassi del cartaceo perché costano molto meno. Vorrei approfondire il tema da una prospettiva diversa e azzardare qualche previsione.

La modalità tradizionale di determinare il prezzo di un libro era (è) stabilire un mark-up, in funzione delle previsioni di domanda, sui costi di produzione. Quel titolo, di quell’autore, in quel momento era (è) un bene privo di sostituti; la domanda era (è) quindi rigida al prezzo.

L’esistenza di possibilità alternative all’acquisto sconvolge questa modalità e introduce la necessità di pensare a nuovi modelli di business del libro.

La pirateria (sia detto una volta per tutte: non ci piace e la consideriamo quale è: un azione illegale), piaccia o no piaccia, esiste e offre possibilità alternative all’acquisto. Il lettore ha ora la possibilità di confrontare il prezzo dell’editore con il valore che egli attribuisce a quel titolo: se la distanza è elevata, è molto probabile che ricorrerà al download della copia piratata.

In altre parole, la pirateria è la condizione che segna il passaggio da un modello di determinazione del prezzo del libro basato su un mark-up sui costi di produzione, a uno basato sull’incrocio tra domanda e offerta. Dove la domanda ha un ruolo cruciale, perché ha la possibilità di decidere l’acquisto sulla base della relazione valore-attribuito-al-libro e prezzo-dell’editore.

I grandi editori si sono affacciati al mercato con prezzi alti. Non ne siamo sorpresi. Bisogna però vedere se si tratta di un atteggiamento di prudenza nel muovere i primi passi, oppure di non consapevolezza del cambiamento di modello di determinazione del prezzo. Vedremo, ma temiamo che sia buona la seconda.

Se così fosse, è molto probabile che anche i lettori più convinti che sia giusto pagare un prezzo per un ebook siano tentati di ricorrere al download illegale. La domanda calerà (rallenterà) e i prezzi scenderanno; se scenderanno troppo sarà un male per tutti.

Due previsioni: la prima è che accadrà così, perché gli editori (soprattutto i grandi) si accorgeranno in ritardo che “il prezzo è il vero DRM”; la seconda è che i piccoli e medi editori troveranno molto prima un equilibrio tra prezzi e propria struttura dei costi. Questo spiega, come abbiamo raccontato in un post della scorsa settimana, perché l’ingresso dei grandi non solo non cannibalizza le vendite degli editori medi e piccoli, che hanno prezzi medi più bassi; addirittura contribuisce a a farle crescere.

Visto che sono cose che già si sanno per esperienze altrui, non sarebbe meglio pensarci prima?

Scritto il: 24 October 2010 | da: | Categorie: Scenari | Tags: | 18 Commenti »

Benvenuto Giacomo!

Oggi è nato Giacomo

peso: 3.560 gr

lunghezza: 53 cm

Gli auguri di tutto lo staff di Bookrepublic a papà Marco e mamma Francesca.

Ps: Giacomo in linguaggio html5 significa “Amante degli ebook”

Scritto il: 19 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | 4 Commenti »

Prime impressioni

A una settimana esatta dal lancio dei titoli di Mondadori (Arnoldo Mondadori Editore, Einaudi, Piemme e Sperling&Kupfer) possiamo fare un primo e parzialissimo bilancio. Eravamo un poco preoccupati dalla possibilità che i titoli di Mondadori finissero per ‘schiacciare’ i libri degli editori indipendenti che distribuiamo sulla nostra piattaforma, e ne cannibalizzassero le vendite. Così non è stato, anzi, quello che accade, come si può vedere nel grafico qui sotto, che riassume le vendite delle ultime 5 settimane, a partire dalla prima settimana di settembre,  è che la presenza dei libri Mondadori ha aumentato le visite complessive al sito (senz’altro anche grazie alla forte attenzione mediatica di questi giorni) e sono anche aumentate le vendite dei libri degli editori indipendenti. È evidentemente molto presto per trarre conclusioni, ma per citare un film francese: “fin qui tutto bene”.

grafico vendite ultime settimane

Lunedi partirà anche il bastimento di Edigita, con titoli di Feltrinelli, Gems e Rizzoli e vedremo l’impatto che avranno sulla nostra libreria.

Scritto il: 15 October 2010 | da: | Categorie: Scenari, Su di noi | Tags: , , , , , | 2 Commenti »

book publishing is not book printing

Book publishing is not book printing, let’s be really clear about that: if you think all publishers do is print, you have a problem.

Parole pronunciate al Tools of Change Frankfurt da Dominique Raccah (fondatrice e CEO di Sourcebooks). Uno tra gli interventi più ripresi sul Web, dai social network, ai blog, ai siti specializzati (Teleread, TheBookseller, per citarne alcuni),  e che ha dato origine a discussioni animate e contrastanti. Parole concrete, dettate dall’esperienza e dalle criticità innegabili che l’editore si trova ad affrontare nell’integrare l’editoria digitale nel flusso di lavoro tradizionale. Quei “piccoli aggiustamenti” necessari per ottenere un libro digitale dalle lavorazioni per la stampa sono di rado davvero “piccoli”, e hanno un impatto notevole sui costi e sui tempi di produzione. L’idea diffusa che il libro digitale debba avere un costo ridottissimo o addirittura essere gratuito non piace all’editore, che afferma:

It comes from the concept that we are not adding any value, and I feel we are adding a lot of value, and it’s not cheap.

Sulla stessa linea anche l’intervento di chiusura di Jeff Jarvis, che porta l’attenzione sull’importanza per gli editori di riconsiderare e ridistribuire il valore del contenuto e della forma per quanto riguarda il digitale.

Our value is not distribution, control and ownership, but in curating people, content, editing, teaching and promoting,

dice, e aggiunge:

It might not be the same companies who find this value, but we will find it, and I salute the experiments.

Sperimentare è una parola chiave anche per Suzanne BeDell (Elzevier), che parlando con TheBookseller dice:

Publishers must experiment and be prepared to fail if they are to prosper in the digital age

L’accento è sulla velocità alla quale occorre sperimentare: bisogna rischiare in fretta, se si vogliono avere opportunità di successo.

Varrebbe la pena di riportare ancora molte parole interessanti sull’editoria digitale provenienti dal panorama internazionale della Buchmesse, ma in chiusura del post vogliamo guardare alle future occasioni di dialogo. Il 21-22 Ottobre, a San Francisco, si terrà Books in Browsers 2010, organizzato dall’Internet Archive con il supporto di O’Reilly Media. L’agenda degli interventi prevede nomi come Dominique Raccha, Richard Nash, Sol Rosenberg, tra gli altri. Anche noi saremo presenti: se intanto volete iniziare a seguire qualche cinguettio in rete ecco l’hashtag #bib10.

Scritto il: 13 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | Tags: , , , , , , , , , | 4 Commenti »

Frankfurt off. top ten, indies e pisa book festival

Quest’anno il digitale è stato protagonista a Francoforte: lo testimoniano il post di Richard Nash sul blog ufficiale della Fiera, “Around the world in 80 aggregators, or the digital Night and day“, l’incontro sul mercato degli ebook,  l’annuncio della nascita di Biblet Store del gruppo Mondadori, e la notizia -apparsa su TheBooksellers- del lancio della nuova piattaforma di distribuzione di ebook di Faber&Faber, dedicata agli editori indipendenti inglesi (finora  hanno aderito in 18).

I problemi dell’editoria  italiana e la famigerata legge Levi – quella sul libro -  passata con “silenziosa arroganza” – come ha scritto mesi fa Ginevra Bompiani di Nottetempo – lo scorso 14 luglio alla Camera e ora in discussione al Senato- non sono però passati inosservati alla Buchemesse. Gli editori del gruppo I Mulini a Vento (Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, miminumfax, nottetempo, Voland) si sono incontrati per confrontarsi insieme ai colleghi europei del calibro di Jorge Heralde, Klaus Wagenbach, Antoine Gallimard, e Brigitte Bouchard, sull’attuale situazione della legge sul prezzo fisso del libro in vari paesi d’Europa e non solo. Per leggere una sintesi dell’incontro visita il blog Legge sul prezzo del libro.

E mentre l’ufficio studi dell’AIE scrive che l’ingresso di importanti attori editoriali in termini di contenuti e servizi fa stimare una crescita dell’intero mercato dell’ebook che potrebbe arrivare a coprire per il Natale 2010 lo 0,1 del mercato complessivo (3440ml di euro), sul fronte delle vendite  i titoli più acquistati sul nostro store – fatta eccezione per il prevedibile ingresso in top ten de La caduta degli eroi di Ken Follett- sono le due novelette di Bruce Sterling pubblicate da 40k Il cigno nero e Il bisturi napoletano – e il romanzo di Christian Mascheroni, Alex fa due passi, edito da Las Vegas.

Sempre in tema di editoria indipendente, segnaliamo il Pisa Book Festival, dal 22 al 24 ottobre. Lo staff di Bookrepublic sarà presente con due appuntamenti, entrambi previsti sabato 23 ottobre.

Alle 12, nella sala Business del Palazzo dei congressi Marco Ghezzi curerà la presentazione: Bookrepublic per gli editori e le nuove sfide dell’editoria digitale. Il pomeriggio alle 15, Ghezzi interverrà alla tavola rotonda Vecchi mestieri e nuovi ruoli nell’era del libro digitale, insieme a Emanuele Di Giorgi (edizioni Tunuè), Elizabeth Jennings (scrittrice), Michael Kegler (traduttore Lit Prom), Giovanni Nicolazzini (agente letterario) e Mario Bonaldi (editor ISBN), coordinati da Serge Noiret (Biblioteca istituto universitario europeo).

Scritto il: 8 October 2010 | da: | Categorie: Conversazioni | Tags: , , , , , , , | 0 Commenti »