Andrew Wylie e le fette di torta
Durante la scorsa settimana, i giornali italiani si sono occupati diffusamente del sorpasso, su Amazon, delle vendite di edizioni kindle rispetto a quelle hardcover. Comprendiamo che questa notizia possa generare un bel titolo ad effetto (e così è stato), ma è molto meno rilevante, per il futuro dell’industria del libro, della ben nota decisione di Andrew Wylie di dar vita a Odyssey Editions con un contratto di esclusiva di due anni con Amazon (i titoli di Odyssey saranno acquistabili solo lì) e alla conseguente reazione di Random House.
Molti hanno scritto sull’argomento sollevando diverse questioni: la giusta percentuale di royalties sui diritti digitali, la effettiva disponibilità dei diritti digitali sulle backlist, i presunti effetti per i lettori e, perfino, si registrano sbiadite reazioni di qualche retailer per l’esclusiva ad Amazon.
Ma procediamo con ordine. Questo non è altro che un nuovo capitolo di una storia cominciata nel dicembre 2009, quando Random House, con una lettera che fece molto discutere, rivendicò i diritti digitali sulle backlist dei propri autori in base ai contratti esistenti. L’Authors Guild (l’Associazione americana degli Autori) non la prese bene e la guerra, annunciata, cominciò.
Nel marzo successivo, gli editori (Macmillan in testa) scatenarono un’offensiva contro Amazon riuscendo a scardinare l’imposizione del prezzo a 9.99$ su tutte le edizioni kindle, sfruttando l’imminente ingresso di Apple nell’arena.
Quindi, non sorprende oggi che un potente agente si metta di traverso a Random House e faccia un accordo con Amazon, che di certo non aveva gradito l’offensiva degli editori. Di nuovo c’è che ora tutti i contendenti (Autori, Agenti, Editori, Distributori e Retailer) sono coinvolti in un unico scenario di guerra che si è fatto più complesso. L’oggetto del contendere è, ovviamente, il vil denaro.
Alcune considerazioni al riguardo:
anticipi: Wylie è famoso nell’ambiente per esserne lo squalo, garantendo ai propri autori degli upfront inarrivabili; perchè dovrebbe mettere in discussione il suo core business andando alla guerra con gli editori che fino ad ora lo hanno seguito? Due possibili risposte: Wylie ha capito che il tempo degli anticipi faraonici sta volgendo al termine e sta riposizionando il suo business verso i giacimenti delle backlist; oppure, cerca di colpire gli editori laddove questi fanno i soldi (le backlist, appunto) per continuare a garantirseli. Lo capiremo tra non molto.
pirateria: non sono sicuro che Wylie ne sia consapvole, ma, come sottolinea Kassia Krozser, i titoli che ha messo in vendita su Odyssey sono tutti disponibili per download gratuiti e illegali; portarli alla luce in un circuito commerciale ben visibile e legale è un buon servizio agli autori che gli editori si rifiutavano di fare.
comunicazione: in un solo giorno Wylie ha creato un brand editoriale noto in tutto il mondo a costo zero. Complimenti.
futuro: per chi non se ne fosse ancora accorto: è scoppiato, nei fatti.
Il tradizionale modello di funzionamento dell’industria del libro, che si basava su una filiera nota, dove ciascuno faceva il suo bravo mestiere e dove la torta dei ricavi era divisa in fette più o meno uguali, o comunque rispondenti alle aspettative dei diversi attori, è saltato. Gli autori possono guadagnare di più vendendo direttamente attraverso distributori e librerie online (e lo fanno); allo stesso modo, gli agenti riescono a far fruttare meglio le backlist dei propri assistiti (e lo fanno); nuovi attori, solo digitali, lavorano alla costruzione di monopoli distributivi sulla base di modelli già sperimentati con successo in altri settori (Apple); i produttori e i distributori di device per la lettura sviluppano applicazioni per accedere direttamente all’acquisto dei contenuti (da Amazon in giù).
Una buona notizia: se è scoppiata una guerra, vuol dire che c’è una torta da fare a fette. Quante fette ci saranno e quanto grandi, lo vedremo; aspettiamoci che arrivino altri a contendersela. Google, per esempio.

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